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A lo cubano ..somos todos americanos - parte seconda

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 18/02/2016 17:56:10


'A lo cubano ... somos todos americanos!' / 2

Etnomusica XII (seconda parte): Viaggio nella Musica Cubana di ieri, di oggi, di sempre.

Da ‘Versos Sencillos’ di José Martí:

XXXIX - ‘Cultivo una rosa blanca..‘
Cultivo una rosa blanca,
En julio como en enero,
Para el amigo sincero,
Que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca,
El corazón con que vivo,
Cardo ni ortiga cultivo,
Cultivo una rosa blanca.

XXV – ‘Yo pienso, cuando me alegro..’
Yo pienso, cuando me alegro
Como un escolar sencillo,
En el canario amarillo,–
¡Que tiene el ojo tan negro!
Yo quiero, cuando me muera,
Sin patria, pero sin amo,
Tener en mi losa un ramo
De flores,–y una bandera!

XXXIX – ‘Coltivo una rosa bianca’
Coltivo una rosa bianca
A luglio come a gennaio
Per l’amico sincero
Che mi tende la sua mano franca.
E per il crudele che mi strappa
Il cuore che mi dà la vita
Non coltivo spina né bruco,
Coltivo la rosa bianca.

XXV – ‘Io penso, quando divento allegro’
Io penso, quando divento allegro
Come un semplice scolaro,
Al canarino giallo, -
Che ha l’occhio così nero!
Io voglio, quando morirò,
Senza patria, però senza padrone,
Avere sulla mia lapide un ramo
Di fiori, - e una bandiera!

Liriche queste di José Martì che rivelano una loro intrinseca musicalità, con le quali ho voluto aprire questo secondo capitolo di ‘Viaggio nella Musica Cubana di ieri, di oggi, di sempre’, come introduzione a quella musica che fin dagli inizi del ‘900 si è andata diffondendo da Cuba in tutto il mondo. È noto, ad esempio che in “Motivos de son” (1934) del poeta cubano Nicolas Guillen ci sono otto brani per voce e strumenti basati sull'insieme di poesie con lo stesso titolo, e le sue ultime composizioni furono due pezzi per pianoforte intitolati “Piezas infantiles” che risalgono al 1937. Di Nicolas Guillen, trascrivo una nota canzone lirica cosiddetta ‘romantica’, ripica di tutta la musica e la canzone cubana:

'Riversa,cuore,la tua pena'

Riversa,cuore,la tua pena
dove non si possa vederla,
per superbia, e per non essere
motivo di pena altrui.
Io ti amo, verso amico,
perché quando sento il petto
ormai troppo oppresso e disfatto,
divido il peso con te.
Tu mi sopporti, tu reggi
nel tuo grembo amoroso
tutto il mio amore doloroso,
tutte le mie ansie e pene.
Tu, affinchè io possa nella calma
amare e agire bene, acconsenti
a intorbidire le tue correnti
con quanto mi opprime l'alma.
Tu, affinché io passi fiero
per la terra, e senz'odio, e puro,
ti trascini, pallido e duro,
mio amoroso compagno.
La mia vita così si incammina
al cielo limpida e serena,
e tu porti la mia pena
con la tua pazienza divina.

Si pensi che il jazz cubano, ovvero il ‘cuban-jazz’ cominciò molto prima, a L'Avana tra il 1910 e il 1930. Arsenio Rodríguez, uno dei maggiori suonatori di ‘tres’ e leader di un conjunto, enfatizzò le radici africane del ‘son’ adattando lo stile guaguanco e aggiungendo la campana e la conga nella sezione ritmica. Inoltre "promosse" il ‘tres’ a strumento da assolo. Alla fine degli anni '30 e nei '40, il gruppo Arcaño y sus Maravillas aggiunse un ‘montuno’ (ballo) nel ‘son’, trasformando la musica suonata dalle charangas. Negli anni '40, Chano Pozo fece parte della ‘bebop revolution’ del jazz, suonando la conga con Dizzie Gillespie e Machito in New York City, quando ancora negli anni '40 giunsero a Cuba le cosiddette ‘big band’ e subito divennero un format dominante che sopravvive ancora oggi. I due maggiori arrangiatori e direttori furono Armando Romeu e Damaso Perez Prado.

