Pubblicato il 07/04/2011 10:18:07
La gallina Mata Hari
Il guasto al cineproiettore dellAriston si riscontr pi grave del previsto e, invece delle due solite settimane, il cinema rimase chiuso per quasi due mesi. Per le bande di quartiere fu un periodo drammatico perch dopo neanche un mese cominciarono a frazionarsi in tanti gruppi e sottogruppi, alcuni dei quali composti di appena quattro o cinque elementi. Lanarchia divenne totale e liti e zuffe varie scoppiavano ogni momento e quando succedeva qualcosa la colpa era ovviamente di tutti, che centrasse o meno. A tal proposito vigeva un detto assolutamente rappresentativo. La pip bagna il letto e il culo le busca . Bisognava correre ai ripari ed allora i capi zona indissero un summit per analizzare la situazione. Il luogo prescelto fu lo spiazzo intorno al lavatoio pubblico, alla periferia del paese e nel mandamento del rione Fontana, il nostro per le precisioni. L, alle sei del pomeriggio, i sei capi zona vi arrivarono accompagnati dai relativi sottocapi e in tutto vi si radun una piccola folla di circa trenta ragazzini. I sei capi si disposero a cerchio in un angolo tra il lavatoio e la fontana del leone (una sorgente vecchia di secoli) e, a circa dieci metri di distanza il semicerchio dei sottocapi. Dopo unora di chiacchiere inutili ancora non si era trovata una soluzione, quando dal gruppo dei sottocapi si lev alto un grido di richiamo. Era Rocky Red, ovvero Rocco il rosso, chiamato cos per la capigliatura e le tante lentiggini dello stesso colore che lo riempivano totalmente. Questi era anche lo sgobbone non solo del suo gruppo dappartenenza ma anche di tutte le bande, almeno era cos considerato, a torto o a ragione (pi a torto per..). Aveva s uninfarinatura complessiva, per faceva unenorme confusione tra personaggi ed epoche diverse, ma gli andava spesso bene per la nostra totale ignoranza dovuta alla scarsa applicazione allo studio. La fortezza grid allimprovviso con il dito puntato verso lalto facciamo lassalto alla fortezza! Di colpo il summit si zitt, tutti i capi stavano seguendo la direzione del dito del Rosso e ognuno di loro gi iniziava a spremersi le meningi. In effetti, la soluzione proposta non era poi tanto malvagia, bastava solo elaborarla al caso. Qui, per, bisogna inevitabilmente descrivere i luoghi della futura battaglia. Alla periferia del paese vi era il lavatoio, a dieci metri di distanza e a dieci di maggior dislivello vi era la testa dellaquila, una roccia enorme che spuntava da terra avente quella strana forma. Sotto la testa in una piccola caverna naturale noi del nostro quartiere vi avevamo fatto un personale rifugio dove ci andavamo a rintanare appena potevamo. Non che vi facessimo chiss cosa, ci raccontavamo balle o giocavamo dazzardo con le figurine o con i tappi delle bottiglie di birra sempre aventi come palio le figurine, (piccola spiegazione del gioco, consisteva nel posizionare sul palmo di una mano dieci tappi uno dietro laltro e poi fare il palmo-dorso-palmo ovvero lanciare in alto i tappi tutti insieme farli ricadere sul dorso della mano, rilanciarli per riceverli sul palmo. Vinceva chi alla fine naveva salvato il numero maggiore. Era un gioco semplice ma non per niente facile.). A trecento metri di distanza ma pi in alto di una cinquantina di metri vi era la fortezza. Questa consisteva in quattro rocce come quella della testa dellaquila, disposti a formare un quadrato. Tre di queste erano quasi uguali e una invece era pi piccola delle altre, lo spazio racchiuso da questa naturale formazione era appena un centinaio di metri quadri che varie generazioni prima della nostra avevano provveduto ad appianare con terreno fresco fino a farlo diventare piatto con tanto di erba che vi cresceva spontaneamente. Arrivare