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Dr. Chiara De Marchi-Gherini
- 23/12/2010 23:40:00
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Belle e discrete,soffuse da luci lattiginose e improvvisi bagliori. Ne avevo gi lette alcune che mi aveva passato mio padre, io lavoro in campo medico e leggo solo per diletto, anche se nella terapia della riabilitazione a volte faccio uso di arte in generale, grafico pittorico e anche letteratura. Complimenti e Buon Natale!
Rael
- 22/12/2010 00:31:00
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Siamo al penultimo natale, cos sprecone per pochi e affamato per troppi, la giustizia dei maestri superiori sta per iniziare le scremature.
alien
- 21/12/2010 00:38:00
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RILEGGENDO LE TUE POESIE ALLA LUCE EXTRAGALATTICA ADESSO HO COMPRESO QUELLA STRANA LUCE SOFFUSA SIA DEI VERSI CHE DI TANTE BELLE FOTO CHE MI HAI INVIATO
rosaria di donato
- 07/11/2010 18:24:00
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"Poeta vagabondo" per scelta, Lorenzo Mullon, canta la luce, leco, il respiro delle cose che incontra e si fonde con esse. Non necessariamente persone, ma suoni, atmosfere, scorci di natura. Conoscevo gi alcune sue poesie, ma queste sono bellissime!
Rosaria Di Donato
memma
- 06/11/2010 10:46:00
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molto bello mi sembra quasi di viverle le tue poesie!
Maria Grazia Cabras
- 03/11/2010 17:51:00
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Una scelta coraggiosa quella di Lorenzo Mullon: vivere per e con la Poesia, abitando lessere e il divenire del mondo perdutamente
farsi creatura fra le creature, fiore tra i fiori, orizzonte e cielo di un immenso oceano
Versi davvero intensi, privi di sovrastrutture letterarie, colmi di limpida meraviglia.
Loredana Savelli
- 02/11/2010 21:13:00
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Ad una seconda lettura, le poesie di Lorenzo Mullon arrivano in profondit. Autentiche ed essenziali in quanto sono la sintesi, senza sconti, di riflessioni filosofiche, ma a partire da esperienze vissute con la partecipazione di tutti i sensi, non solo col pensiero. La sua, a me sembra, una essenzialit conquistata e difesa con tutte le forze. Domina il sentimento di una natura benefica e maestra di vita. Anche luomo fa parte di questa natura, a patto che sia disposto a spogliarsi di qualsiasi sovrastruttura, compresi i propri pensieri, anzi la vergogna dei propri pensieri (Saremo salvi/quando non ci vergogneremo/dei nostri/pensieri/e le parole/non saranno pi simboli/ma il cuore stesso/delle cose). Nelluniverso di Lorenzo, dunque, non ci sono confini tra mondo interno e mondo esterno. Quanto pi ci si fa piccoli, per, tanto pi possibile abbracciare limmenso (Se fossi troppo grande/nessuno mi potrebbe abbracciare,/invece lumiliazione/rende piccoli/e ci stringe intorno al cuore). In questa dimensione, niente pi appartiene alluomo, se non un filo di voce o una radice nel mare: il panismo pervade tutte le poesie e corrisponde ad una sorta di annichilimento umano che rilassamento, affidamento, Fede. Pi volte il poeta canta la luce, capace di tenere insieme la casa, cio linteriorit, persino il buio, al punto da affermare che il buio vero noi non labbiamo mai neppure immaginato. Lo sguardo del poeta uno sguardo da bambino ma anche da vecchio, un vecchio che si sia dimenticato della sua et. Mi piace infine commentare un passo da una delle ultime poesie sei di fronte al tuo mistero/e te la devi cavare da solo,/ti devi sdraiare nudo/sopra un pavimento umido/farti piccolo/e trovare una coperta/nel tuo corpo. Lautenticit non a costo zero: passa attraverso la solitudine e lisolamento, richiede un atto di coraggio e di verit.
Daniele Santoro
- 02/11/2010 16:54:00
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Mi sembra che la poesia di Lorenzo Mullon muova lungo il versante lirico e simbolico; mi piace il suo taglio talora epigrammatico, rafforzato da un repertorio di immagini di suggestiva levit come in quella dei libri che si aprono come finestre / che ti sfuggono / dalle mani / per una raffica / di vento. una poesia di luce, sole e mare, fiori e farfalle, cascate, aurore e conchiglie, primavere e colori; insomma, intrisa di quegli elementi che attingono alla natura della quale il poeta un attento e partecipe osservatore. Poesia, dunque, descrittiva e pronunciata verso la vita. Poesia la cui bellezza sta giustappunto scrive nelloriginale nota lautore - nel condividere un sentimento profondo.