Armando Romeu diresse l'orchestra Tropicana Cabaret per 25 anni, cominciando nel 1941. Aveva avuto esperienze in America suonando con gruppi jazz e aveva completa padronanza delle forme musicali cubane. Nelle sue mani il Tropicana non solo musica afrocubana, ma anche altri generi di musica popolare come pure il cuban jazz e le composizioni delle big band americane. Successivamente diresse la Orquesta Cubana de Musica Moderna. Perez Prado compositore e arrangiatore, o meglio, autore e arrangiatore di molte hits, è forse il più conosciuto fra i due e non solo a Cuba, si pensi che vendette più dischi di qualsiasi altro musicista dell'epoca. Era il pianista e l'arrangiatore dell'orchestra Casino de la Playa nel 1944 e fu lui a introdurre nuovi elementi musicali che distinsero il suo fantastico sound. La sua orchestra si rifece fin da subito allo stile afrocubano e nel 1946 cominciò a mettere insieme gli elementi della sua big-band, con la quale lanciò il ‘mambo’ la cui ritmica ebbe molta influenza su molti altri arrangiatori cubani. ‘Mambo n.5’, ‘Mambo n.8’, ‘Moliendo Café’, ‘El Cubancero’, ‘Patricia’, ‘Cereza Rosa’, ‘Tequila’, ‘El Manicero’ (più conosciuta come ‘rumba delle noccioline’), sono solo alcuni titoli che hanno fatto il giro del mondo, poi ripresi da tutte le orchestre non solo cubane”.

Tra queste, va qui citato lo spagnolo americanizzato, direttore d’orchestra Xavier Cugat (l’uomo col cagnolino) che lanciò nel mondo la stupenda Abbe Lane, nonché l’eccezionale percussionista di ‘timbal’ latino-americanizzato Tito Puente. Come neppure va dimenticato Nat King Cole il cantante-pianista di colore che portò alla musica latino-americana quel sapore di 'romanticismo' dolcificato dalla sua voluttuosa voce, che di certo non gli mancava. Molto se ne è avvalso il cinema di Hollywood per lo sfondo erotico ed esotico che Cuba all’epoca rappresentava, trasformando l’isola in un ‘luogo del destino’, set ideali per fim di fatalità e d’avventura. “Tutti sono d’accordo nel trovare una sostanziale differenza fra l’immagine di Cuba che appare nei film prodotti in altri paesi e quella che l’isola ha fornito di se stessa attraverso il cinema. Come appunto scrive Roberto Nepoti (1) - All’inizio, infatti Cuba era annessa, benché vicina alle coste statunitensi, come tanti ‘altrove’ dell’epoca (anni ’30 - ’50), all’immaginario esotico hollywoodiano dell’amore e dell’avventura, come nei primi esempi qui forniti: ‘La rumba dell’amore’ (1931) di W.S. Van Dyke; e ‘La signora di Shanghay (1946) di Orson Welles con la strepitosa Rita Hayworth.

Anche nel cinema più classico, Cuba è una latitudine dell’ ‘altrove’ geografico, un luogo diverso dall’ordinario dove si può trovare la felicità o (più facilmente) rischiare la vita; (..) allorché l’isola comincia a trasformarsi, sullo schermo, da puro spazio esotico in luogo minaccioso e ostile, dove ambientare avventure di spionaggio e complicati intrighi internazionali. Lo fa in chiave satirica l’ottimo ‘Il nostro agente all’Havana’ (1959) di Carol Reed, che Graham Greene sceneggiò dal proprio romanzo e interpretato da quegli stupendi attori che sono stati Alec Guinness e James Wormold. Non mancarono qualche serio tentativo di documentazione, che arrivò con ‘Cuba sì’ (1961) di Kris Marker, improntato sulla figura di Castro e che sarà molto imitato. Tuttavia – scrive ancora Roberto Nepoti (2) – “Per constatare gli enormi limiti dell’approccio alla realtà cubana, basti pensare a due film di fiction che mettono in scena i protagonistidella rivoluzione: ‘Che!’ (1969) di Richard Fleisher, una imbarazzante versione a fumetti degli eventi, priva del minimo senso politico o storico. E l’Italiano ‘El “Che” Guevara’ (1968) di Paolo Heusc, variante povera delle imprese del Che girato in Sardegna con Francisco Rabal nel ruolo del titolo e una ‘Canzone del guerrigliero’ cantata da Nico Fidenco.

