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Christmas Happiness / 2

Argomento: Società

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 14/12/2017 07:19:35

CHRISTMAS HAPPINESS / 2
In cerca del regalo perfetto da fare agli altri (soprattutto a se stessi): qualche libro, qualche evento cinematografico, quanto basta di poesia, qualche mostra, un concerto, il resto createlo Voi lettori … in fondo Natale è anche Vostro, o no?

‘ikutsure ka sagi no tobi yukyu aki no kure’

‘Piccoli stormi
d’aironi solcano il cielo
crepuscolo d’autunno.’

‘shibagaki ni kotori atsumaru yuki no asa’

‘La siepe spoglia
gli uccelli vi si posano
mattina di neve.’

‘yuku aki no aware o dare ni takara mashi’

‘L’autunno finisce
a chi poter confidare
la mia malinconia?’

(da “Novantanove Haiku “ di Ryöcan – La vita felice 2012)

Un’introduzione particolarmente cercata questa di usare alcuni‘haiku’ famosi di Ryöcan per fare da cornice alla mostra dedicata a Katsushika Hokusai – Sulle orme del Maestro - al Museo dell’Ara Pacis - Lungotevere in Augusta, a Roma dal 12 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018. A cura di Rossella Menegazzo.

Ɣ “HOKUSAI - Sulle orme del Maestro”
L’importante Mostra sul maestro giapponese Katsushika Hokusai (1760-1849) è visitabile fino al 14 gennaio 2018. Attraverso circa 200 opere (100 per ogni rotazione della mostra per motivi conservativi legati alla fragilità delle silografie policrome) provenienti dal Chiba City Museum of Art e da importanti collezioni giapponesi come Uragami Mitsuru Collection e Kawasaki Isago no Sato Museum, oltre che dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, la mostra racconta e confronta la produzione del Maestro con quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyoe.
Dal paesaggio alla natura, animali e fiori, dal ritratto di attori kabuki a quello di beltà femminili e di guerrieri, fino alle immagini di fantasmi e spiriti e di esseri e animali semileggendari: questi i soggetti che i visitatori romani troveranno in mostra. Hokusai variava formati e tecniche: dai dipinti a inchiostro e colore su rotolo verticale e orizzontale, alle silografie policrome di ogni misura per il grande mercato, fino ai più raffinati surimono, usati come biglietti augurali, inviti, calendari per eventi e incontri letterari, cerimonie del tè, inviti a teatro.
Il maestro soprattutto deve la sua fama universale all’opera ‘La Grande Onda’ (parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji) ma anche all’influenza che le sue riproduzioni hanno avuto sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme.
Tra i suoi allievi ci sono Hokuba, Hokkei (1790-1850), Hokumei (1786-1868) che segnano la generazione successiva di artisti, insieme a Keisai Eisen (1790-1848), allievo non diretto di Hokusai, ma che da lui è stato influenzato, che ha determinato gli sviluppi delle stampe di bellezze femminili e paesaggio degli anni 1810-1830.
Proprio a Eisen, presentato in Italia per la prima volta in questa mostra, appartiene la bellissima e imponente figura di cortigiana rappresentata nella silografia che Van Gogh dipinge alle spalle di Père Tanguy e utilizzata anche in copertina del Paris Le Japon Illustré nel 1887.

La mostra si compone di cinque sezioni:
1- MEISHŌ: mete da non perdere
Presenta le serie più famose di Hokusai: le Trentasei vedute del Monte Fuji, le Otto vedute di Ōmi, i tre volumi sulle Cento vedute del Fuji e un dipinto su rotolo del Monte Fuji, presentato per la prima volta in Italia e in anteprima assoluta.
2- Beltà alla moda
Una serie di notevoli dipinti su rotolo e silografie policrome dedicate al ritratto di beltà femminili e cortigiane delle famose case da tè del rinomato quartiere di piacere di Yoshiwara mettono a confronto lo stile del maestro Hokusai con quello di alcuni tra i suoi allievi più famosi tra cui Gessai Utamasa, Ryūryūkyō Shinsai, Hokumei, Teisai Hokuba.
3- Fortuna e buon augurio
Nel formato della silografia, di Eisen in questo caso, e attraverso una serie di undici dipinti su rotolo di Hokusai che rappresentano le divinità popolari della fortuna, si evince uno dei soggetti in voga all’epoca come portafortuna, protezione, augurio per occasioni speciali.
4- Catturare l’essenza della natura
Hokusai e allievi a confronto attraverso una serie di dipinti su rotolo provenienti dal Giappone sul tema della natura e degli animali per sottolineare i motivi classici della pittura di ‘fiori e uccelli’ e la valenza simbolica di alcuni animali quali il drago, la tigre, la carpa, il gallo riproposti nello stile di ciascun artista.
5- Manga e manuali per imparare
La serie completa dei 15 volumi di Manga di Hokusai sono esposti in questa sezione e rimandano ai tratti e alla forza che il maestro sa dare a ogni creatura che decide di rappresentare ma anche alla sua volontà di insegnare le regole della pittura ad artisti e appassionati. A fianco dei volumi di Hokusai, un album dell’allievo Shotei ripercorre i soggetti e le forme del maestro proponendo pagine simili fitte di disegni e schizzi.

