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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Rod McKuen: l’uomo, il poeta e la sua musica

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 12/01/2012 08:03:58

Rod Mc Kuen e la scoperta dell’ “altra” faccia dell’America.
(Articolo apparso in “Super Sound”, 24 Giugno 1974; recensione in “Musica & Dischi” 1974).

È il 31 maggio del 1974 quando, fuori della biglietteria della Royal Albert Hall di Londra, l’assembramento di gente, tra cui moltissimi giovani, spingevano per accaparrarsi un biglietto d’ingresso, ormai esauriti da un pezzo, per il concerto che si sarebbe tenuto quella sera stessa da un certo Rod McKuen, un cantante americano stanziale della California europeizzato che aveva venduto 12/16milioni di dischi e di libri, (una cifra esorbitante per quegli anni ‘60/’70), due nomination all’Oscar e una per il Pulitzer, del quale, personalmente non sapevo niente. Una carenza imperdonabile, com’era possibile? – ricordo che mi chiesi. Per me che ero sempre alla ricerca di avvenimenti sensazionali da cui traevo i miei reportage sugli spettacoli nelle capitali europee, suonò come uno smacco: ma come un cantante americano si esibisce sulla scena londinese e tu non lo conosci neppure, sebbene avesse già scritto più di mille canzoni, ed avesse all’attivo una collaborazione con Henry Mancini. Che avesse tradotto e cantato canzoni di Gilbert Becaud “The importance of the rose” e “Merci Beaucoup”, nonché la versione inglese di brani di Jacques Brel “Ne me quite pass” divenuta “If you go away”, “Amsterdam”, “Season in the sun”, oltre alla magistrale interpretazione di “And so goodbay” del grande Leo Ferré.
Era dura rispondere al mio capo che le cose stavano così, ma era la verità. Non erano bastati né Variety e Rolling Stones, o le italiane Super Sound e Musica & Dischi per le quali allora scrivevo, a farmelo conoscere. “Sold Out” diceva il cartello affisso alla porta d’ingresso e non c’era verso di sfondare il muro di gente che lo occupava. Se non altro per presentarmi come giornalista venuto appositamente dall’Italia, (non era vero mi trovavo già sul posto), poteva in qualche modo avere il suo effetto – mi dissi. Non fu così, e decisi che forse mi sarei risparmiato un bagno di folla di cui non sentivo affatto il bisogno, dopo essere stato al concerto di un milione di persone per ascoltare i favolosi Pink Floyd tenutosi all’aperto nel parco di Kenwood. Ma vuole il caso che, mentre mi allontanavo dall’area urbana del Royal, scendo dal marciapiede e distrattamente guardo dal lato opposto da cui arrivavano le auto, (in U.K. il senso di guida è inverso al nostro), vengo quasi investito da un’auto nera lanciata a grande velocità e che per evitarmi va a occupare l’altra corsia mancando un crash con un’altra auto che arrivava in senso opposto e che sarebbe stato da film.
Allo stesso modo avevo fatto anch’io che, imbranato come sono, finii sull’asfalto col rischio di essere investito, questa volta per bene, dall’auto che seguiva la prima. Come solo può accadere in una metropoli di gente civile, tutta la scena trovò una battuta d’arresto, gli occupanti delle due auto, autisti e occupanti inclusi, scesero a vedere l’accaduto, si scusarono fra loro. Qualcuno si chinò a chiedermi come mi sentivo, mi sorrise, lo riconobbi, era il cantante che doveva esibirsi quella sera stessa al Royal. Sì, Rod McKuen, proprio lui in persona, che mi diede una mano a rialzarmi. Un po’ dolorante mi invitò a sedermi nella sua auto. Mi chiese cosa potesse fare per me, se avevo bisogno di un medico, o cos’altro. Colsi l’occasione per presentarmi dicendo che stavo appunto recandomi al suo concerto col preciso scopo di chiedergli un’intervista. Detto fatto, fui con lui in auto e arrivai al concerto. Da non credere – mi dissi, quando ormai ero seduto in prima fila con le centinaia di persone che erano la fuori a cercare qualche sparring ticket. Quando si dice che la fortuna aiuta gli audaci (?).
