Riconosco le voci,
ogni voce, qua qua
miao bau pio pio,
i suoni acuti gravi inutili
vuoti bui o nebulosi,
i rumori di sole appendici,
i misfatti sul pelo dell'acqua
il senso inesistente
il moto visibile appena,
il moto da fermi,
logorio d'una mattonella.
Riconosco le voci,
stridule pesanti d'oltretomba
le voci che non sanno di nulla
e so i loro visi a memoria
le lingue biforcute
le punte corrose
la pelle graffiata dal trucco,
ripassato ad oltranza,
e so dei loro piedi vaganti
del posto vacante che attende
in eterno, delle mine a cerchio
nel perimetro breve dei passi,
delle mani che prudono
mentre ancora sferrano schiaffi,
simulando carezze.
Riconosco le voci nel coro
e fuori, ululanti nel fondo di vicoli
ciechi cattivi, riconosco le stridule note
e le sotterro, una ad una, con cura
e sopra le voci poso un mattone
e sopra il mattone un cuscino, forse,
vedremo, ma di certo...
due natiche bianche
che finalmente riposano
dopo le mille fatiche del giorno.
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