Ɣ “HUMAN”
del regista Yann Arthus-Bertrand è un documentario per certi versi sorprendente quanto appassionante che si avvale di una altrettanto eccezionale quanto straordinaria ‘colonna sonora’ del compositore israeliano Armand Amar . Un dittico di storie e di immagini del mondo, per immergerci nella profondità del genere umano, che risalta per la capacità di sintesi che ne fa un'opera sorprendente meritevole di una particolare attenzione. Trasmesso da RAI5 e dalle televisioni di tutto il mondo ‘Human’ passa attraverso testimonianze piene d’amore, di felicità ma anche di odio e violenza, ‘Human’ ci permette di confrontarci con l’altro e riflettere sulla nostra vita con monologhi struggenti e di rara sincerità che si alternano a immagini aeree inedite, accompagnate da musiche particolarmente coinvolgenti.

‘Human, l’amore che salva il mondo’ è un bell’articolo/intervista di Cristina Barbetta – 07/ marzo/2016 apparso in VITA – Cultura:
Il grande fotografo e regista francese Yann Arthus-Bertrand ha presentato a Milano il suo ultimo film, ‘Human’, uno straordinario ritratto dell'umanità, un documentario che si interroga sul senso della vita e dell'essere uomini. Attraverso la voce di gente comune di tutto il mondo. 2020 interviste, 2 anni e mezzo di riprese realizzate in 60 Paesi diversi nel mondo e in 63 lingue diverse. Parole, immagini che mostrano la bellezza del mondo e musiche, che ci toccano e ci interrogano ‘per fare emergere l'empatia necessaria per vivere in quest'epoca difficile’.
‘Tutti gli esseri umani sono importanti e hanno qualcosa da dire’. Lo mostra Yann Arthus-Bertrand, fotografo, ambientalista e regista francese di fama internazionale, nel suo ultimo film, Human, uno straordinario ritratto dell'umanità, un documentario che si interroga sul senso della vita e dell'essere uomini.
Attraverso la voce di gente comune di tutto il pianeta. 2020 interviste, 2 anni e mezzo di riprese in 60 Paesi diversi nel mondo e in 63 lingue diverse per realizzare un film (191 minuti), che ci tocca profondamente perché ci riguarda tutti da vicino, perché ‘siamo tutti strumenti che suonano nella gigantesca orchestra della vita’ e queste persone che parlano sono il nostro specchio. Oltre alle persone, immagini della bellezza del mondo e musica, per riflettere e lasciare sedimentare.
Cinque anni dopo il film ‘Home’, prodotto da Luc Besson, che è stato visto da 600 milioni di persone in tutto il mondo, Yann Arthus -Bertrand lancia una nuova sfida con ‘Human’, presentato all'Assemblea Generale dell'ONU e al Festival del Cinema di Venezia del 2015, è stato proiettato già in 50 Paesi nel mondo, ed è destinato a raggiungere il maggior numero di persone grazie a un piano di distribuzione a molti livelli, dal cinema, alla televisione, a internet, dove si può visionare su Youtube.

