Downloads totali: 965
Ultimo download:
02/05/2026 04:36:00
paolo polvani
- 22/10/2016 16:19:00
[ leggi altri commenti di paolo polvani » ]
Molte grazie anche a Luciano Nanni! un piacere e un onore la lettura e lapprezzamento di autori cos autorevoli e generosi come Luciano e Eugenio! questi commenti mi spingono a fare del mio meglio!
paolo polvani
- 22/10/2016 16:14:00
[ leggi altri commenti di paolo polvani » ]
Molte grazie a Eugenio Nastasi per la sua nota articolata e anche molto generosa. Ho scritto queste poesie molti anni fa, perch i ricordi bussavano con insistenza e chiedevano di essere tradotti in parole, ci sono avvenimenti vissuti nella prima infanzia che hanno bisogno di uscire dal buio e vedere la luce di una pagina fitta di segni. Affiora una certa discontinuit nella tensione, ma ho preferito lasciare intatta la sequenza, lasciarla cos come nata. Ricordo molto bene la finestra sotto la quale passavano le ambulanze con il loro grido lacerante, lapprensione di quei giorni, le discussioni, le paure; di l a poco dovevamo trasferirci in una nuova casa, e lingegnere era lo stesso che aveva progettato il palazzo crollato, e questa incertezza ha tormentato per anni i miei genitori. La casa dove siamo andati ancora l, a distanza di tanti anni. I miei versi sono una specie di liberazione, ma anche un omaggio alle vittime di quel crollo, una lapide che impedisca alla memoria di perdersi. Ancora grazie!
Luciano Nanni
- 05/10/2016 21:24:00
[ leggi altri commenti di Luciano Nanni » ]
Un dramma che ha suscitato autentica poesia. Che non nellapparato versificatorio a volte quasi prosa ma nella qualit estetica dei versi, nella capacit di creare e anche di emozionare: il caso di Polvani.
Eugenio Nastasi
- 02/10/2016 12:24:00
[ leggi altri commenti di Eugenio Nastasi » ]
Paolo Polvani , con il "Crollo di via Canosa", riesce a sostenere tra prosa e poesia, un continuo ricambio fra realt e memoria, tra cronaca e depositi linguistici, restituendo al lettore un fatto di cronaca tragico e fin troppo attuale pur affondando nellimmediato dopoguerra degli anni 50.E se anche non sempre il respiro compositivo riesce a mantenere con pari felicit lintera composizione, la scrittura di Polvani, soprattutto nei quattro componimenti finali, come avvolta in unaura magica di parole che giungono al nostro ascolto quasi attraverso una lente dingrandimento, per cui le sue vibrazioni (che sono poi lautenticit del dettato che lo governa) dal piano testimoniale di naturalezza discorsiva arrivano a lambire la polivalenza semantica. Tutto questo si riscontra proprio nella fase finale, quando levocazione dei fatti cede a unintonazione quasi "morale", tipica del fare poesia vera con tocchi e variazioni mirabili per nitore e spessore, come a voler interiorizzare quei motivi e rendere pi serrato il colloquio tra "gli assenti" e i sopravvissuti e quel resta in lui di rispondenze e accordi recanti in una ragnatela di passaggi il loro necessario ricordo.
|