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La lappola [frammento]

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La lappola

(Fiori e braccianti)

 

         Ero tornato a casa per i campi. Si era nel mezzo dell’estate. Avevano raccolto l’erba e si preparavano a mietere la segale.

         C’è un’incantevole varietà di fiori, in quel periodo dell’anno: rossi, bianchi, rosa; odorosi, teneri trifogli; insolenti margheritine; «m’ama non m’ama» bianco latte con il centro giallo scuro e il loro intenso puzzo di fradicio; la gialla colza con il suo odore di miele; alte campanule bianche e lilla, simili a tulipani; piselli rampicanti; ordinate scabbiose gialle, rosse, rosa, lilla, e piantaggini dal piacevole profumo appena percepibile; fiordalisi d’un azzurro brillante, al sole, appena spuntati, e celesti e rossicci, la sera, e prima di appassire; teneri fiori di cuscuta, dal profumo di mandorla, che avvizziscono subito.

         Avevo raccolto un grande mazzo di fiori diversi, e stavo andando a casa, quando notai, in un fosso, una strana lappola color rosso vivo, in piena fioritura, di quel tipo che da noi chiamano «tartaro», e che falciano con cura, e quando per caso finisce nel fieno la buttano via, per non pungersi le mani. Mi venne in mente di strappar questa lappola e metterla in mezzo al mazzo. Scesi nel fosso e, dopo aver cacciato un calabrone peloso che si era andato a ficcare al centro del fiore e dormiva lì beato e pacifico, iniziai a strapparla. Ma era molto difficile: a parte il fatto che il gambo pungeva da tutte le parti, anche attraverso il fazzoletto nel quale avevo avvolto la mano, era così spaventosamente tenace che combattei con lei per cinque minuti, lacerandone ad una ad una le fibre. Quando, alla fine, ebbi strappato il fiore, il gambo era ormai tutto a brandelli, e il fiore stesso non sembrava più così fresco e bello. A parte quello, rozzo e grossolano com’era, non era adatto ai teneri fiori del mazzo. Rimpiansi di aver rovinato per niente un fiore che stava così bene al suo posto, e lo buttai. «Però che energia, che forza vitale», pensai ricordando gli sforzi con i quali l’avevo strappato. «Con che tenacia si è difeso, come ha venduto a caro prezzo la pelle». 

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