Intervista a Yann Arthus-Bertrand:
Abbiamo incontrato Yann Arthus-Bertand in occasione della presentazione di Human a Milano, al cinema Anteo, dove il film, che in Italia è distribuito da Academy two, sarà proiettato per tre settimane tutti i giorni, alle ore 13:
Com’è nata l’idea del film?
Mentre realizzavo “La terre vue du ciel” (“La terra vista dal cielo”), un progetto fotografico e un libro che ha venduto più di 3 milioni di copie, sono stato in Mali con i contadini che praticano l'agricoltura di sussistenza, che in tutto il mondo sono un miliardo. Mi hanno parlato delle loro paure: la paura della morte, della malattia, la paura di non sentirsi parte del mondo. E quello che mi hanno detto, guardandomi dritto negli occhi, è stato molto più potente di quello che avrebbero potuto dirmi dei giornalisti o degli scienziati.
Ho iniziato nel 2003 a realizzare il progetto: “7 milliards d'Autres”, sulla gente del mondo. 6000 interviste filmate in 84 Paesi da circa 20 reporter per cercare l'"Altro". Human è ispirato a questo progetto.
Che cosa l'ha spinta a realizzare Human?
Volevo cercare di dare una risposta a tutte quelle domande essenziali che ci poniamo sul senso della vita : perché c’è la guerra, la povertà, la crisi dei rifugiati, l'omofobia... Human è un film politico, che ci fa riflettere sul significato della nostra esistenza attraverso il confronto con l'altro. Ed è un saggio di un regista che vuole parlare d'amore. Nel film le persone parlano anche di felicità, di valori come la famiglia, di amore. Come dice un ragazzino disabile nel film “è solo l'amore che ci salverà”. Human è un film utopistico, ma forse l'utopia è una verità prematura.
Che film è Human?
È un film che parla al cuore della gente. Mostra chi siamo, attraverso le parole di tutte quelle persone che parlano e ti guardano dritto negli occhi, e sono il nostro specchio. Sono tutte quelle persone intervistate che fanno la forza del film. Che deve essere guardato con molta umiltà perché è fatto da tutte quelle persone. È un film molto intimista e spirituale. Ed è sicuramente molto difficile, perché è lungo, è duro, e perché la vita è difficile. È un film che amo molto, che mi arricchisce e mi dà molta felicità. Quando ho fatto il montaggio ho realizzato che nessun attore avrebbe potuto essere più bravo di queste persone, nessuna storia inventata avrebbe potuto essere più forte.
Come avete scelto le persone che hanno parlato nel film?
Le abbiamo selezionate a seconda dei temi che volevamo trattare. Siamo andati in giro per il mondo, nelle strade, nei campi, nelle scuole, nelle carceri... Abbiamo intervistato rifugiati in Marocco, in Sicilia e a Calais.
A ciascuna delle persone intervistate abbiamo fatto 40 domande, sempre le stesse, indipendentemente dalla provenienza, dalla cultura, dall'età, partendo da quelle più semplici fino ad arrivare a quelle più complicate, come “Qual è stato il momento più difficile nella tua vita?” “Che senso ha la vita?”.
Abbiamo detto a queste persone che quello che avrebbero detto sarebbe stato ascoltato da milioni di persone nel mondo e che tutte le cose che avrebbero detto sarebbero state importanti. È stato come fare delle sedute psicanalitiche perché le domande venivano fatte con molta empatia e gentilezza e alla fine le persone si lasciavano andare e moltissime piangevano e abbiamo pianto, riso assieme a loro, siamo diventati amici, è stato bello e difficile.
Cosa vuole fare emergere il film?
Viviamo in un’era molto difficile. E’ la prima volta nella storia della umanità in cui il futuro appare cosi incerto: il riscaldamento globale, la crisi dei rifugiati, il divario crescente tra ricchi e poveri, la crisi economica... L'unica cosa che possiamo fare per affrontare i periodi difficili che stanno arrivando è vivere assieme, accettando il mondo per quello che è e cercando di fare il meglio che possiamo. Perché tutti abbiamo una missione. Come dice un bambino africano nel film” tutti abbiamo una missione che ci ha dato Dio”, il nostro compito è capire qual è la nostra missione. Questo film e il mio lavoro vuole fare emergere l’empatia necessaria per vivere tutti assieme in questo mondo dal futuro così incerto.
Come si è strutturato il documentario?
Si è sviluppato senza una sceneggiatura. Abbiamo fatto due anni e mezzo di riprese e un anno di montaggio, che è stata la parte più impegnativa dal momento che non c'era una storia. Abbiamo creato il film con 2020 interviste di cui abbiamo utilizzato una parte, e molte ore di riprese aeree. La difficoltà è stata nell'armonizzare le parole, la bellezza del mondo e la musica.
Spero che questo film vi cambi, così come ha cambiato me.
‘Human’ è il primo lungometraggio realizzato grazie alla collaborazione di due fondazioni non profit..
Il documentario è stato finanziato dalla Fondazione Bettencourt Schueller, grazie alla quale la visione del film è gratuita in tutte le scuole e in tutte le associazioni del mondo. E' un progetto della Fondation GoodPlanet, che ho fondato nel 2005 e sensibilzza su tematiche di sviluppo sostenibile globale.
Qual è il suo prossimo progetto?
Si chiama ‘WOMAN’ ed è un progetto dedicato alle donne, perché dopo avere girato questo film è stato chiaro che dovessimo parlare di donne.
Il copyright di tutte le immagini pubblicate è: HUMANKIND Production.
Photo of Yann Arthus-Bertrand: ©A. Miquel. Aerial iamges.
Sul web: vita.it/it/interview/2016/03/07/human-lamore-che-salva-il-mondo/43/
La versione di ‘Human’ con sottotitoli in italiano è visibile su Youtube con/anche
la colonna sonora di Armand Amar registrata su etichetta ERATO.


