Pubblicato il 19/10/2010 21:53:07
Luomo giaceva supino sul freddo impiantito della piccola caverna immersa nel buio totale. Lunica entrata era sbarrata da un grosso macigno e non vi erano altre fonti di possibile luce, nessuna finestra n uno sfiatatoio che immettesse aria dallesterno. Luomo giaceva esanime in quella posizione gi da molte ore. Era alto pi della norma, quasi un gigante, aveva capelli lunghi sciolti e il corpo martoriato da profonde e numerose ferite. La schiena, poi, portava i segni di una lacerante flagellazione. La punizione che aveva subito, secondo le usanze del posto, era stata dolorosa e di indicibile sofferenza. Esternamente alla caverna laria notturna era fredda e umida, senza vento e quasi senza luna, sembrava immersa in un cupo silenzio, anche gli animali notturni tacevano come soggiogati e atterriti di far sentire la propria voce. Allinterno laria si era fatta stantia e pesante e ancora non era sfumato lodore acre delle lampade a olio spente molte ore prima e il silenzio, gi cupo e innaturale dellesterno, ora appariva ancor pi opprimente. Sebbene la temperatura non fosse del tutto invernale tutta la fauna e gli insetti che popolano la notte sembravano essersi volatilizzati quasi a presagire un incombente evento. Nella caverna lunica presenza era rappresentata dalluomo che giaceva immobile e privo di vitalit disteso orizzontalmente sullimpiantito a secco posizionato sulla naturale levigatura della roccia. Come da migliaia di cateratte improvvisamente apertesi laria inond i polmoni delluomo ridandogli la vitalit perduta. Con essa il sangue riprese a circolare impetuosamente e pochi istanti dopo anche la mente si risvegli. Luomo, come colpito sul viso da un getto di acqua ghiacciata apr gli occhi trovandosi ancora immerso nel buio. Ingoiando aria a pieni polmoni tent invano di muovere il corpo, imprigionato nel sudario che lo copriva interamente davanti e dietro per tutta la sua lunghezza dalla testa ai piedi. Inoltre larghe fasce esterne girando intorno al corpo lo avvolgevano strettamente impedendogli qualsiasi movimento. Preso da istintivo terrore, divincolandosi invano, luomo lanci un urlo agghiacciante che riuscendo a oltrepassare le pareti della grotta, bench attutito, si sparse nei dintorni squarciando, unico segno vitale, il silenzio della notte. Con gli occhi sbarrati, per alcuni interminabili secondi, la mente delluomo si perse nel nulla mentre i polmoni inspiravano ed espiravano aria a ritmo frenetico. Il terrore, comunque, dur solo pochi secondi, una luce bianchissima si sprigion da ogni millimetro del suo corpo e irradiandosi in ogni direzione. Un istante dopo luomo si ritrov ritto e tremante al centro della grotta. Un freddo intenso lo pervase, si strinse in s avvolgendosi nelle proprie braccia, cerc di rannicchiarsi poi lo sguardo gli cadde su dei logori cenci abbandonati in un angolo. Febbrilmente li raccolse e li indoss. Infine si guard intorno pi attentamente per capire dove si trovasse. Prima la vita ora la coscienza, ovvero la consapevolezza di sapere dove fosse, come ci fosse arrivato, quando e perch. Chiuse gli occhi rilassato mentre anche il respiro si normalizzava. Ora sapeva tutto quel che cera da sapere. Sapeva di trovarsi in una tomba, dopo la crocifissione la madre e le altre donne avevano liberato il corpo dalla croce, avevano faticato non poco ad estrarre i chiodi incurvati dai colpi, poi lo avevano lavato ed unto ed infine disteso nel sudario e avvolto nelle fasce, completamente, come si usava fare per i lebbrosi e gli appestati. Quindi, cos sistemato per evitare che il corpo venisse fatto oggetto di ignobile accanimento da parte dei suoi nemici, era stato trasportato nella tomba di Arimatea, uno dei pi autorevoli dei suoi seguaci. S, ora sapeva tutto, ogni senso era rinato, vigile e cosciente, guard il sudario e le fasce che lo avevano avvolto, distese per terra svuotati del suo corpo, li lasci doverano. Con gli occhi della mente vide i due soldati romani messi a guardia della tomba che dormivano profondamente, poi si avvi verso lentrata ostruita dal masso rotondo. Allung il braccio e questi rotol di fianco liberando lingresso, laria umida e fredda della notte invase la grotta ed anche i suoi polmoni producendogli brividi liberatori. Sul punto di varcare la soglia rivolse un ultimo sguardo ai panni mortuari, apr le braccia e vide i fori dei chiodi sulle mani e poi, chinandosi, sui piedi, apr la logora tunica e osserv lintero suo corpo con il segno lasciato dalla lancia nel costato. Con una mano sfior la fronte, toccando anche l altre piccole croste di cicatrici. Rivisse allora ogni minuto dal momento della sua cattura, ai patimenti subiti, le frustate, la corona di spine, il lungo e doloroso calvario, la crocifissione, la lunga e straziante agonia, infine la morte. Deglut profondamente poi alz lo sguardo al cielo esclamando: Mai pi! Padre mio, mai pi! Rilasci un ultimo brivido, poi, non pi uomo, il figlio del Signore, varc quella soglia.
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