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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Christmas Happiness / 1

Argomento: Società

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 12/12/2017 08:44:03

CHRISTMAS HAPPINESS / 1
In cerca del regalo perfetto da fare agli altri (soprattutto a se stessi): qualche libro, un certo evento, quanto basta di poesia, qualche mostra, forse un concerto, il resto createlo Voi lettori … in fondo il Natale è anche Vostro, o no?

IN MOSTRA A: ‘PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI’ – NUVOLA FUKSAS EUR/ ROMA
(appena terminata)

In-oltre a fare incetta di segnalibri ho fatto scorta di contatti più o meno graditi da parte degli editori che sono lì solo per vendere libri (senza sconti) e incamerare denaro (€), per non dire di tutto quello che si trova sul Web tra nuovo / usato / super-scontato / regalato ecc. Per non parlare poi della fantomatica presenza di certa media e piccola editoria che spesso non si comprende se è presente per promuovere una qualche attività legata alla letteratura e alla cultura più in generale, oppure a cosa? Quando, almeno per alcuni/e, farebbero meglio a produrre erbaggi e alimenti per animali.
In-vece più interessanti sono stati gli incontri (meeting), le convention, la presenza di autori che hanno illustrato le proprie opere e il loro operato scrittorio (molti a proprie spese) talvolta con semplicità e/o l’affabulazione di chi si misura costantemente con la realtà; altre con la prosopopea (vanagloria) di aver superato la soglia della mediocrità. Sarà vero? Solo perché ha scritto uno straccio di libro e fatto qualche apparizione in TV o in qualche trasmissione Radiofonica dicendo la sua pro o contro (V/S) questo o quel politico di turno, tutti destinati, primo o poi al dimenticatoio, quando sarà passata la bufera. Passerà? (Speriamo).
Fatto-accertato è che anche il lavoro dei media come RaiLibri (uno spazio per ogni canale e solo per conoscenza acquisita), Il Libraio, Radiolibri, Lo Scaffale, coi loro verosimili indirizzi e contatti (mai accessibili direttamente) vogliono passare per informatori e mediatori culturali quando invece risultano negoziatori tendenziosi (speculatori) a fini economici-politici con le loro ‘parole in sintonia’ (con chi?); ‘leggiamo insieme’ (a chi?); ‘guida all’uso dello scaffale dei libri’ (ma di chi?), per così dire, quando a scrivere e a pubblicizzare i propri libri sono gli stessi che conducono un programma (più o meno di successo), o che prendono parte a un reality (signori spesso sconosciuti senza arte né parte).
Tutta-via, riprendendo il verso da un noto modo di dire ‘non si può fare di tutta l’erba un fascio’ (scusate la parola che non si dovrebbe neppure pronunciare), c’è sicuramente da fare qualche distinguo, soprattutto se parliamo del ‘Il piacere della lettura’ (laFeltrinelli), come lo intendeva (a suo tempo) Marcel Proust e che qualcuno obietterà che si era nel 1916 e che da allora ‘ne è passata d’acqua sotto i ponti’, un altro modo di dire referente a Roma Ca-(pitale) (ma di che?). Sicuramente di un’Italia che si legge addosso, o che non legge affatto.
Delle-due una, si ma quale? Quella che si perde nella deludente Nuvola di Fuksas diventata per l’occasione della manifestazione libraria ‘piena di smog del falò dei libri da ardere’; oppure quella intelligente (e direi finalmente), della ‘Piccola Biblioteca Di Letteratura Inutile’ ideata e edita da Giovanni Nucci? La scelta non è così scontata se si pensa allo slogan di laFeltrinelli: “I libri raccontano molte più storie di quelle scritte tra le loro pagine”. Bello no? Tant’è che ho pensato a una libreria fatta di soli titoli di copertina (magari bene illustrate) e un interno completamente bianco, dove ogni lettore può leggere (o anche scrivere) ciò che gli pare. Anche perché un siddetto slogan, se pronunciato ad alta voce, ha lo stesso valore dell’inutilità di leggere, o di continuare a leggere.
Ma non è questo il messaggio che voglio qui dare a chi mi legge, (e sembra ormai che siano davvero in molti) piuttosto preferisco citare un forbito articolo che riprendo alla lettera dal blog posted 21/03/2016 di Annamaria Testa in home, idee (sperando nella sua autorizzazione a riprodurlo e che invito tutti a visitare), in cui fa il punto sul significato di leggere:

“LA FATICA DI LEGGERE E IL PIACERE DELLA LETTURA” dal sito di Annamaria Testa.

