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Lost Path - Sentiero smarrito

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Sentiero smarrito

 

L'immagine può contenere: albero, pianta, cielo, spazio all'aperto e natura

 

 

Il sentiero della vita ho percorso
tra sassi, rovi e spine,
pietraie sconnesse.
Non rifarei più la stessa via
né tornerei indietro sui miei passi.
Sceglierei delle umili mammole,
timide violaciocche di pensieri,
berrei con le mani a coppa
da sorgenti pure e vere.
Coglierei fiori
dai ricordi seminati,
boccioli sulle sponde di ieri.
Spedito va il mio passo 
sul cammino,
su strapiombi m’affaccio
a guardare l’ombra mia
miseramente andare,
ora mi siedo qui a riposare.
La notte è appena arrivata.

 

 

 

Libera traduzione in inglese:

 

LOST PATH 

 

I traveled on the path of life
amid brambles, thorns
and uneven stones.
I would not do the same way again
nor I would go back on my steps.
I would choose humble buds,
shy violets of thoughts,
I would drink cupped hands
from pure and true sources.
I would pick flowers
of the sown memories
from yesterday on shores.
Shipped goes my step
on the way,
over abyss suspended
I look down
and observe my shadow
that miserably goes,
I am so tired,
a life wayfarer,
now I sit here to rest.
The night has just arrived.

 
 

 

L'immagine può contenere: oceano, cielo, spazio all'aperto, natura e acqua

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 Franca Colozzo - 10/04/2018 12:21:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Grazie Salvatore, il tuo commento giunge sempre gradito. Ho buttato giù questi semplici versi di notte. La poesia contiene in sé un duplice significato, forse non messo da me bene in luce. Da una parte, c’è il mio sentiero personale e le ultime vicende che mi hanno sfiorata (per fortuna nulla a che vedere con problemi di qualsiasi genere, né tanto meno di famiglia); dall’altro le ripercussione che su di me hanno, da un po’ di tempo a questa parte, le vicende tragiche che stanno in particolare attraversando la Siria ed il mondo intero, complice non sempre imbelle di tanta efferatezza. Ho scritto di getto alcuni pensieri che, soprattutto di notte, prendono forma e corpo, come l’apriscatole cerebrale della tua molto eloquente poesia *Dedalus. Mi piacerebbe che il mondo intero si avvicinasse alla purezza iniziale: la sorgente di acqua pura cui abbeverarsi, se mai sia esistita su questa terra, e che non perdesse di vista il sentiero vero della vita che ci accomuna tutti, in unicum universale. Noi, esseri indegni dei doni ricevuti, viviamo l’un contro l’altro armati in quest’opaco atomo del Male! Un affettuoso saluto e buona giornata.

 Salvatore Pizzo - 10/04/2018 01:40:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Questa tua poesia mi fa venire in mente un tale, di cui non ricordo il nome, che addirittura ci scrisse un trattato sui sentieri interrotti. Ma forse lui intendeva, con il suo titolo, richiamare alle vie intricate che s’incontrano nella foresta della vita, sentieri che si affrontano ricercando un linguaggio che ce ne dia il senso, di questo continuo ritrovarsi a dovere procedere tra mille difficoltà e non privi di ripensamenti...Bellissima la chiusa: comunica un senso d’immensa serenità, di pacificazione proprio con quelle traversie che, a quel punto, sul limitare dell’ombra hanno condotto...
Un saluto

 Franca Colozzo - 10/04/2018 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

@Far Arden, in fondo quel sentiero non l’ho mai perso, anche se ho combattuto molto nella mia vita e, per ottenere anche un solo risultato, ho dovuto impegnare più di cento sforzi.
In questa mia poesia, intendevo metaforicamente indicare in quel sentiero perso, non tanto il mio personale quanto quello dell’umanità nel suo complesso. Avvilita dalle notizie sconfortanti che ogni giorno ci giungono attraverso i media, vorrei che gli uomini di buona volontà si mobilitassero finalmente attraverso una marcia pacifica in nome di un mondo senza guerra, più giusto, umano e sostenibile.
Credo che noi tutti vogliamo ciò e per questo mi batto molto sui social, in particolare Linkedin, sperando che alcune menti illuminate colgano il grido di dolore che si leva da ogni parte del mondo (Siria in particolare) e si uniscano in uno sforzo comune per battere quell’1% che detiene ricchezza e potere su questa nostra Terra, dove gli uomini per il 99% sono ridotti in schiavitù, più o meno palesi. Grazie del commento e buona notte.

