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Quelle heure est il

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Un pendolo scandì la nostra estate,
dal soggiorno in cucina, in sintonia
al verso spensierato del cucù.
Papà leggeva sulla verandina,
perso in un sogno...
Erano giorni pieni, effervescenti...
E Tu, mamma, cantavi
Il canto s'effondeva...
andava al cielo...
Si posò lento sulle settembrine.
Il canto di mia Madre era l'Italia
Quelle heure est il?

E Tu, Padre, l'udisti.
Umidi gli occhi,
all'eco di una musica d'altare,
le andavi incontro:
“Me la puoi cantare, per Noi
l'Avemaria?”

Papà, ricordi...
Mi sembra di sentirti, mentre dici:
“C'è qualcosa di nuovo, oggi nel sole...”
Sì, mi hai capita... Penso al professore
che rivedemmo insieme una mattina...

Mentre ti penso....
nella stanza attigua, rivedo il vecchio
libro di Francese
Ci stringevi al Tuo cuore, c'impartivi
le prime nozioncine...
Ma tu, non parli...
Cosa mi vuoi dire?

Pinuccia, ascolta...
Nella mia breve vita, così lunga,
fu quella lingua il solo mio diletto,
un fievole respiro dopo il pianto...

Pinuccia, ascolta...
C'è ancora nella casa,
il libro antico:
fai il segno della Croce;
leggilo sempre; non lasciarlo mai.

Papà, gli dico: “Ti ricordi quando...”
Risponde trasognato:
“Quelle heure est il?”

 Annalisa Scialpi - 08/12/2019 18:03:00 [ leggi altri commenti di Annalisa Scialpi » ]



Aleggia una splendida atmosfera nostalgica, carica di evocazioni,
in questa poesia dal sapore di ricordi...

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