Ɣ “TEORIE DEL CINEMA. Il dibattito contemporaneo”
Un libro antologico di Adriano D’Aloia, Ruggero Eugeni – Raffaello Cortina Editore 2017, dal quale traggo questa ‘Postfazione’ di Francesco Casetti.

Le immagini in movimento continuano a costellare la nostra vita quotidiana, immersa in una miriade di schermi – grandi e piccoli, fissi e mobili, personali e collettivi – e in un flusso ininterrotto di narrazioni audiovisive. Anche i discorsi e le riflessioni sul cinema e sui film non cessano di animare il dibattito culturale contemporaneo coinvolgendo un gran numero di istituzioni (accademiche e non), appassionati di cinema e semplici spettatori. Se, da un lato, i film rappresentano da sempre le tendenze e le tensioni sociali della nostra cultura, dall’altro le teorie del cinema riflettono sempre più l’incontro (e lo scontro) fra differenti visioni del mondo e della conoscenza. Questa antologia presenta per la prima volta in italiano i contributi dei più autorevoli e originali rappresentanti dei film studies degli ultimi quindici anni. L’idea di fondo è che la riflessione sul cinema e sull’audiovisivo non si svolga in un perimetro chiuso e invalicabile, ma in aperto dialogo con altre discipline: con la filosofia, intorno al concetto di esperienza; con le scienze sperimentali, a proposito del concetto di organismo; con la teoria dei media, rispetto al concetto di dispositivo.
Un’articolata introduzione e una postfazione intenzionalmente provocatoria permettono al lettore di comprendere “dal vivo” come il pensiero sul cinema, nei suoi rizomatici mutamenti, sia fondamentale per interpretare la complessità dell’esperienza mediale contemporanea.

Biografia dei curatori:
Adriano D’Aloia è ricercatore all’Università Telematica Internazionale UniNettuno, Roma. Si interessa del rapporto fra teorie dei media, estetica, psicologia e neuroscienze. È autore di La vertigine e il volo. L’esperienza filmica fra estetica e scienze neurocognitive (2013) e curatore del volume di Rudolf Arnheim, I baffi di Charlot. Scritti italiani sul cinema 1932-1938 (2009).

Ruggero Eugeni è professore di Semiotica dei media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove ha diretto l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo. È fra i principali studiosi dell’incontro fra semiotica dei media e scienze neurocognitive. È autore di Semiotica dei media. Le forme dell’esperienza (2010) e La condizione postmediale (2015).
Con Adriano D’Aloia ha curato il numero monografico di Cinéma&Cie sul tema “Neurofilmology. Audiovisual Studies and the Challenge of Neuroscience” (2014).

