1
Gli oggetti si toccano da fermi
non perché deciso da loro, ma poggiati
non dicono i pesi che lascerò
alla polvere, quindi grazie.
Giocano, sembra, alle belle statuine
o siamo noi troppo seri
da non vederne i passi regolato
l’ingombro a mente fresca.
2
Le cose, qualsiasi cosa, dall’uscio di casa
alla domenica, stanno sorprese,
lontane tra di loro. Di colpo avvertite
dall’ordine ricomponeteci! Per ciò,
con gesti simultanei, con tiritele silenziose,
si accaparrano il diritto di chiamarci,
di ripetere la lezione a memoria. Le cose,
tutte, non esplodono di gioia: sono contenute.
3
Le cose esigono occhi, dita, incremento
di busti: tutte costate.
Come crea differenza quel loro
urlato riapparire dalla contumacia.
Le cose. Le cose. Scaglie esemplari
che ebbero senso tra cose lasciate
in tempo. Pieghe apparenti sui comò,
sistemate di rado. Hanno odore
di note, talvolta, cariche di titoli
stucchevoli. Affrontano il peso
dei frontespizi in quel gesto di spalle
che scrolla nomi uno alla volta
inanimato.
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