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VATICANO ... ’Habemus Papam!’

Argomento: Religione

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 15/03/2013 09:38:17

VATICANO … CHI COMANDA?
Habemus Papam!

Jorge Mario Bergoglio: "Quando camminiamo senza la croce, siamo mondani. Siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore".

La prima omelia di papa Francesco, giovedì 14 marzo, nella Cappella Sistina con i cardinali che l'hanno eletto, ai quali ha anche raccomandato di chiedere scusa a Dio per quello che hanno fatto.

“Quindi, la digressione di S.S. Benedetto XVI avanza una 'uguaglianza' con il comune mortale che - a mio parere - non può e non deve prestare il fianco, pena la decadenza dei fedeli verso il riconoscimento di un Capo Spirituale alla guida della Chiesa che, invece, dovrebbe essere 'a divinis', come sempre si è creduto fino ai nostri giorni. E' dunque un atto, per quanto rispettabile, non condivisibile in seno ai credenti, che potrebbe creare (e sicuramente creerà) un defoult del potere della Chiesa di Roma, già in seria difficoltà. Ciò malgrado il Santo Padre Benedetto XVI abbia più volte affermato che non si abbandona la 'barca' quando sta affondando. Di certo è questo un atto maldestro che non resterà senza conseguenze”.


Ricordate? C’eravamo lasciati con queste parole e qualcuno di voi aveva sollevato qualche incertezza e qualche commento discordante. Ma quel ‘chi comanda?’ lasciato in sospeso, aveva una sua ragione d’essere, perché infine la risposta è arrivata con l’elezione in tempi rapidi del nuovo Pontefice di Roma S.S. Francesco, alias Jorge Mario Bergoglio del quale personalmente mi dico soddisfatto per molte ragioni di cui in primis il suo non essere un cardinale proposto dalla Curia Romana, quindi com’egli stesso ha affermato, proveniente da ‘quasi alla fine del mondo’ riferito al subcontinente sudamericano. Lo stesso nome che ha scelto ‘Francesco’ ci dice (e ci avverte) ch’è giunto il tempo di un ridimensionamento dello sfolgorio luccicante della Chiesa in tutti i sensi, a cominciare da un certo rigore ecclesiale che sembra smarrito nei meandri della modernità e che và recuperato, ne vale la credibilità stessa della missione cristiana e cattolica della Chiesa di Roma, e di cui soprattutto i fedeli sentono il bisogno.
Non necessariamente un ritorno alle origini, tuttavia il sentirsi uomo fra gli uomini, il richiamo all’uguaglianza, alla sobrietà dei costumi, alla missione pastorale della fede, alla necessità di essere illuminato nel proprio cammino dalla preghiera e dal sostegno dei credenti è insieme un atto di ‘umiltà’ grandioso, che ci sorprende in una così alta autorità di uno stato e di una diocesi come quella di Roma, quasi avessimo dimenticata l’esistenza di questa parola. L’invito alla preghiera, quell’attimo di silenzio straordinario e immenso che ci ha lasciato tutti commossi e sorpresi tanto è stato intenso, ci ha infine ricondotti a quell’eternità della morte che non dobbiamo temere ma abbracciare insieme con la croce di Cristo.
Benvenuto dunque di qua del grande mare oceano al messaggero di fede cristiana, venuto a ricordarci chi siamo, da dove siamo partiti e dove infine siamo chiamati a tornare, affinché non ci si dimentichi delle radici, dei porti da cui siamo salpati per questa nostra avventura umana. Allo steso modo ricordandoci di tutti coloro che abbiamo lasciato indietro, oltre ai nostri avi, ai nostri figli e fratelli in giro per il mondo, ai nostri vicini che dobbiamo accogliere in comunione e condividere con essi ciò che abbiamo e che loro non hanno, ciò che, dobbiamo ricordarcelo, non è mai stato nostro e che lasceremo qua, su questa terra, perché nulla è dato all’anima di tutto ciò che è superfluo.
La politica dello Stato Vaticano per il momento passa in secondo ordine, non perché non ci riguardi, bensì perché vogliamo vedere se sulla scia di San Francesco assisteremo a ‘fatti’ rivoluzionari pari a quelli che ne hanno decretato la sua santità e che, lo spero vivamente, ci faranno ricredere sulla missione stessa della Chiesa. Fatto è che la svolta c’è stata ed è eclatante. Non è affatto un caso che Papa Francesco, appartenga a una delle più antiche istituzioni del mondo, quella della Compagnia di Gesù i cui  ordinati sono particolarmente impegnati nelle missioni e nell'educazione. Va qui ricordato che i Gesuiti osservano il ‘voto’ di totale obbedienza al Papa di Roma e all’osservanza di una disciplina ferrea talvolta ‘inqiuetante’, ciò a dire che l’osservanza delle ‘regole’ sarà al primo posto nella conduzione del pontificato di S. S. Francesco.
Questo a ribadire che i poteri ‘forti’ sono scesi in campo e ‘..chi comanda’ ha la possibilità di legiferare 'pro' certe tendenze liberaliste ed evoluzioniste o, diversamente 'contro' ogni innovazione che distolga o addirittura sconvolga le leggi fondamentali della Chiesa dal suo mandato originario, cioè quello dei padri fondatori la sua costituzione. Staremo a vedere, i presupposti sembrano dare l’indicazione di un maggior rigore che tuttavia non ci dispiace. Fatto è che in un momento così difficile la Chiesa, logorata dagli scandali e dalla crisi finanziaria, vuole tirare su la testa e recuperare quella credibilità che l’ha fatta grande agli occhi del mondo. Il ‘credito’ e le ‘menti’ certo non le mancano e la ‘visione investigativa’ d’inizio ha già dato i primi risultati previsti, con una operazione di marketing a dir poco prestigiosa, nel momento in cui lo ‘sfascio’ dello stato italiano la sta travolgendo.
Tra i ministeri ai quali fin dall’inizio, dal suo fondatore Sant Ignazio di Loyola, i Gesuiti devono attendere, insieme alla catechesi, alla predicazione, alle lezioni sacre e al servizio della parola di Dio, la Formula del 1550 cita la "consolazione spirituale dei credenti, con l'ascoltarne le confessioni e con l'amministrazione degli altri sacramenti". Che dire, speriamo che un poco di quella consolazione arrivi fino a noi, diseredati da una crisi giunta inopportuna, ma grazie alla quale è venuto a galla ‘ciò che siamo’ (tutto il marcio che c'è in noi), pur se abbiamo mantenuta intatta la speranza di ‘ciò che vorremmo essere’.


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