La fatica di leggere è reale. Per questo il piacere della lettura è una conquista preziosa. Lo è perché leggere arricchisce la vita. E lo è doppiamente proprio perché leggere è anche un’attività del tutto innaturale. I lettori esperti tendono a sottovalutare questo fatto. O se ne dimenticano. Comunicare è naturale. Come ricorda Tullio De Mauro, la capacità di identificare, differenziare e scambiarsi segnali appartiene al nostro patrimonio evolutivo e non è solo umana: la condividiamo con le altre specie viventi, organismi unicellulari compresi.
L’INNATURALE FATICA DI LEGGERE. Leggere, invece non è naturale per niente. Ed è faticoso. La fatica di leggere è sia fisica (i nostri occhi non sono fatti per restare incollati a lungo su una pagina o su uno schermo) sia cognitiva: il cervello riconosce e interpreta una stringa di informazioni visive (le lettere che compongono le parole) e le converte in suoni, e poi nei significati legati a quei suoni.
Poi deve ripescare nella memoria il significato delle singole parole che a quei suoni corrispondono, e a partire da questo deve ricostruire il senso della frasi, e dell’intero testo. Tutto in infinitesime frazioni di secondo, e senza pause. È un’operazione impegnativa, che coinvolge diverse aree cerebrali e diventa meno onerosa e più fluida man mano che si impara a leggere meglio, perché l’occhio si abitua a catturare non più le singole lettere, ma gruppi di lettere (anzi: parti di gruppi di lettere. Indizi a partire dai quali ricostruisce istantaneamente l’intera stringa di testo). Un buon lettore elabora, cioè riconosce, decodifica, connette e comprende tre le 200 e le 400 parole al minuto nella lettura silenziosa.
LA LETTURA SILENZIOSA DI SANT’AMBROGIO. La stessa lettura silenziosa è una conquista recente. Greci e latini leggevano compitando il testo a voce alta, o sussurrando. Quando il giovane Agostino di Ippona va a trovare sant’Ambrogio, che è un gran lettore, resta talmente colpito dal fatto che legga in silenzio da registrarlo, poi, nelle Confessioni: «Nel leggere, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente ne penetrava il concetto, mentre la voce e la lingua riposavano. Sovente, entrando, poiché a nessuno era vietato l’ingresso e non si usava preannunziargli l’arrivo di chicchessia, lo vedemmo leggere tacito, e mai diversamente.»
IMPARARE A LEGGERE. La lettura silenziosa si afferma, secondo gli studiosi, solo nel 1600: appena quattro secoli fa. E la diffusione della reale capacità di leggere è ancora più recente, specie nel nostro paese: nel 1861, anno dell’unità d’Italia, gli analfabeti sono quasi l’80 per cento della popolazione, con punte del 90 per cento e oltre in Sardegna, Calabria e Sicilia. Un’intensa opera di scolarizzazione riduce gli analfabeti totali a meno del 13 per cento della popolazione nel 1951.
TRA DOVERE E VOLER LEGGERE. Ma oggi, e a dirlo è l’Ocse, il 69 per cento degli italiani è ancora sotto il livello minimo di competenza nella lettura necessario per vivere in un paese industrializzato. Se questo è il dato di base, non deve stupire che il 58 per cento degli italiani dai sei anni in su non abbia spontaneamente (cioè non per obbligo scolastico o lavorativo) aperto neanche un libro negli ultimi 12 mesi, manuali di cucina e guide turistiche comprese. Tra saper decifrare un testo semplice, si tratti di un sms o di una lista della spesa, e saper agevolmente leggere e capire un testo di media complessità al ritmo di centinaia di parole al minuto c’è un abisso.
MOTIVARE A LEGGERE. Prima di interrogarsi sulle strategie per colmarlo bisognerebbe, credo, farsi un’altra domanda: che cosa può motivare le persone che leggono poco a leggere di più (e, dunque, a imparare a leggere meglio? In altre parole: che cosa compensa davvero la fatica di leggere? Bene: sapete (ne abbiamo già parlato) che le motivazioni più forti sono quelle interne, o intrinseche (sentirsi bravi, capaci, appagati) Le motivazioni esterne (o estrinseche) come premi e punizioni, voti scolastici compresi, funzionano meno.
LA FATICA DI LEGGERE E IL SUO COMPENSO. C’è, credo, un’unica cosa che può pienamente compensare l’innaturale fatica di leggere, ed è il piacere della lettura: il gusto di lasciarsi catturare (e perfino possedere) da una storia, o il gusto di impadronirsi di un’idea, una prospettiva, una competenza nuova attraverso un testo. È il piacere di sentirsi appagati, o migliori. Ma è un piacere difficile perfino da immaginare finché non lo si sperimenta, arduo da evocare e raccontare (non a caso molte campagne in favore delle lettura lasciano il tempo che trovano. Non tutte, però) e impossibile da imporre.
LEGGERE A VOCE ALTA, AI PICCOLI (E NON SOLO). Per questo, credo, è così tremendamente importante leggere a voce alta ai bambini più piccoli. È l’unico modo per renderli partecipi del piacere della lettura prima ancora di sottoporli alla fatica di leggere. Se sanno qual è la ricompensa e l’hanno già apprezzata, affronteranno più volentieri la fatica. E, leggendo, a poco a poco poi se ne libereranno.
Ho però la sensazione che l’assai sottovalutata lettura a voce alta possa conquistare ai libri anche gli studenti più grandi, e perfino qualche adulto. Ma gli insegnanti e gli addetti ai lavori sono per forza di cose lettori più che esperti, ormai estranei alla fatica di leggere. A loro, l’idea di regalare un po’ del (contagioso!) piacere di leggere a chi non sa sperimentarlo attraverso la lettura ad alta voce può sembrare un’idea strana, antiquata o bizzarra. Eppure a volte le idee antiquate o bizzarre danno risultati al di là delle aspettative. Prometto di tornare a breve sull’argomento.