Tutti i film, più o meno, a sua volta portavano in scena momenti o comunque situazioni musicali e scene di ballo. Molti erano i cantanti utilizzati, per così dire, per ‘condire’ la scena, e in gran numero vi fecero la loro apparizione che li rese famosi. I loro nomi sono oggi per lo più dimenticati, tuttavia alcuni di essi vanno citati. Benny Moré, considerato da molti il miglior cantante cubano di tutti i tempi, ebbe il suo apice negli anni '50, possedeva un'innata musicalità e una voce da tenore molto fluida che egli ‘colorava’ con la sua grande espressività. Sebbene non fosse in grado di leggere gli spartiti musicali. Moré fu un master in ogni genere, compreso son montuno, mambo, guaracha, guajira, cha-cha-cha, afro, canción, guaguancó, e bolero. La sua orchestra, la Banda Giganta e la sua musica, segnarono lo sviluppo flessibile e fluido dell'orchestra di Prado, con il quale aveva lavorato tra il 1949 e il 1950.

Negli anni successivi la musica cubana, nota per la sua tendenza a mescolare generi diversi, si avvalse della fama internazionale per ‘invadere’ dapprima il Centroamerica e quindi il cuore dell’Europa dove i suoi ritmi e le sue danze fecero letteralmente impazzire le ‘masse’ dedite allo stravolgimento della musica. Per esempio, fra gli anni ’60 e '70 alcuni gruppi come Los Irakere usarono i tamburi batà nelle big band, creando il son-batá o batá-rock. Più tardi altri artisti crearono il mozambique, che univa ‘conga’ e ‘mambo’, o la ‘batá-rumba’ che univa la ‘rumba’ con i tamburi batà includendo nei nuovi generi elementi di hip hop, jazz e rock-and-roll. Ma già nel 1968 a Cuba, il movimento dei Nueva Trova, che comprendeva Pablo Milanés e che rifletteva gli ideali della nuova sinistra con i militari che chiusero tutti i night-club (riaperti solo trenta anni dopo la rivoluzione), la musica cubana si suonavanegli esclusivi locali detti Casas de la Trova. I musicisti, se possedevano un lavoro stabile, erano pagati dallo Stato solo dopo aver conseguito un diploma. Furono molti gli artisti che subirono l'esilio, ricordiamo: Celia Cruz e l'intero conjunto con cui suonava: i Sonora Matancera, 'Patato' (Carlos Valdes), Cachao, La Lupe, Arturo Sandoval, Willy Chirino, La Palabra, Paquito D'Rivera e Gloria Estefan.

Molti di loro, specialmente Celia Cruz, divennero associati ai gruppi anti-rivoluzionari ed essendo considerati ‘non persone’ dal potere dominante, i loro nomi furono omessi nei libri ‘ufficiali’ cubani e i loro dischi non furono mai stati venduti a Cuba. Quando cadde l'Unione Sovietica nel 1991, Cuba perse i suoi supporti e le cose cominciarono a cambiare. Il turismo tornò a essere benvisto e la musica popolare tornò ad essere un'attrazione. Ai musicisti più affermati venne anche permesso fare tournée all'estero, il che permetteva loro di uscire dal circuito controllato dallo Stato ed essere conosciuti fuori dai ristretti confini che la musica locale imponeva loro. Della celebre artista Celia Cruz, è qui riportato il brano più significativo che la fece conoscere in tutto il mondo:

‘Cuando Sali de Cuba’
(Picca Luis Maria Aguilera)

Nunca podré morirme,
mi corazón no lo tengo aquí.
Alguién me está esperando,
me está aguardando que vuelva aquí.
Cuando salí de Cuba,
dejé mi vida dejé mi amor.
Cuando salí de Cuba,
dejé enterrado mi corazón.
Late y sigue latiendo
porque la tierra vida le da,
pero llegará un día
en que mi mano te alcanzará.
Cuando salí de Cuba,
dejé mi vida dejé mi amor.
Cuando salí de Cuba,
dejé enterrado mi corazón.
Una triste tormenta
te está azotando sin descansar
pero el sol de tus hijos
pronto la calma te hará alcanzar.
Cuando salí de Cuba,
dejé mi vida dejé mi amor.
Cuando salí de Cuba,
dejé enterrado mi corazón.

Il brano in ‘salsa cubana’ di Celia Cruz che segue, è invece un inno alla vita e sicuramente contro la guerra, esplicitamente aborrita nelle battute finali dove il coro fa da contrappunto, burlescamente alle esclamazioni dell'artista, la più schietta e scoppiettante voce della canzone cubana:

‘La Vita è un Carnevale’

..ad ognuno che pensa
che la vita è disuguale
deve sapere che non è così
che la vita è un' incanto
che c'è da viverla
..ad ognuno che pensa
che sta solo e che sta male
deve sapere che non è così
che nella vita mai nessuno è solo
e sempre puoi trovar qualcuno
ahi, non c'è da piangere
la vita è un carnevale
ed è più bello vivere cantando
oh oh oh ahi, non c'è da piangere
la vita è un carnevale
e le pene se ne van cantando..ad ognuno che pensa
che la vita sia sempre crudele
deve sapere che non è così
che ci sono solamente dei brutti momenti
e che tutto passa
..ad ognuno che pensa
che tutto questo non cambierà mai
deve sapere che non è così
se fai buon viso a cattivo gioco
tutto cambia
per quelli che si lamentano
per quelli che criticano solo
per quelli che usano le armi
per quelli che ci contaminano
per quelli che fanno la guerra
per quelli che vivono peccando
per quelli che ci maltrattano
per quelli che ci contagiano.

