Il mio è un canto malinconico
di note stridenti a volte
dove l’amore naviga tempeste
e il pensiero è silenzioso germoglio
sotto il candore immacolato dei campi.
Non voglio orme selvagge
impronte lasciate per dispetto
a cancellare il non detto,
nessuna ipocrisia nessun gesto
perché si pretenda ch’io capisca l’incomprensibile.
Nessuna meraviglia.
La mente è incredibile
si barrica dietro muraglie
per piangere in solitudine,
non per combattere.
Non per chiedere clemenza
ad una ruota avversa
o per negare i pericoli scansati.
La mente è una cripta segreta
preserva le sue perle persino dalla luce.
Perché la luce è per pochi
per quelli che non temono visioni
per chi sa stare anche in compagnia delle ombre.
La mente è una scrittura indecifrabile
ama le sue ferite.
Ci sono cose che non attraversi.
Tra fuoco o gelo c’è un ago
a misurarne il passo
ci sono silenzi aridi
silenzi prematuri.
Silenzi sapienti
che muoiono sulla punta
arrotondata delle scarpe
prima che possano lamentarsi
d’un altro passo avanti.
È che le parole ora sono terminate.
C’è amaro in bocca
ma basta riprendere fiato
perché gli occhi vedano
l’abisso a pochi passi.
La gerla è vuota
il piede stanco
di percorrere ripide e sentieri,
il viaggio infinito,
ogni meta un travaglio sterile.
La mente è un mendicante di sogni
tra contraddizioni ed esili fili d’erba
Gemme? Fiori?
Farfalle nel dispiego dei loro petali?
La casa è mia nemica, mia e della mia mente.
E nulla più m’ assomiglia
Nulla più mi è casa.
C’è un luogo che frequento
quasi per vocazione,
un riparo dall’inverno.
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