Isolato senza quartiere
il ricordo batte dove la mente duole
e suole esporsi al contagio della stasi
fintanto che l’azione continua.
L’azione non si inventa, è connaturata,
come fosse che dentro il mallo la linfa
non sorga ma stazioni prima del moto
perpetuo e imprevedibile: l’ignoto
ci tocca in quanto gli crediamo.
A tensione, umano della pasta dei coralli:
niente ferma i cicli e ogni rotazione
deturpa i resti.
Non siamo ruderi e nemmeno scheletri,
ci evolveremo in terra,
nella miglior parte liquidati in sede.
Eppure, costruiamo artifici
che non fanno volare l’ape
tra le nocche del panorama
mentre noi teniamo in palmo
i cieli con scie che nessun alato lascia.
Astuzie tecniche a saggio di evoluzioni
dal tempo dei bassifondi del cosmo.
Qui tutto vale solo al livello del mare:
mio figlio è una navicella, appena al varo
ma già troppo in onda.
Cerca il tono alto del mitico nocchiero
o lo devasterà il naufragio in un corpo proibito?
Cerca, ma non trova. Comunque cerca.
Ed è questo verbo che è padre di noi!
La lingua è il sentiero più battuto
dalla menzogna che asfalta il vero
e sonora si sente la zoppia incurabile
che passa davanti. Detta fretta.
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