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’Vola vola vola’ - A. Sparagna F. De Gregori

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 14/02/2013 08:46:04

Ambrogio Sparagna & Francesco De Gregori
“Vola vola vola - Canti popolari e canzoni”. Parco della Musica Records 2012.

La produzione culturale comprende processi e prodotti che devono il loro valore economico e sociale principalmente al contenuto simbolico incorporato: si tratta del sistema massmediatico, cioè l’industria culturale musicale, del sistema della produzione artistica confezionata per un pubblico d’élite, e della sempre più ampia gamma delle imprese discografiche, video e televisive grandi e piccole che producono beni d’immagine, occasioni per il tempo libero e l’intrattenimento, servizi di comunicazione che incrementano di contenuto simbolico questa nostra era. Se la cultura di un popolo si misurasse sulle mode musicali e canzonettistiche di passaggio perderebbe ogni particolare significativo, mentre, al contrario la musica popolare non conosce una qualche forma di stasi o di annullamento e di tanto in tanto assistiamo a una ‘rinascita’ erroneamente detta. Perché nella realtà essa persegue invece una certa continuità, seppure, in alcuni casi lenta e difficile a causa della contaminazione appunto di certe mode ‘inflazioniste’ entrate di straforo nella propria evoluzione.
A meno che non venga cancellata dalla faccia della terra insieme al popolo che la rende viva, la cultura musicale popolare prosegue nel suo avanzamento di pari passo con la storia, anzi è la storia stessa, la sua identità sociale e umana del popolo che l’ha prodotta. È un fatto che quando si parla di cultura musicale popolare o ‘tradizionale’ si fa sempre mente locale al passato, mentre invece ci proietta automaticamente in un tempo per così dire ‘estemporaneo’ che, altresì collega la tradizione a una certa attualità che va a integrarsi allo sviluppo musicale e culturale relativamente più vicine. Quella stessa che dà forma alla cultura attuale, ‘vissuta’ all’interno della vita sociale che ci troviamo a spendere. L’uso in voga della rivisitazione, del recupero, chiamiamolo anche del ‘revival’, sottolinea una certa continuità discorsiva con quei valori, mai completamente perduti, che ci permette di poter dire, di possedere una certa cultura nostrana, tipicamente italiana da esportare, sicuramente da trasmettere alle generazioni future.
È nello scoprire il fascino ancestrale della musica nei suoi caratteri originali e popolari che l’infinita ricerca di noi stessi si amplia di nuovi importanti capitoli che vanno ad aggiungersi alla macroscopica storia che andiamo scrivendo. Ne sanno qualcosa i nostri tanti autori e musicisti sempre più impegnati nel recupero di quel ‘mondo interiore’ che ci appartiene, che ancora ci appassiona e che talvolta ci emoziona. Davvero molte sono le ‘opere’ di pregevole fattura sia per i testi, spesso veri e propri componimenti poetici elaborati in musica da Conte, Dalla, De Gregori, De Andrè, Paoli, Endrigo, Ciampi, Ruggeri, Baglioni, Cocciante, ma anche Zucchero, Jovanotti, Nannini, Vasco Rossi e un infinito elenco di altri a noi contemporanei. Sia per gli arrangiamenti e le composizioni di musicisti impegnati come Morricone, Rota, Piovani, Einaudi, Allevi, Sparagna, Fresu, Allulli, conoscitori di quei mondi sonori che spesso ignoriamo, in cui le note si lasciano afferrare nell’alchimia dei sentimenti, anche dei più delicati, i cosiddetti ‘melodici’, o dei più forti ‘rockettari’.
Cantava Edoardo Bennato ‘non sono solo canzonette’, e aveva ragione, perché in effetti esse rappresentano un tassello particolarmente significativo della produzione musico-culturale della nostra epoca, luogo per eccellenza in cui si coniugano ideazione creativa e orientamento culturale, concentrazione poetica e filosofica per imparare a vivere che, sempre più spesso, fungono da ‘colonna sonora’ di sentimenti condivisi, di momenti felici o amari, l’inizio e la fine di amori, di ‘spinte’ di credulità e di speranza per i nostri cuori. Insomma, non dovremmo smettere di considerarle il nostro pane quotidiano, cultura per pochi e cultura per molti, che rendono la vita meno arida e, sopra le righe, anzi ‘sopra le note’, qualche volta ci permettono di sopravvivere alle brutture della vita, la guerra, la morte ecc.

