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La Piazza Universale

Argomento: Sociologia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 14/12/2013 10:42:41

‘La Piazza Universale’ by Giorgio Mancinelli

C’è gran confusione nella piazza del Vecchio Borgo, un andirivieni di gente arrivata da ogni parte del contado per l’occasione della ‘Fiera delle meraviglie’ come qualcuno la definì nei tempi andati. Un forte richiamo per i venditori che vi accorrono in massa, con carrette e teloni variopinti, mercanzie e oggetti d'artigianato che mettono in bella mostra. Ci sono gli ambulanti che richiamano l'attenzione del ‘gentile’ pubblico a raccolta; i contadini con i prodotti della terra, tuberi e granaglie appena macinate che riempiono cesti e canestri; l’arrotino, il falegname e l’impagliatore di sedie; il ritrattista, il fotografo delle grandi occasioni, lo speziale e anche il ciarlatano, degno parodista della buffonaggine umana che, in piedi sullo sgabello, declama gli ultimi ritrovati della scienza, l’ultima invenzione della tecnica, e commenta gli ultimi ‘sberleffi’ della moda.

Tra le bancarelle c’è chi espone le masserizie per la casa, utensili e pentolame, scarpe e ciabatte, stoffe e preziosi, ed anche chi, alquanto stravagante, da spettacolo di sé, di quel poco che possiede o che sa fare, ammirato e applaudito da un nugolo di bambini che scorazzano in qua e in là, ora incalzando il venditore di palloncini, ora facendo la fila davanti al banco dello zucchero filato e dei pasticcini coi canditi; e chi tra essi conduce un capro per le corna, chi porta del latte appena munto, chi rincorre il ‘cerchio’ e chi, per un soldo, si mette a fare le capriole sopra il prato. Ed è qui che, alle grida levate dal banditore, tutti accorrono per vedere aprirsi le porte variopinte della ‘Piazza Universale’, felici di assistere a più d’uno spettacolo offerto dalle Macchine da Fiera: del ‘Mostro divoratore’ e delle ‘Montagne russe’, nonché dai congegni meccanici del Luna Park, come la 'Grande Ruota' panoramica, la 'Giostra' che instancabilmente continuava a girare, coinvolgendo tutto e tutti nella fantasmagoria della musica e delle luci colorate. Non in ultimo, per l'attrattiva di fare i 'giochi' della Tombola e della Lotteria, o per tentare la Ruota della Fortuna e regalarsi un ‘sogno’ che, il più delle volte, si traduce in un innocente momento di svago.
Tuttavia lo spettacolo più grande è offerto dai ‘funamboli’ che, sospesi in equilibrio sulla fune tesa attraverso la piazza, fanno salire la tensione al cielo e arrestare il battito del cuore di chi li osserva: dal ‘mangiatore di fuoco’ che s’avvampa nell’incendio dell’immaginario, ai venditori di spezie ed erbe medicinali cosiddetti ‘speziali’ che rifilano 'elisir' ed altri 'aromi' afrodisiaci. Come pure dai Maghi, ideatori di numerosi artifici, e dagli Zingari dai costumi colorati, con i loro tipici strumenti musicali, le danze sfrenate e, soprattutto, coi loro animali ammaestrati, le cui capacità raggiungono talvolta l’inverosimile, tanto sono 'intelligenti'.
Nondimeno lo spettacolo è assicurato dai ‘saltimbanchi’ un po’ acrobati e un po’ buffoni che scatenano antiche paure del vuoto e il riso per la burla giocata ai buontemponi; il cui ruolo è riconducibile a quello del ‘trickster’, imbroglione della tradizione inglese, preso poi a soggetto della maschera grottesca del ‘clown’ che tutti quanti abbiamo e continuiamo ad apprezzare. Grazie al quale, ancora oggi, ci appaiono ‘veri’ tutti i personaggi di fondo che esso impersona: dai ‘burattini’ del romano Ghetanaccio, ai ‘mendicanti’ di Giovanni Serodine, ai ‘birbanti’ di Giuseppe Maria Mitelli, fino ai ‘maccaronari’ di Domenico Gargiulo, protagonisti di molte gesta leggendarie e di altrettanti romanzi popolari.
