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Quaderni di Archeologia Fantastica - di Giorgio Mancinelli

Argomento: Antropologia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 30/08/2025 06:12:08

QUADERNI DI ARCHEOLOGIA FANTASTICA
Una collana di scritti di antropologia, fondata su reportage di viaggi, usi e costumi, tradizioni, musica canti e danze, racconti, fiabe e miti di numerosi popoli, studiati e narrati da Giorgio Mancinelli per RAI, RSI e riviste specializzate, che potete trovare in questo sito.

Strana materia letnomusicologia, non soltanto perch in realt non si studia e tantomeno si apprende, soprattutto perch pi di ogni altra la si rincorre e quando se n afferrato il concetto, si trasforma in una sorta di vocazione, che non porta n allori n denaro, o quel successo che spesso si pensa di rincorrere e che, invece, lascia soltanto un senso di frustrazione. Perch qualunque scoperta, ogni singolo avanzamento, rimane fine a se stessa, e va ad aggiungersi alla deontologia della ricerca, nel grande libro della conoscenza. L'etnomusicologia quindi, come branca ultima dellesperienza etnologica propriamente detta, cio rivolta allo studio delle tradizioni musicali e vocali dei popoli, che accoglie in un unico abbraccio tutta la musica, sia popolare sia colta. E che trova la sua funzione precipua nella altrimenti detta musicologia comparata, in quanto, uno dei suoi fini mettere a confronto le musiche dei popoli di tradizioni diverse, anche l dove esistono sottili e importanti differenze. Entrata di straforo a far parte delle scienze ufficiali con ramificazioni in antropologia, archeologia e sociologia, letnomusicologia si attesta come scienza fonetica verso la fine dell800, a opera dellinglese Alexander John Ellis (*),a seguito di una ricerca sulle musiche orientali, intitolata: On the Musical Scales of Various Nations, trovandosi, fin da subito, ad affrontare le ormai vecchie argomentazioni sul problema delle origini della musica, col quale si erano gi cimentati molti storici fino alla met dell800, nellintento mancato di dare delle risposte.
Precedentemente, la musicologia storica aveva ampiamente compreso quanto fosse ardito presumere che un fenomeno complesso come la musica potesse avere una sola e unica radice. In seguito, per, con l'avvento di nuovi metodi dindagine e la progressiva comprensione di quanto fossero indicativi gli eventi sociologici concomitanti a quello musicale, si era giunti a capire come la musica fosse altres portatrice di significati e valori diversi che variavano da cultura a cultura, la cui catalogazione e comprensione, giustificava di per s la nascita di una nuova scienza musicologica: letnomusicologia, appunto. Con ci si giunse anche al ripensamento del ruolo del ricercatore come persona diversa da quella che in un secondo tempo, avrebbe catalogato e analizzato i materiali sonori catalogati, mentre ancora quasi a met del Novecento, si dava per scontato che la raccolta di documentazione fosse effettuata sul campo. In primo luogo, la nuova scienza etnomusicologica mise in dubbio alcune ipotesi che fino allora avevano goduto di credito come, ad esempio: la questione delle origini che, secondo alcuni, si era generata indipendentemente dal processo evolutivo, come concezione di un fenomeno prevalentemente estetico, mentre, per altri, e secondo me pi correttamente, costituiva e tuttoggi costituisce, una pratica funzionale a varie occasioni di socialit. In secondo luogo, e per certi casi addirittura eclatante, lesclusione tout court della musica etnica (tribale o aborigena), e da qualunque catalogazione ufficiale, non rientrando nella scala fino ad allora conosciuta.
Allo stesso modo, contro le teorie tradizionali che scorgevano la fonte della musica nella sacralit religiosa cui tendeva la natura umana, nel timore delle forze cosmiche o di eventi violenti come la morte che, di per s, rappresentavano un mistero incomprensibile. Ci port a un divulgato interesse verso i popoli senza scrittura (*), e al ripensamento dei vecchi concetti sulla struttura della societ primitiva e la sua cultura, quale si era sviluppata nel corso dei trascorsi millenni. Alla quale andava, in qualche modo, riconosciuta la titolarit di un congruo materiale dinteresse etnografico, per gran parte ancora sconosciuto, solo perch non sufficientemente studiato, e che, pure, secondo alcuni ricercatori, rappresentava la fonte di contenimento della conoscenza primordiale. Premessa necessaria questa, che ci permette fin dora di stabilire la data di nascita e di elaborazione della nuova scienza antropologica, che sulla scia del darwinismo dilagante, permise a E. Burnett-Tylor (*) di elaborare una propria metodologia che metteva capo al riconoscimento dellesistenza di una cultura primitiva in s, omogenea e strutturalmente diversa da quella dei popoli civilizzati, in cui affermava che: lo stato selvaggio la condizione primitiva di esistenza di tutti i popoli, da cui ha preso le mosse lo sviluppo dellumanit, e che nel 1871, anno di pubblicazione della sua opera pi importante Primitive Culture, scandalizz a dir poco lopinione pubblica e scientifica.
