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Scrivi un commento al testo di Manuel Paolino
L’elmo di Milziade

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Se queste sbarre fossero
Sabbia di Maratona 
Potrei
Raccontarvi con maggior
Sapore quel che avvenne
Sulla costa 
Che ci mantenne liberi 
Abbracciata al nostro coraggio.
Niente di più umano
Ebbe mai luogo prima 
E non vi fu mano 
Divina ma si svolse
Tutto alle radici della meraviglia.

 

Se questa coscia 
Non mi dorrebbe
Potrei 
Narrarvi con maggior ebbrezza
Della forza di Callimaco
Delle doppie lance di carne
E ferro fatte 
Che non attesero
Le frecce con le ferme teste 
Ma corsero 
E corsero ancora!
Come il fulmine apparimmo
S'una linea pari in lunghezza.

 

Se soltanto una finestra
Mi regalasse dei respiri
Potrei 
Disegnarvi quei sorrisi
Ondosi fra le spume
E il sangue 
Che elargivano 
Quel manto vigoroso. 
Spremeva
I cittadini d'Atena protettrice
Come cane all'osso
Come Pan alla terra stretti
Alla libertà e ai propri sogni.

 

Se infine la cura
Arrivasse ora
Potrei 
Dirvi con un po' di sollievo
Di quel che dopo feci
Quando Paro vidi
Come minaccia 
E corda d'ambizione
Tesa ben più in là;
Ma ritornai sconfitto.
Il popolo ama solo la vittoria,
Non ama colui che perde
Né chi troppo vince!

 

Sento le nuvole su Milziade.
Cimone 
Deve avere offerto già
L'elmo di Maratona 
Al grande Zeus
La memoria eterna
Che stavolta io mi dono.
Soffre 
Il mio vecchio corpo ferito:
Se avessi un ultimo alito
Potrei
Parlarvi ancora
Di quella sabbia...

 

 

 

 Edi Davoli - 31/12/2017 11:54:00 [ leggi altri commenti di Edi Davoli » ]

Ho apprezzato Manuel il racconto in prima persona, risulta intimo e incalzante. Saluti

 Ivan Pozzoni - 30/12/2017 17:29:00 [ leggi altri commenti di Ivan Pozzoni » ]

La tua modalità di scrittura mi interessa molto. Il raccontare di "voci", in frammenti.

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