Ma torniamo al cinema, per lo più americano, che spesso ha fatto di Cuba il ‘set’ per eccellenza di film ad alto potenziale avventuroso, dove si esercita lo spionaggio più o meno internazionale, detective-story appassionanti, guerriglia ecc. . Dopo il già citato ‘Il nostro agente all’Avana’ (1959), Cuba entra nel sequel de ‘Il Padrino parte II’ (1974) di Francis Ford Coppola, vincitore di sette Oscar; ‘La nave dei dannati’ (1976) di Stuart Rosemberg interpretato dai ‘divi’ del momento: Max Von Sydow, James Mason, Orson Welles e la pur splendida Faye Dunaway, oltre ad altri, tutti di primo piano. Anche Sean Connery, smessi i panni di Agente 007, passa da ‘Cuba’ (1979) di Richard lester; quindi è la volta di Al Pacino nel remake ‘Scarface’ (1983) di Brian De Palma con una straordinaria Michelle Pfeiffer al suo primo ciack internazionale. Quindi è la volta di Robert Redford con ‘Havana’ (1990) di Sydnei Pollack e, ‘The Lost City’ (2005) di e con Andy Garcia, ambientato a Cuba durante la rivoluzione degli anni cinquanta e girato interamente a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.

Cuba degli anni ’50 fa lo sfondo ideale anche a un altro film americano, ‘I Mambo Kings’ (1992) di Arne Glimcher, la storia di due testardi musicisti di mambo interpretati da Armand Assante e Antonio Banderas, un film pieno di musica e canzoni sfavillanti, in cui si ascolta anche tanta buona musica cubana con Tito Puente e la sua Latin Salsa Band. Non c’è che dire, tutto serve o è servito alla musica cubana per uscire da un ‘empasse’ come quello dell’embargo, che ha pesato 50anni non solo sull’economia e lo sviluppo ma anche sulla cultura, non in ultima quella poetico-musicale. Film esotici dunque, più o meno emozionanti e movimentati, che tracciano nell’immaginario cinematografico del grande pubblico i contorni di una Cuba molto lontana dalla realtà. Ben diverso il discorso dei film prodotti nell’isola, soprattutto dopo la legge sul cinema promulgata da Castro nel 1959 e la fondazione, nello stesso anno, icon la quale ha gettato le basi di una scuola nazionale di cinema che in tutti questi anni, ha dato alla settima arte registi di valore internazionale.

“Bella Maria de mi Alma” da ‘Mambo Kings’,nel film cantato da Antonio Banderas.

Si deseo sonreir
Pienso solamente en ti
En la magia de tu amor
En tu piel en tu sabor
En la isla del dolor
Recuerdo tu calor
Desearia morir
Cerca de ti
Un ardiente corazon
Colorea mi pasion
Deseando compartir
El sentir de este vivir
En las olas de este mar
Sueno en la eternidad
Con cada luna vendras
Con la merea te iras
En un caracol
Pienso oir tu voz
La bella Maria de mi amor

Aunque estemos separados
En un sueno angelicar
Si llego de nuevo amar
No hay razon, proque cambiar
Temo yo permancer
Sin ti en la eternidad
Lejos nos puedon separar
Jamas pudiera olvidar
Tu risa celestial
Tus besos, tu calor
La bella Maria de mi amor
Si no te vuelva a ver
No dejaras de ser
La bella Maria de mi amor.