Ma non voglio fare qui un elenco delle cose peggiori, voglio invece parlare di ‘opere’ forse trascurate dal grande pubblico ma, non per questo, meno rilevanti e apprezzabili di tante altre e, guarda caso, frutto di ‘operazioni’ culturali e musicali che più danno lustro a chi le organizza e a chi, come me, talvolta le apprezza dal ‘vivo’ di un concerto tenuto in un teatro o di manifestazioni e spettacoli appunto ‘popolari’ nelle piazze di questa nostra Italia sempre meno apprezzata e di quella musica ‘nostrana’ ancor più bistrattata.
Risale appena all’anno scorso l’uscita di un album ‘straordinario’ registrato (in parte) ‘dal vivo’’ al Parco della Musica di Roma, che ha visto Ambrogio Sparagna dirigere l’Orchestra Popolare Italiana e il Coro Popolare durante il concerto che ha visto la partecipazione straordinaria di Francesco De Gregori e di alcuni ospiti di rilievo come Maria Nazionale e il gruppo vocale Amarcanto. In tutto, cento a dir poco, tra musicisti, cantanti, corali in scena, dove la musica e il canto non era soltanto di contorno a un avvenimento, bensì ha visto la presenza partecipata del numeroso pubblico presente. Gli autori Ambrogio e Francesco inoltre si sono rivelati per quel che in realtà sono, artigiani e prosecutori di una tradizione di qualità, creativa e investigativa di nuovi apporti letterari, del resto mai venuta meno nella storia dei due compositori, la cui collaborazione, iniziata già nel 1996 al Teatro Alighieri di Ravenna con la ‘favola’ musicale “La via dei Romei” (oggi un disco edito da BMG) per orchestra e coro polifonico ideata e musicata da Sparagna, che appunto ha visto la partecipazione di Francesco De Gregori nella parte del ‘Cantastorie’, di Lucilla Galeazzi in ‘Chiarastella’ e quella di Gianni Iacobacci nel ‘Narratore’.

Ma è la musicalità degli strumenti tradizionali mixati con quelli elettrificati attualmente utilizzati in studio che la grande conoscenza di Sparagna in senso compositivo e negli arrangiamenti si fa avanti con enfatica superiorità nella vasta schiera di musicisti oggi impegnati a far musica. Il suo ‘accordéon’, versione francese della fisarmonica che a differenza di questa ha la tastiera costituita da bottoni e non da tasti (vedi pianoforte), è qui tradizionalmente usato come strumento di accompagnamento alla danza popolare, che possiamo apprezzare soprattutto in finale del brano intitolato ‘Piovere e non piovere’ ripreso dal folclore. Una sorta di ‘pizzica’ travolgente e chiassosa, sostenuta da un ritmo incalzante e ‘magicamente’ trascinante, in cui il coro ‘popolare’ restituisce la dimensione esatta dell’avvenimento cui ho fatto riferimento. Non meno nella strepitosa ‘Volavola’ di Francesco che ci regala una delle sue più belle ‘poesie’ dopo le tante: ‘La donna cannone’, ‘Buonanotte Fiorellino’, ‘Rimmel’ , ‘Alice’, ‘Generale’, ‘La Storia’, ‘Viva l’Italia’, ‘ Scacchi e Tarocchi’ e se proprio volete … aggiungetene voi che mi leggete. Non va inoltre sottovaluta l’importanza di un’altra collaborazione di Francesco De Gregori con Giovanna Marini e con il Coro e Banda della Scuola di Musica Popolare di Testaccio diretti da Silverio Cortesi per la Caravan che ha prodotto l’album “Il fischio del Vapore”, in cui vengono riproposti canti assai frequentati, qui nella loro versione ‘originaria’ che forse pochi conoscono.
Tuttavia, mentre di Francesco da sempre parlano le cronache musicali come cantautore 'cult', ultimo 'mito' di una certa canzone italiana, non da meno è l'importanza che voglio riservare ad Ambrogio Sparagna, cresciuto nel solco della tradizione musicale popolare (coltivata da entrambi i genitori nel Paese d'origine), ha frequentato corsi di Etnomusicologia presso l'Università di Roma, partecipando, assieme a Diego Carpitella, a diverse campagne di rilevamento della musica popolare italiana, tese a registrarne il ricco patrimonio, catalogarlo, studiarlo e conservarne la memoria e la vitalità, anche attraverso la riedizione e rielaborazione degli strumenti e dei temi tradizionali. A sua volta interprete di questo genere musicale, si è dedicato attivamente alla sua promozione a partire dal 1976, fondando a Roma la prima scuola italiana di musica popolare contadina, aperta presso il Circolo Gianni Bosio. In tale ambito, nel 1984 ha dato vita a un proprio gruppo, la Bosio Big Band, basata su un originale complesso di organetti, strumenti tipici della musica popolare. Autore inoltre di numerosi saggi e pubblicazioni sulla musica popolare, protagonista di una ricca attività concertistica di respiro internazionale realizzata periodicamente in numerosi paesi europei ed extraeuropei.
Virtuoso dell'organetto, si distingue anche per il suo significativo impegno nella didattica della musica popolare italiana.