alla fortezza non era per niente difficile perch lambiva una strada comunale, questo da un lato, ma dagli altri tre lati la faccenda era piuttosto complicata. Da est e da nord era pressoch impossibile per la proibitiva scarpata, da ovest si poteva anche attaccarla ma con la dovuta attenzione. Ovviamente era da questo lato che era sempre attaccata e di solito senza riuscirci, il successo dipendeva dal rapporto tra assedianti e assediati. I capi ci misero solo una decina di minuti per accordarsi e alla fine convennero di risolvere la questione in equo modo. I sei quartieri del paese avrebbero sorteggiato cinque guerrieri ciascuno per comporre la squadra dei difensori e altri venti per quella degli attaccanti. In totale trenta difensori e centoventi assedianti. Il rapporto era in verit giusto, le regole quelle solite e semplici. Quando uno dei guerrieri era ferito doveva gridare semplicemente ferito e defilarsi dal campo di battaglia, se invece catturato, bastava gridasse prigioniero e si defilasse anche lui per raggiungere le due zone specifiche dove si riunivano i prigionieri senza mischiarsi tra loro, questo per gli eventuali scambi. Mica facevamo le cose alla leggera noi! Giorno stabilito per lattacco il primo sabato pomeriggio dalle sedici in poi. Nientaltro, tutto il resto era affidato alle varie strategie. I giorni precedenti lattacco, appena possibile i cinque capi del corpo assalitori si riunivano presso il nostro piccolo rifugio dellaquila, che per loccasione diventava fin troppo striminzito, e si studiavano le strategie. Come al solito era il Rosso che lanciava le idee, anche le pi strampalate, come quelle di arrivarci col paracadute. Una di queste fu anche presa in considerazione per pochi secondi e poi scartata. Non era poi tanto malvagia, bisognava attaccare la fortezza dallalto della montagna, con pietre e proiettili vari fino a farla capitolare, ma per questo bisognava avere almeno un giorno intero a disposizione, il tempo necessario per schierarci senza allertare i difensori per levidente assenza dalla strada di un centinaio di ragazzini sin dal mattino presto. A preoccuparci non erano le armi da utilizzare perch scriteriatamente era ammesso di tutto ma il ritorno a casa con i vestiti possibilmente integri perch altrimenti erano davvero guai. Ferite ed escoriazioni erano allordine del giorno, non destavano alcun pensiero sia in noi sia nei nostri genitori, semmai si preoccupavano vederci tornare a casa senza un graffio perch allora sospettavano avessimo combinato qualcosa di imperdonabile (vedasi Giacchino, il vasaio). Tre giorni di spremute di meningi ma ancora non si era trovata uno straccio di strategia fin quando il diabolico Rosso ebbe quella geniale. Ducse! esord eccitato verso Lorenzo lalianese, (questi era il capo della alleanza, era chiamato cos perch il padre non era di Montepiano ma di un paese vicino, Aliano, il paese di Carlo Levi) Ducse eureka, eureka! Rosso, che cavolo dici? Cos questo ducse? chiese Lorenzo, grande capo massimo ignorante. E il titolo dei romani al loro capo rispose risentito il Rosso. Non me ne frega niente, chiamami Cesare! ordin indispettito. Allora ti chiamo il Magnifico, va bene? disse speranzoso ed ostinato il Rosso. Ho detto Cesare e Cesare sia, se non vuoi che te le suono Debellata ogni ostinazione il Rosso pass ad enunciare la strategia. Non era male, si poteva fare, e alla fine si attu. Consisteva nel dividere gli assalitori in due gruppi di sessanta combattenti ciascuno, uno avrebbe fatto finta di attaccare dal solito posto della roccia piccola a ovest e laltro, invece, avrebbe attaccato dalla strada comunale, allo scoperto. Sembrava incredibile, ma si poteva fare, bastava far convergere tutta lattenzione dei difensori verso le