Leggiamo insieme alcuni commenti:

giacomo 21/03/2016
TORNIAMO AL 1600!
1) Su Radio 3, ogni giorno va in onda il programma ‘Ad alta voce’, durante il quale un attore legge un romanzo o un racconto (adesso stanno trasmettendo i Racconti Ferraresi, di G. Bassani). Non fare scorrere gli occhi su un testo ma aprire le orecchie alla voce di un’altra persona è meraviglioso. Un po’ tornare bambini, un po’ scoprire passo passo (ascoltare richiede più tempo che non leggere) la complessità e la coerenza di un testo. D’altra parte credo che ascoltare letture ad alta voce possa sollecitare curiosità e desideri di letture autonome.
2) C’è poi, dal punto di vista professionale, la necessità di leggere ad alta voce i propri testi prima di congedarli. Su questo AT è tornata in più occasioni, esprimendo pareri totalmente condivisibili.
3) Che ‘il 69 per cento degli italiani è ancora sotto il livello minimo di competenza nella lettura necessario per vivere in un paese industrializzato’ non provoca stupore: basta seguire i quotidiani (anche qui, sempre su Radio 3, alla mattina alle 7,15 c’è la rassegna stampa in cui un giornalista diverso ogni settimana legge le notizie) per rendersene conto… Sigh!!

Margherita 21/03/2016
Il gusto di lasciarsi possedere da una storia, di perdersi, ritrovarsi, identificarsi, arrendersi, bilocarsi, viaggiare nel tempo, provandone contemporaneamente gli effetti fisici. Perchè gli ormoni secreti sono poi gli stessi che produrremmo se i fatti narrati ci succedessero realmente. Trovare nelle storie dei navigatori competenti delle nostre esistenze, ascoltarle per nutrirsi, per connettersi, per trovare risposte, o simulare situazioni di vita senza correrne davvero i rischi. Che meraviglia!
E dato che ognuno di noi vede riflessi di sè nelle storie, desidero prendere queste parole come un augurio speciale. ‘A loro, l’idea di regalare un po’ del (contagioso!) piacere di leggere a chi non sa sperimentarlo attraverso la lettura ad alta voce può sembrare un’idea strana, antiquata o bizzarra. Eppure a volte le idee antiquate o bizzarre danno risultati al di là delle aspettative.’ Perchè Laura e io, ci stiamo spremendo di fatica e gioia per porgere storie e mondi emozionali letti ad alta voce <3 <3 <3 e in questo pezzo ci sentiamo tanto capite.

