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Iria Gorran o l’arte della guerra’ nella poesia d’autore

Argomento: Poesia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 04/09/2018 22:54:31

Iria Gorran o ‘l’arte della guerra’ nella poesia d'autore contemporanea – Cierre Grafica / Anterem Edizioni 2018.

 

L’accostamento con l’opera di Sun-Tzu è affatto casuale quanto cercato, per sottolineare la portata di un fare poesia che inscena l’essenza di una tentazione contemporanea: condurre una ‘guerra’ essenzialmente intimistica contro il proprio sé. Questa la cifra elettiva della silloge poetica ‘Corpo di guerra’ di Iria Gorran, in cui la passione competitiva è sempre in bilico tra appagamento e/o perdita mediante l’‘artificio della ‘guerra ’, conflitto questo che si fa scontro duro tra vincitore dominante e il perdente arrendevole, da affrontare con la calma e l’irruenza necessaria …

 

“Ho sempre sentito il corpo come uno scudo / un mezzo lo strumento di difesa / dal mondo – la macchina umana un filtro / con esigenze minime / […] / che la necessità / l’angoscia hanno spinto quasi oltre il limite / ma tutto quello che volevo era / che mi riconducesse – mi portasse a casa”

 

Per quanto si voglia che anche una ‘guerra individuale e personalizzata’ la si faccia per vincerla, altresì essa risulta remissiva di affrancamento e/o riscatto che necessita di continuare a combattere dall’interno, sul campo nemico. Come del resto insegna il ‘fautore di tutte le guerre combattute fin qui', Sun-Tzu: “se non puoi vincere il nemico, allora fallo re”; così facendo “si può sempre vincere senza necessariamente vincere”, poiché “la vittoria si ottiene quando le due parti in lotta, quella superiore e quella inferiore sono animate dallo stesso spirito”…

 

“Atomi dispersi estranei alla configurazione” / “Avevano qui / una vaga idea di questa guerra?”

 

La sottolineatura nel titolo 'arte' è qui utilizzata per meglio evidenziare l’immagine impressa sul fondo di una tela (mettiamo di un corpo materiale) in attesa d’essere riempita di colore, ‘secondo i dettami della propria anima’ e/o secondo il presente-anteriore-infinito che ci siamo preposti fin dall’inizio, qualora riempire gli spazi vuoti divenga sinonimo di volontà: quasi che l’espansione dell’anima nel silenzio della solitudine, similitudine d’assenza e/o di presa coscienza, avalli statue di carne vive per un teatro della fine, in assenza di applausi e tuttavia senza compianto …

 

“Annuvola sulla fuga dei pioppi / in faccia ai girasoli / oppongo un argine fulmineo / al cuore esploso a un altro pomeriggio / la dea delle stagioni il fuoco vivo / sono vapore e cenere / sul lungo sguardo di marmo del nemico”

 

Ciò che accade quando il ‘corpo emozionale’ si tinge di un’inquietudine opaca, o avviene a una mutazione incessante per una guerra annunciata col proprio sé fin troppo differita; allorché l’unica condizione possibile per continuare a vivere è in un rapporto nuovo, diverso, con se stessi, con gli altri e con il mondo intero. Ma è tuttavia una ‘guerra costante’, eppure non definitiva, una levata di scudi per un combattimento ‘corpo a corpo’ contro un nemico invisibile, sempre diverso, che fa uso di spade e lance affilate, onde infierire sull’eventuale perdente senza resa …

 

“..voluta di fumo nella monocromia metallica / s’increspa lo sguardo / segregato nel cielo di Marte / assorbi il mio mistero senza conoscerlo / inscritto nella città di pietra / nel corpo estraneo”

 

Non rimane che - allerta Sun-tzu: “Quando muovi, sii rapido come il vento, maestoso come la foresta, avido come il fuoco, incrollabile come la montagna”, e aggiunge: “Adesca (il nemico) con la prospettiva di un vantaggio, e conquistalo con la confusione; se è solido preparati (a combatterlo); se è forte evitalo, se è collerico mostrati cedevole, se è umile, arrogante. Se è pigro affaticalo, se è compatto disperdilo. Attaccalo quando è impreparato e appari all’improvviso”, l’effetto sorpresa sgomina la paura rimessa, onde vincere è solo un’ultima prerogativa …