macchie di ginestre in basso quel tanto da consentire al secondo gruppo di avvicinarsi con circospezione lungo largine a monte della strada, quello alberato e con maggior possibilit di acquattarsi. Furono sufficienti pochi minuti e la strategia, elaborata a puntino, fu approvata allunanimit. Mancavano solo due giorni allattacco e lunico problema era solo quello di mantenere il segreto. Ci riuscimmo in pieno, niente trapel nonostante gli sfott a cui eravamo sottoposti dal gruppo dei difensori, in un caso anche appartenente alla stessa famiglia di un assalitore. Arriv il gran giorno, i finti assalitori riuscirono ad attirare tutta lattenzione su di loro, mentre la colonna dei veri attaccanti lentamente procedeva lungo la strada. Per riuscire nellimpresa bisognava sferrare lattacco allo scoperto ad una distanza di venti metri, non oltre, per non consentire ai difensori di organizzarsi. Dalla strada sentivamo gli sberleffi a cui la prima colonna era sottoposta, anche al lancio intimidatorio di qualche sasso dallalto. Tutto stava procedendo nel migliore dei modi, ma. non avevamo fatto i conti con un solo grande imprevisto: la presenza sulla strada a pochi metri dalla fortezza di una grigia gallina ruspante che beccava nei dintorni. Eravamo arrivati ad una trentina di metri dalla meta, quando improvvisamente la gallina si blocc, alz la cresta e rimase col becco rivolto verso di noi immobile a fiutare il pericolo. Noi facevamo lo stesso acquattati tra i cespugli. Dopo un interminabile minuto lei riprese a beccare e noi ad avanzare ma, fatto s e no due o tre metri ecco che la maledetta si anim. Dapprima rimase di nuovo immobile e poi squarci il silenzio con un poderoso Coccod, coccoccod! Noi ci acquattammo il pi possibile, ma ella, infingarda, continu: Coccoccod, coccoccod! a questo punto allargando le ali e mettendosi a salterellare. Infine alcuni difensori, incuriositi, volsero lattenzione verso la strada finch non si accorsero della nostra presenza. A quel punto si scaten linferno. Fummo presi di mira da una gragnola di proiettili dogni tipo e dimensione ed essendo il nostro fronte dattacco frazionato per una lunghezza eccessiva, quasi cinquanta metri, ci fu impossibile compiere la bench minima sortita, cosa che invece riusc alla perfezione ai difensori che, lasciando di guardia alla scarpata una mezza dozzina di loro si catapultarono su di noi costringendoci a rovinosa e impietosa fuga. Unora dopo stavamo tutti riuniti davanti il lavatoio sottoposti allo scherno dei difensori esultanti e deridenti dallalto. Dopo lo smacco bisognava trovare un capro espiatorio. Per la verit ce lo avevamo gi: la gallina infame e traditrice. Tutta colpa di Marta Cara sentenzi Rocco il rosso e la maggior parte di noi a fargli il coro con assensi dogni tipo. Marta chi? chiese uno dei capi, maldisposto verso la cultura di Rocky. Marta Cara ripropose questi con latteggiamento del saputello. Mai sentita, e chi sarebbe? chiese pi ostinato laltro. Una famosa spia che poi fu giustiziata specific il Rosso con supponenza. Cretino, quella era Mata Hari disse una voce tra la piccola folla, quel tanto da far scoppiare a ridere tutti e a far diventare cremisi il Rosso. Non ha importanza chi , quella maledetta gallina deve pagarla, ci state? Come no! Cera bisogno di chiederlo? La risposta fu unanime. Mezzora dopo la rea fu catturata e legata per la gola con dello spago ad un albero. Fu un processo bulgaro, senza una corte, senza una giuria, soprattutto senza un avvocato difensore. In dieci minuti venne letta la sentenza: condanna a morte tramite gi, come? Piccolo, supplementare summit, la decisione: fiondata da trenta passi da un plotone di cinque elementi, uno per ogni rione della coalizione. Detto fatto, tiri imprecisi, gallina