Quand’ecco assisto a uno dei rari concerti di un artista insolito e pressoché sconosciuto, (almeno in Italia o forse solo da me), che aveva un fortissimo impatto emozionale nei paesi anglosassoni, e scopro che in realtà non era affatto un cantante ma un autentico poeta che “declamava” le sue poesie canore, da lui stesso musicate, con la semplicità di chi elargisce un dono o chissà quale altra cosa, e lo fa con generosità. Per me era davvero un pacchetto regalo elegantemente legato con un nastro d’oro, uno di quei regali ad-personam che non si vorrebbe mai disfare se non fosse per la curiosità di conoscerne il contenuto. E la scoperta, credetemi, fu grande, perché nel pacchetto regalo trovai non soltanto un compositore che andava raccogliendo le testimonianze del presente, bensì uno show-man dei più qualificati il cui sorriso possedeva quel magnetismo contagioso capace di dominare la scena, e non era poco. Fin dal primo impatto, fui accalappiato dal timbro sonoro della sua voce, personalissima, (non esile e melensa, bensì impostata, graffiante alla Alberto Lupo o forse all’Arnoldo Foà); un uomo dall’atteggiamento distinto, (non da cantante plastificato), gradevole e accattivante, quasi si trattasse di un caro amico che mi/ci stesse facendo partecipe della propria intimità, particolarmente intensa, vissuta nelle parole che usava, al pari di sensibili emozioni. Spesso trasformando le sue poesie e quelle degli altri (che citava) in malinconie che avevano il calore entusiastico e romantico di chi davvero crede che sia l’amore a far girare il mondo. Ma forse, era solo una mia impressione – mi dissi.
Successivamente me lo confermarono le sue poesie, dimostrando un intimo rapporto con la sua natura di poeta d’altro genere, diverso dagli americani che l’avevano preceduto e che facevano sognare le giovani generazioni sui fuochi ancora non spenti del Vietnam. No egli cantava il presente, l’attimo fuggevole dei sentimenti, catturati nella ricerca del vero amore, che ricordo mi era sembrato (e ancora adesso quando lo riascolto) sincero, per l’eccellenza degli affetti che esprimeva, talvolta momentanei, certamente non frutto di una costruzione a fini consumistici. Infatti, come mi disse poi in occasione della breve intervista, e con la semplicità che lo distingueva, che era dall’aprile del 1969 che non si esibiva in pubblico, dopo il fantastico successo riportato al Carnegie Hall di New York, con la grande orchestra diretta da Peter Matz, registrato dal vivo su due LP editi dalla Warner, contenete oltre a suoi testi, e le straordinarie interpretazioni di due suoi poemi: “Listen to the warm” e “The Sea”, che promise di farmi avere e che ha poi mantenuto facendomeli recapitare in albergo.
Mi disse anche che, amante della natura com’era, sarebbe dovuto restare a vivere in un ranch sperduto nella prateria, con cavalli, cani e gatti in gran quantità come da sempre faceva; che era un appassionato di mongolfiera, cosa che aveva praticato per un certo tempo, ma che poi, vuoi per l’amore infinito per il mare, quell’Oceano da cui traeva ispirazione e che gli aveva suggerito poesie e canzoni; vuoi per la composizione in musica (del quale va qui ricordato il “Concerto for Piano and Orchestra”), finirono per condizionargli la vita, onde per cui sentì di dover conoscere dell’altro, tutto quello che c’era d’altro oltre i suoi immaginabili confini.
Un fatto questo che ci rivelano ancora una volta le sue poesie, i poemi e le prose raccolte nei molti libri che ha scritto: “The Sea” quel: “noi ci amavamo e ci guardava il mare”, una delle più intense raccolte di poesie sull’amore, (pari forse solo a Prevert anche se più nichilista), e questo “The Sea Araound Me…The Hills Above” (1974), dal quale traggo le liriche riportate:


IV
This book is for an unnamed ocean,
that separates me from myself.

This book begins
as love leaves off
then goes with me
as I go on
from sea to sea
and back- alone.
Later
finally in the hills
love opens one more door.
As always
I expect this new experience
to be the lasting,
final one.
As always
I come away
not beaten
or beat down
but less alive
and more confused.

Questo libro è per un oceano innominato,/quello che mi disgiunge da me.
Questo libro comincia/quando l’amore se ne và/poi torna da me/quando io l’inseguo/da mare a mare/e torno indietro - da solo./Più tardi/e finalmente sulle colline/l’amore apre una porta./Come sempre/Io mi aspetto che questa esperienza nuova/possa essere durevole,/finale. Come sempre/Io vengo via/non battuto/o abbattuto/ma meno vivo/e più confuso.

 

Treasures.
Seeking
More important treasures
than the common clam shell
every tide gives up,
I’ve been out collecting
bits of driftwood and debris
to decorate your dresser top.

A conch from where I shook
an irritated hermit crab,
other shells and stones
of no importance
and a half-pint bottle,
amber in its colour
not yet chipped or broken.

Starfish, white
against the winter sand
(I sailed the pink ones-
limp and living still)
back into the sea.
Some I’ll find again tomorrow
midway through my morning walk.

Back they’ll go
and back they’ll come
another day, another hour later.
Some of us are only
treading water, hiking sand
beach to beach and not beyond,
pretending we’re the sea’s extension
hoping we can pass it off.

Though we seldom do
we go on trying.
Riding out the rainstorms when we can.
Fighting off the fog with friendship,
sailing through each storm
with all the confidence
of those who reel in sails
nightly and forever,
we tread the water
like mosquito.

Cercando/più importanti tesori/che il guscio di vongola comune/ogni marea abbandona,/Io vado raccogliendo/pezzi dal cumulo di detriti e frammenti/onde decorare il top del suo costume./Un coccio da dove io scossi/un granchio di eremita irritato,/altri gusci e pietre/di nessuna importanza/e una bottiglia di mezza-pinta,/del colore dell’ambra/non ancora tagliata o rotta.
Stella di mare, bianca/contro la sabbia d’inverno/(Io navigai in colori rosa – zoppicando e ancora vivendo)/indietro nel mare./Altri ne troverò di nuovo domani/a mezza strada attraverso la mia passeggiata mattutina.
Loro forse se ne andranno/altri indietro torneranno/un altro giorno, un’altra ora più tardi./Così come alcuni di noi sono solamente/acqua che calchiamo, sabbia che calpestiamo di spiaggia in spiaggia/ e non oltre, e che non torna indietro/ frutto di un'escursione a piedi lungo l’arenile/con la pretesa d’essere un’estensione del mare/sperando di passarlo e via.
Sebbene noi raramente facciamo/continuiamo a tentare./Cavalcando oltre i temporali quando possiamo./Lottando contro la nebbia con amicizia,/navigando attraverso ogni temporale/con tutta la fiducia/di quelli che raccolte le vele/ogni notte e mai,/ sorvoliamo l'acqua/come le zanzare.

Birds II.
Rested, restless now
they move as one.
Picking up formation
they fly straight forward overhead
blinking in the sunlight
till a better place to perch is found.

I stumbled on your suitcase
in the hallway
half an hour ago.
Have you been looking
out the window at the birds?

I have seen you move so often.
Set sail on so much unknown sea
That I can feel the readiness
Within you to be gone
But this time
I’ll do all the running.
You needn’t fly or migrate with the birds.
Stay.
I wish you life
In great abundance
Down your lifetime.
Whoever’s coming,
Known or unknown
On his way to you
I pray that he
Will not be long
In finding you.

Don’t forget
To send a postcard
Telling me the news.
Did the seals
Come back this year,
Did the grunion run
And did you out-distance
All the near and distant strangers,
Capture them and captivate them
one by one?

Write me.
I’d be unhappy if I thought
That you were still out running
And had not been caught.

Tomorrow
I’ll be that lone bird
Winging past the morning moon
On my way below
To belt of California.

