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’MASTERPIECE’ - Primo Contest in TV

Argomento: Libri

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 18/11/2013 15:54:53

‘MASTERPIECE’ - Primo Contest nazionale di scrittura visto in TV Domenica 17 Novembre 2013 in formato ‘talent show’ sulla scia di ‘Masterscief ‘ e ‘Xfactor’ senza l’intervento del pubblico.

In Italia si sa, si scrive molto ma manca chi legge, e ciò è dovuto non solo a un fatto demografico in diminuzione e ai limiti della nostra lingua fin troppo bistrattata dai media, quanto alla pigrizia innata degli italiani dolentemente ‘disamorati’ e quindi privi di entusiasmo per una cultura artistica e letteraria che da sempre hanno sotto gli occhi, pesante come un macigno da portarsi sulle spalle, e che invece vorrebbero scrollarsi di dosso. Ma attenzione, non senza un perché. Le ragioni individuate sono almeno due: in primis la carenza dell’insegnamento scolastico venuto meno di entrambe le materie di studio; l’altra, dovuta agli alti costi della ‘cultura’, sia pubblica che privata, vedi l’alto costo dei biglietti d’ingresso nei musei o in occasione di una mostra tematica; sia del lievitare dei prezzi dei libri, dei cataloghi, così come dei concerti musicali, del biglietto del cinema ecc. in ragione delle tasse governative imposte alla ‘cultura’ stessa.
Non credete anche voi che la ‘cultura’ dovrebbe essere affrancata da una simile prigionia e lasciata libera di propagarsi a dismisura per quel molto che essa può dare al piacere della vita?
E invece sembrerebbe di no, in ragione di una carenza ‘economica’ di quanti, tra organizzatori museali, editori/imprenditori, testate giornalistiche, media televisivi e altri, dimostrano d’essere veramente incapaci di ricondurre alla ‘cultura’ la primaria funzione formativa della ‘conoscenza’. Il risultato è che se non si abbattono quei cos’ sopra elencati finiremo per diventare, se già non lo siamo diventati, un popolo di ‘persi’, smarritisi nel labirinto di quanto più ci contraddistingue: “conoscitori assidui e perspicaci della bellezza del mondo”. Né si può attribuire un simile default a questo o quel governo in cui tutta la classe politica risente di una acculturazione mediocre, votata all’apprendimento del ‘meno peggio’ che volutamente mantiene la ‘cultura’ a un bassissimo livello di attenzione, al fine di non sentirsi sminuita o, al contrario, superata e soprattutto giudicata.
In quanto a formulare ‘giudizi’ improvvisamente i Contest televisivi vanno alla grande, e così, dopo quelli culinari, di sopravvivenza, della canzone e della danza, qualcuno si è accorto che mancava, ma per fortuna è arrivato anche quello, un concorso letterario, il ‘primo in assoluto al mondo’, o almeno così viene pubblicizzato. E dire che di ‘concorsi’ più o meno realistici, più o meno retributivi, ne abbiamo a iosa, tutti quanti con fini diversi e non sempre leciti, ma nessuno sembra abbia contribuito a formare un quadro ‘giudicante’ davvero professionale e sotto gli occhi di tutti. In effetti questo ‘Materpiece’, elaborato sulla falsariga di ‘Masterscef’ e pur non avvalendosi della partecipazione del pubblico come per ‘X factor’, il suo staff esaminante formato da scrittori di diversa estrazione come Taiye Selasi, Giancarlo De Cataldo, Andrea De Carlo, coadiuvati da una professionista del mestiere qual è Elisabetta Sgarbi, si presenta qualitativamente un estimatore capace nei confronti di una materia a dir poco problematica, perché se esteticamente valutata, può dare adito a giudizi diversi, soggettivi e ineludibili, secondo la sensibilità e la personale capacità scrittoria.
A farne le spese quanti tra presunti scrittori, poeti e improvvisati giornalisti che abbiamo visti alla ribalta, tutti più o meno provati per la tensione di dover superare un ulteriore esame, quanti in una vita, si sono visti strappare i loro testi davanti ai telespettatori, insultati in ciò in cui avevano creduto vi fosse una possibilità di riscatto delle molte porte sbattute in faccia che hanno ricevuto, e da chi poi? Certamente da qualcuno come loro, che a sua volta, ha ricevuto il diniego (se non le porte in faccia) degli Editori, quando lo ha ricevuto. Ma se tutto ciò accade per far spettacolo, anche l’indignazione del telespettatore va accettata come legittima, e allora ben vengano le critiche a tutto il Contest, che vanno dai tempi registici che non scandiscono il passare delle ore e dei giorni da una prova all’altra; al montaggio (perché non si svolge in diretta) che non permette la visibilità del ‘contest’ bensì solo dello scopo finale, cioè la ‘vittoria’ consistente nella pubblicazione in 100mila copie del libro presentato; il taglio più giornalistico che letterario del ‘contest’ stesso.
Tuttavia ciò che il telespettatore qualunque può non conoscere perché non gli è dato, è invece tutto il lavoro fatto a monte e che pure trovo interessante far conoscere per averlo, io che scrivo, conosciuto e attraversato senza rimpianto, per l’aver scrutato centinaia di ‘prove letterarie’ per lo più dettate da problematiche sociali e private come idiosincrasie, perversioni di menti malate, particolari inclinazioni sessuali, fatti di cronaca nera, depressioni e fobie ecc., talvolta risolte a caro prezzo se non addirittura irrisolvibili, alle quali pseudo - scrittori hanno affidato le loro confidenze, le confessioni, le combattute ammissioni e dismissioni per un riscatto di là da venire che nessuno è in diritto di giudicare.
Ciò nonostante e per certi aspetti ‘Masterpiece’ rivela una sua validità proprio nella ricerca della ‘qualità’ scrittoria, vuoi nel linguaggio che preme sull’aspettativa letteraria del ‘talent’ vero o presunto; vuoi nella pretesa creatività come dinamica esistenziale dell’oggi. Ottima quindi risulta la ‘prima’ scelta avvenuta del giovane Lilith di Rosa il quale, soprattutto nel colloquio ‘ascensoristico’ avuto con il Direttore Editoriale Bompiani Elisabetta Sgarbi, ha dato ulteriore impulso al suo testo, risultato di una visione ‘altra’ della vita che è costretto a vivere suo malgrado, non costruita su false ideologie o fumose velleità come del resto non ci si aspetterebbe, altresì mettendo in luce il diverso modo di vedere (o forse di vivere) dell’attuale generazione di scrittori per così dire ‘audaci’, cui personalmente auspico di riuscire a dimostrare il proprio talento.

Anche se …

“Non è possibile inventare idee senza modificare il passato. Di correzione in correzione si può sperare di produrre un’idea vera. Non esiste una verità originaria, ci sono solo errori originari.”
                                                                                            Gaston Bachelard

 


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