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Alla terra natia

di Matteo Bona
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Pubblicato il 05/12/2017 08:42:48

Premessa:

Questa poesia è stata premiata al concorso letterario Piazzalfieri (Asti), e la tematica di quell'edizione era "Alfieri ed il rapporto con la città".

Il componimento, volontariamente pomposo e magniloquente, vuole simulare - attravverso il metagioco della lingua - l'ipocrisia di fondo della società astigiana e di tutta la sterile impalcatura socio-linguistica.

 

 

Sua Eccellenza, della nostra astigiana

Terra natia 'l fato pare ascoso: non 

Dai corsi e dai calli da niuna vita 

Gremiti, non dai fragori baldanzosi

Di scaglie di misera vita e da siderali 

Ricordi d'un tempo lontano, rimembreremo

Fieri spirti che innalzarono possenti

L'arcaica Pompeia. 

Deh, l'atro fluir del tempo non risana

La piaga delle menti inermi che ai 

Tempi suoi già pregnavan la città:

Eppur non verso essi volgesi 'l disio e la

Speme invereconda poiché punta alma

Vetusta, come un'occidua facella nel 

Ciel de' Grandi, rutilerà su queste 

Vie or disadorne. 

A te, signor della cittade infame,

Maestro d'un'antica arte agli

Albor cinta d'argentê corone,

Van narrando i versi miei e di 

Come al tempo nostro sia scialba

Ed indelicata la nostra altissima 

Terra. 

Fia 'l Tanaro un mezzo per rubiconde

Abluzioni e, dalle colpe civili degli 

Anni più stigi, da esso si smuovan 

Le floride fondamenta d'un futuro

Novello!

Mio storico fratello, padre e maestro

Nel divenire, pel peccato che soggiace 

Obnubilante sugli occhi della nostra 

Amata, insegnaci in su l'opera tua

Grande e libera cultura e mente.

Se fia tale, allor desterommi come 

Un discepolo fedele e speranzoso

In questa moderna Asti. 

 

©Matteo Bona, Dalla Palingenesi alla Poetica del Vuoto, ovvero L'Ultimo Romantico, LULU Edizioni Digitali (2016).


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