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Lo scandaglio

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Provò e riprovò quello strano strumento.
Lasciò scivolare lo scandaglio nel più profondo del suo passato.
Sperava di ricostruire il perchè dell’inevitabile affondare della sua vita e di quella di tanti altri.
Da giovane, come capita spesso ai giovani, pensava che una sua decisione potesse cambiare il mondo. Per quanto sbagliata fosse.
Si accorse in fretta dell’illusione: la vita riserva una schiarita solo quando la rotta è ormai stabilita. Prua alla vecchiaia, e vento teso in poppa, l’approdo meno desiderato inesorabilmente in vista. Solamente allora, durante un bagliore più cinico degli altri, si accorse che la vita ha una durata limitata proprio per evitare troppi rimpianti, troppi risentimenti, troppa inutile energia.

Giuseppe in quella valle dimenticata era nato e vissuto. Il colmo della casa l’avevano cercato tra i larici della Val Maira. Scelto tra mille, tagliato una mattina senza luna, trasportato a fatica sino al colle più vicino. Metterlo in opera non era proprio un gioco da ragazzi ma lui e i suoi due fratelli non cercavano di meglio. Finirono il tetto, completo di costane e puntoni, all’inizio di Ottobre. Neppure uno scricchiolio, in attesa che le nevicate invernali potessero finalmente collaudarlo.
Giuseppe rimase in quella casa sino a quando, destino comune a tutti i suoi coetanei, andò via quasi scappando, come per obbedire al comando di una sirena d’allarme.
La vita in pianura e l’azienda nella quale lavorare, dove barattare la propria libertà per uno stipendio, le pulci e il freddo per l’illusione di fare la cosa giusta.
Appesi là in alto lasciò i genitori e un pezzo di cuore.
La pensione lo sorprese un pomeriggio d’autunno insieme ad una lettera che lo ringraziava per la dedizione al lavoro mostrata in quei lunghi anni e per essere stato un esempio per le generazioni future. Giuseppe tornò nella sua valle perchè la nostalgia era più forte di qualsiasi promessa la città gli potesse mai fare.
La casa era ancora in piedi, non così i suoi genitori e i suoi fratelli già da tempo nel cimitero della frazione. Decise di fermarsi ed io l’ho conosciuto lì.

Teneva tra le mani un legno legato ad una cordicella.
Mi avvicinai curioso e lui mostrò la forma di un fuso, unto e lavorato dalle infinite carezze.
Venendo dal mare, mi sembrava di riconoscere in quel pezzo di legno la forma di uno scandaglio da fondale. Glielo dissi e Giuseppe sorrise.
Mi raccontò la sua storia e in quello sguardo liquido di vecchio, vidi brillare la sua gioventù, la forza infinita dimostrata quel giorno al colle del Mulo.
Il tronco di larice stava scivolando giù inesorabilmente quando lui e suo fratello maggiore si pararono davanti puntando gli scarponi nella terra dura sino a sentire un male insopportabile.
Una fila di bestemmie sudate rimise il carico al meglio.
Scesero poi con mille precauzioni raggiungendo casa a tarda sera.
Oggi la stessa cosa la farebbe un trattore, previa la costruzione di una strada

Da allora sono tornato altre volte a trovarlo ma dei tanti anni trascorsi in fabbrica invece, non mi raccontò mai nulla. Abbassava gli occhi e lasciava andare il fuso, srotolando la cordicella di canapa.
Ora che Giuseppe se ne è andato, mi sorprendo sempre più spesso a ricordarlo.
Alle nostre generazioni, a noi che manca l’ignoranza, rimane solo la consapevolezza e proprio quella cerco di manifestare in queste poche righe. Eserciti di studiosi, affacciandosi da pubblicazioni patinate, svelano ogni segreto della fioritura dell’assenzio, della densità molecolare del legno di maggiociondolo, delle tecniche costruttive della civiltà alpina, della vocazione turistica del territorio...ma Dio di un Dio: qualcuno riesce a essere ancora protagonista come lo erano quelle genti ? Protagonista, non spettatore di prima fila con biglietto rigorosamente gratuito.

Lo scandaglio ci informa: nessun fondale, galleggiamo sull’abisso.
Ditemi che si sbaglia.

 Pinupinu - 06/01/2011 11:03:00 [ leggi altri commenti di Pinupinu » ]

Forse veramente da questo dipende il vivere nella passività che caratterizza un pò tutti... sempre in attesa che qualcun altro tiri fuori le castagne dal fuoco; l’istinto suggerisce come tale cosa sia non di certo il massimo, eppure se mi impunto e ci penso non riesco a capire il perchè... sarà forse il contrario? Questa impressione sarà solo frutto di pregiudizi indotti dalla società?

Ma sto divagando, per quanto riguarda il racconto riconosco le tue capacità letterarie anche se non troppo inclini ad essere apprezzate fino in fondo a causa dei miei gusti...

 giuliano - 03/01/2011 17:28:00 [ leggi altri commenti di giuliano » ]

Davvero un bel ricordo, a testimonianza di quello che andiamo dissipando inseguendo chimere.

 Mazzarello - 02/01/2011 21:38:00 [ leggi altri commenti di Mazzarello » ]

Nelle campagne come quella, magre e scoscese, spesso gli abitanti maneggiano continuamente qualche oggetto che per loro ha un significato particolare. La cordicella che trattiene il fuso è la forza che trattenne il larice in caduta libera, con lui se ne sarebbe andato un valore inestimabile. E’ stato trattenuto: a che prezzo?

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