starnazzante ma viva, anzi nemmeno sfiorata. Esecuzione ripetuta ben tre volte, gallina impazzita e quasi suicida con lo spago alla gola ma viva e vegeta. Incazzatura generale dellalto comando e uno di loro che si avvicina, tira lo spago e impicca la gallina che grida ad ali aperte a pi non posso. Cos sta ferma, tirate ora esorta il geniaccio. Ultimo tiro, mira da schifo, gallina ormai silenziosa e dondolante come pendolo. Giustizia fatta! esclama trionfante Lorenzo, che doveva essere il magnifico. Andiamo via Detta cos poteva sembrare la soddisfazione di chi ha ottenuto giustizia, ma a me parve invece un frettoloso diamocela a gambe prima che ci prendano. Nel defilarci chiesi al compagno pi vicino, uno del mio quartiere, chi mai fosse il proprietario della gallina. Non preoccuparti Zi Teresa la Zellosa! tanto bast a rasserenarmi non poco. Teresa la Zollosa era una specie di strega malvista da mezzo paese, (Zellosa, in dialetto vuol dire irascibile) e pertanto non si prevedevano rappresaglie paterne. Pochi passi pi in l la incontrammo che chiamava la gallina Pio, pio, pio,pio! Avete visto la mia gallina grigia? chiese a tutti e noi a brontolare di No. Ma non eravamo arrivati nemmeno alle prime case del paese che la sentimmo urlare a perdifiato e lanciare anatema contro di tutti minacciandoci di ogni divina maledizione. La fuga a quel punto divenne inevitabile. Ore venti, ritorno a casa. Apro luscio e vedo mio padre di spalle alla finestra che impugna il mio righello di legno, sottomarca della Martini, da sessanta centimetri lordi, e lo fa battere sul palmo dellaltra mano, delicatamente e ritmicamente. Ciao p, che c? chiesi fingendo di non capire. Perch, cosa dovrebbe esserci? il righello continuava a battere minaccioso. Che vuoi fare col mio righello? chiesi inutilmente speranzoso. Tu cosa pensi voglia fare? pac-pac-pac il ritmo era incessante. Pap che ho fatto adesso? Mi fa ancora male! affermai con le mani sulle natiche. Io con te non so come fare, sembra che le mazzate non facciano effetto Non vero p, tu te la prendi sempre con me, anche quando non ho fatto niente Sei fortunato che la gallina era di Teresa la Zellosa S, vero p, quella nessuno la pu vedere ed io, come un cretino gli spiattellai quello che ancora non sapeva ma che sospettava solamente. Ah, quindi tu non hai fatto niente? solo allora mi accorsi della mia stupidaggine e cercai di correre ai ripari. Allargai le braccia e completai lopera dautodistruzione. Non sono stato io a strozzarla dissi euforico pensando di cavarmela. Te lho detto, sei fortunato che la gallina era di quella strega, ma con te devo cambiare atteggiamento. Da luned vieni con me sul cantiere, non farai niente, ma almeno ti alzerai allalba ed io ti terr docchio tutta la giornata S, pap, promesso, vengo con te al cantiere affermai euforico. Se quella era la punizione ebbene laccettavo senza tentennamenti. Tranne la sveglia alle cinque del mattino, per il resto era una pacchia, poi lui sarebbe stato impegnato tutto il santo giorno a dirigere lavori e maestranze che non si sarebbe occupato di me. Risollevato nello spirito mi avviai fieramente verso la mia stanza passandogli, per, proprio davanti. Allora ..Pac! Ecco il righello. Ma pap! Perch adesso, accidenti mi fa ancora male dallaltra volta! Cos luned non ti fai scappare il sonno! Te lo ricorderai, vero? Sveglia alle cinque Accidenti e come me lo sarei dimenticato, con un colpo aveva preso tutte e due le natiche! E ancora non mi era passato il ricordo del vasaio! Ah, per la cronaca, allepoca feci una scoperta: non vero che i gatti hanno nove vite, le galline ne hanno una in pi. Quella stramaledetta il giorno dopo andava ancora razzolando disinvoltamente.
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