Pubblicato il 05/12/2007
Simona, Roberto, le lacrime di tanti, i segreti di altri, Tommaso, Dio... erano tutti l, nel fascino di un cielo stellato.
Fin dal mese di aprile, specie se abiti ad un sesto piano, la primavera palermitana ti permette di stare a guardare, a notte inoltrata, le stelle. Neppure il grosso lampione allo svincolo dellautostrada proprio l sotto, o il vociare dei primi ambulanti dei mercati generali a due passi da casa possono negarti, o renderti meno affascinante, questo spettacolo misterioso e tanto atteso. Tra me e le stelle c una storia damore che non ha mai subto la metamorfosi in passione, traducendosi in ricerca e studio scientifico: s sempre fermata al mondo dellirrazionale. Che volete? Vederle cos piccole e lontane a me basta e avanza. Ma quante cose mi hanno sempre detto! Cos dal mese di aprile in avanti, nelle ore serali, il terrazzo di casa si trasforma in arena e... Signori e signore, ecco a voi il mondo delle stelle!. Potr sembrare strano, ma in questi mesi mi sono accorto che ognuna di loro mi riconduceva a momenti, storie, amici diversi. Cos ieri, centellinando il limoncello del pap di Toni, non potevo staccare lo sguardo da Simona: la chiamo cos perch il Carro minore mi fa pensare a Simona, appunto, una scout che ce la metteva tutta per inculcare nel nostro gruppo i nomi delle varie costellazioni: ahim con scarsi risultati... per quel punto interrogativo tracciato nel cielo dalla costellazione del Carro minore mi restituisce con la stessa intensit quellamicizia. Spostando lo sguardo poco pi in l, trovo Roberto che gli studiosi chiamano il Grande carro, mentre a me ricorda le notti trascorse a spasso per le colline del Valdarno col suo telescopio ad osservare le stelle e a coglierne la bellezza. Lui s che ci capiva davvero qualcosa, ma a me dei suoi insegnamenti sono rimaste solo lamicizia e tante, tante risate sulla mia goffaggine culturale a proposito di costellazioni. E quanti altri amici, sulle colline della mia citt di origine, si riproiettano poco sopra questo sesto piano di un palazzone alla periferia di Palermo. Momenti belli, tristi, dolorosi, in cui si metteva in gioco la vita, momenti di silenzio che hanno nomi, cognomi, che restituiscono alla memoria colori di occhi, lacrime versate, momenti che sigillano segreti e patti di fedelt fino alla fine. Tutto questo segna la distanza tra me e quelle stelle. E soprattutto Dio, scoperto tra le pieghe di quegli anni gravidi di sogni, di ricerca sfrenata di idealit. Lui, colto tra quei bagliori notturni e poi tradotto in un richiamo verso persone strane, sole, abbandonate, emarginate: tra me e quelle stelle c la logica conseguenza dellincontro con Colui che ha dato senso a tutto della mia vita, che poi mi ha condotto verso vite spezzate, verso chi ha visto infrangersi sogni, o stato dimenticato. Cos ho davanti Tommaso che forse ho incontrato prima, mentre, guardando le stelle dal mio balcone, mi dicevo: Ma per cosa gioco la mia vita?. Il giorno dopo ecco Tommaso, un ultraottantenne maleodorante che viveva con quanto trovava nella spazzatura di piazza Cavour e con gli avanzi del rancio della caserma l a due passi da casa sua: con lui, la stessa strana sensazione dinfinito provata la sera prima guardando le stelle e rivolgendomi a Dio che sapevo, forse, nascosto l dietro da qualche parte. Dio e lumanit erano la stessa cosa: lunica realt per cui volevo vivere. Tommaso diventato la mia Stella polare fino a quando non morto: ma ormai qualcosa era cambiato. Una sera ero teso, preoccupato: era alle porte una grande manifestazione giovanile ed il cielo minacciava pioggia. Vivevo uno di quei momenti in cui fingi serenit ma tutti i discorsi ti sono estranei, ti scivolano sopra e non lasciano spazio a nulla se non a mille strategie di riserva. Mentre mi arrovellavo, ho individuato una stellina posizionata proprio nellunico spazio di finestra che potevo vedere dalla sala da pranzo. Mi ha dato un senso di pace al pensiero Ma se c lei ci sar buon tempo... Non lho persa docchio e alla fine della cena, uscendo sul mio solito terrazzo, ho visto che non era sola: migliaia di stelle. Il tempo era cambiato e le ho ammirate ad una ad una cos come un capitano di una nave si gode in solitudine una brezza che annuncia la fine della bonaccia, o lavvistamento della terra ferma prima che altri lo sappiano. Cos me le gustavo tra i rumori di mercato e gli svincoli di autostrada ma tutto era cos buio e silenzioso e cero solo io con loro: Simona, Roberto, le lacrime di tanti, i segreti di altri, Tommaso, Dio... erano tutti l a godersi quello spettacolo.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Marco Tealdo, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|