Un valido esponente di punta del cinema cubano di quegli anni fu certamente Tomas Guitierrez Alea, scomparso nel ’96 autore di ‘El megano’ (1956) e il documentaristico ‘Memorie del sottosviluppo’ (1967), un film in cui il regista ritraeva la borghesia intellettuale incapace di inserirsi costruttivamente nella nuova società cubana. Ma ci sono almeno altri due registi che si sono imposti al grande pubblico: Humberto Solàs con ‘Lucia’ (1969) e Miguel Littin con ‘La tierra prometida’ (1972) ed altri, che in tempio più recenti hanno ottenuto un successo internazionale inedito per il cinema di Cuba: ‘Pane e cioccolato’ (1993) di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío; e ‘Guantanamera’ (1995), un film satirico ancora di Gutierrez Alea. In tempi più recenti: ‘Viva Cuba’ (2005) di Juan Carlos Cremata Malberti e Iraida Malberti Cabrera, la storia di amore tra Jorgito e Malu ripresa della rinomata vicenda di ‘Romeo e Giulietta’, ostacolata dalle rispettive famiglie, questa volta divise da dissidi politici e differente status sociale, e ultimo in ordine di apparizione: ‘7 Days in Havana’ (2012) è un film collettivo ambientato durante una settimana nella capitale cubana dell'Avana, al quale hanno collaborato numerosi registi: da Benicio del Toro, Gaspar Noé, Elia Suleiman, Laurent Cantet, Julio Médem, Pablo Trapero, Juan Carlos Tabío. La musica era composta dainterpreti di rilievo come Descemer Bueno, Kelvis Ochoa, Fabien Pisani, Xavi Turull.

Sebbene a Cuba ci siano stati molti compositori che hanno scritto sia brani classici che brani creoli, la distinzione divenne chiara solo dopo gli anni '60, quando (almeno inizialmente) il regime se la prese con la musica popolare e chiuse molti night-club, mentre supportava finanziariamente la musica classica piuttosto che le forme creole. Da quel momento in poi i musicisti hanno mantenuto la loro carriera scrivendo un solo tipo di musica. Dopo la rivoluzione cubana del 1959, una nuova generazione di musicisti entrò in scena. Tra questi, il più importante fu il chitarrista Leo Brouwer, che portò delle significative innovazioni nella chitarra classica, ed è attualmente il direttore de l'Havana Symphonic Orchestra. La sua direzione nei primi anni '70 del Cuban Institute of Instrumental and Cinematographic Arts (ICAIC) fu lo strumento di formazione e consolidamento del movimento ‘nueva trova’.

Fra i più grandi musicisti di tutti i tempi, il cubano Ernesto Lecuona y Casado, pianista e compositore di rilievo internazionale, anche chiamato lo "Chopin di Cuba" o il "Liszt di Cuba," ma anche Il "Gershwin cubano", è stato e rimane a furor di popolo il più grande in assoluto, colui che più d’ogni altro ha dato lustro internazionale a Cuba negli anni difficili della rivoluzione e dopo, quando s’allontanò dall’isola per gli Stati Uniti in volontario esilio, andando a incontrare quel successo che indubbiamente meritava. Scrisse più di seicento canzoni - di cui la prima a 11 anni, amate nel mondo intero, come Malagueña (1927), Andalucía (La Brisa y Yo) (1929), Siboney (1929) inserita evocativamente anche nel film di Fellini "Amarcord", Maria La O (1930) grande successo di Alberto Rabagliati che nel 1934 fece parte dell'orchestra "Lecuona Cuban Boys Band", fondata dallo stesso Lecuona; e inoltre Karabali (1933), Siempre en mi Corazon (1942) tra le moltissime altre del suo repertorio che includevano ritmi e suoni dell’America Latina. Vanno qui ricordati inoltre due ‘brani’ che pure spiccano nel suo programma orchestrale, le famose Tabu e Babalu, entrambe del 1941, ma che furono composte da una sua lontana cugina, Margarita Lecuona (1910-1981) cantante e compositrice di più di trecento canzoni, riprese anche dalla tradizione del jazz da sempre presente sull’isola.

‘Malagueña’ (di Ernesto Lecuona).

El amor me lleva hacia ti
con impulso arrebatador
yo prefiero mejor morir
que vivir sin tener tu amor.
La inconstancia de tu querer
la alegria mató en mi ser,
Eh, eh Ah, ah,
y al temor de perder tu amor
hoy mi canto será dolor.

Malaguena de ojos negros
Malaguena de mis suenos.
Me estoy muriendo de pena
Por tu sole tu querer.
Malaguena rebonita te quiero besar.
Malaguena de ojos negros
Malaguena de mis suenos.
Me estoy muriendo de pena
Por tu sole tu querer.
Malaguena rebonita te queiro besar.