Ɣ “DIECI FILM ITALIANI VOLANO A BARCELLONA”
di Vittoria Scarpa in collaborazione con Cineuropa
12/12/2017 - Torna dal 15 al 19 dicembre la Mostra de Cinema Italià de Barcelona, l’evento che promuove nella capitale catalana il meglio del cinema italiano dell’anno.
Sempre dalla selezione veneziana provengono altri tre film rappresentativi della new wave partenopea, che abbracciano in vari modi il tema della criminalità: l’opera seconda d’animazione di Alessandro Rak,Gatta Cenerentola (Orizzonti), Il cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino (Settimana della Critica, e fresco vincitore del Gran Premio della Giuria al Tokyo Film Festival) e L’Equilibrio di Vincenzo Marra, presentato quest’anno alleGiornate degli Autori, così come Il Contagio di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, che esplora invece la criminalità organizzata di Roma.
Arriva dalle Giornate degli Autori anche Dove cadono le ombre di Valentina Pedicini, ambientato in Svizzera, mentre è stata applaudita all’ultimo Festival di Locarno la commedia Easy di Andrea Magnani, road movie dall’Italia all’Ucraina. Ancora commedia con Amori che non sanno stare al mondo, il nuovo film di Francesca Comencini presentato al Torino Film Festival, e con Moglie e marito di Simone Godano, in proiezione speciale. Da Cannes, infine, approda Fortunata di Sergio Castellitto. Quattro di questi titoli hanno già un distributore spagnolo: Cinemaran per Amori che non sanno stare al mondo e Dove cadono le ombre, Savor Ediciones per Fortunata e Selecta Visión per Moglie e marito.
Ad accompagnare i film a Barcellona ci saranno: Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, Simone Godano, Silvia Luzi e Luca Bellino, Andrea Magnani, Marco Manetti, Vincenzo Marra, Lucia Mascino, Valentina Pedicini, Edoardo Pesce e Alessandro Rak.
Spazio inoltre ai cortometraggi presentati alla Settimana della Critica di Venezia quest’anno: Adavede di Alain Parroni, Due di Riccardo Giacconi, Les fantômes de la veille di Manuel Billi, Il legionario di Hleb Papou, Malamènti di Francesco Di Leva, Piccole italiane di Letizia Lamartire e Le visite di Elio Di Pace. I sette cortometraggi concorrono per il Premio Corti di 2.000 euro che verrà assegnato da una giuria composta da Dimas Luis Rodríguez Gallego, Valentina Pedicini e Toni Benages.
La Mostra de Cinema Italià de Barcelona è organizzata da Filmitalia-Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, il Consolato Italiano e il Centro Sperimentale di Cinematografia.


Ɣ “THE SQUARE”
Il film di David González trionfa agli European Film Awards – in collaborazione con Cineuropa.
09/12/2017 - Il film di Ruben Östlund he seguito l’esempio di Toni Erdmann in occasione della serata berlinese che ha celebrato l’identità culturale e politica europea.
Per la seconda volta di fila, un unico film, un commedia per la precisione, ha portato a casa la maggior parte dei premi in occasione della cerimonia degli European Film Awards. Se lo scorso è toccato a ‘Vi presento Toni Erdmann’, quest’anno, nel 30° compleanno dell’evento, è stato ‘The Square ‘ il film che ha fatto piazza pulita di riconoscimenti.
Ruben Östlund, già vincitore della Palma d’Oro a maggio, ha ricevuto, da una giuria presieduta da Pedro Almodóvar, i premi principali della serata: il premio Attore europeo, andato a Claes Bang, i premi Sceneggiatura europea e Regista europeo, assegnati a Östlund, il premio Commedia europea e, ovviamente, il premio Film europeo. È bene notare che il film è stato anche tra i vincitori degli Excellence Awards: Josefin Åsberg ha fatto suo il premio Sceneggiatore europeo.
Östlund, ricevendo uno dei premi, ha affermato: “Volevamo lanciare un messaggio importante, ma volevamo anche intrattenere ed emozionare”. Quando è salito sul palco per ricevere il premio Film europeo, il produttore Erik Hemmendorff ha aggiunto “Non so se ci meritiamo così tanti premi”.
Oltre a ‘The Square’, gli unici film che sono riusciti a ottenere un qualche riconoscimento sono stati ‘Corpo e anima’ di Ildiko Enyedi, la cui protagonista, Alexandra Borbély, ha vinto il premio Attrice europea (ha dovuto trattenere le lacrime per poter pronunciare il suo discorso sul palco), ‘Communion’ di Anna Zamecka, premio Documentario europeo, ‘Loving Vincent’ di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, premio Film d’animazione europeo, ‘Lady Macbeth’ di William Oldroyd, premio Scoperta europea - Premio FIPRESCI e Stefan Zweig: ‘Farewell to Europe’ di Maria Schrader, insignito del People’s Choice Award.
Nel corso di una cerimonia che ha evidenziato il ruolo degli European Film Awards nella creazione di un’identità europea attraverso il cinema negli ultimi trent’anni, il discorso del presidente dell’Accademia del Cinema Europeo Wim Wenders è stato di quelli che lasciano il segno. Un discorso carico di contenuti politici e che ha posto le seguenti domande: “Come è possibile che il nazionalismo stia tornando nelle nostre vite? Perché sta uccidendo i nostri più grandi sogni?”. Quando ha ricevuto il premio alla carriera dalla presidentessa dell’Accademia Agnieszka Holland, Aleksandr Sokurov ha ricordato tutte le difficoltà che ha dovuto superare nella sua carriera. Julie Delpy ha sottolineato il fatto di aver perso i finanziamenti di cui aveva bisogno per il progetto che ha in cantiere ritirando il premio Miglior contributo europeo al cinema mondiale (lasciando spazio anche a un messaggio di Ethan Hawke, che ha ricordato l’indimenticabile coppia che avevano formato nella trilogia Before di Richard Linklater). Ha poi continuato annunciando una lotteria durante la cerimonia con in palio alcuni biglietti per il film per sostenere il progetto, in quanto sta “semplicemente sopravvivendo con questa professione”.
La 30a edizione degli European Film Awards è stata, ancora una volta, un’occasione per celebrare il cinema europeo e l’identità culturale e politica dell’Europa, senza vincitori a sorpresa. Il prossimo anno, la cerimonia si terrà per la prima volta in Spagna, a Siviglia.

