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Silvia

di Silvia Rosa
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Pubblicato il 14/04/2018 10:29:37

SILVIA

 

Tamara era un nome di spezie, ambra

il colore della pelle e il corpo sodo

che non ho avuto mai, così me lo immaginavo

portando a spasso tutti gli spigoli delle mie

vocali ‒ Silvia invece è un nome docile,

pensavo, di quelli che un uomo non si azzarderebbe

a sospirare di piacere, al limite silvestre

di un verde da piantina coltivata dietro una tenda

di cotone liso, chissà come sarebbe, mi dicevo

all'improvviso, avere il nome dell'amica immaginaria

che nei giochi dell'infanzia mi teneva compagnia,

‒ Ronca un volo di immaginazione

che tra le labbra di sicuro avrebbe un punto

di domanda ‒ ma che nome buffo, da dove viene?

Silvia compare poco nelle canzoni e di poesie

ce n'è ingombrante una, che lei alla fine muore giovane,

insomma, tutta un'attesa che sa di primavere e rose

e crinolina e danze di farfalle, anche loro poverine

destinate a scomparire presto.

Io volevo un nome esotico che mi facesse il seno bello

e l'andatura da valchiria, ma mi è capitato in sorte

d'essere due occhi troppi grandi e l'insistente vocazione

al sì con tanto d'eco verso il cielo, due pini sulla via

dello stupore dove mi arrampico con questa mia paura

di cadere intera sull'ultima lettera aperta

come una bocca d'aria piena, prima dello schianto.

 

 

Silvia Rosa, da "Tempo di riserva" (Giuliano Ladolfi Editore, 2018)

 
 

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