Non è insolito nella storia della musica cubana incontrare musicisti Jazz e non necessariamente cubani o meticci come vorrebbe la tradizione, anzi, direi come vero il contrario; il jazz in effetti da sempre riconosce a Cuba un primato di eccezionalità pianistica entrata nella tradizione proprio grazie alle scuole di musica entrate nella cultura corrente. Molti sono i nomi nella musica cubana che hanno fatto di questo strumento l’eccellenza di accompagnamento sia in brani strumentali melodici, sia nel canto, in ragione dell’uso ritmico del pianoforte. Tra essi Jesùs Dionisio Valdés, meglio conosciuto come Chucho Valdés, pianista, compositore e arrangiatore cubano fra i più famosi musicisti cubani di Jazz. Alcuni suoi brani sono entrati a far parte di quegli ‘standard’ cui nessun pianista cubano, e non solo, rinuncia a inserire nelle proprie performance: El Ultimo Trago, La Dulzura, Sombras, Làgrimas negras, Juntos para siempre, Zawinul’s Mambo, Afro Comanche, Border Free e numerosissime altre con le quali ha partecipato al Montreux Jazz Festival e al Newport Jazz Festival dove si impose con il suo ‘Cuban Jazz’.

Da non sottovalutare il caso qui di seguito analizzato riferito a Chuco Valdés e che anzi avvalora quanto affermato dalla tradizione. Chuco Valdés è figlio d’arte proviene da una famiglia di pianisti: in particolare il padre, Ramón Bebo, ha vinto un Grammy Award nel 2003 insieme a Israele "Cachao" López e Patato Valdés, ed un altro, nel 2005, insieme al cantante di flamenco Diego El Cigala. Fin dall'età di tre anni e sino ai sei Chucho suona il pianoforte viene costantemente seguito dai genitori; dopo, fino a nove anni, prende lezioni dal maestro Oscar M. Bouffartique e nel 1950, grazie al superamento dell'esame di ammissione, accede al Conservatorio di L'Avana. Da adolescente suona in alcune band della città dirette dal padre e a sedici anni entra a far parte dell'Orquesta de Musica Moderna sotto la direzione di Armondo Romeu. In quel periodo Valdés risente delle influenze musicali dell'amato cantante afro-cubano Benny Moré e del grande pianista e compositore cubano Ernesto Lecuona. Nel tempo ha fondato l’Orquestra Cubana de Musica Moderna (1967) e il gruppo Irakere (1973) nome ripreso dal termine Yoruba che significa ‘foresta’, accreditato come la più importante orchestra jazz cubana.

Dopo aver firmato un contratto con la Blue Note Records, Chucho Valdés ha concentrato le sue energie lavorando in diversi progetti con trii, quartetti oppure da solista. Ha lavorato, inoltre, con Roy Hargrove, ha vinto cinque Grammy Awards: uno nel 1978 per l'album Live at Newport by Irakere, il secondo nel 1998 per il suo contributo al CD Havana della band Crisol (formata nel 1997), il terzo ed il quarto con due canzoni, rispettivamente "Mr. Bruce" e "Mambo para Roy" ed il quinto, nel 2003, per il suo album "Live at the Village Vanguard". Considerato da molti critici il più importante musicista della Cuba post-rivoluzionaria, Valdés, continua a rimanere in prima linea tra gli artisti che sperimentano nuove sonorità attraverso la fusione di elementi afro, afro-cubani e afro-latini col jazz afro-americano. Tra le sue influenze musicisti egli cita artisti jazz americani come Art Tatum, Duke Ellington, Erroll Garner, Bud Powell, Dizzy Gillespie, Hank Jones, Bill Evans, e McCoy Tyner. Tuttora continua ad esplorare nuovi territori musicali, spesso accompagnato nelle sue performance dalla sorella cantante Mayra Caridad Valdés.

Dall’era delle ‘big band’ fino agli anni ’60 e ’70 un’altra rivoluzione, sicuramente più dolce, ha scosso la musica cubana, sulla scia dei movimenti giovanili che dall’Europa raggiunsero le coste americane. In breve si passò dall’andatura mobile e flessuosa dei ritmi latino-americani del ‘bolero’, della ‘rumba’, del ‘merengue’ e della ‘criolla’, dal genuino ‘mambo’, al Cha-cha-cha, al ‘cuban jazz’, agli scatenamenti del Rock & Roll e dell’Hard Rock. Tuttavia Il ‘son’ rimase la forma base di tutta la musica cubana. Quello stesso ‘son’ che negli anni ’80 pure era suonato da molti gruppi come Septeto Nacional, Orquesta Aragón, Orquesta Ritmo Oriental e Orquesta Original de Manzanillo e Sierra Maestra,divenuta famora per aver riportato in vetta il ‘son’ negli anni '80/’90. Anche il movimento dei Nueva Trova ha influenzato questa tendenza, ma i temi politici che avevano accompagnato gli anni '60 erano ancora proibiti. Nel frattempo, Irakere fuse la musica tradizionale con il jazz, mentre gruppi come gli NG La Banda, gli Orishas e i Son 14 continuarono ad aggiungere elementi nuovi al ‘son’, specialmente prendendo spunto dall'hip-hop e dal funk.