Rimasti senza riposo,/gli uccelli ora si muovono come fosse uno./Raccogliendosi in formazione/volano diretto e diritto/lampeggiando nella luce del sole/in cerca di miglior luogo dove appollaiarsi/e sembra l’abbiano trovato./Io inciampai sulla Sua valigia/nell'atrio/circa mezz'ora fa./Lei sta guardando fuori della finestra gli uccelli? / L'ho veduta muoversi così spesso./Prendere il largo e volare in alto/sul mare ignoto/che mi ha fatto sentire/come se fossi lì/per muovermi insieme a Lei/e al tempo stesso/ero Io che la facevo volare./Lei non ha bisogno di volare o emigrare con gli uccelli. / Stia./Io gli auguro di vivere/in abbondanza/per tutta la vita./Chiunque stia affacciandosi,/conosciuto o ignoto/sulla strada che la porta a Lei/prego che non impieghi molto/nel trovarla. /Non dimentichi/di spedire una cartolina/dandomi notizie, dicendomi le novità./Metterò i sigilli/affinché quando ritorna quest’anno,/per fare la corsa di ‘grunion’/e Lei la fuori-distanza/farò in modo che tutti i vicini e gli stranieri distanti,/li catturi e li incanti/uno per uno?/Mi scriva./Sarei infelice se pensassi/che Lei ancora sia lì fuori correndo/e ancora non è stata presa. /Domani/Io sarò quell’ uccello che da solo/superando la luna di mattina/sulla strada di sotto/vedrà cingere la California.

Nonché queste altre, tratte da: “Coming close to the Heart” (1977)
What if.
Where do we go from here?
Away if we had any sense.
me cut off from all your lies
and you from my pretensions.
That’s too easy I suppose.
You demand that we sleep on together
I’m told by you that it would make us closer friends.
I ask that we sleep closely too
you as my love and I as your lover.

Surely there’s an in-between.
The sky is not the answer,
The sea has little for us.
The closer we can stay to earth
Perhaps the better chance we’d have
Of being people.

If we could have gotten
Beyond the buildings
And the bullshit
We could have sailed,
Faded in and out together.

Quale se./Dove andiamo da qui?/Via se noi avessimo alcun senso./Io tagliato fuori da tutte le tue bugie/e tu dalle mie pretese./Ma è troppo facile suppongo./Tu mi chiedi se possiamo dormire insieme./Io mi sono detto che ciò ci renderebbe amici più vicini./
Ma anch’io ti chiedo di dormire più vicini/come se tu fossi il mio amore ed io il tuo innamorato.
Certamente c’è qualcosa che ci unisce./Il cielo non è la risposta,/il mare ha poco per noi.
Il più vicino che noi possiamo stare è qui a terra/ed è forse la migliore opportunità che noi abbiamo/di essere le persone che siamo.
Se noi avessimo potuto ottenere/oltre agli edifici/e la merda di toro/certo avremmo potuto navigare,/dentro e fuori di noi, insieme.

Contrast.

I know love
by its first name
and living by its last.
I’m not afraid
of what’s upcoming
or what has gone before
and if there’s nothing
left to know about or learn
I’ll review the early lessons
yet again.
But, please
don’t turn the light switch yet
as valuable and friendly
as the darkness is
leave the porch light on
for contrast.

Io conosco l’amore/dal suo primo nome/vivendolo dentro il suo ultimo./E non ho paura/di quello che è imminente/o ciò ch’è stato prima,/e se non c'è niente/lascia che io sappia all’incirca o che io impari/e farò una rassegna delle prime lezioni/ancora, di nuovo./Ma, per favore/non girare ancora l'interruttore della luce,/come preziosa e amichevole/può sembrare talvolta l'oscurità,/lascia che il portico resti acceso,/per contrasto.

Aspiration.

Never satisfied
we turn from earth to heaven
knowing we’re not angels yet
we pray aloud
not proud but sure
that given opportunity
another try
with one more hour
another day perhaps
a time of concentration
we could rise up
surpass, surprise ourselves
and all of our ambitions
maybe even thrust
an unclenched fist
through an empty cloud
or pass a golden galaxy
and with some patience
and no little practice
even touch the lower sky.

Mai soddisfatti/noi ci rivolgiamo dalla terra al cielo/sapendo che non siamo ancora angeli/noi preghiamo ad alta voce/non orgogliosi ma sicuri/dell'opportunità che ci è data/un'altra prova/un’ora in più/un altro giorno forse/il tempo della concentrazione/
e noi potremmo sorgere ancora/superare, la cosa non ci sorprenda/tutte le nostre ambizioni/forse spinta pari/a un pugno schiuso/attraverso una nube vuota/aspettare che passi una galassia dorata/e con pazienza/e davvero poca fatica/si possa toccare il cielo più basso.

Ma chi è davvero Rod McKuen? – è giunto il momento di conoscerlo.