Quantunque fosse necessario un riconoscimento scientifico, questo cera gi stato, e si andava affermando come un evento oltremodo straordinario, cominciato con la pubblicazione de LOrigine della specie del 1859, con la quale C. Darwin (*), di ritorno da un viaggio durato cinque anni intorno al mondo, riconosceva lesistenza di una forma strutturale primigenia che poteva attribuirsi a tutte le specie viventi, e quindi anche alluomo e che sconvolse lallora modo di pensare riguardo la formazione non solo della natura ma soprattutto di noi stessi e del nostro passato, arrivando a formulare la tesi dellevoluzionismo della specie, poi sfociata, nellevento decisivo e fortemente rivoluzionario della teoria darwiniana che tanto influenz le scienze sociali durante tutto il Novecento. Lintuizione di questo particolare processo sembra fosse pervenuto al naturalista inglese, come egli stesso ha affermato, da pi parti: da un lato dallosservazione degli effetti della selezione praticata dalluomo sugli animali e sulle piante per produrre razze sempre pi rispondenti ai requisiti cercati; dallaltro, dalla lettura del famoso Saggio sul principio della popolazione di T. R. Malthus (*), apparso allinizio dellOttocento, che sosteneva che la popolazione umana tende ad accrescersi con ritmo assai pi rapido che non i mezzi di sussistenza. Questo principio esteso a tutti gli organismi sugger a Darwin il concetto di lotta per la sopravvivenza, quindi quello di selezione naturale delle specie. Con ci, seppure la condizione attuale di alcuni popoli extra-europei rispecchiasse la stessa fase di sviluppo culturale attraverso la quale i popoli europei erano passati qualche millennio fa, losservazione dei primi e la ricostruzione del passato dei secondi consentivano, (nella metodologia comparata condotta congiuntamente), di individuare la fisionomia di tale stadio evolutivo, e di risalire allorizzonte mitico e alla concezione animistica delluomo primitivo.
Era pur questo un punto di partenza, che in seguito altri studiosi, bench provenienti da discipline diverse, avallassero le teorie evoluzionistiche dei loro predecessori, permettendo alla nascente scienza antropologica di fare passi enormi nellambito dellinvestigazione e approfondimento della cultura primitiva in ogni suo aspetto, anche secondario, purch utilitaristico (Spencer, Klemm, Spengler), fino ad arrivare alla contrapposizione, come nel caso di M. Weber (*) che in Kultur, ne distinse loriginaria attivit creatrice. Finanche a evidenziarne il carattere precipuamente tecnico-scientifico quale enunciato da F. Tonnies (*) che in Zivilisation, secondo uno schema che traeva origine dallantitesi tra comunit e societ in cui la nuova scienza antropologica si sviluppava, recuperava quella che era lessenza socio-evolutiva delloramai abusato concetto di cultura. Si dovette per attendere E. Durkheim (*) per considerare la causa determinate dei fenomeni culturali nella natura degli uomini (e delle societ rispettive), primaria competenza dellantropologia che, solo cos osservata e studiata, si presentava come un insieme umanamente intelligibile, facendo dellesperienza delle religioni dei popoli, una scienza tendenzialmente sociologica.
N manc chi (Malinowsky, Boas, Lowie, Spengler, Mauss), in opposizione alle teorie di quei primi ricercatori, avanzasse delle altre, talvolta anche ben strutturate, che respingevano il punto di vista storico-evolutivo adottato da Burnett-Tylor. Tuttavia il loro apporto oggigiorno ancora illuminante per ricostruire i momenti anteriori al processo di avanzamento integrato del concetto di cultura propriamente detta, in mancanza del quale sarebbe ben presto destinata a scomparire. Si dovr attendere la pubblicazione nel 1934 di Patterns of Culture di R. Benedict (*) per fare ritorno alla polarizzazione dellimpostazione darwiniana, quale premessa al relativismo culturale. Cui fece seguito un dibattimento che si prolungher seppure con successive riprese fino alla met del secolo (Parsons, Mead, Dewey) e oltre, fino alla scienza del concreto in cui lindividuo studiato non semplicemente come soggetto culturale ma come specie, elaborata da C. Lvi-Strauss (*).
