Essenzialmente vento.
Per questo, impossibile ogni introiezione: tutto divampa fuori.
La terra spande fiori quando il tempo decide che non muore più nessuno.
Acqua a ruscelli spazia boschi d’ombra ed io cado silenzio nel torpore.
Poi d’improvviso cede. Primo freddo: si muore.
L’intermittenza non è più un riparo né le madri un sipario. Qualche ninfa? Può darsi, ma il laudano dura il tempo di una sera.
E se la vita fosse un celeste breve pausa sui margini di un lago? Se fosse quel che non sapremo mai e che se conoscessimo potrebbe rendere il loto del tutto inefficace?
Tuttavia mi ricordo: oggi Patroclo muore.
Dunque le astuzie: si parlava di me. Ma quali astuzie; fingermi pazzo o escogitare un danno irreversibile? La mia persecuzione. Ed alla fine, “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.
Zattere, allora, per scivolare l’erba, anni negli anni: anni.
Aquiloni, talvolta, monti a terra e cime rade; alberi lontano.
La mia distanza somiglia ad un miraggio: io vorrei, ma rimango.
E pensare che soffrivo il mal di mare.
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