Tutto questo riguarda un passato prossimo non poi così lontano da noi, ma è qui d’obbligo ripercorrere la strada a ritroso per ritrovare quelli che sono i ‘motivi fondanti’ che hanno portato all’origine della tradizione della ‘fiera di piazza’ avente come scopo primario, lo scambio delle mercanzie e dei prodotti dei campi, sia in forma di acquisto diretto che di baratto. Nonché delle forme ludiche imprescindibili della ‘festa popolare’, con i suoi lazzi e giochi, competizioni, svaghi e intrattenimenti: dall’ ‘albero della cuccagna’, alla ‘rottura delle pignatte’, allo ‘scoppio dei petardi’, fino al ‘grande falò’ che veniva acceso, quasi a notte tarda, nella piazza del mercato, in cui venivano bruciate assieme ai rifiuti, le masserizie ormai inservibili.
Avvenimento questo del 'falò', che ancora oggi, lì dove è stato conservato, presenta almeno due aspetti antropologici di grande rilievo: uno mitico, certamente arcaico, con il quale si salutava la fine della passata stagione invernale e l'inizio della primavera; l'altro, più recente a carattere popolare che prevedeva di ‘saltare’ attraverso le fiamme. Un gesto sicuramente catartico atto a recuperare una originaria prova iniziatica di purificazione. L’occasione della Fiera, infatti, cadeva più volte all’anno e solitamente coincideva con il passare delle stagioni, quando la cacciagione o la raccolta permettevano di portare ‘in piazza’ le mercanzie e i prodotti stagionali della terra. Era allora che la ‘piazza’ si animava dei ‘giochi’ e delle ‘attività’, specifiche ed esemplari, che l’hanno vista trasformarsi con successo nella ‘Piazza Universale’.
Tali e tante erano le 'novità' che richiamavano ogni gente, di ogni ceto ed estrazione che si mostrava per quello che era, con le sue disponibilità economiche e le possibilità raffinate dei ricchi, con la povertà e la carenza culturale dei ceti più abbietti, ma anche con l’arguzia degli intelligenti in cerca di fare affari. Certo non sono mai mancati i traffichini, i farabutti, gli arrampicatori sociali o la gente di malaffare che vedeva nella ‘piazza’ l’occasione per arricchirsi rubando o mettendo a segno qualche vendetta personale. Ma era, per così dire, l’umana stortura di una società che s’avviava a confluire in ciò che oggi si chiama ‘collettività’ e che vede nella interazione popolare, una necessaria forma di conservazione e una certa scambievolezza reciproca.
Vanno qui inoltre menzionate le ‘attività comunitarie’: sia religiose, come partecipare alla Messa in Chiesa o sul Sagrato di fronte alle autorità cittadine, le processioni della Settimana Santa o del Santo Patrono, e le Sacre Rappresentazioni che portavano in scena i fatti salienti dei testi biblici; sia laiche come i balli, le mascherate, il teatro burlesco, fino ai più scenografici spettacoli che muovendo dall’interno delle Corti, sfilavano in quella che pubblicamente era considerata “La Piazza di tutte le Professioni del Mondo”, come la definì nel lontano 1500 il canonico Tommaso Garzoni, autore di curiose opere d'erudizione, caotiche e capricciose, nelle quali sono accatastate le notizie e le osservazioni più varie, cose, usi, costumi, vizî, passioni, virtù, miserie dei tempi antichi e moderni.
Opere queste che hanno messo in evidenza come a sua volta, la tradizione si è impossessata di quel ‘meraviglioso’ cui la ‘Piazza’ era legata da fila sotterranee fin dagli esordi della sua esistenza. Unico momento in cui, dopo i mesi di duro lavoro, era possibile conoscere le ultime novità, i fatti salienti della cronaca di altre città, acquistare e scambiare informazioni, ed anche per familiarizzare, per misurarsi con gli altri e mostrarsi in pubblico, il che conferiva ai molti di acquisire una certa ‘identità sociale’. E che, infine, si è rivelato uno dei filoni più ricchi della creatività popolare: l’arte dell’incontro, dello scambio reciproco e quindi del commercio, il cui esito arriva alla concezione della moderna pubblicità e al concetto fondante dell’attuale sviluppo delle Pubbliche Relazioni.