Tra le sue collaborazioni si ricordano tra gli altri, con Angelo Branduardi, Lucio Dalla, Teresa De Sio, Nino D'Angelo e Giovanni Lindo Ferretti. Risale al 1988 la sua prima "opera folk" organizzata attorno al tema di una favola, “Trillillì, Storie di magici organetti e altre meraviglie”. A questa prima opera ne segue una seconda, “Giofà il servo del Re” (1992) e la cantata “Voci all'aria”, prodotta per RAI Radio Tre. Nel 1995 Sparagna pubblica l'album “Invito”. La consacrazione a livello nazionale dell'artista arriva nel 1996, quando la sua nuova opera, “La via dei Romei”, con Francesco De Gregori, ottiene un ampio successo al Grand Prix Italia '96. Nel 1997 collabora a propria volta come musicista con De Gregori, figurando tra gli esecutori del doppio album del cantautore romano, “La valigia dell'attore”. Nel 1998, in occasione del bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi, Sparagna compose Un canto s'udia pe' li sentieri: la cantata fu trasmessa in diretta dalla RAI nell'ambito delle celebrazioni leopardiane; nello stesso anno collabora con Claudio Lolli, suonando nell'album “Viaggio in Italia”.
Nel 1999 compone le musiche per “Sono tutti più bravi di me”, un musical promosso dall'Accademia della Canzone di Sanremo e diretto da Emanuela Giordano. Nell'ambito del Festival Musicorum Tempora di Villa Adriana, mette in scena “La serva padrona” di Giovanni Battista Pergolesi; tra gli interpreti Lello Arena, nel ruolo di Vespone. In occasione del Giubileo del 2000, Sparagna ha composto una "Messa popolare" per soli, coro, assemblea, orchestra d'archi e strumenti popolari (rappresentata a Ravenna e a Roma in S. Ignazio) e pubblica un album: “L'avvenuta profezia, Viaggio nelle Pastorali e nei repertori del Natale”. L'anno successivo si esibisce con la Bosio Big Band presso la Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale per i Concerti di Radio Tre (aprile 2001) e pubblica l'album “Vorrei Ballare”. A dicembre va in scena una sua "sacra rappresentazione", “Voi ch'amate”, per attori, soli, coro e orchestra di strumenti popolari.
Nel 2002, con Giovanni Lindo Ferretti, compone “Attaranta. Tradizione/Tradimento”. Durante il 2003 compone “Passaggio alla città”, una cantata originale con testi di Rocco Scotellaro e con il patrocinio della Regione Basilicata. Nell'inverno dello stesso anno torna a collaborare con Giovanni Lindo Ferretti componendo un oratorio sacro, “Litania” presentato in diretta radiofonica alla Cappella Paolina del Quirinale e poi pubblicato. Allo stesso tempo pubblica il decimo album, “Ambrogio Sparagna”, nel quale interpreta il ruolo per lui inedito di cantastorie. Nel 2004, ancora in collaborazione con Giovanni Lindo Ferretti, ha pubblicato l'album “Litania” che propone, accanto a preghiere tradizionali, frammenti del repertorio dei CCCP e dei CSI.
Nel 2004 prende parte alla “Notte della Taranta”, il grande evento di musica popolare salentina (Pizzica) come direttore dell'orchestra nata anche grazie al suo contributo: l'Orchestra Popolare La Notte della Taranta. La sua partecipazione a questo evento si ripete anche negli anni 2005 e 2006 con grande impegno del maestro che ha dichiarato di essere stato più tempo nel Salento che nella sua residenza. Accompagna Nino D'Angelo all'organetto come ospite nel brano “Jammo jà” durante la terza serata del Festival di Sanremo 2010. Nel 2012 inizia un sodalizio musicale con il cantautore Francesco De Gregori, che lo porta in giro per le piazze d'Italia con lo spettacolo "Vola, vola, vola".