Narda Fattori
- 01/11/2010 18:09:00
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Ho letto con grande piacere queste poesiole "oneste", di onesto dettato e di onesto pensiero. Trasudano di sentimento, talora di sentoimentalismo, ma non sono ingenue come forse il suo autore vorrebbe farci credere. Larmonia dei versi, la sintassi sicura, la padronanza di uno stile che sempre omogeneo e tiene anche quando i contenuti da lievi come lo scorrere di unacquata nei fossi diventano limacciosi e la vita pressa come unombra nemica. Mullon ha la grazia scrittoria vicina a quella dei crepuscolari; le sillogi che costruiscono lopera continuano lo stesso discorso cambiando solo langolo di visuale. Probabilmente a lui non importano note di lettura, ma sono certa che gli interessa la comunicazione in generale e quella specifica del poeta che procede nel doppio verso allinterno di se stesso per procedere allesterno anche se, allapparenza il movimento avviene al contrario. Sappiamo che una suggestione esterna scava allinterno, e questo poi va alla ricerca di correlati esterni. Credo che dobbiamo essere grati a Mullon per la levit con la quale affronta anche grandi tematiche e la sua saggezza di mettere da parte quelle insolubili. E dobbiamo invidiarlo se a lui "carmina dant panem".
Antonio De Marchi-Gherini
- 01/11/2010 15:43:00
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Credo che fare esercizi di critica, trovare parole alate, discettare ecc. a Lorenzo pu interessare relativamente. Per quanto lo conosco un istintivo, detesta i formalismi e il vivere piccolo borghese. E un anarchico della poesia. I suoi versi o si prendono in toto o si rigettano. E un cantore dellanima e come tale dilata gli spazi fisici e mentali, fregandosene se in campo ci sono gli uni o gli altri. Di grande sensibilit gioca a rimpiattino con sentimenti, emozioni e incantamenti della natura. E un Pascoli moderno, una nuova poetica del fanciullino..ma disincantato e scaltro come sono i fanciulli doggi.
Eugenio Nastasi
- 01/11/2010 11:00:00
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Nel lungo monologo che comprende tre plaquettes autoprodotte, Lorenzo Mullon dispiega il suo mondo interiore dentro a quello della natura, imbozzolando nuances derba,fiori, sabbia,alberi, acque fluviali, stelle, oceani e quantaltro per riempire un vuoto che si porta dentro da chiss quanto tempo. La sua una poesia diretta,senza o quasi accorgimenti di "mestiere", quasi a chiedere che sia il lettore a dare delle risposte o, semplicemente, a condividere lo stupore di una realt naturale che riflette, specularamnte, le sue qualit umane. E, per usare una metafora, come stare a guardarlo mentre crea e ricrea i suoi cerchi concentrici, con un vocabolario neanche tanto copioso, perch sia la meraviglia desistere a rinnovare gli occhi che vedono. Ricordiamo Proust: "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nellavere nuovi occhi" e Mullon pare emularlo in questo. E vera poesia? Non importa, pare dirci alla fine Mullon, che venga riconosciuta tale. Importa che la si guardi dentro. Scrive in una delle sue liriche pi belle:"Guardandomi/come al microscopio/sono talmente vicino/a me stesso/che potrei saltare/dallaltra parte" e in unaltra cos attacca" La terra promessa/ una trincea scavata dal torrente..." Questa poesia. A noi pu bastare, per ora.
Franca Alaimo
- 31/10/2010 22:41:00
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Lorenzo Mullon non inventa la poesia, ma la vive in modo totale, come scelta. Con conseguenze che dal punto di vista pratico possono sembrare assurde e che, invece, Lorenzo accetta come la pi profonda delle libert: quella di essere se stesso, senza un ruolo sociale ingabbiante ed ipocrita, che toglie il tempo di vedere le cose e gli altri. I suoi testi sono, quindi, innanzitutto la dichiarazione di uno stile di vita diverso,che trova la propria felicit nel proprio "vagabondare nellerba", nel sentire i libri aprirsi "come finestre" nonostante la povert e la limitatezza dellagire, di sussurrare parole, "in cambio di pane". Come dice in una poesia, Lorenzo appoggia un fianco sulla dura realt , laltro su un cuscino di stelle. Poich Lorenzo figlio di un passato doloroso, di unesperienza traumatica, che non di rado viene dichiarata, sebbene, forse, essa non appaia tale, perch ben adorna della semplice felicit del versificare: "Io che sono stato abbandonato / nella notte / ho dovuto inventare / il verso del cuculo / er non sparire nel buio", si legge in una delle poesie pi autobiografiche e pi drammatiche, dove il poeta si paragona al cuculo che canta di notte per sentirsi vivo, per non permettere al buio di inghiottirlo. E la poesia, dunque, a donargli la ragione prima di unesistenza che ha imparato a sconfiggere il dolore apprezzando la ricchezza del presente, la festa dellessere "padroni del nulla", e maturando la consapevolezza che ogni cosa un dono. Cos la pesantezza si tasforma in voglia di volare, in felicit di identificazione con il tutto in nome della legge dellamore, fino allaudace e magnifica affermazione che tutti gli esseri viventi sono stati creati per "un destino di gioia". Per tutte le cose che si sono dette, leggere le poesie di Mullon, alcune delle quali sono bellissime, ed altre, anche se meno belle, indispensabili per tessere la magica tama di un pensiero felicemente diverso, significa trovare tregua e consolazione, imparare a vibrare allunisono con il creato, inseguire piccoli e meravigliosi dettagli, abbandonarsi a delle emozioni tanto pi profonde quanto pi sono semplici e capire che nella vita non succede niente, che i giorni sono tutti uguali, e che per si pu sempre rinnovare lo stupore e offrire a chi si ama tenerezza. Questultimo sentimento , mi sembra, quello che prevale nellintonazione dei versi, specie quelli damore, probabilmente perch il sentimento peculiare delluomo Lorenzo Mullon. Poich una cosa certa: Lorenzo non un fingitore; la forza delle sue poesie consiste, infatti, nellessere sempre "vere".