 

“Acqua sulle mani / non splenderà / in gocce brillanti / alto l’azzurro si spacca / come una torre crolla / fatto spiraglio / taglia indica la stanza / un piccolo silenzio / passa / l’estate si è appoggiata / alle nostre tende chiuse / e quasi è l’Ora”

 

Oppure ci si arrende e si subiscono le conseguenze sperando nell’indulgenza del vincitore, che non tarderà ad arrivare, spietato e violento che sia, forse sì / forse no, per una remissione di colpe sottratte al giudizio ultimo, contro il proprio sé; onde col passare del tempo si spegneranno le arsure, le istintive voglie, la vanità della giovinezza, l’avidità del potere; l’insana voglia di condurre il proprio ‘corpo di guerra’ sul filo del crinale e rimettere il tutto nel fondo del burrone, per una ‘pace dei sensi’ di una ‘guerra a perdere’ che rende vincitori …

 

“E la meravigliosa morte / come la prima luce / mi assolverà dal non essere / Fiamma / avrei assorbito / l’umidità terrestre / che mi trattiene / nel susseguirsi di cicli / divampare / staccando il respiro di vendetta / non c’è amore in questa vanità / il mondo è stato uno spiraglio”

 

“Si può sempre vincere senza necessariamente vincere”, rammenta Sun-Tzu l’eclettico filosofo della guerra, di quella stessa ‘guerra’ che Iria Gorran in queste pagine conduce in prima persona attraverso una “scrittura d’esistenza che è lingua di forte energia poetica, spezzata dall’esperienza di sé: dal corpo che la porta dentro e dal linguaggio che ne illumina la percezione. […] Il segno fondante è un’incisione dura, un graffio che designa i luoghi di un brusio dentro il silenzio ‘terribile’ che opprime il parlare e rende incerti i suoni (e le parole), mentre la voce spezza la rapidità del ronzio esistenziale continuo, scuro” – scrive Giorgio Bonacini nella sua intensa postfazione al volume …

 

“Calata in questo luogo nel corpo di guerra / esco dalla trincea la mia sommossa fredda / densa la tua paura /.../ al circo di parole sul filo del trucco / non si scioglie / Guardami scorrere non si scusa la mia faccia nuda / in un silenzio di passaggio”

 

Incerto il prosieguo, se Iria Gorran vincerà o no la sua guerra lo scopriremo in futuro con l'avanzare della sua esperienza poetica o se magari ritiene di averla già vinta (e perché no) con la pubblicazione di questa sua ‘Opera Prima’ (*) edita da Anterem Edizioni con le immagini grafiche di Bartolomé Ferrando che, come in nessun altro caso, coglie nella mescolanza di lettere dell’alfabeto il senso intrinseco della fugacità dell’autrice dalle parole; segno indubbio di una sensibilità artistica pregna d’inconsuete voci, come di geroglifici di una lingua estensibile all’infinito.

 

L’autrice: Iria Gorran ha origini croate e formazione classica, un curriculum di tutto rispetto in ambito artistico e teatrale, autrice di testi poetico-filosofici e narrativi: ‘Il corvo e i racconti del mistero di Poe’, la ‘Commedia di Dante’. Risiede per lunghi periodi a Vienna e a Londra, attualmente vive a Torre d’Isola (PV).

 

Note:

(*) Sun-Tzu (544 a.C., 496 a.C.) è stato un generale e filosofo cinese, a lui si attribuisce uno dei più importanti trattati di strategia militare di tutti I tempi: ‘Larte della guerra’ – Mondadori 2003.

(*) ‘Opera Prima’ , collana di poesia e prosa poetica a cura di Flavio Ermini, dedicata ad autori che ancora non hanno pubblicato i loro testi poetici in volume. L’iniziativa, fondata nel 2003 non ha finalità di lucro tanto che i libri non sono destinati alla vendita, ma inviati a università, centri culturali, stampo petica, biblioteche, oltre che a filosofi e a teorici della letteratura e dell’arte. ‘Opera Prima’ si propone di mettere in scena eventi di scrittura che spingono a portarsi più in là degli esiti espressivi, verso il pensiero: quella particolare forma di pensiero che nasce dalla poesia.

 

Contatti:

direzione@anteremedizioni.it   / www.poesia2punto0.com


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