Magari 22/03/2016
Aggiungo una nota, sempre ricordando trascorsi attoriali: ovvio che un genitore non ha bisogno di grandi studi per leggere una favola ai figli, ma la lettura ad alta voce è una faccenda difficilissima e che richiede competenze per nulla banali! Italo Svevo non si può leggere ad alta voce, non si capisce niente. Pirandello invece scriveva con gli attori e il palcoscenico e il pubblico in mente, si intuiscono intonazioni e sfumature quasi alla prima lettura. In mezzo ci stanno mille gradazioni, ma chi vuole leggere regolarmente davanti a un pubblico dovrebbe studiarsi un po’ di recitazione, soprattutto se il suo scopo è trasmettere il piacere della lettura.

Sara 13/04/2017
Annamaria, seguo un canale di un tipo in gamba su YouTube che usa la videoclip come formato per trattare efficacemente argomenti complicatissimi. Ad un certo punto fa una riflessione: per comprendere c’è bisogno di tempo e fatica. La nostra parte ‘pigra’ del cervello è in realtà quella che interiorizza i concetti. Per farlo, deve spendere un sacco di energie. Il video sembra velocizzare il processo di apprendimento perché riduce i concetti, li scorpora, e li accompagna con immagini e scene che riassumono o scremano le cose più fitte di dettagli. In realtà, si è accorto, non si consolida una nuova conoscenza, si crea soltanto l’illusione di aver capito.
Mi sembra interessante: non c’è modo di usare scorciatoie, proprio come con la palestra. Non a caso si chiamava ginnasio.

IN MOSTRA AL: MAXXI - MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
02 dicembre 2017 - 29 aprile 2018

'Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein' - Galleria 4
a cura di Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano, Andrea Zanini
consulenza scientifica: Giovanni Amelino-Camelia

Spazio-tempo, crisi, confini: un percorso attraverso questi concetti chiave fra loro dipendenti e interconnessi.
Nel 1917 Albert Einstein pubblica un articolo che fonda la cosmologia moderna e trasforma i modelli di cosmo e universo immaginati fino ad allora da scienziati e pensatori, rivoluzionando le categorie di spazio e tempo.
A cento anni da questa pubblicazione il MAXXI dedica una mostra a una delle figure che più ha influenzato il pensiero contemporaneo.
Il progetto è il risultato di una inedita collaborazione del museo con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per la parte scientifica e con l’artista argentino Tomás Saraceno per la parte artistica.
Indagando le connessioni e le profonde analogie tra l’arte e la scienza, Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein racconta gli sviluppi della teoria della relatività nella visione odierna dell’universo e le affascinanti ricadute che essa produce ancora oggi in campo artistico.
Attraverso il coinvolgimento di artisti internazionali, la mostra rende omaggio allo scienziato che ha cambiato radicalmente le nostre conoscenze, la percezione e l’immaginario dell’universo.
Installazioni artistiche e scientifiche immersive, reperti iconici e simulazioni di esperimenti per avvicinarsi all’essenza delle innovazioni scientifiche introdotte da Einstein e svelare le profondità sottese all’Universo conosciuto, ma anche i meccanismi che legano insieme tutti gli uomini nella ricerca della conoscenza, in un processo collettivo nel quale gli artisti e gli scienziati svolgono un ruolo ugualmente significante e fondamentale per la società.

MEDIATORI SCIENTIFICI
Dal martedì al venerdì, dalle 11:00 alle 17:00, e il sabato e la domenica, dalle 11:00 alle 19:00, sono presenti in galleria dei mediatori scientifici per informazioni e approfondimenti sui temi della mostra. Attività a cura dell’impresa sociale Psiquadro.