È un gigante culturale che un paese, e forse il mondo, raramente ha visto. Rodney Marvin McKuen nasce il 29 aprile 1933 ad Oakland, California. Di umili origini (non conobbe mai suo padre e cominciò a lavorare all'età di 11 anni), come addetto alla ferrovia, tagliaboschi, cowboy di rodeo, cascatore, e fantino, nonché attore, cantante, troubadour popolare, radio disc-jockey, pressoché percorrendo tutte le strade che un uomo può calcare. Costruendo artisticamente, nell’arco di dieci anni circa, i suoi molti - talenti come una leggenda moderna, al punto che ci si chiede come possano essere contenuti in un essere solo tanti e così diversi talenti, quali egli ha dimostrato di avere. Ma è solo negli anni recenti (siamo nel 1975) che egli ha raggiunto la sua maturità professionale di poeta e cantante che gli ha permesso di poter realizzare i suoi molti progetti. Poeta con milioni di suoi libri venduti in diverse edizioni e tradotti in molte lingue, quasi che uno o più dei suoi libri sono praticamente in ogni scaffale librario, Rod produce ogni anno un "Calendario” e un “Data-libro" con cui trarre profitto per la sua Fondazione, a scopo benefico, per la salvaguardia, la preservazione e il mantenimento delle specie animali, e nell’addestrare veterinari per le comunità agricole. In seguito all’essere divenuto editore di se stesso, ha pubblicato quattro dozzine di “Stanyan dono-libri”, la linea più riuscita di libri-regalo nel paese. Nel campo della musica, la sua produzione consiste di circa 1000 canzoni, ed ha venduto almeno 100 milioni di dischi suoi e di altri artisti del calibro di Frank Sinatra, Petula Clark, Kingstom Trio, Jacques Brel, Eddy Arnold, Neil Diamond e Glen Campbell, e virtualmente molti altri legati alla musica popolare e country. Ha ricevuto nomine all’Oscar e ha vinto molti Premi Grammy, entrando nel Consiglio di Amministrazione dell'Accademia Nazionale di Registrazione, Arti e Scienze che amministrano il Grammy Awards. Coinvolto profondamente nella composizione classica, avendo egli scritto concerti per violoncello, chitarra e pianoforte, due Sinfonie, un Adagio, e un Opera “Black Eagle”. Tra i suoi lavori figura anche una "Ballata delle Distanze", eseguita dall’Orchestra Sinfonica di Edmonton, e un Oratorio per voce e orchestra, dal titolo "La Città", commissionatogli dalla Louisville Orchestra Society – (la commissione più prestigiosa che un compositore di classica americano può ricevere). Si pensi che gli altri compositori che nel tempo hanno ricevuto tale onorificenza includono Leonard Bernstein, Aaron Copland, Lukas Foss Virgil Thompson, Roy Harris Charles Ives e Villa-Lobos. Inoltre, ha condotto i suoi propri lavori classici alla Hollywood Bowl, alla Carnegie Hall e all'Albert Royal Hall di Londra. Nel 1973 ha preso parte all'apertura dell'Opera House di Sydney, ed altri lavori gli sono stati commissionati in America da compagnie di danza e coreografi di spicco. In musica ha dato la sua collaborazione ad alcuni dei compositori più eccellenti del nostro tempo come Henry Mancini, Francisco Lay, Anita Kerr, Georges Moustaki.

Quanto basta direi, per vergognarmi di non conoscerlo prima e mai abbastanza. Ma come lui stesso dice: C’è sempre una prima volta.

The First Time.

Beyond the trees of what the world
terms wilderness, there is a first time.
Not to be confused with anything
that’s yet to happen or what has gone before.
It feels not merely more, but all there must be
All there is.

Oltre gli alberi di quello che il mondo/termina in una regione selvaggia, c'è una prima volta./ Non lasciarti confondere da qualsiasi cosa/quello che deve accadere ancora o quello che è stato prima/non serve più, ma ci deve essere. Anzi, c'è.


L’intervista.

È difficile immaginare come questa si sia svolta molto tardi nella hall del suo albergo e che, non conoscendo tutto quello che conosco oggi, non avessi gran ché da chiedergli, quindi le domande erano per lo più sul colloquiale, come di due vecchi amici che s’incontrano “per caso” e che non hanno molto da dirsi l’un l’altro. Tuttavia la sua cordialità e le sue parole successivamente hanno avuto un peso non indifferente nei colloqui avuti con altri artisti.

