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’IL DIO IGNOTO’ - G.Napolitano G.Ravasi

Argomento: Religione

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 28/05/2013 09:34:23

“Il Dio Ignoto” di G. Napolitano, G. Ravasi, coord. F. De Bortoli ed. Corriere della Sera - Instant Book 2013

In apertura di questo piccolo quanto interessantissimo libro è riportata una breve epistola del non ancora dimenticato Papa Benedetto XVI, risalente al 21 dicembre 2009 poco conosciuta o forse sottovalutata e che qui trascrivo per l'importanza  profonda del messaggio lasciato da questo Apostolo di Pietro. Non in quanto teologica, bensì per il suo rapporto interno alla Chiesa, che risponde a una domanda che ci si poneva prima delle sue improvvise dimissioni che hanno lasciato tutti stupefatti: ‘dove sta andando la Chiesa?’
In realtà quanto in essa enunciato, esponeva a chiare lettere quella che Papa Benedetto XVI, in ragione di una possibile apertura ‘spirituale’ della Chiesa, rivolgeva a tutte le genti cui riferiva il suo ‘messaggio apostolico’. Una missiva che, nell’abbraccio con le altre confessioni, guardava a un possibile colloquio ‘aperto’ con gli atei e quindi con i non credenti, con i diseredati e con tutti coloro che, per una ragione o per l’altra, erano (e sono) tenuti lontani dalla Chiesa, anche se non necessariamente dalla fede:
Penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di «cortile dei Gentili» dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto”. (S.S. Benedetto XVI)
Il riferimento è storico culturale, lo rivela Armando Torno nella postfazione al libro: “I Gentili nell’Antico Testamento erano gli appartenenti a stirpe non giudaica. Il termine corrisponde all’ebraico goyim. Indica, appunto, nazioni, popoli o etnie diversi da quella ebraica. Nel Nuovo Testamento, senza allontanarsi dalla sua accezione, diventa sinonimo di pagani, tanto che Paolo, impegnato a diffondere ovunque la parola di Cristo, è chiamato«Apostolo delle Genti». Nel Tempio di Gerusalemme, eretto durante i giorni e per volere di Erode il Grande, c’era un porticato esterno denominato Atrio dei Gentili. Si trattava dell’unica zona accessibile anche ai non ebrei. In essa, pur non potendo superarne i limiti, era possibile ritrovarsi, discutere, verificare le proprie tesi. Insomma, era un luogo dove la fede di coloro che si sentivano i veri credenti e quella degli altri aveva la possibilità di confrontarsi”.
È dunque questo il messaggio ultimo e forse il primo importante segno del pensiero di questo Papa dimissionario che tutti noi credevamo solamente concentrato nel far rispettare le ‘regole’ ferree di una Chiesa d’altri tempi e che, al contrario, ci lascia una grande importante eredità, cui la Chiesa, ma ancor prima tutti noi, dovremmo tener fede: la ri-costruzione oggettiva di quel ‘Cortile dei Gentili’ non più relegato al passato storico, quanto di apertura che guarda al futuro, che auspica l’incontro e il colloquio con le Genti.
“Papa Benedetto XVI ha pensato a questo spazio sito nell’antica Gerusalemme – scrive ancora Armando Torno – per favorire la nascita di una serie di incontri culturali che, sparsi nel mondo, si adoperino per rinnovare la consuetudine al dialogo. L’iniziativa è stata affidata al Pontificio Consiglio della Cultura e al cardinale Gianfranco Ravasi in particolare, volutamente chiamata «Cortile dei Gentili». Il 5 e il 6 ottobre del 2012, dopo importanti tappe a Parigi, Svezia, Spagna Albania, gli incontri sono avvenuti in Italia a Bologna, a Firenze e ad Assisi. (..) L’invito di papa Benedetto XVI si è concretizzato con eventi che si svolgono ormai, per l’intensità dei contenuti, nel desiderio di «raccogliere e dae forma al grido spesso silenzioso e spezzato dell’uomo contemporaneo» verso Dio. Che , per un numero crescente di persone, rimane uno “sconosciuto”.
Va detto che ‘il fatto’ di per sé sorprende non poco se, a una tale corposità di intenti, riscontriamo aver partecipato personaggi di rilievo quali il Presidente Giorgio Napolitano, in un confronto diretto con il cardinal Gianfranco Ravasi, condotto da Ferruccio de Bortoli nelle due giornate che hanno avuto come tema, appunto ‘Dio, questo sconosciuto’. Un titolo che, nato nell’ambito del Pontificio Consiglio della Cultura, sotto l’egida di Papa Benedetto XVI, ha in sé una lieve provocazione e, al tempo stesso, riflette una problematica di non poco conto. In quell’occasione il conduttore F. de Bortoli ha posto domande sia a Napolitano sia a Ravasi, portando le due esperienze in una sorta dio zona franca, dove entrambi hanno potuto parlare del loro rapporto con Dio senza preoccuparsi dei rispettivi ruoli istituzionali.
È in questo la forza di questo piccolo libro (poco più di 100 pagine) in cui il dibattito si discioglie in affermazioni di tipo ‘personale’ che mettono in luce sì le diverse e pur rispettabili posizioni ma, ancor più, si evidenzia lo spessore ‘umano’ la gentilezza d’animo dei due personaggi che, non in ultimo e lo si sente attraverso le righe, documentano perorare la stessa fede, anche se osservata e ‘vissuta’ da punti di vista diversi. Laurent Mazas che ha curato la prefazione al libro avverte essere “in questa prospettiva che s’intende l’aprirsi del Cortile dei Gentili come luogo di dialogo tra credenti e non credenti” e con “le altre religioni”, “soprattutto con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto, (..) cercando di scavare nel cuore delle questioni aprendosi alle ragioni dell’altro, fecondando il confronto con la coerenza della propria visione dell’essere e il rispetto per la visione altrui, a cui si riservano attenzione e verifica”.
Di particolare interesse sono i riferimenti testamentari all’Antico come al Nuovo Testamento (Ravasi), e quelli bibliografici ai contemporanei Bobbio, Bufalino, De Benedetti, Elia, ma anche a Nietzsche a Mann (Napolitano, De Bortoli) ed a personaggi della nostra storia-politica più recente (Napolitano), che destano non poche sorprese. La circostanza del tutto eccezionale – riferisce De Bortoli – cade nell’anno della Fede,il fatto che questa si svolga ad Assisi, luogo dello spirito e del messaggio francescano, la cattedra del dialogo interreligioso, il cenacolo della pace tra i popoli, aggiunge un significato particolare: il segno di un evento che resterà nella memoria di molti. Noi, non possiamo che ringraziare Ferruccio De Bortoli per aver permesso con questo libro, la testimonianza di un evento degno di essere ricordato che arricchisce di significato questo nostro tempo.

 


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