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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

’Spazio Espanso’ di Roberto Maggiani

Argomento: Poesia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 14/05/2013 00:10:00


Roberto Maggiani: ‘Spazio espanso’, una sola lingua tanti linguaggi.

Con l’avvento di una maggiore presenza tecnologica nell’informazione, si è vista accrescere una maggiore attenzione verso il fenomeno della comunicazione nel suo insieme e nella diversità delle sue applicazioni. In molti casi, alla ‘conoscenza’ precostituita, definita 'concettuale' (radio, carta stampata, libro cartaceo ecc.), si è andata sostituendo una nuova gamma di 'linguaggi visivi' (visual language, visual art ecc.), che hanno dato avvio a unità di riferimento più avanzate (web, inernet, i-pod, android). E che, in breve, stanno soppiantando nell'ambito dell'informazione e della conoscenza tradizionali, quella ch'era stata fin qui la proposta socio-storico-linguistica, nonché formativo-educazionale di riferimento, che includeva i 'linguaggi non verbali' più diversificati (gestualità del corpo, graffiti rupestri, geroglifici, sabbie colorate ecc.), e le diverse forme di oralità, canto, poesia e narrativa:

 

“È spazio espanso intorno a noi / e agli ovunque-punti equivalenti / che dilatano in esistenza”.

Nel concetto innovativo dell’odierna ‘comunicazione’, sia in ambito della ricerca applicata alla scienza matematica e alle nuove tecnologie; sia nello specifico della ‘conoscenza evolutiva’ cui tendono i linguaggi interpretativi dell’informazione ecc., un tale ampliamento e spostamento di interessi non è casuale, bensì deriva, in massima parte, dalla presa di coscienza critica dei dati di una realtà socioculturale che è andata sempre più evolvendosi in misura consistente e a un ritmo così veloce che è impossibile non tenerne conto:

“Nel vuoto quantistico oscilla a un passo dal reale…”

Anche per questo, un nuovo approccio al fenomeno comunicativo si rende più che mai necessario se vogliamo interpretare la contestualità scrittoreo-poetica-filosofica del lavoro di Roberto Maggiani, quale egli ha espressa nell’e-book “Spazio espanso” edito da larecherche.it, sì da riconoscergli l’aver egli, con fare innovativo, innescato ‘in una sola lingua molti linguaggi’, in cui:

“L’intelligenza si espande nello spazio del mondo / come un raggio di luce lo evidenzia / ma non lo comprende”. In cui: “La vita è materia / con dentro un pensiero: / si osserva e cura sé stessa /–materia che mangia materia – /si organizza e spera”.

Ancor più se si vuole dare risposte plausibili alle domande che sempre più spesso ci vengono rivolte: “dove sta andando la scrittura?”; “dove si sta conducendo la poesia?”, alle quali se ne aggiunge un’altra: “quali altri muri ci restano ancora da abbattere?”. Lì dove ‘muri’ sta per tabù o impedimenti, nuove esperienze, o anche nuove idee come quelle che suggeriscono gli attuali media, come il web, internet, tablet, i-pad che ci si trova ad utilizzare.

“Se misurare con precisione / aumenta un’incertezza / allora il mondo galleggia / su un mare di probabilità”.

Indubbiamente il carattere innovativo delle tecniche utilizzate, la considerazione delle diverse ‘lingue’ non tradizionalmente scrittorie, sempre che esista in natura una qualche forma di scrittura ancestrale ed io credo di sì almeno come forma grafica, è innegabile che viene a crearsi un certo disorientamento sia nell’interlocutore, sia nel fruitore delle nuove tendenze poetico letterarie che vengono così denaturalizzate:

“Laggiù /– in verità non so dove – è il discutibile. / Un mondo particellare di parole / indistinte e mutanti. / Nel reale fumoso e incerto / segni / sostengono un macro / mondo di significati – / le parole si frantumano / fra ntu ma no / frant man mut arf f u o / a a l / z a r s t / v . z . . , s h / h”

È in questa trovata ‘dimensione’ che Roberto Maggiani, finisce con lo scegliere una sua particolare ‘maniera’ di esprimersi, linguisticamente ed espressivamente, che diviene la sua ‘cifra’ poetica. Pur con quelle variazioni di ‘registro’, connesse ai singoli elementi comunicativi, che bene dicono chi è il destinatario del suo linguaggio, qual è il suo scopo e quale la circostanza creativa di ogni suo singolo componimento:

“Solo otto minuti fa partiva dal Sole: /
Dts = 149 597 870,691 km / c = 299 792,458 km/s / t = Dts/ c = 499 s = 8,32 min /. Ora esalta la natura delle cose: / piani sovrapposti di complessità inanimate / su cui la biologia si sposta veloce / con gambe di formica – / o proietta ombra / quando sorvola con ali d’ape".

In tal modo, la risposta alle nostre domande, sarebbe significativa se fosse differenziata per ogni singola interpellanza, mentre invece è univoca per entrambe, per cui si evince che “l’arte poetica di Maggiani serve a Maggiani” in quanto maturata e contenuta nella più completa esigenza di progetto fattivo, di percorso culturale e intellettuale o, come si usa dire, di intento artistico ‘concettuale’, lì ove la ‘ricerca’ scrittoria si avvale di formule algebriche, espressioni conformi, estrinsecazioni, come forme ‘altre’ di un linguaggio collettivo ‘archetipo’ che diventa comunicazione divulgativa nel momento in cui egli ingloba e trasferisce quelli che sono i simboli della trasformazione in atto:

“La divisione tra mondo quantistico / e mondo classico non sembra essenziale / è solo questione di creatività sperimentale. // Il tempo emerge / dall’entanglement quantistico / attraverso il processo di Decoerenza”.