Mr. McKuen perché ha sentito di dover cantare le sue poesie, non tutti i poeti lo fanno?

Ognuno di noi mette le parole insieme come fossero poesia, e ognuno nel loro proprio modo segue la musica che le accompagna, io stesso sono così indulgente.

Scrive le sue canzoni come scrive le sue poesie?

Lo scrittore dovrebbe avere un ego grande abbastanza così che quando lui sente la spinta di scrivere vada incontro alle sue parole, guardando verso il nuovo. Gran parte degli scrittori non hanno occasione di farlo così direttamente, io lo faccio.

Lo fa parlando di sé, è così?

Probabilmente l’autobiografia inconsapevole è la migliore forma di catarsi. Con lo scrivere qualcosa che riguarda la sua vita sulla pagina vuota, o che affronta ogni giorno, lui guarda fuori e dentro di sé, divenendo così psichiatra e paziente, anche. Con poche eccezioni le parole riguardano di solito quanto accaduto in passato. La vita della quale io parlo è veritiera a me, e cerco di metterla senza danno o fare male a chiunque voglio bene.
Mr. McKuen, non pensa che permettere al pensiero di volare con la fantasia, ognuno di noi possa continuare a curare in tutta sicurezza le proprie speranze e le proprie illusioni, sebbene travestite da sogni?

Non saprei. So soltanto che come io precipito nel sonno mi capita di usare il passaggio dalla realtà per addormentarmi, come un mezzo per lasciare i cattivi pensieri al di fuori, come qualche cosa che rimane tra le nebbie a me.

Le sue poesie, le sue canzoni parlano sempre e solo dell’amore, di che tipo di amore si tratta, è possibile che lei lo stia ancora cercando?

Io credo che ogni volta che noi amiamo o tentiamo di amare, inconsapevolmente noi cerchiamo qualcosa che somiglia a qualche altra, cloni di altri sogni, di altri amori. Questo perché, probabilmente, l’aiuto di qualcos’altro, di qualcosa ch’è stato, come magneti ci tirano dentro, indietro, nel tempo. Non so, ma questo ha forse una qualche durata.

Come scrive le sue canzoni, si annota delle cose, oppure ..?

Io ho cominciato a tenere note così che io dopo ricordo come se stesse accadendo e veramente accadde. Non tutto è sempre chiaro, elaboro, ma ci sono anche i tempi alti, in cui la creatività si risvegli in me e ...

In esse si parla di lasciti, abbandoni, un po’ tristi non le pare?

Ma di solito io sollevo così alto sulla tristezza che dimentico in fretta, nel mentre accadono le buone cose, e allora mi sbrigo a buttarle giù.

Mr. McKuen, mi dice d’essere sempre in viaggio, quando trova il tempo per scrivere, fare concerti, cinema ecc.?

L’uomo fu fatto per conoscere, e non può trattenersi dal farlo. Il viaggiatore è uomo sempre, il suo vasto interesse riguarda tutto il mondo. In fondo “… una bussola è una piccola cosa, se rimane sul cruscotto dell’auto o chiusa nella mano” – dice, leggendo da un piccolo appunto. Io non sono sicuro che alcuna bussola possa dire la verità su dove stiamo andando. Alcuni forse più di altri sanno quello che ci aspetta. L'ago vibra, in un punto o più punti e quella è la nostra direzione. Io sono sicuro che questa coincidenza (del nostro incontro casuale) in fondo, sia solo una coincidenza …

Sa almeno adesso dove si trova?

La nozione che la terra sia soltanto un luogo da cui partire non vale che il tempo che trova. Il cielo o l’inferno si eguagliano, ma servono ad aprire la nostra immaginazione, ma certamente la terra su cui siamo incagliati, da sola è la nostra casa. Se facciamo spazio all'interno delle nostre teste e nei cuori, forse potremmo arrivare nello spazio che tutti noi cerchiamo, ma insieme.

Mr. McKuen, davvero la ringrazio di tutto, e mi scuso se la smetto qui di farle domande, anche perché è quasi mattina e io come tutti i comuni mortali cado dal sonno. Bene, allora, buona notte! Le farò avere l’intervista, per le foto immagino le prenderò dalle copertine degli album o dei libri che ha promesso di recapitarmi in albergo - dissi io, cercando di filarmela.

