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‘Giuseppe Verdi e Milano’ di Luigi Inzaghi

Argomento: Letteratura

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 11/06/2013 22:43:51

‘Giuseppe Verdi e Milano’ – Vita, Opere, Aneddoti
di Luigi Inzaghi – Milano Expo – Meravigli Editore 2013

C’è una ‘forza’ segreta nella rete delle immagini che scorrono davanti agli occhi in questo piccolo libro che ripercorre la vita e le opere di un grande compositore di musica operistica, Giuseppe Verdi. Il ‘maestro dei maestri’ che di gran lunga ha superato il suo tempo, giungendo fino a noi che oggi ricordiamo nel 200esimo anniversario dalla nascita. L’autore, Luigi Inzaghi musicologo e giornalista, nella sua modesta prefazione, ci informa del ‘dovere’ che lo ha spinto a intraprendere il cammino faticoso di quest’opera, come di un sentire e un voler riportare le ‘voci’ di una certa Milano, antica e pur sempre nuova, che si rincorrono attraverso le diverse epoche generazionali nel mantenere ‘vivo’ il ricordo di chi ha dato lustro alla sua internazionalità. Ancora oggi in giro per il mondo dire Milano è come dire La Scala, e viceversa dire La Scala è come dire Verdi ecc. ecc.. Noi sappiamo che non è solo questo, che la ricchezza culturale della città offre altri titoli e altri nomi ma che Giuseppe Verdi resta l’altissimo ‘vessillo’ dell’Opera Lirica italiana in tutto il mondo.
Non c’è teatro né orchestra né coro che non si sia misurato con il pentagramma del grande Maestro, la cui musica ha valicato i confini e ha raggiunto i cuori dei popoli riempiendoli di sentimenti di fratellanza e di libertà. Chi non rammenta l’immagine filmica della grande folla che accompagnò le sue esequie, un ricordo che porto con me fin da bambino e che ho ritrovato in questo prezioso libro di ricordi: “Ed eccola Milano, in un breve filmato d’epoca in bianconero, che si trascina dietro il feretro al passo. È tutta lì, una volta ancora ‘presente nel presente’ luttuoso che la addolora, ad accompagnare l’autore del ‘Va’ pensiero..’ proprio mentre le sue spoglie adagio s’apprestano a involarsi altrove, nello specchio furtivo dove si svela l’enigma di tanta bellezza”.
Giuseppe Verdi – ci dice ancora l’autore nell’indice – è l’uomo dei simboli, il predestinato, l’uomo delle Cinque Giornate, della Scapigliatura, della fuga di ‘O terra addio!’; ma anche l’uomo di ‘O mia patria..’, dell’uomo che si ritrova a fare i conti col proprio misticismo in quello che di per sé rappresenta l’irraggiungibile ‘Requiem’. Ancor prima, non dimentichiamolo, egli è l’uomo del popolo, quel popolo che al grido di ‘Viva Verdi’ ha visto infuocarsi i cuori, e che ha dato all’Italia l’impeto del Risorgimento. Non saprei dire quale dei ‘Cori’ verdiani mi è più gradito, o più mi appaga, vero è che a leggere gli antefatti, gli aneddoti, le trattazioni contenute nel libro, riferito a quello che scrivevano i suoi detrattori o viceversa i suoi adulatori, si rivive il senso di un’epoca che non è poi così conosciuta, studiata, drammatizzata.

Per quanto, invece, risulta interessante proprio nel suo aspetto sociologico, poiché ci rivela quanto l’Opera Lirica e il Bel Canto fossero così intimamente ‘vissuti’ dalle popolazioni del Nord come quelle del Sud. Ricordo che mio nonno, se la memoria non mi inganna, conosceva gran parte delle romanze, le frasi dei cori, dei duetti e che li cantava in casa ad ogni piè sospinto. Solo molti anni dopo che se ne era andato a miglior vita, venni a sapere che era un illetterato. Cosa che ha dell’incredibile se solo pensiamo che le frasi che compongono i libretti d’opera non sono poi così semplici neppure per noi, letterati, ancora oggi. Mi si offre qui l’occasione per introdurre in breve il capitolo all’indice “Giuseppe Verdi a Milano, oggi” che giustamente l’autore ha inserito in quello che possiamo definire un ricercato ‘vademecum’ (anche il formato del libro è quello pratico di una guida), in cui le numerose immagini d’epoca, permettono di visualizzare, o meglio, di confrontare il vecchio e il nuovo di questa città che infine si ritrova nei luoghi della sua storia anche recente.
È così che in compagnia dell’autore attraversiamo la Via intitolata al grande Maestro, e quindi il vecchio Teatro Politeama in quel di Porta Ticinese, e quello che era il Conservatorio di Musica andato in parte distrutto, fino ad arrivare allo straordinario Museo della Scala che da solo merita una visita incondizionata per i cimeli e tutto quanto riguarda questa importante fondazione. Nonché la casa di Riposo per vecchi musicisti fortemente voluta dal Maestro e nella quale egli stesso riposa. Ancor più incontriamo il monumento a Verdi, opera dello scultore Enrico Butti (1913) che s’intrattiene nella bella piazza coi passanti, e che certi milanesi doc dicono di salutare ogni volta che passano di lì, e c’è pure chi ancora si toglie il cappello in segno di rispetto. “La scultura offre un’immagine di Verdi assolutamente familiare e non retorica, poiché sta in piedi con grande naturalezza, con le mani intrecciate sul dorso dietro la giacca, come se meditasse in attesa di parlare con qualcuno. I bronzei pannelli del basamento sono ispirati a figurazioni allegoriche che rappresentano la ‘melodia’, la ‘pace’, il ‘poema dell’amor patrio’ e la ‘tragedia dell’odio e del bene’. Nel suo complesso, una figurazione della vita dell’uomo dalla sua nascita alla morte, confortata dalle gioie ma anche intrisa di ‘umano’ dolore, come umani sono i ‘sentimenti’ altissimi espressi nelle ‘sublimi’ opere verdiane”.
Ovviamente non è tutto, c’è molto di più, tanto di più e tutto davvero molto entusiasmante, raccontato col gusto pieno di chi ha raccolto le preziose immagini che corredano questo libro che si lascia leggere come un ‘diario’ fitto di avvenimenti, di percorsi investigativi che coinvolgono la storia, il pensiero, ma anche tutti quei “momenti in cui sembrava che il mistero del mondo si illuminasse di bellezza” (Rella). Diciamo quindi grazie a Luigi Inzaghi per averci resi partecipi con la sua graditissima opera su Giuseppe Verdi, di questo bicentenario che noi tutti, in accordo con l’autore, sentiamo il ‘dovere’ di commemorare. Di Luigi Inzaghi vanno qui ricordati: ‘La Milano di Giuseppe Verdi’ (in collaborazione con F. Ogliari) – ediz. Selecta; ‘Giuseppe Verdi, storia di una vita’ – ediz. La Spiga.

 

 


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