Ecco la lista completa dei vincitori:
Film europeo
The Square – Ruben Östlund (Svezia/Germania/Francia/Danimarca)
Documentario europeo
Communion – Anna Zamecka (Polonia)
Regista europeo
Ruben Östlund – The Square
Attrice europea
Alexandra Borbély – Corpo e anima (Ungheria)
Attore europeo
Claes Bang – The Square
Sceneggiatura europea
Ruben Östlund – The Square
Film d’animazione europeo
Loving Vincent – Dorota Kobiela, Hugh Welchman (Polonia/Regno Unito)
Commedia europea
The Square – Ruben Östlund
Scoperta europea - Premio FIPRESCI
Lady Macbeth – William Oldroyd (Regno Unito)
People's Choice Award
Stefan Zweig: Farewell to Europe – Maria Schrader (Germania/Austria/Francia)
Cortometraggio europeo
Timecode - Juanjo Giménez (Spagna)
Premio universitario film europeo (premio parallelo)
Heartstone – Guðmundur Arnar Guðmundsson (Islanda/Danimarca)

Ɣ “MOMENTI DI FELICITÀ”
di Marc Augé – Raffaello Cortina Editore 2017
Il piacere di incontrare un viso, un paesaggio, un libro, un film, una canzone, l’emozione del ritorno o della prima volta: sono impressioni fugaci, momenti di felicità concessi a tutti, indipendentemente da origini, cultura, sesso. Spesso arrivano improvvisi, in situazioni dove nulla sembrerebbe favorirli: nondimeno esistono e resistono, contro venti e maree, al punto di abitare stabilmente la nostra memoria. Marc Augé esplora questi momenti di felicità, mescolando riflessioni e ricordi personali, con un piccolo cammeo dedicato ai canti e sapori d’Italia, delizioso omaggio ai piaceri dei sensi che il nostro paese gli ha sempre offerto e offre a chiunque sappia intenderli come forma di autentica cultura. Ma lo sguardo dell’antropologo si fissa anche sull’oggi, sui momenti felici che oppongono resistenza all’epoca presente, all’inquietudine e all’angoscia: momenti “di felicità nonostante tutto”, perché nei periodi di incertezza avviene di norma che si vada in cerca di salvagenti.

Biografia dell'autore:
Marc Augé, etnologo e scrittore, è stato presidente dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales dal 1985 al 1995. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, fra gli altri, ‘Il tempo senza età’ (2014), ‘Un etnologo al bistrot’ (2015) e ‘Le tre parole che cambiarono il mondo’ (2016).


(continua)





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