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’Il Tango della Vecchia Guardia’ -A. Peréz-Reverte

Argomento: Letteratura

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 22/01/2014 12:08:36

Arturo Pèrez-Reverte ‘Il Tango della Vecchia Guardia’ – Rizzoli 2013

 

Da qualche tempo a questa parte, ahimè, non mi è più capitato di leggere un libro degno d’essere catalogato come ‘romanzo’ a pieno titolo, cioè che risponde all’esigenza autentica del lettore di immergersi nel pieno senso delle parole, nella costruzione delle frasi, dei periodi e dei capitoli d’una storia affascinante e altresì coinvolgente, come appunto quella narrata in questo libro. In cui l’autore, Arturo Pérez-Reverte (‘Il Club Dumas’), riconduce i sentimenti e le emozioni nel pieno dell’esperienza straordinaria e magica della ‘seduzione’, mettendo in gioco la capacità di attrarre e conquistare l’altro/l’altra, fino allora estranei, in un caleidoscopio di segreti, di cose non dette eppure risapute, perché vissute interiormente ‘sulla pelle’ dai personaggi che non chiedono di conoscere la ‘verità’ della loro esistenza, ma che si accontentano di ‘viverla’ o forse di averla vissuta. Eros e Thanatos si incontrano ancora una volta nelle pagine di questo ‘romanzo’ nelle figure dei due interpreti Max Costa e Mecha Inzunza che, allacciati in un ‘tango’ con passione e tormento, trasportano il lettore attraverso i ‘roaring twenties’ fino agli anni ’60 del secolo scorso, mettendo in gioco ogni sorta di escamotage di sopravvivenza, fino allo spegnersi di quell’eco che li ha resi protagonisti sulla scena della vita e del proprio tempo.

Max e Mecha sono presi da una danza dei sensi che va molto oltre l’erotismo stilizzato del ballo: è l’inizio di un legame torbido, equivoco, che si protrae una volta finito il viaggio (all’inizio del loro incontro) esplorando i bassifondi di Buenos Aires alla ricerca del tango com’era prima di diventare di moda.” (n.d.t.)

Ed è comunque sulla scia del ‘viejo tango’, il ballo per eccellenza dei tangheri argentini, appunto definito della ‘vecchia guardia’ vs il ‘nuevo tango’ ballato oggi nelle moderne milonghe, che i due protagonisti si incontrano e si lasciano per poi tornare ad abbracciarsi ancora, due, tre, cento volte coi sentimenti e le emozioni che la vita non risparmia loro in alcun caso, allorché le loro strade si separano, ma non i loro cuori, le loro menti, che continuano a nutrire i loro corpi bellissimi e affascinanti perché invasi d’un amore reciproco, totale. Dove nulla è lasciato per dopo, e che continua ad ardere bruciando tutto quello che ci sta attorno. Una storia, quella narrata, che non si sgancia definitivamente dallo stile tutto ‘sudamericano’ alla Gabriel Garcia Marquez, seppure di ampio respiro internazionale, giocato sull’arte raffinata di una scrittura talvolta audace. Ed è forse proprio questa ultima connotazione che rende la scrittura di Arturo Pérez-Reverte entusiasmante, direi vitale, capace di attrarre e conquistare il lettore coinvolgendolo in una sfida contro il tempo inesorabile che consuma, più che ravvivare, un “amore che ignora lo spazio e il tempo”. Forse per questo nel leggerlo ho rammentato ‘L’amore al tempo del colera’ proprio di Garcia Marquez, perché in fondo è la dilatazione del tempo che noi europei non conosciamo, che ci fa apprezzare la letteratura sudamericana nel suo genere. Basta ricordare ‘Cent’anni di solitudine’ ancora di Marquez, o ‘I fiumi profondi’ e ‘Tutte le stirpi’ dello straordinario Angel Maria Arguedas, per comprendere quanto l’esperienza sorprendente e magica del passare ‘rallentato’ del tempo, in cui riusciamo a mettere in gioco noi stessi in modo totale, ci illuda di essere vissuti mille e più anni, in cui l’antica e pur sempre nuova ‘musica delle emozioni’ è risuonata nelle nostre orecchie all’infinito, che quasi ci stordisce. È ancora la musica del ‘viejo tango’ che si lascia ascoltare nel silenzio dei giorni a venire, in cui: “Se potessimo tornare indietro, forse le cose sarebbero state … Non so. Altre. (..) Ognuno trascina con sé la sua stella. Le cose sono ciò che devono essere”.

In ultimo, finiamo tutti per riconoscerci ed essere coinvolti nella trama, in una spy-story forse un po’ ingenua, con colpi di scena, servizi segreti, atti di spionaggio, scazzottate, uccisioni, eppure quello che più ci coglie, è lo sterminato amore di cui sono pervase le pagine del libro, con i rispettivi dubbi e le perplessità che sono identici, almeno in parte, a quelli dei due protagonisti che allacciano nel ‘tango’ (in verità più lascivo che elegante), le loro vite fatte per attrarsi e respingersi, in contrasto (inutilmente), con quella ‘seduzione’ che pure ci governa e che scalda il cuore ogni qual volta suona alla nostra porta. Ed è così che sulla musica del ‘Tango de la Guardia Vieja’ assistiamo all’uscita di scena di Max che, “con la flemma adeguata all’evento, (..) apre la porta, prende la valigia e si allontana verso il nulla”, oltre le pagine del libro. Mecha dal canto suo, siamone certi, attenderà il suo ritorno fino alla fine dei giorni, ascoltando la musica coinvolgente di un ‘tango’ che risuona all’infinito.

 

Arturo Pérez-Reverte è nato a Cartagena nel 1951. Per vent’anni reporter di guerra in Libano, in Eritrea, alle Falkland, in Nicaragua, in Mozambico, in Romania, in Bosnia e in altre zone roventi del pianeta, romanziere di lungo corso, è autore di libri pubblicati in quaranta lingue: tra i più celebri “Il club Dumas”, “La carta sferica”, la serie “Le avventure del Capitano Alatriste”. Con “Il tango della Vecchia Guardia”, il primo dei suoi romanzi pubblicato da Rizzoli, ha dominato per mesi le classifiche spagnole riuscendo nella rara impresa di ottenere un successo di pubblico e di critica insieme.

 

Ps Una vera 'chicca' per gli appassionati di Tango, soprattutto per chi fa del Tango il proprio stile di vita.

 

 


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