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Il cuore freddo della poesia - da un

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"Credo che nella poesia ci siano due aspetti. Il primo è il cuore di pietra. Quando, ad esempio, si scrive un elogio funebre, quando qualcuno che ami muore, il cuore non rimane insensibile e si sente concretamente l’affetto e la tristezza, ma, allo stesso tempo, se si vuole scrivere una buona poesia, bisogna pensare anche alle caratteristiche tecniche e trovare delle buone metafore. Non basta dire: ‘come sono triste!’ Quella è una cattiva poesia. Bisogna trovare un modo per trasmettere il messaggio e questo approccio formale è freddo. Quindi c’è l’aspetto emotivo, dato da un sentimento o da una sensazione, e poi c’è questo ‘interesse tecnico’ molto freddo. Come posso esprimermi, come posso dire una tale cosa in modo che anche gli altri la capiscano?”


(Traduzione dall’inglese di Desirée Berlangieri e Letizia Tesorini)

http://poesia.blog.rainews.it/2011/09/15/video-intervista-a-adam-zagajewski/#sthash.xpAs6BhP.dpuf

 Carla de Falco - 10/06/2014 10:38:00 [ leggi altri commenti di Carla de Falco » ]

Interessantissima proposta che - colpevolmente - leggo solo ora.
La domanda trita "cos’è la poesia?" spesso condita dall’agghiacciante "per lei" ce la rigiriamo tra le mani da un po’ di millenni.
Col punto di vista proposto, però, personalmente convengo.
Poesia non è solo sentire e trascrivere personali emozioni, ma farlo con una tecnica tale che la trascrizione divenga arte.
E l’arte trasmetta emozioni in chi legge, meglio direi se del tutto avulse da quelle provate da chi la poesia ha generato.

 Ferdinando Battaglia - 21/04/2014 12:06:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Mi sembra che sia stata Annamaria Ferramosca a coniare una geniale e profonda definizione per il lettore di poesia: "poeta dell’ascolto"; ora se è vero che il poeta scrive per se stesso (e guai se fosse altrimenti), è anche vero che ogni poesia (ogni poeta) ha il suo lettore (intanto sé medesimo), quindi perché quel contenuto, che può diventare parola poetica di molti (poeti dell’ascolto e quindi poeti), si "fissi" nel tempo, ha bisogno di artifici tecnici che agevolino ciò, di abbellimenti che lo rendano esteticamente fruibile in modo tale da rimanere e sedimentarsi nel lettore. Per questo forse non è sufficiente scrivere l’idea o l’emozione, ma occorre lasciarla sedimentare (Franca Alaimo), lavorarla come materia grezza per rifinirla.
Così mi sembrerebbe

 Guglielmo Peralta - 21/04/2014 10:20:00 [ leggi altri commenti di Guglielmo Peralta » ]

Che significa: "se si vuole scrivere una buona poesia, bisogna pensare anche alle caratteristiche tecniche e trovare delle buone metafore"? La poesia non è una pietanza da preparare con gli ingredienti già indicati nella ricetta. Quando si scrive una poesia non si sta a pensare alle tecniche, alle metafore e agli altri suoi "ingredienti". Nulla si predispone prima perché la "pietanza" si compone da sé con l’ascolto e con la visione che lo "chef" riesce sollecitare e a cogliere in interiore...E lo "chef" è lo s-guardo che coglie, dosa e mette i "sapori" nei versi che gusta mentre li va "cucinando". Certo, in poesia o si nasce "chef" o semplici cuochi. E se si ha passione, se non viene meno il gusto, si può migliorare in quest’arte "culinaria" con la pratica, ma sempre indipendentemente dal conoscere prima gli "ingredienti" da usare.

 Franca Alaimo - 20/04/2014 22:54:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Molto prima di lui ce l’ha insegnato Foscolo, quando disse che nella poesia deve solo rimanere il calore di una fiamma lontana. La poesia si genera sempre da un’emozione, ma essa non va detta "a caldo"; bisogna lasciarla sedimentare e, quindi, scriverne sapendo di comporre una poesia, ricorrendo a tutti gli strumenti "tecnici" che le appartengono. Però la freddezza, secondo me, in poesia non può esserci: solo che il calore dell’emozione viene trasferito alla qualità del lessico, alle suggestioni delle imagini, alla necesittà delle regole tecniche. Per questo motivo preferisco la metafora foscoliana. Grazie, Loredana, di avere proposto questo stralcio di intervista, perché è utile che chi voglia scrivere poesia sappia che la tecnica è necessaria per scrivere buone poesie.

 L’Arbalète - 10/04/2014 21:41:00 [ leggi altri commenti di L’Arbalète » ]

Bah! Sì, un’ovvietà. Che poi si parta dal ghiacciaio Alfa o in granchiesca retromarcia da incandescente lava Omega, se si fa del metodo si degenera e s’invecchia in tiepida poetica. Così l’aspetto tecnico si svela “freddo” se scuoiato, mentre una Nappe au Cerf tiene al calduccio un osso scotennato. Ma buonasera al poeta.

 gian piero stefanoni - 10/04/2014 16:58:00 [ leggi altri commenti di gian piero stefanoni » ]

Distacco..sì.. E tolleranza dolorosa del peso nel suo racconto. Questo é il discrimine tra arte poetica e sterile sentimentalismo.. Grazie per l’invito a meditare.

  Cristina Bizzarri - 09/04/2014 10:55:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Niente di più ovvio - eppure è dovere di chi è "lucido" dire che tutto passa attraverso la mente, quella rete miracolosa di interconnessioni che ci permette di
esprimerci. Ho letto circa due anni fa "I giardini della mente". È stata un’esperienza e una scoperta dell’importanza dell’emisfero destro per quanto riguarda le nostre emozioni, la creatività, l’immaginazione. Non per niente Gesù parla della destra come la parte dei salvati! Certo, resta il fatto che la vita è un mistero.
:-)

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