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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

’MASTERPIECE’ III - 01 Dicembre 2013

Argomento: Libri

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 02/12/2013 11:40:30

‘MASTERPIECE’ III, Domenica 01 Dicembre 2013-12-02

“Parlatene male purché ne parliate”, una frase fatta non si nega a nessuno, quindi ne faccio uso anch’io per riassumere un po’ quella che è stata la messa in onda di questa sera. Fermo restando che nella dinamica del montaggio un po’ troppo ‘sbrigativo’ qualcosa si perde e l’utente, anche il più attento, ahimè è penalizzato a non comprendere il perché di certe scelte, si comprende invece come la giuria abbia svolto un grosso lavoro a monte, prima di approdare a quello che è dato vedere nel programma.
Va detto, comunque, che la puntata è stata meno noiosa del solito, e sono stati evitati atti o gesti insopportabili. Si è invece compreso ‘finalmente!’, quello di cui i giudici sono alla ricerca, magari solo per imput ricevuto dall’editore, ma questo non è dato sapere. Dalle loro affermazioni, dai giudizi espressi e quant’altro, se ne ricava che sono alla ricerca di una certa ‘originalità’ nello scrivere ma che il ‘taglio’ non dev’essere poetico (visionario,) né fantasioso (fantasy), né giornalistico (cronaca), bensì ‘reale’ o quantomeno ‘realistico’, giocato esclusivamente sulla ‘veridicità’ della storia narrata, anzi per dirla meglio, della storia ‘scritta’ che, non è la stessa cosa e che fa la differenza.
Mentre ‘narrare’ una storia non necessariamente deve rispondere a ‘veridicità’, ha necessariamente bisogno di uno svolgimento temporale dilatato, non conforme al tempo medesimo di ciò che è narrato e, del resto il lettore stesso si prende tutto il tempo che vuole o che ha a disposizione per addentrarsi nella narrazione; mentre lo ‘scrivere’ una storia lo pretende, con i suoi tempi dinamici, attivi nel perseguire l’interesse costante del lettore, anche se qualcosa infine perde nell’economia della scrittura stessa che, necessariamente, risulta più asciutta, finanche scarna. Scrivere un ‘capolavoro’, che finora non sembra essere neppure apparso all’orizzonte, è ben più difficile che raccontare un qualcosa che richiede tempi narrativi più meditati, e per questo certamente meno razionali, di una scrittura dinamica che risponda a quelli che sono i requisiti fin qui analizzati.
Tuttavia l’argomento non si pone se consideriamo il fatto che tutti i ‘romanzi’ giudicati finora descrivono situazioni per lo più ‘emotive’ e, generalizzando, in certo qual modo ‘psicologiche’ del disagio umano e sociale dei concorrenti e che, strano a dirsi, talvolta arrivano all’ascoltatore dallo ‘scilinguagnolo’ sciolto, benché colto, messo in piazza dal coach Massimo Coppola nei pochi istanti dei suoi colloqui, e dalla capacità di alcuni concorrenti, nel lasso di tempo di ‘un minuto’ che passano in ascensore ‘dalla terra al cielo’ all’interno della Mole Antonelliana nel riassumere la loro opera. Che forse gli autori andrebbero lasciati parlare un po’ di più? Che fare spettacolo non sempre vuol dire per l’editore fare business? Non oso rispondere.
Di certo in questa terza serata MASTERPIECE ha rivelato una possibilità in più di essere un ‘talent’ da coltivare in futuro, magari con qualche aggiustamento e mandarlo ‘in onda’ in un orario più accessibile, visto che l’indomani è lunedì e il più degli spettatori è occupato nel quotidiano lavoro. Che dire infine dei partecipanti? Tra quelli più risentiti ci sono senz’altro la coppia Barberino e Lucillo entrambi siciliani il cui spirito comico (arguto e intelligente) si è rivelato fin da subito; e l’altro, allìapparenza un po’ presuntuoso Lorenzo Vargas con il quale ho condiviso almeno una frase: “..se noi giovani non ci incensiamo da soli, è difficile che lo facciano gli altri” che oltre a suonare vera, rispecchia in pieno il suo modo di scrivere che, personalmente, ‘dalla prova scritta’ mi è piaciuta molto. Ottima mi è sembrata la prova di Agnese Peretto la giovane ventenne che, oltre a mantenere un aplomb gioviale per tutto il tempo ha anche scritto un ‘pezzo’ (prova) che andava nella direzione ‘dinamica’ richiesta. Anche con il plauso che voglio qui restituire alla giuria, visto che, giunti alla fine, malgrado sembrino gli ‘orchi’ dell’antro cavernoso della letteratura, ogni volta mi trovo in accordo con le loro scelte.
La breve apparizione di Silvia Avallone (nella foto) scrittrice affermata che ci ha dato riprova delle sue capacità narrative ha concluso bellamente la serata con una breve lettura (De Cataldo) il suo romanzo d’esordio Acciaio (Rizzoli, 2010) ha vinto il premio Campiello Opera Prima, il premio Flaiano, il premio Fregene, e si è classificata seconda al premio Strega 2010. Il romanzo è stato tradotto in 22 lingue e in Francia, con “D’Acier”, ha vinto il Prix des lecteurs de L’Express 2011. Da Acciaio è tratto il film omonimo, per la regia di Stefano Mordini, con Michele Riondino e Vittoria Puccini, prodotto da Palomar. Il suo nuovo romanzo s’intitola “Marina Bellezza” (Rizzoli, 2013).





 


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