 Edi Davoli - 09/04/2018 14:51:00 [ leggi altri commenti di Edi Davoli » ]

Cara Franca, come ti hanno scritto nei precedenti commenti sassi e rovi ne abbiamo incontrati tutti e ne incontriamo. Perdonare non è mai sbagliato, facile se chi ci ha offeso si scusa, molto difficile se non è cosí. Perdono contiene la radice"dono" ed è realmente un dono che concediamo all’altro ma è benefico anche per noi perché ci permette di sganciarci dalla situazione negativa ed uscire dal ruolo di vittima. Non significa che dobbiamo diventare amici ma ci riprendiamo la nostra pace. Un affettuoso saluto!

 Franca Colozzo - 08/04/2018 20:20:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Infatti, carissima Sabrina, hai colto l’essenza di quanto volevo metaforicamente esprimere. Un po’ come l’inizio della Divina Commedia, Canto I:
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita."

Forse risuonavano questi primi versi nella mia mente dal momento che li conosco a memoria, almeno fino ad un certo punto, ma il mio sentiero, meno cupo e più solare, si conclude con la foto della capra sospesa su un burrone, mentre un’altra mi osserva da dietro una roccia frastornata, quasi incredula per la mia pericolosa posizione.
Si vede che dovrò ancora meditare bene sulle scelte future. Grazie per i tuo affettuoso commento. Ti auguro una buona serata.

 Sabina Spielrein - 08/04/2018 19:10:00 [ leggi altri commenti di Sabina Spielrein » ]

la figura allontanante che si muove nella realtà rarefatta, ha una plurarità di metafore: il cambiamento che si è spinti a fare, l’esitazione tra la fattualità attuale e la potenzialità. non può esserci altra vera vita al di fuori del superamento continuo di se stessi.

ho apprezzato molto i simboli trasformativi.

ciao
carissima franca

 Franca Colozzo - 08/04/2018 17:26:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Cara Graced, era una metafora per ripulirmi dentro da torti subiti e quant’altro. La purezza della fonte, cui abbeverarsi, indica la volontà di uscire dallo stadio negativo in cui ero piombata e di ritrovare le radici del bene. Errori se ne fanno nella vita ed è difficile non commetterli. Alcuni di questi, da me ripetuti ad oltranza, sono la mia debolezza ed il buonismo che spesso caratterizzano le mie azioni. Temendo di arrecare del male alle persone, preferisco subirlo; ma ciò facendo do’ adito a talune di esse di procurarmene altro nuovamente. L’immagine del sentiero è quello di una via a volte smarrita. Ti ringrazio per il commento e ti auguro una buona serata.

 Graced - 08/04/2018 17:01:00 [ leggi altri commenti di Graced » ]

Credo che il percorso tra sassi rovi e spine, chi più o chi meno l’abbiamo percorso un po’ tutti. Ciò che si può discernere è se siano stati affanni che si sarebbero potuti evitare o meno. In alcuni casi, perlo personalmente, non c’è stata scelta nel subirli, mentre su altre cose, si sarebbero potute evitare. Ma tanto, ormai non si possono cancellare. L’importante che si sia potuto imparare dagli sbagli. Una lirica molto ariosa e pregna di belle immagini e valide metafore che la rendono molto valida la tua. Complimenti Franca. Buon pomeriggio domenicale, Graced.

 Franca Colozzo - 07/04/2018 23:35:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Non l’ho scritta per un senso di scoramento, ma di protesta. Ovvero alcune cose non le rifarei, alcuni errori li eviterei ed alcune persone le lascerei ciondolare sul loro spasimo esistenziale, come in bilico su di un burrone. Questa mia è una poesia introspettiva, che implica significati reconditi, impossibili da svelare per non creare ambiguità di interpretazione. Rifarei la mia famiglia, quella sì, così com’è; ma l’essere stata troppo disponibile nella vita sociale, troppo incline al perdono e sempre pronta a chiedere scusa, questo no, non lo rifarei. Ecco il mio sentiero davanti a gli occhi; alle mie spalle la maggior parte del cammino percorso.
Infatti concordo con te e con il saggio rabbino: resto ancorata alle mie afflizioni come barca ad un ormeggio; altre strade non vorrei seguire, preferendo mali noti a mali ignoti e forse peggiori.
Grazie Antonio, la tua saggezza mi conforta. Buona domenica e buona notte.

 Antonio Terracciano - 07/04/2018 23:17:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Però ti ricordo ciò che diceva Nahum, un saggio rabbino dell’Europa orientale dell’Ottocento: "Se noi potessimo appendere le nostre afflizioni a un chiodo, e fossimo liberi di sceglierci quelle che ci piacciono di più, ciascuno si riprenderebbe le sue, ché tutte le altre gli sembrerebbero peggiori. "

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