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Premio "Il Giardino di Babuk" VII Edizione 2021: intervista a Raffaela Fazio
 

Biografia di Valentina Meloni [ sito web ]

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Se i luoghi hanno un’anima anche noi siamo parte dell’anima.

Sono nata a Roma il 5 di Giugno del 1976. Ho vissuto gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza in campagna al limite della periferia romana circondata da boschi di pini e dal profumo del mare. Di natura ipersensibile, ho sempre coltivato l’amore per l’arte in ogni sua forma, trovando rifugio e ispirazione nella danza, nella musica, nella scrittura e nella pittura nonché nel mio mondo a stretto contatto con la natura, popolato di visioni, intuizioni e immagini fantasiose. Gli studi classici e la passione per la lettura mi hanno portata ad amare profondamente la poesia, questo modo speciale di comunicare le emozioni mai totalmente espresse nelle loro sfumature, circoscritte nei limiti angusti della parola. Ricordo ancora una lettura del mio professore di latino e greco,Vittorio Todini, durante il ginnasio, quel giorno la nostra lezione fu: ascoltare la poesia. Ci lesse alcune liriche di Saffo e la sua voce, rauca per le tante sigarette fumate, fu un ponte verso il passato. Sentii una profonda riconoscenza salirmi dentro, l’amore per la poesia correva su quelle parole lette come una folgore, io ne fui attraversata. Il “temibile” Todini una volta mandò a chiamare i miei genitori, egli si disse preoccupato per me e per la mia timidezza, si rivolse a mia madre così: “Valentina avrà sempre a soffrire a causa del suo carattere e patirà molto”. Fu profetico e lo ricordo sempre con molto affetto e stima per i suoi preziosi insegnamenti, per la passione che mi ha trasmesso ma anche per la grande sensibilità e intelligenza emotiva.

 

Qualcuno mi ha definita “la poetessa degli alberi in occasione della conferenza “L’Albero è rappresentazione di Vita” a Roma -Trastevere- . Non amo essere inserita nel limite ristretto delle definizioni e, probabilmente, non mi sento all’altezza di questo compito.  Gli alberi  sono varchi verso mondi nuovi, antenati cui tutto il genere umano appartiene:io appartengo a loro,  da sempre; è scritto nel mio seme di nascita. Gli alberi hanno un proprio canto, è di quel canto che mi faccio portavoce, come si può restare fermi, infatti, quando si è attraversati dalla musica?

La stessa corrente di vita
che scorre nelle mie vene,
notte e giorno scorre per il mondo
e danza in ritmica misura.
E’ la stessa vita che germoglia
gioiosa attraverso la polvere
negli infiniti fili dell’erba
e prorompe in onde tumultuose
di foglie e di fiori.

(Rabindranath Tagore)

La danza è ritmo, la poesia è ritmo, la vita stessa lo è . La natura tutta è una meravigliosa danza e la poesia, figlia di questa danza, è il suo canto.

”Il fascino della poesia autentica – afferma Fuad Rifka in un’intervista poco prima della recente scomparsa – è che parla al cuore oltre che alla testa e sospende per qualche istante lo scorrere del tempo offrendo la possibilità di una messa a fuoco, di un’illuminazione, cioè di una rivelazione.”

Oggi e dal 2007 vivo in Valdichiana, tra i Chiari e le Crete, dove la natura è protagonista indiscussa, e in questa nuova realtà si è rivelata la lontana vena poetica che si è fatta paladina di madre terra, in un sentore di riconoscenza, incanto, gioia, amore e commozione. La mia crisi personale è stata lo stimolo decisivo che mi ha portata, attraverso un lungo percorso introspettivo, a esprimere me stessa,a scrivere e pubblicare i miei pensieri poetici fino allora affidati solo alle foglie e al vento. Ciò mi ha permesso di avvicinarmi ulteriormente alla mia  essenza e al contempo di trovare nuovi stimoli creativi, ripercorrendo in questo processo a ritroso, la trama dell’esistenza, come un viaggio metafisico, attraverso alberi parlanti, sogni, emozioni e trasformazioni.
Nella poesia, in quello spazio magico che non impone mai troppi limiti, pervasa dallo spirito della natura, si accende il bisogno di comunicare. Gli alberi sono i protagonisti, esseri speciali dotati di un’aura mistica e protettiva, fonte d’ispirazione, nonché testimoni straordinari, della battaglia ecologica, ormai sempre più attuale, a difesa della terra. 

La mia poesia, citando Fuad Rifka, è una poesia “semplice come il pane” in cui la persona comune può identificarsi e diventare lettore-protagonista. E, come per il pane, che continua a lievitare anche dopo la cottura, le molteplici chiavi di interpretazione consentono ai versi di vivere ancora oltre la lettura mediante due punti di osservazione: quello antropocentrico, in cui il proprio vissuto emozionale viene messo a nudo, e quello più sacro, metaforico e sottile che fa parlare gli spiriti della natura. Queste “due voci” s’intrecciano e si fondono permettendo al lettore, come in un viaggio sciamanico alla ricerca del significato profondo delle proprie emozioni, di entrare e uscire dalla trasfigurazione mistica della poetica. In quest’ottica al contempo visiva e visionaria provo a far parlare la natura in una simbiosi che a volte si fa vera e propria metamorfosi, trasfigurazione di un sentimento personale che,attraverso la parola si espande e vola altrove.

“La poesia è come il pane: semplice e sacra. È un filo elettrico in grado di connetterci con l’infinito, con la natura, con l’anima del mondo. È come la preghiera dei mistici, senza più lingua di appartenenza, senza marchi di religioni superiori, senza confini”( Fuad Rifka)

La mia voce è piccola come quella di una formica, anche loro infatti comunicano con la voce,  per questo  mi firmo:

n a n i t a


 

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