Guglielmo Peralta
- 31/10/2010 20:55:00
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Al posto di madreperla di luce, leggasi: luce di madreperla.
Guglielmo Peralta
- 31/10/2010 20:38:00
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Un candore, una madreperla di luce pervade, illumina e d musicalit ai versi di questa silloge di Lorenzo Mullon, che composta da tre raccolte poetiche. un percorso unitario, una partitura in tre arie, in tre movimenti, in tre tempi, cadenzati e oscillanti tra sentimento e ragione. Sebbene sia il secondo movimento a dare il titolo alla silloge, tuttavia lultima aria che in s racchiude e libera il respiro pi profondo. Ne Il mondo che verr a differenza che nei due tempi precedenti, dove il poeta sinterroga sullessenza delle cose, sulla capacit del linguaggio di aderire alla realt formale, o ancora, sulla verit del cielo, cio sulla possibilit dello sguardo di collegare il cielo di sopra/ al cielo di sotto, di cogliere e rimirare il reciproco rispecchiamento tra la volta celeste e labisso dellanima (Il cielo cos); dove, inoltre, egli cerca di fare il punto sulla condizione umana, nella convinzione che lunico antidoto alla sofferenza, al dolore (anche quello che attanaglia il proprio corpo, concepito come una unit creaturale che soffre di tutti i suoi organi, di tutte le sue parti, anche quando solo un piede a provare dolore e a piangere come un bambino) lamore, che d luce, attira e incanta gli esseri, animati e inanimati: il sole, gli uccelli, il ruscello, il vento, la brezza, e le stelle, che non avendo braccia per cullare lamore oscillano a mo di culla (A che punto siamo) - il poeta, in quella terza e ultima parte, oltre a rispondere, pur lasciandole aperte, alle domande poste e formulate implicitamente, in maniera non interrogativa, nei titoli delle due prime raccolte, va oltre ogni attesa e illusione e, forte della luce della poesia e dellamore, immagina una sorta di terra promessa, dove la natura non conosce regni separati, perch convivono in essa, congiuntamente, la persona, l animale, l albero, a costituire un unico corpo naturale. E cos, il poeta si riconosce essere totale, accogliente dentro di s lintero pianeta (Il petto si aperto/ come una catena montuosa/ e respiro il vento/ dalle radici di una grande foresta/ e bevo a un ruscello che scorre/ nella vastit del mio panorama. Ho fatto spazio dentro di me/ piano piano sono entrati/ la radura/ il grande faggio/ il lago e il suo promontorio/e la poiana/ e il ghiro/ e il tasso/ le montagne/ gli orizzonti/ le isole/ i mari/ e i suoi continenti/ Sul mio collo gira/ lintero pianeta).
Lori
- 31/10/2010 15:41:00
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Profondi, i pensieri dietro le parole mi rendono serena o forse mi sento meno sola? Riesco cos ancora a sperare di poter uscire dal bozzolo oscuro dellattesa e mettere ali di farfalla, alla mia anima antica.
p.b.
- 30/10/2010 23:27:00
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Fare poesia con la semplicit delle emozioni molto difficile. Qui a volte ci siamo a volte no. Non sempre le riflessioni intimiste, per suggestive che possano apparire a prima vista,sono poesie.
catiuscia cappelli
- 30/10/2010 23:11:00
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Semplici baci di parole, che aprono la dolcezza al cuore. I miei piu sinceri complimenti.
Caterina Niutta
- 30/10/2010 21:44:00
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Lo sto leggendo con molto piacere....da centellinare, con calma, per cogliere ogni songola sfumatura.
cosimina viscido
- 30/10/2010 15:14:00
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Lho scaricato, letto e riletto con davvero con piacere. E un testo scritto "con parole che sono il cuore stesso delle cose"... complimenti
Loredana Savelli
- 30/10/2010 09:08:00
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E con gioia che mi accosto a questo volume di Lorenzo Mullon: messaggi affidati al mondo pi che ai suoi abitanti. Sono colori ricavati da mescolanze inedite che quasi "pietosamente" si distendono sulle cose per esaltarle, non per coprirle. Da leggere e rileggere.
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