Pubblicato il 06/02/2026 19:17:49
Mi piaci in quella maniera che ti fa arrossire le guance, mi piaci quando vomiti fiori, quando mi calunni, mi piaci quando non vuoi salutarmi.
Di te non cambierei nemmeno l'antipatia che hai per me, non cambierei i tuoi sguardi astiosi, i commenti acidi, non cambierei quel che fingo di non sentire, quel che fingi di non essere.
Se tu fossi una fabbrica, produrresti antibiotici e veleno, pane e bombe a mano, puliresti l'aria inquinando l'acqua. Duemila cassintegrati.
Mi piaci in quel modo che fa arrossire le guance, che fa arrabbiare, mi piaci nel modo in cui uno può amare il suo lavoro: lo stress di prenderti dai fianchi.
Mi piace come il tuo sorriso sappia trasformare lacrime in vino, un piatto buono in uno cattivo, mi piaci come un orizzonte vuoto in un giorno di nebbia, la nevralgia, un vecchio indirizzo in cui abitavo.
Non siamo che granelli di sabbia in clessidre troppo piccole, cui importa solo il cadere del tempo nel fluire dei sogni in un mare di nulla, al crepuscolo dello sperare, volendo essere Vivi ad ogni costo; è così che mi piaci: con disperazione e follia, con felicità e dolore in un mondo che non mi appartiene.
E il modo in cui mi tocchi...
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