Due sono i testi fondamentali di questo autore che hanno segnato una vera e propria svolta concettuale in ambito scientifico: Antropologia strutturale e Il pensiero selvaggio (si veda anche Totemismo oggi), con cui, attraverso un sorprendente itinerario etnologico che registra miti, riti, credenze e altri aspetti culturali, egli accantona radicalmente ogni idea di esotismo della cultura. Il che non vuol dire pensiero dei selvaggi intesi nella loro figura tradizionale, primitiva e talvolta pittoresca, e ritrova la genesi dei nostri attuali schemi logici in una sorta di ricerca del pensiero perduto mettendo a fuoco un attributo universale dello spirito umano, i cui termini di paragone si possono trovare e quindi cercare proprio nelle societ cosiddette senza scrittura che dice in sintesi lautore finiranno col presentarci sorprendenti somiglianze con i modi di pensare operanti nei nostri paesi, oltre che nelle forme di sapienza popolare, arcaiche o recenti.
Letnomusicologo di oggi, in molti casi, sente quasi la necessit di diventare un frequentatore abituale della cultura che studia, s da interiorizzarne i valori che essa contiene, sia comportamentali sia musicali, in modo da acquisire quanto necessario alla sua comprensione. Se quasi tutte le teorie sulle origini della musica fino a ieri concordavano nel sostenere che gli inizi della musica furono costituiti dal canto, consistente in una sorta di cantillazione della parola, o come manifestazione vocale emozionale, oggi poco importa. Di fatto, in una situazione di equilibrio tra suono e parola, parlano gli strumenti, che sia la voce, oppure un flauto, o delle maracas, tutti sono ritenuti funzionali al prolungamento dell'azione ritmica originata dal corpo umano come produttore di suono che di linguaggio musicale, misurato sulla riproduzione dei suoni che sono in natura. E da cui la musica ha mosso i suoi primi passi nello sviluppo di un corrispettivo concetto di cultura, inteso come riconoscimento di forme organizzative sociali e di costume, anche di quei popoli tradizionalmente denominati primitivi che oggi rivendicano la propria autonomia culturale.
per, il solo concetto di cultura, ancora in grado di assolvere il compito di giustificare lautonomia della scienza antropologica? Per rispondere a tale interrogativo occorre tener ben presente che la crisi dellantropologia, come anche delletnologia e delle scienze limitrofe, non differisce dalla crisi cui va incontro la cultura propriamente detta, almeno cos come la stiamo vivendo oggi non soltanto una crisi di metodo di ricerca. A un secolo dalla sua formazione, essa ha visto, infatti, scomparire il proprio oggetto originario cio la scomparsa delle societ primitive sotto lurto della civilt industriale e delle sue tecniche produttive, sotto la stimolo del processo di unificazione del mercato economico e commerciale su scala mondiale. Ma, piuttosto che andare a cercarne le cause, potremmo forse andare alla ricerca delle colpe, e anche l finiremmo per ritrovarci a dover fare un mea culpa vergognoso e senzaltro poco dignitoso, sempre che la dignit abbia ancora un valore interscambiabile.
Oggi possiamo con certezza affermare che, il concetto di cultura come sintende nel linguaggio comune, ha valicato i limiti disciplinari dellantropologia, propriamente detta e delle stesse scienze sociali, per assumere una portata forse pi filosofica ancor che scientifica, che ci permette di riconoscere lesistenza di altri ambiti culturali rispetto ai quali illegittima, oltre che illusoria, ogni presunzione di superiorit. Pertanto, in questo momento storico di degrado e indegnit, andare alla ricerca delle origini e delle tradizioni di una cultura in via di estinzione, non vuol dire riaffermare concetti polverosi se non addirittura obsoleti, quasi che la cultura abbia perduto la sua importanza, quanto invece dare significato di non lasciar cadere nel vuoto linsegnamento ricevuto dal passato, quanto farsi parte integrante della nostra prospettiva storica e, soprattutto, dellepoca in cui viviamo.
Per ottemperare a ci dobbiamo riprendere il discorso dallinizio, a quanto cio detto nel libro della Genesi (Antico Testamento), che: In principio Dio cre il Cielo e la Terra, ora la Terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano labisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Ebbene tutto ci ci lascia alloscuro su quanto, accadde prima del principio, perlomeno, non in un senso per noi comprensibile, tale da riuscire difficile afferrare lidea che possa esserci stato un principio e che un giorno probabilmente ci sar una fine. Possiamo per immaginare che qualcuno debba esserselo chiesto fin dai primordi, altrimenti non si troverebbero cos tanti miti e leggende sulla creazione del mondo, il cosmo e le costellazioni, sparsi nelle tradizioni orali di molti popoli senza scrittura, tra quanti ne sopravvivono sulla faccia della terra. Grazie alla ricerca antropologica, infatti, oggi possibile rilevare in modo particolareggiato, il sostrato comune di alcune popolazioni stanziali, tra quelle organizzate in comunit, fra cui primeggiano quelle autoctone dellAmazzonia, alle quali rivolgo questa mia investigazione, solo in parte svolta sul campo, con lintento di far conoscere e rivalutare un patrimonio etnologico e culturale di forte impatto ambientale che, altrimenti, rischia di scomparire.
