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E le parole solleticano

di Elvira Scognamiglio
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Pubblicato il 26/08/2012 14:35:56

Resto qui per sempre.

Aveva pronunciato con fermezza. Il dito sul bicchiere di vino, lo sguardo nel vetro, il piede penzoloni dalla sedia. Il sorriso smunto. Quanto tempo aveva aspettato di sentirsi dire che qualcuno sarebbe rimasto per sempre. Cos il trillo del forno aveva interrotto qualcosa di inaspettatamente nuovo. Una sensazione di saziet e irrequietezza. Se non fosse vero. Se stesse scherzando. Se tutto scoppiasse in un momento. Se adesso il vino cadesse e se lui andasse via per sempre. E invece era l e alzava i suoi occhi neri per cercare altri occhi, per chiedere un martello per rompere quel silenzio. Perfino il pollo nella pirofila urlava nel silenzio di quella notte. Apr di botto il forno e tir fuori le patatine sorridenti. Fece finta di scottarsi e le scaravent sul piano cottura. Ma colse anche loccasione per rompere lunione di quegli occhi senza altre parole. Quante parole in quello sguardo. Quante volte gli avrebbe detto: resta qui per sempre. Quante volte gli avrebbe detto: Sono felice anche di guardarti soltanto per un altro giorno. Quante volte avrebbe accarezzato la sua barba. Quante volte avrebbe toccato il naso col suo dito. 

Mi versi del vino?

Ma non hai sentito? Resto qui per sempre.

Il rossore le bagnava le gote. Tuffava le sue parole nella Divina Commedia, nelle indecisioni e nelle insicurezze di tutta la sua vita. Eppure altre parole non uscivano. Uninsolita rabbia tramut una bella frase in qualcosa di terribilmente fastidioso. Le faceva piacere, ma non lo voleva dare a vedere. Perch temeva di essere troppo fragile, di sentirsi nel pugno nelle mani di qualcuno che avrebbe potuto schiacciare le sue emozioni da un momento allaltro. Preferiva nascondersi, correre dietro ad aquiloni inutili di parole e rimanere indietro. Sempre indietro. Sempre alle spalle di qualcuno. Coprirsi. Senza puntare in alto. Guardando in basso, vivendo sullo scivolo appollaiata invece che lanciarsi col vento tra i capelli. Aveva passato la sua vita seduta su una moto che non era mai partita. Cos il pollo si bagn delle sue lacrime. Tent di soffocare il respiro nel grembiule e un abbraccio la colse impreparata. Quellabbraccio che aveva amato. Quellabbraccio che aveva sognato. Per tutta la vita.

Mi devi scusare, parlo cos tanto che poi dimentico le parole quando sono felice.

Chiacchierava tanto. Cos tanto che proprio non la tollerava. Aveva imparato a guardarla negli occhi senza impegnarsi a comprendere quello che diceva. Si divertiva a vedere quella luce che zampillava dalla pupilla alla cornea. Sarebbe rimasto ore a puntarle gli occhi negli occhi per vederla spaventata distogliere lo sguardo per non fargli capire quanto fosse innamorata di lui. Non sapeva cosa voleva nella sua vita, ma avrebbe fatto di tutto per non eliminarla dai suoi giorni e dalla sua geografia. Lo sapeva da anni. Lo sapeva da sempre. E non avrebbe fatto niente altro che tenerla stretta per ore, mentre la curva della sua schiena diventava sempre pi tonda e lanciava sbuffi e lacrime che  scivolavano sulle guance rosse. Nessuno dei due si era posto problema dellesagerazione delle loro parole, delle loro scelte. E quelle lacrime erano soltanto il retaggio di quella struttura mentale che si chiama razionalit. Domani sarebbero giunti in fila i come, i perch, i ma.. Ma in quellistante quella frase risuonava come un grido dallarme, un canto di libert dietro le sbarre.  Cadde a terra a ginocchioni. I singhiozzi erano troppo forti, le emozioni erano diventate terribili pezzi di vetro ficcati nel suo cuore. Non poteva essere vero. Era il solito incapace. Non comprendeva il senso di quelle parole in italiano e le buttava fuori cos, tanto per parlare. Eppure entravano dritte per quella via che era proprio la strada della sua felicit, dei suoi desideri e delle sue aspettative. Impossibile. Nella vita nulla cos semplice. Non si pronunciano le cose e ci si sente felici. Non poteva essere cos vicina la felicit. E una risatina beffarda le solleticava lorecchio destro. Rideva. Rideva di lei. Una carezza le arrivava al seno e risaliva fino ad asciugarle quella impertinente lacrima che scendeva silenziosa e fredda dallocchio sinistro.

Conosci la mia storia. Non potrei stare in nessunaltra parte del mondo. Perch piangi tanto? Pensi ancora che io ti prendo in giro?

Luso del congiuntivo era troppo difficile per lui. Aveva smesso di piangere, aspettava soltanto che la morsa dei singhiozzi andasse via definitivamente. Tuttavia manteneva la testa bassa e stringeva la mano che le accarezzava piano il viso. Era un bimbo. Un adorabile bambino con gli occhi scuri e la carnagione del colore del pane ben cotto. Un piccolo uomo eternamente bisticciato con la lingua italiana.

 



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