Su Coccu
Lucia ruotava in continuazione il braccialetto. Si soffermava sulla pietra al centro, premendola in riflessione. Era un periodo di grandi preoccupazioni e la madre aveva voluto regalarle il monile sardo per forgiarla e proteggerla nella grande svolta.
“Sarà per te simbolo di bellezza e famiglia, forza e protezione. Non dimenticare mai la tua terra, si sempre onesta”. La mamma rimaneva sempre unica nei suoi insegnamenti e lei ringraziava sempre per ciò che aveva avuto e continuava ad avere nella semplice bellezza di un’unione infinita.
In Sardegna, rimaneva una tradizione forte e sentita, omaggiare “su coccu”, la pietra tonda di onice nero (ossidiana). Tutti avevano almeno un monile per sé, regalato alla nascita, il ciondolo, su braccialetto o collana, donava durante un evento speciale, un significato di forza e svolta di vita. Rappresentava un portafortuna e scacciava il male, tondo come raffigurazione dell’occhio, veniva incastonato tra due frangenti d’argento per racchiudere la forza al suo interno e inglobare il male scacciandolo. Solo la rottura indicava l’eccesso di male e il termine di protezione.
Lucia era seduta nel suo piccolo seggiolino intagliato e impagliato, rivolta verso l’orizzonte. Era solita per comodità spostarlo da una parte all’altra nella casa al mare. Amava soffermarsi in terrazza e farsi accarezzare dalla brezza marina, i raggi tenui del sole infondevano al viso un calore familiare che calmava ogni preoccupazione e pensiero.
Le sarebbero mancate la salsedine e le onde del mare, i tramonti e i silenzi infiniti. Rimaneva comunque importante andare e affrontare nuove esperienze e visioni. Era consapevole che si sarebbe ritrovata sola ma gli studi sarebbero stati vani, sé non accompagnati da un approfondimento e scambio. Aveva amato studiare medicina, gli eventi familiari l’aveva spinta e sospinta, rafforzandola nell’animo e incoraggiandola nelle difficoltà. Doveva provare a sé stessa che nulla era stato vano, voleva specializzarsi in contesti professionalmente all’avanguardia per poi ritornare e sconfiggere paure e credenze. Avrebbe creato dalla ricerca la forza e la speranza.
Amava la sua terra e le tradizioni, il folklore e la lingua. Sentiva un orgoglio racchiuso in colori, sapori, perle di saggezza, suoni interminabili e profondi, arcaici e immutabili. Anche il vento risuonava il suo essere, l’aria infondeva profumi ricolmi di macchia selvaggia e mare infinito. Una profondità che pochi potevano comprendere. Il silenzio racchiuso, ascoltato ma soprattutto compreso, riusciva a parlare e cantare come un’ode che sconfiggeva distanze.
L’isola rimaneva la semplice ricchezza di bagaglio che difficilmente ognuno riesce a dimenticare, plasma il tuo essere rendendolo unico, riconoscibile in aspetto, carattere e accento. Nessuno dimentica ma nell’orgoglio arricchisce l’unicità espandendola nella generosità familiare appresa e regalata e ancora presente.
Così Lucia arrivata e amata fu accolta in una nuova e piccola comunità e come una figlia si ritagliò piccoli istanti di riflessione e osservazione.
“Non fare così Lucia. Sembri incantata al mondo.”
Cesare suo compagno di studi la distraeva. Era l’unico che l’aveva notata subito. Anche lui aveva deciso di approfondire gli studi, aveva lasciato anche lui il mare e la sua amata Napoli.
Si erano ritrovati subito nei loro sguardi solitari. Erano opposti caratterialmente, lei taciturna lui espansivo, sembravano aver travato un equilibrio impercettibile e strano. Bastava un piccolo sorriso per comprendersi e confortarsi. Cesare aveva una profondità nei suoi occhi che la riportavano alla sua terra, il nero che rendeva tutto più solare, allegro e protettivo. Un nero unico, racchiuso di preziosità, che portava verso l’infinito, uno spazio lucente e prossimo a nuovi arrivi e scoperte.
La singolarità di una perla racchiusa e protetta diviene il crescere e scoprire, un’essenza magica e tradizionale che mai trasforma ma crea, pace e famiglia.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Rita Mura, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.