Oh, thank you to you, noi non ci diciamo mai ciao, anche se oggi questa parola viene facile e senza sforzo, forse perché ormai siamo tutti attaccati ai fili delle linee telefoniche, sono sicuro che ci sentiremo ancora, se non altro per ricordarci di questa notte mezzo-ubriaca, in cui ho sentito il piacere e la gioia di averti conosciuto. Nessun altro fin’ora era riuscito a trasmettermi questo sentimento.

Ci siamo salutati con una stretta di mano, e poi ancora con un’altra bevuta (non consumata da parte mia), e un altro saluto e un abbraccio … bye friend! Ovviamente non l’ho mai più sentito, se non fosse che trovai il materiale, dischi, libri e foto, al desk del mio albergo, l’indomani. Oggi l’avrei salutato con le parole stesse di una sua poesia:

Thank you for the magic show
perfect to the last detail.
Flowers, fish and tambourines
side-show scenes
I might have missed…
. . .
The saddest thing
About a magic show,
I guess
Is that when the final trick is done
The gypsy wagon travels
Down the road, is gone.


Grazie per il magico show/perfetto fino all'ultimo dettaglio./Fiori, pesce e tamburelli/ scenografie/ che io probabilmente avrei perso.
. . .
La cosa più triste/di un magico show,/Io l’indovino/è che quando il trucco finale è compiuto/il viaggio del carro zingaro/giù lungo la strada, è andato.


A proposito di “Il Mare”: «… noi ci amavamo e ci guardava il mare», parole di Rod McKuen, musica di Anita Kerr, tradotto in italiano da quel raffinato traduttore che era Giorgio Calabrese, ed eseguito da un dicitore dalla voce elegante e accattivante come Arnoldo Foà.

Titoli e brani contenuti nel disco Derby/CBS – Sugar DBR 65677 – 1973, contenete sue poesie “bellissime” che nell’insieme danno forma a una storia d’amore sincera e convincente.

“Il mio amico il mare”
“Alla deriva”
“Doni dal mare”
“Il meriggio”
“Ombre pomeridiane”
“Ti piace la pioggia?”
“Balliamo?”
“Le nuvole”
“Sapore di sole”
“La tempesta”
“Il mare innanzi a noi”
“L’accampamento zingaro”
“Oltre la curva”
“Il mare”


“Il Mare” – a scritto Giorgio Calabrese – è il frutto di una collaborazione è stato per me un invito a nozze. Per uan volta tanto, né editore né produttore sarebbero intervenuti dicendo: «senti, cambia questa parola, non è commerciale». Mesi fa, Johnny Porta della CBS mi chiese se mi sarebbe interessato tradurre “Il Mare” di Rod McKuen. Si trattava di un lavoro di soddisfazione e di un certo prestigio, con buone probabilità di finire in fondo ad un cassetto per sempre, dato che, come disco, avrebbe affrontato un problema realizzativo piuttosto serio: mancava chi avrebbe letto il testo. Poiché i lavori inutili sembravano essere diventati ultimamente la mia specializzazione, il discorso quadrava. Poi, un giorno, qualcuno disse: «Perché non ne parliamo con Arnoldo Foà?» e si vide assegnare in quell’occasione l’Oscar per la migliore battuta dell’anno. Difatti, eravamo tutti convinti che Arnoldo Foà sarebbe stato l’attore ideale per il nostro disco, ma eravamo altrettanto convinti che Rod McKuen tradotto da Giorgio Calabrese lungo un filo conduttore di musica leggera, anche se firmato da Anita Kerr, avrebbe fatto sorridere il nostro ipotetico interprete che, peraltro con estrema cortesia, ci avrebbe pregato di andare al diavolo. Invece no. Forse è vero che la fortuna aiuta gli audaci. L’idea a Foà è piaciuta, le musiche anche e per quanto concerneva i testi, almeno per cortesia, disse che gli andavano bene. Allora ci siamo chiusi alla Fonorama, abbiamo seduto Mario Carulli al banco di registrazione e siamo arrivati al disco. Nella versione originale il mare era chiaramente l’Oceano. Qui forse, ha assunto qua e là colorazioni di Adriatico o di Mar Ligure. In fondo però a qualunque longitudine o latitudine, la storia non cambia. E non cambierà fin quando i suoi personaggi continueranno ad essere un uomo, una donna e il mare.