 

"In tournée con De Gregori canto la poesia popolare – ha detto Ambrogio Sparagna - L'interesse del pubblico agli strumenti della tradizione è un messaggio: riscopriamo le nostre radici, nonostante siano in crisi”. Riporto qui alcune risposte della lunga intervista rilasciata da Sparagna a Micaela Osella:
Come è nata questa idea?
"Mi sono sempre occupato di canti popolari. Negli ultimi cinque anni ho maturato la consapevolezza che fosse interessante valorizzare il patrimonio musicale italiano. L’incontro con De Gregori ha trovato completezza, in tutto questo. Abbiamo riempito le sue canzoni con suoni meno conosciuti. Rielaborarli con strumenti come la ghironda, la ciaramella, la fisarmonica, il clarinetto, il violino a tromba, che raccontano la storia del nostro paese, gli ha conferito una nuova originalità".

Il rischio era che tutto questo finisse nel dimenticatoio?

"Esiste una matrice colta alla base della nostra poesia popolare, che neanche i contadini - nonostante fossero analfabeti - volevano andasse dispersa. A quella poesia oggi la musica dà tono e sostegno; la tramanda".

Ed ecco alcune delle canzoni/poesia che corredano l’album “Volo vola vola”:

“Volavola” di F. De Gregori (Parco della Musica Records)

Vola il pavone e vola il cardellino
Se vai cercando un sassolino d’oro
Vedi che nel mio cuore c’è n’è uno
Che se lo trovi non ti pare vero

E vola vola vola vola vola vola
Solo per un’ora per un’ora sola
E vola come le parole e le sciocchezze
E vola come i baci e le carezze

Se risalisse il fiume alla foresta
Se ritornasse l’acqua alla montagna
Se rivenisse l’ora della festa
Sarebbe ancora grano la farina
Se si tenesse il mare in una cesta

E vola vola vola vola vola vola
Solo per un’ora per un’ora sola
E vola come le parole e le sciocchezze
E vola come i baci e le carezze

“Vorrei ballare” di A. Sparagna (Finisterre Records)

Vorrei ballare per tutta una notte
Su una terrazza della costiera
Piena di gente che canta alla vita
Ricca di fiori profumi e limoni
Cento canzoni e cento tamburi
Per ritardare l’arrivo del sole
Così aspettare che il giorno ci prenda
Portandoci dentro a mille rumori
...
Sogno una notte che mai tornerà
Sogno una festa passata lontano da questa città
Piena di archi di luce stordita da mille sapori
Di terra di mare e sudore
D’incenso di fuoco di mirto e ginestra
...
E ritornare per un momento
Verso i terreni che portano vino
In quelle vie di dolce collina
Provare a gustare il segreto dell’oro
E poi ancora una volta cercare
Le strade dei boschi dei frutti spinosi
Seguire i passi di un forte cinghiale
Primo a scoprire i ricci caduti
...
Sogno una notte che mai tornerà …
...
Lungo sentieri di pietra appuntita
Fare corone di origano e salvia
Ed aspettare il riposo del forno
Con l’olio verde il pane caldo mangiare
E nel girare e rincorrere il tempo
Il suono del vento d’un tratto sentire
Che fa armonia con cento campane
Di pecore capre e cani guardiani
...
Sogno una vita che non ha più età
E già finita ormai non tornerà
Volti scavati da grandi fatiche
Cuori donati senza farsi vedere.


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