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al testo di Stefano Colombo
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Parlare di sicurezze può risultare complesso, pertanto cercherò di dare la mia visione personale riguardo a questo argomento. Nella vita ciò che noi consideriamo sicurezza può essere espressa solo a posteriori: la sicurezza che possiamo avere è inerente a ciò che si è già verificato, ovvero quello che ormai è entrato a far parte della STORIA. La STORIA di cui parlo è sia il passato della società/mondo/esistenza del genere umano sia quello individuale/personale/idiosincraticamente unico. (Considerando ovviamente i limiti d’anacronismo, di influenza sociale e culturale delle persone: come essi abbiano vissuto, ricordino, raccontino o leggano la STORIA.) Tutto ciò che crediamo sicurezza a priori non è altro che fede/fiducia in quel determinato evento. Attraverso le nostre esperienze possiamo cercare di predire o di organizzare situazioni future e presenti, ma fintanto che esse non si siano realizzate e concluse (e ne veniamo a conoscenza) non è possibile sostenerle come sicurezze assolute. Esaminare questa STORIA è necessario per apprendere informazioni sulla società o sull’individuo e capire (in parte) con quale visione si affronti il “divenire”. Non toglietemi le sicurezze della vita, ciò che mi è accaduto personalmente ed è accaduto storicamente, perché sono parte di me e rappresentano il modo in cui affronto il futuro nella sua incertezza.
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