Negli anni '90, l'interesse mondiale crebbe in coincidenza con la permissione dell’URSS di aprire all'economia dell'isola che così facendo si aprì al turismo, per quanto l’embargo imposto dagli USA l’hanno tenuta lontana dallo sviluppo culturale mondiale. In musica l’'Orquesta Aragón, La Charanga Habanera e Cándido Fabré y su Banda furono presenti sulle scene mondiali per molto tempo, contribuendo alla popolarità della ‘timba’ nel processo di avanzamento culturale accompagnato dalla comparsa di strumenti musicali elettronici. Ci sono ancora molti musicisti che suonano il ‘son montuno’ diretto antenato dell’odierno ‘salsa’, come Eliades Ochoa, che ha continuato la sua tournée mondiale dopo il successo dei Buena Vista Social Club. Ed eccoci al punto d’arrivo, che è poi un punto di partenza, dal quale si è ripartiti nello scoprire l’attuale musica cubana il ‘salsa’ datata agli anni ‘2000 e successivamente dilagata in tutta l’America Latina e in Europa.
Con il termine ‘salsa’ vengono denominati vari ritmi, in gran parte caraibici, popolari in molte nazioni latinoamericane, quali ‘conga’, ‘bachata’, guajira, ‘reggaeton’, ‘kuduro’, ‘urban latin’, ‘merengue’, ‘mambo’, ‘timba cubana’, rispettivamente anche forme diverse danzate su questo tipo di musica., anche se non è chiaro chi e perché abbia dato questo nome a tale genere musicale, ma esso risulta in ogni caso appropriato, in quanto si riferisce, per l'appunto, alla ‘mescolanza’ di ritmi e sonorità musicali.

Comunque, il termine è stato usato dagli immigrati cubani a New York in analogia con lo ‘swing’ che a sua volta aveva inglobato molta musica latinoamericana, trasformato nello stile particolare sviluppato dai gruppi di immigrati cubani e portoricani dell'area di New York City alla metà degli anni settanta, con derivazioni stilistiche come la salsa romantica degli anni ottanta. Anni in cui a Celia Cruz ancora in scena, venne attribuita la migliore definizione del fenomeno ‘salsa’: “Salsa sono tutti i ritmi del Caribe raccolti sotto un solo nome”. Le radici del 'salsa' si possono ritrovare negli antenati africani che furono portati nei Caraibi come schiavi dagli spagnoli. In Africa, è molto comune vedere persone che fanno musica suonando strumenti come la ‘conga’ e la ‘pandereta’, strumenti comunemente usati nel ‘salsa’, creando una musica simile alla salsa, che ci permettono qui di dire, infine, che il più diretto antenato del ‘salsa’ rimane quel ‘son montuno’ originario di Cuba, in quanto combinazione di influenze europee e africane. La ‘plena’ portoricana, il ‘calypso’ di Trinidad, il ‘reggae’ giamaicano, il ‘rock’ americano, il ‘merengue’ dominicano e la ‘cumbia’ colombiana sono altre fonti di ispirazione durante il melting pot newyorchese degli anni 1970.

In coclusione il background prevalentemente spagnolo di Porto Rico unito alle popolazioni africane, andaluse e indigene di Cuba formano le basi della salsa. Per quanto la crescita della moderna ‘salsa’, comunque, si dice sia iniziata nelle strade di New York alla fine degli anni 1960. A quel tempo, il pop latino non era più una delle forze trainanti della musica americana, avendo perso terreno rispetto a doo-wop, R&B e rock and roll. L'influenza degli immigrati latini, in particolare cubani (come Arsenio Rodriguez, José Curbelo e Machito) e portoricani, a New York, e la volontà di queste persone di sentirsi più vicine ai loro paesi, portò alla crescita del ‘salsa’. Nata quindi sul finire degli anni '80 la ‘salsa cubana’ si era formata sul ritmo ‘son-go’ molto veloce, verosimilmente inventata da gruppi come Los Van Van e NG La Banda. All'inizio degli anni ’90 però, questo tipo di ‘salsa’ originaria di Cuba divenne nota come ‘timba’ ed ebbe successo in tutto il mondoLa salsa ha fatto segnare una crescita costante e ora domina le radio di molti paesi dell'America Latina. Inoltre, molti artisti latini, come Marc Anthony, e l'ancor più famosa Gloria Estefan, hanno avuto successo come crossover, entrando nel mercato pop angloamericano con hit dal gusto latino, solitamente cantati in inglese.

