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’Cloud Atlas’ - un puzzle senza sorprese

Argomento: Cinema

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 14/01/2013 08:17:33

CLOUD ATLAS – (L’Atlante delle Nuvole) – genere fantasy
Scritto e diretto da Lana Walchowsi & Tom Tykwer & Andy Wachowski, (creatori della staordinaria saga di Matrix), tratto dal libro ‘cult’ di David Mitchell – Frassinelli 2012.

(Sinossi ufficiale del film)
«Un'epica storia del genere umano nella quale le azioni e le conseguenze delle nostre vite si intrecciano attraverso il passato, il presente e il futuro come una sola anima è trasformata da un assassino in un salvatore e un unico atto di gentilezza si insinua nei secoli sino ad ispirare una rivoluzione »

Spacciato per un film di fantascienza che non è, così come il libro non è da elencarsi in tale categoria, si propone come una sequenza di immagini cartolina sicuramente belle da vedersi, commiste ad altre di scarso interesse antropologico, perché artate, e infiniti e lenti primi piani che ricordano da lontano una certa disciplina Zen. La trama ruota intorno a una visione della storia dell’umanità, probabile quanto impraticabile, suddivisa in temi ricorrenti. Nel film come del resto nel romanzo, questi sono giocati sull’ipotesi del ‘destino’ e la ‘reincarnazione’, sull’esistenza di ‘vite parallele’ e ‘futuribili destinazioni’, legati indissolubilmente (questo il senso del film) attraverso lo spazio e il tempo, attraverso numerosi richiami e citazioni pseudo-filosofiche. Come dire, c’è troppa carne sul fuoco, e la durata del film a lungo andare stanca anche il più volenteroso degli spettatori che, preso dal seguire le sei storie parallele che si alternano e sfumano una nell’altra, come per l’effetto di uno spettacolo di ‘ombre’ cambogiane dove, alla fine dell’intera giornata di tea trazione, si è messi in difficoltà nel seguire lo svolgimento delle trame e ci si sente come dei sopravvissuti. In tutto questo mancano ‘le nuvole’, cioè quella poesia, o se preferite quella liricità, insita nel titolo ‘L’Atlante delle Nuvole’, e nella musica di cui si compone la ‘colonna sonora’ (tecno-classico). Nulla dello ‘straordinario’ annunciato per l’uscita del film, e nulla di più nel messaggio subliminale cui sembra rimandare. Fatto è che mentre nel sequel di Matrix c’èra dato il tempo di ‘gustare’ e ‘digerire’, sequenza dopo sequenza, una certa storicità filmica, che infine era accettata dallo spettatore, in questo concentrato di tre ore, in cui l’impianto narrativo risulta troppo spezzettato e troppo volutamente ‘sensazionalistico’, come appunto un arguto critico ha commentato: “..come se i registi avessero come primario obiettivo quello di stupire lo spettatore piuttosto che di raccontare una storia”. E, alla fine ci si sente colti da problemi di digestione.


Rimane il grandioso tentativo di raccontare l’umanità intera attraverso un film ed è questo quello che fa di ‘Cloud Atlas’ un esercizio visivo e visionario da cineteca, un tormentato viaggio nell’animo umano che se pur mostrato in differenti ere e situazioni rimane sempre uguale (mentre il mondo tutt’attorno cambia), sempre alle prese con lo strenuo tentativo di capire e realizzare le proprie aspirazioni.


Bravi gli interpreti e in generale l’intero cast: da un rigenerato Tom Hanks ad Halle Berry, la coreana Doona Bae, Jim Sturgess, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Hugh Grant, Susan Sarandon, insomma tutti si impegnano a rendere il loro contributo essenziale alla storia ma senza prevaricarla, in modo da rimanere come tessere di un puzzle, uniche nella loro singolarità ma perfettamente integrate in un disegno più ampio. Sicuramente straordinari i truccatori e i parrucchieri, i costumisti e gli scenografi, in quanto agli ‘effetti’, tolte alcune immagini futuribili, il resto è lasciato all’ormai ottimale fotografia.

Così le critiche:

Cloud Atlas’, è uno dei film più brutti usciti recentemente al cinema, ma si badi, il macroscopico handicap dell'opera non risiede tanto nell'effettiva qualità, quanto piuttosto nell'enorme, catastrofica, ciclopica differenza tra le ambizioni contenutistiche e il risultato formale”.


Scopo di questo viaggio spazio-temporale è quello di mostrare in che modo i destini degli uomini siano interconnessi e il modo in cui un'azione compiuta nel passato - benigna o maligna che sia - abbia ripercussioni tangibili e fondamentali nel futuro, sancendo così una sorta di fratellanza solidale tra i componenti del genere umano (e non solo)”.

Per questo motivo il film (e anche il libro, ma con una struttura narrativa diversa) passa attraverso sei storie, ognuna riflettente un genere cinematografico: si va dall'ottocentesco romanzo d'appendice antischiavista, la storia d'amore omosessuale - romanzo di formazione musicale dei primi del Novecento, la spystory ecologista ambientata negli anni 70, la commedia senile contemporanea, la distopia totalitaria del futuro prossimo, e l'action post-apocalittico e misticheggiante del "Dopo la caduta". Un guazzabuglio di ambientazioni, personaggi, situazioni differenti, che, nelle intenzioni dei registi, dovrebbe essere unificato dalla presenza dei medesimi attori nelle varie sezioni (anime peregrine attraverso il fluire del tempo)”.

Vediamo così le innumerevoli trasformazioni di Tom Hanks, Halle Berry, Hugo Weaving, Susan Sarandon e il resto del cast, ovverosia una sfilata di mostruosità ambulanti, grotteschi e ridicoli manichini, resi tali da un trucco e un reparto costumi da far impallidire per incompetenza le peggiori recite scolastiche cui abbiate mai assistito. Sarebbe in fondo un dettaglio da poco, se non fosse che in questo modo qualsiasi approccio empatico a quanto passa sullo schermo scompare all'istante. Non è raro infatti sghignazzare nei momenti di maggiore pathos e chiedersi, durante i titoli di coda in cui vengono mostrate le varie incarnazioni degli attori, come è stato possibile che qualcuno non abbia fermato una simile pazzia”.

Ma un film non è costituito solo dai suoi attori, c'è anche una storia da sviluppare. E la nota dolente della narrazione, infatti, è che ognuna delle sei storie è poco più che lo stereotipo avvizzito, il canovaccio risaputo e stanco del soggetto classico di partenza. Una volta comprese le premesse di partenza sarà molto semplice per lo spettatore, e per nulla appassionante, indovinare come si svilupperà la sezione, nonostante i vari salti di montaggio”.

Sarebbe stato forse meglio sfrondare, guadagnando in compattezza, caratterizzazione dei personaggi (poco più che funzioni narrative) e sviluppo? Nessuno può dirlo con certezza, ma sicuramente ‘Cloud Atlas’ è il primo grande fallimento del nuovo anno cinematografico”.



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