Il linguaggio poetico non risulta tuttavia cancellato dall’emissione dei nuovi simboli grammaticali o dalle formule matematiche usate, piuttosto va cambiato il ‘modo’ di leggere la ‘nuova poesia quantistica’ che Maggiani propone come forma ‘geroglifica’ che va decifrata come possibile ‘archeologia’ che abbraccia simboli e fonemi in movimento; come note vaganti nel loro divenire musica:

“C’è stato un tempo in cui nel Cosmo / non c’erano cose umane: solo terra / e l’inizio di un vasto oceano – / ma sotto il cielo della prima atmosfera / ribolliva una possibilità di vita”. 


Allo stesso modo di ciò che verosimilmente dev’essere stato il linguaggio parlato prima del suo divenire scrittura, ancor prima che Champollion mettesse insieme le tecniche che lo portarono a decifrare la famosa Stele di Rosetta. Per dire che, nell’affrontare la poetica di Maggiani, sembra a noi contemporanei di avere davanti una scienza misteriosa, che invece è frutto di una ricerca scientifica che ha i suoi utilizzi nella didattica e nella divulgazione futura:

“Tra le possibili combinazioni del reale / avverrà mai quella che in un attimo / mostra l’idea risolutiva / la combinazione perfetta / e discriminante rispetto a tutte / quelle maggioritarie?”

E ancora:

“La vita è un ingegno molecolare ben calcolato / sul bordo di un abisso arretrato”. // Dalle molecole alle cellule / aumenta la complessità in riduzione di entropia – / fino a comporre un uomo con istruzioni antichissime / dalla fabbrica dei viventi".

Chissà se in un prossimo futuro quella che a noi sembra solo un’arida formulazione algebrica, non possa divenire l’unico linguaggio capace di accomunarci tutti in una sola lingua, riuscendo lì dove tanti altri hanno fallito, col dare alle infinite forme della comunicazione quella scintilla che ‘la scoperta della particella di Dio’ ha dato alla moderna scienza:

“Chi sono i più antichi viventi dell’Universo – / coloro che hanno così avanzata scienza / che della fantasia facilmente fanno materia / rendendo reali i loro pensieri – / hanno diviso la bellezza dal dolore / e scelgono per il tempo che rimane / solo bellezza?”

Si pensi ai ‘primi uomini’ analfabeti, o ai ‘Popoli senza scrittura’ (Puech), alla rivoluzione avanzata dalla ‘scrittura’ che produsse quei 'segni' che pure interpretavano nelle forme più diverse le diverse culture delle genti, quella stessa che infine ha trasmesso a noi il grande patrimonio della parola e che ha prodotto la memoria dell’umanità:


“Secondo Shapiro e Feinberg / ci sono solo tre condizioni essenziali / all’origine della vita: / disponibilità di energia / materia capace di usarla / per diventare un sistema ordinato / e un tempo abbastanza lungo / a disposizione per realizzare / la complessità”.

È quasi impossibile immaginare oggi un mondo senza scrittura, eppure è stato così per milioni di anni; è la scrittura infatti che, con i suoi infiniti impieghi, rappresenta più che mai questo universo sorprendente in cui siamo chiamati a diffondere gli agenti patogeni della ‘civiltà’ che vorremmo darci ma che, per una strana combinazione d’astri, non riusciamo a completare del disegno divino:

“Ad minus erronea in Fide: / inesatta fede fu la vostra. / In questo tempo di nuova scienza / chi ci punirà?” // “Chi tiene salde le redini del buon senso / affinché i cavalli del reale non galoppino follemente – / il dolore resti quiescente nel corpo / il grido nella gola / la voragine nella terra / l’altezza nel cielo / la grande onda nel mare / l’elettricità nella materia / l’esplosione nel Sole?”

Quella quiescenza che Lu Ji in “L’arte della scrittura” ha ratificato nel segno di quella 'pace' distensiva e quantistica, in cui tutte le cose prendono forma: «Dal non essere nasce l’essere; dal silenzio, lo scrittore genera una canzone..»:

“Vorrei già essere al tempo / in cui le civiltà cosmiche s’incontreranno – / quando qualcosa dovremo pur dire / a quella vita altrove / come noi sorta dalla terra – / indotta all’intelligenza da un incastro molecolare / e dalla sua “buona stella”.”

È dunque dal nostro attuale ‘non essere’ che Maggiani estrapola il nostro ‘essere’ partecipe del  presente e forse, un giorno, ci vedrà uomini e donne del futuro:

 

"Siamo creature dell'Universo / e non c'è altro che vogliamo ammirare / se non la sua bellezza".

“Non si spenga per sempre / la coscienza della nostra esistenza – / e se questa continuerà eterna / vorremmo solo gioia e una pista infinita / un percorso senza varchi / passaggi limiti o scadenze”.

L’amore è uno spazio espanso” – scrive Roberto Maggiani a un certo punto della sua intima ricerca maturata nella ‘solitudine cosmica’ in cui mi piace immaginarlo, e che gli fa dire:

“In questo angolo di Universo / c’è un buco nel tetto / della casa che mi ospita: / nell’azzurro s’appiattisce l’infinito".

E in questo riconosciamo in lui il ‘poeta del futuro quantistico del mondo’:

Tu – che non giudichi né condanni / solo apri le braccia (chiodate) / stringendo tutti i dolori?”

 // "... il corpo nudo ci fa uguali".

 


(*) Tutti i corsivi sono estrapolati dalle poesie di Roberto Maggiani contenute nell e-book. 

 

 

 

 

 

 


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