La ‘Piazza Universale’ dunque come banco di prova, luogo iniziatico dove si evincevano le antiche paure del singolo, per affermare noi stessi di fronte agli altri, nel reciproco scambio delle parti di giudici e giudicanti e raccogliere il necessario consenso di fronte alla comunità raccolta. Sebbene quello della Piazza sia stato sempre visto come forma di spettacolo ‘casuale’ o ‘procurato’, con esso si metteva a nudo una indistinguibile verità chiassosa che al ricordo degli avvenimenti anche più recenti, a volte ci da un brivido di inconsistenza che pure mette in azione i moti dell’anima, allorché per soddisfare la vanità che ci rivela, inventiamo il nostro effimero, lasciandoci guidare da ‘burattinai’ politicizzati e sindacalizzati, che nulla hanno a che vedere con lo spirito che in passato ha animato la ‘Piazza Universale’ cui si fa qui riferimento.
E sempre più ci sembra d’essere al tempo stesso ‘attori e spettatori’ di noi stessi, personaggi d’una rappresentazione che non ci appartiene, che ci procura quella strana, caduca sensazione, d’essere in bilico su un palcoscenico che oscilla, che vortica all’interno di un ingranaggio che non riusciamo più a fermare e che ci schiaccia, azionato da un altrui volontà: che sia l’orco affamato delle fiabe che ci rincorre, la divinità infernale del mito che ritorna, il mangiafuoco che ci divora, la globalizzazione che ci cannibalizza, che ci annienta come individui, come popolo, come ‘umani che mangiano altri umani’?, non so dire. Ma forse una risposta sta nel disconoscere il passato, i ricordi e i rimpianti che portiamo dentro di noi, e lasciarci ‘divorare’ dalla realtà di oggi, perché altrimenti finiremo per ridurci al solo ruolo di ‘attori’ della nostra vita, e quindi solo ‘spettatori’ della nostra ‘vanità’.
Anche per questa ragione oggi dobbiamo riprenderci la ‘Piazza Universale’, recuperare la nostra dignità dalle mani di quei ‘burattinai’ che si accordano per sottomettere la ‘piazza’ ai propri interessi economici, ai propri avidi propositi di potere. Allora la risposta non è che una: ‘libertà’ di pensiero, di parola, d’intendimenti, d’incontrarsi, di dialogare, di votare i propri capi elettivi; libertà di contribuzione, di cooperazione, di sopravvivenza; libertà di gestire, di misurarsi con gli altri, di esistere come entità umana pensante e discernente; onde abbattere le differenze sociali, le diversità di genere, le discordanze culturali e razziali, per riaffermare quelli che sono i ‘nostri diritti’, e noi stessi, nell’ambito di quella realtà socio-culturale economico-politica che più ci conviene, rappresentata qui dall’immagine della “Piazza Universale di tutte le Professioni del Mondo” e dell’intera umanità consapevole.
E allora chissà? Magari questa nostra umanità così oltraggiata e offesa, questa nostra vita così vilipesa, questa stessa nostra Terra sfruttata e derubata ritroverà la pace di cui abbisogna, e tornerà ad essere quella ‘giostra’ tante volte sognata, che ‘meraviglia delle meraviglie’ ad ogni Fiera di Piazza continua a girare, col movimento di un argano meccanico che suona, gira e suona, suona e gira, con le sue luci colorate e i cavallucci bianchi e morelli che nel girare oziosi s’alzano e si abbassano in attesa di prendere il volo, per un' 'altra' stagione della vita.

"La Piazza Universale" - Catalogo della Mostra a cura di Elisabetta Silvestrini - Mondadori/De Luca - Museo delle Arti e Tradizioni Popolari - Roma 1988

 

 

 

 


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