Pensato come un grande campus per la cultura, il MAXXI è gestito da una Fondazione costituita nel luglio 2009 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e presieduta da Giovanna Melandri. Da dicembre 2013 Hou Hanru è il Direttore Artistico del museo, di cui fanno parte il MAXXI Architettura, diretto da Margherita Guccione, e il MAXXI Arte, diretto da Bartolomeo Pietromarchi.

La programmazione delle attività - mostre, workshop, convegni, laboratori, spettacoli, proiezioni, progetti formativi - rispecchia la vocazione del MAXXI ad essere non solo luogo di conservazione ed esposizione del patrimonio ma anche, e soprattutto, un laboratorio di sperimentazione e innovazione culturale, di studio, ricerca e produzione di contenuti estetici del nostro tempo.
Sede del MAXXI è la grande opera architettonica, dalle forme innovative e spettacolari, progettata da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma.

IL BIGLIETTO D'INGRESSO AL MUSEO CONSENTE LA VISITA ALLE MOSTRE IN CORSO PRESSO IL MUSEO.

MAXXI Architettura
Il MAXXI Architettura è il primo museo nazionale di architettura presente in Italia e il suo radicamento nel contesto culturale e territoriale italiano ne definisce l'identità. Nel Museo di Architettura convivono due anime distinte, quella che procede verso la storicizzazione dell'architettura del XX secolo e quella contemporanea che vuole rispondere agli interrogativi del presente, interpretando le aspettative della società attuale. Museo storico e museo contemporaneo, quindi, in cui passato e attualità si intersecano, adottando di volta in volta le forme e i modi utili a sviluppare un percorso di conoscenza, ad analizzare tendenze e personalità, modelli culturali e comportamenti sociali. Il Museo svolge attività scientifiche e divulgative; tra queste le esposizioni temporanee che offrono ai visitatori opportunità sempre diverse di fruizione e approfondimento: al piano terra, nella Galleria 1, le mostre sul XX secolo, nella Sala Carlo Scarpa le mostre di Fotografia; al primo piano, nella Galleria 2 quelle sull'architettura del XXI secolo. Dal programma culturale discendono le acquisizioni, le attività di produzione e di ricerca promosse direttamente dal museo anche in coproduzione e collaborazione con altre istituzioni.

MAXXI Arte
Il MAXXI Arte è un museo del contemporaneo all'interno di un'architettura fuori dagli schemi, punto di partenza per una nuova pratica museografica che rompe con il passato. Naturalmente orientato alla creatività contemporanea, Il MAXXI Arte vuole essere interprete e portavoce delle sue differenti voci, consapevole che la contemporaneità ha forme diverse, radicate nel XX secolo e talvolta più indietro. Il museo è volto quindi alla promozione dell'arte giovane e alla valorizzazione di quelli che possiamo considerare i suoi maestri, ricerche che hanno mosso i loro passi nel XX secolo ma non per questo non dialogano con il XXI. Con i suoi 13.500 metri quadri di superficie e la sua collezione, il museo di Arte rappresenta, coerentemente all'idea con cui è nato, uno spazio sperimentale che oltre alla sua collezione e all'attività espositiva propone una programmazione culturale multidisciplinare che comprende naturalmente l'arte ma anche il teatro, la danza, la musica, la moda, la grafica, il cinema, la pubblicità.
Una attività, quella del museo, che ben si sposa con la sua struttura a flussi che rende possibile una lettura non condizionata degli spazi e delle opere, un momento unico per il visitatore, invitato a scoprire una contemporaneità – che è anche temporale e spaziale – di eventi, esposizioni, performance.

Seguendo questa vocazione di apertura alla contemporaneità nelle sue diverse forme e nei suoi tempi, il MAXXI Arte ha costruito nel tempo la sua collezione grazie ad acquisti, premi, donazioni e comodati arrivando oggi a circa 300 opere con l’obiettivo di ampliare ancora il suo patrimonio per offrire al proprio pubblico uno sguardo sempre ampio e informato sulla contemporaneità nazionale e internazionale.

Hashtag della mostra
#GravityExhibit

(continua)

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