Anita Kerr, compositrice, arrangiatrice e produttrice americana era, a suo tempo, una delle arrangiatrici più richieste della West Coast ed ha vinto due Grammy Awards (l’Oscar americano del disco).

Rod McKuen fu, a suo tempo, definito: “il miglior autore di canzoni che ci sia oggi in America” dalla rivista High Fidelity. Mentre il London Times ha commentato il suo libro “Coming close to the Earth”: «Probabily the most diversified collection of verse from this best.selling poet and chansonnier, it can be seen as a kind of journal, unrelenting in its honesty and always in touch with the complex emotions which govern our lives. It is certainly Rod McKuen’s most intense and personal work to date».

"Probabilmente la raccolta più differenziata di versi di questo poeta di successo e cantautore, che può essere considerato un genere di diario, inesorabile nella sua onestà, sempre in linea con le emozioni complesse che governano le nostre vite. Certamente è il lavoro di Rod McKuen più intenso e personale che abbia messo insieme."

W. H. Auden ha scritto di lui:

“Rod McKuen’s poem are letters to the world and I am happy that some of them have come to me and found me out. Perhaps that is the secret of Rod McKuen ‘s gift. He has found all of us out and made us better for it.”

"I poemi di Rod McKuen sono lettere al mondo ed io sono felice che alcune di loro sono giunte a me e mi hanno permesso di spingermi oltre. Forse quello è il segreto del suo donare. Lui ha scoperto tutto di noi e ci ha fatti migliorare, per lui."

Rod McKuen di Rod McKuen:

“Songs are the sum total of me. They are what I am. And people are to me not like the wind or the willows. They are like songs”

“Le mie canzoni sono la totale somma di me. Sono quello che io sono. E le persone non sono a me come il vento o i salici. Loro sono come le mie canzoni”.

Poesie:

And Autumn Came.
Stanyan Street & Other Sorrows.
Listen To The Warm.
Lonesome Cities.
In Someone’s Shadow.
Caught In The Quiet.
Field Of Wonder.
And To Each Season.
Come To Me In Silence.
Moment To Moment.
Celebrations of The Heart.
Beyond The Boardwalk.
The Sea Around Me … The Hills Above.
Coming Close To The Earth.

Raccolte:

Twelve Years of Christmas.
A Man Alone.
With Love.
The Carols of Christmas.
Season In The Sun.
Alone.
The Rod McKuen Omnibus.
The Sea Around Me … The Hills Above – Elm Three Books – London
Coming Close To The Earth – Elm Three Books – London

Prose:
Finding My Father.
On His Own Words.

Collane:

New Ballads.
Pastorale.
The Songs of Rod McKuen
Grand Tour.

Discografia:

“Love’s Been Good To Me” – (14 songs) - Stanyan Records
“Time of Desire” – Rod’s first poetry recording – Stanyan Records
“Listen to the Warm” – Stanyan Records
“Concerto for Piano and Orchestra” – con la Royal Philarmonic Orchestra. (registrato alla The Royal Albert Hall) – Stanyan Records
“Rod McKuen Sings His Own” - Stanyan Records
“Sleep Warm” - EMI Records – EMC 3105
“McKuen Country” - EMI Records – EMC 3136
“Love Songs” – 2LP Stanyan Records

"Season in the Sun" - EMI Records - EMC 3036
(In questo album RodMcKuen canta  McKuen/Brel Songbook. Cioè le canzoni scritte  e reinterpretate frutto della lunga collaborazione con Jacqyes Brel: da "If You go Away" (Ne me quite pas),  "The Lovers", "Les Bourgeoise", "The Women" e una doppia versione di "Season in the Sun").

“The Rod McKuen Show” – EMI Records (registrazione del concerto tenuto a Londra).
(In questo doppio live sono inoltre presenti brani non suoi come: “Oh me, oh my” di Jim Doris, “Both sides now” di Joni Mitchell, “here, There, Everywhere” di Lennon – McCartney, “Mr. Bojangles” di J. Jeff Walker, nei quail Rod dimostra una grande capacità interpretativa, originale e decisamente sincera).


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