Le più recenti innovazioni nel genere includono ibridi come il merengue elettronico e il salsaton (incrocio tra reggeton e salsa), insieme alla salsa gorda. Particolare è lo stile del gruppo portoricano Puya, che fonde il thrash metal e il rap con la salsa. Uno degli elementi chiave di questo ballo è la pausa (chiamata anche battuta, sospensione o stop) sul quarto tempo del ritmo: durante l'esecuzione dei passi, per ogni tre ‘step’ ballati ce n'è uno non ballato. Tale caratteristica subisce varianti ed evoluzioni a seconda della scuola e del gusto dei ballerini. Pur esistendo sequenze di movimenti predefinite, chiamate figure o coreografie, la concatenazione di queste l'una all'altra è basata sull'improvvisazione; sta quindi alla fantasia dei ballerini costruire i vari passi di danza durante tutto l'arco del brano eseguiti in assolo, chiamati ‘pasitos’, o ‘shines’, presenti soprattutto nella ‘salsa portoricana’ (vedi Ricky Martin ‘Maria’ e ‘La bomba’; Gloria Estefan in ‘Mi tierra’; La Banda Gorda ‘Candela pura’; Los Locos ‘Porompompero’, ed altri). Meno frequente però nello stile cubano, nel quale l'unico momento di assolo è lasciato alla ‘rumba cubana’. Negli ultimi anni i ‘pasitos’ sono diventati una vera caratteristica della salsa portoricana che rispetto alle altre danze si è sempre distinta grazie al suo stile ‘elegante’ e di ‘classe’ che, quindi, possiamo definirli parte fondamentale del ballo in quanto consentono alla coppia un’interpretazione in totale libertà di movimento del corpo.

Tutto questo fermento musicale ovviamente ha un nome contenuto nella parola stessa ‘salsa’ che sta anche a signigicare ‘ritmo dei tropici’ per cui Cuba è considerata ‘La Regina dei Caraibi’. E senza lasciarsi influenzare dai titoli altisonanti si può ben dire che Cuba è davvero la ‘regina’ e l’Havana la ‘Perla delle Indie’. Appellativi che trovano riscontro nelle bellezze esotiche della gente dei tropici: una natura verdeggiante da mozzafiato, mare di cristallo, spiagge da mito, sole, belle ragazze, canna da zucchero, rum, sigari, avventura, mistero ed estasi della ‘santeria’, e un ottimismo inesauribile che, nell’insieme, sono l’essenza stessa della ‘cubanità’. Perché le genti dei tropici, e i cubani in modo particolare, sono convinte che al mondo non esista un luogo più bello della loro isola. Anche per questo, nonostante le problematicità e le incongruenze, almeno i cubani non perdono mai la voglia di sorridere e divertirsi, perché sono rimasti giovani e pieni di vitalità. Le donne sono celebri nel mondo per il fascino irresistibile delle bellezze creole, per la loro indole estroversa e il carattere ‘caldo’ dei colori fantasiosi con cui rivestono i propri corpi esuberanti come il ‘salsa’ che li fa ondeggiare.

‘Canto Siboney’ del 1929, più conosciuta come ‘Siboney’ di Ernesto Lecuona è una canzone stupenda indimenticabile che ritroviamo in ogni epoca fino ai tempi odierni, sia arrangiata da grandi orchestre che cantata da eccezionali interpreti cubani e non come Placido Domingo, tant’è che oggi è ancora suonata in forma strumentale oppure cantata in versione ‘salsa cubana’:

‘Siboney’

Siboney yo te quiero
yo me muero por tu amor.
Siboney, en tu boca
la miel puso su dulzor.
Ven aquí que te quiero
y que todo tesoro eres tú para mí.
Siboney al arrullo de tu alma pienso en ti.
Siboney de mi sueño si no oyes
la queja de mi voz,
Siboney si no vienes me moriré de amor.
Siboney de mi sueño te espero
con ansia en mi caney,
Siboney si no vienes me moriré de amor.
Oye el eco de mi canto de cristal
no se pierde por el rudo manigual.

Tuttavia prediligo l’andamento ‘bolero’ o di ‘rumba’ come veniva eseguita negli anni migliori. All’occorrenza suggerisco la versione per piano jazz e band di Rubén Gonzàles – World Circuit 1997.


(prosegue nel capitolo 3 con: ‘Buena Vista Social Club’)

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