Affinch sia fin dora ben comprensibile, la ragione che mi spinge in questa ricerca, e richiamo qui lattenzione sulle grandi emergenze ambientali dellintero pianeta, proposte nei vertici internazionali (Summit di Stoccolma 1972, Rio de Janeiro 1992, Johannesburg 2002, Kyoto 2005) (*), trova risposta nel porre lattenzione di come e quanto, la questione ambientale richieda una forte sensibilizzazione delle coscienze e di uneducazione degli individui, quale premessa irrinunciabile per un nuovo approccio verso le risorse naturali, compatibile con la lunga durata e con la crescita economica dellattuale societ. Onde affrontare i nodi concettuali legati al problema ambientale con una riflessione sulle linee teoriche della programmazione, quali: cultura ecologica, globalizzazione, sviluppo sostenibile, con apertura alla conoscenza e alla sensibilit verso una cultura dellambiente in cui rientri anche una riflessione sul tema dei diritti umani, prima che il clima e la vita stessa delluomo, sia irrimediabilmente modificato sulla faccia della terra.
Investigazione la mia, che si spinge a voler riconoscere agli Indios dellAmazzonia la capacit di un sodalizio pieno con quella natura che ha permesso loro di sopravvivere allinterno di una realt certamente pi ecologica che quella cui noi andiamo alla ricerca, e che solo il buonsenso, a furia di avvertimenti, sar in grado di tracciare sulla base delle fonti disponibili. Sono della convinzione che solo avendo il pieno controllo di noi stessi e del mondo in cui viviamo, potremo cambiare, un giorno, il quadro catastrofico che ci si prospetta davanti, e restituire allumanit intera quella certezza di vita che, con ladesione a nuove regole di realizzazione esistenziale, sapremo infondere allecosistema. Ovviamente per fare ci bisogna prima che ci conosciamo, o comunque, lasciatemelo dire, seppure con un pizzico di nichilismo, che ci ricordiamo degli altri, tutti quelli che prima di noi hanno riconosciuto alla natura, il suo carattere primario di sostentamento alla sopravvivenza delle specie.
quindi sulla scia di questa mia convinzione che mi sono spinto a oltrepassare le barriere che mi si ponevano davanti, a cominciare da quella linguistica, per approdare infine alla ricognizione di un territorio straordinariamente meraviglioso, quanto incredibilmente impraticabile e ostile per chi, come me, ostenta origini diverse, nonostante la mia propensione al viaggio e allavventura. Sono altres certo, e questa volta mantengo viva la speranza, che la ragione in fine sopravverr sul miope egoismo dei governi e degli stati, cos come sullavidit e la cupidigia delle multinazionali che continuano imperterrite a sfruttare le risorse naturali, gi abbondantemente sottratte al mantenimento degli equilibri, e contribuiscono con i loro veleni alla contaminazione dellintero pianeta. Non a caso la maggiore consapevolezza che, lincessante sottrazione delle risorse naturali da parte delluomo per far fronte alle proprie esigenze di sostentamento e di sviluppo non possa durare allinfinito, stata rivolta allattenzione mondiale con relativo successo.
Ci avvenuto in occasione di due fondamentali incontri, a cominciare da quello del lontano Summit di Stoccolma nel 1972, con la Dichiarazione sullambiente umano, e da quello successivo di Rio de Janeiro del 1992, titolato Summit della Terra, nel quale si denunciava lesigenza di dover correre ai ripari per salvare il pianeta da una possibile catastrofe annunciata, con grosse implicazioni di carattere ambientale. Non in ultimi i successivi Summit di Roma 1996 (Agenda 21), sul piano del consumo critico sociale ed economico; UE 1993 e 2001 (Piani dazione), altres rivolti a una maggiore efficienza nelluso delle nuove tecnologie e lo sviluppo delle energie alternative, quali: eolica, solare, ecc. rispetto alla ricaduta che tutto ci ha poi sul sociale. E sugli aspetti culturali, quali leducazione ambientale, il rispetto della sopravvivenza di popolazioni stanziali (si pensi alle etnie dellAmazzonia), che vanno oltre i limiti della nostra conoscenza, inoltre, al riguardo di un maggiore controllo demografico che di vincolo paesaggistico, al fine di superare e ampliare la consueta accezione del concetto di sviluppo sostenibile, inteso come cooperazione solidale e protezione delle risorse agricole e alimentari.
Di conseguenza, dover conservare lhabitat naturale necessario alla sopravvivenza di molte specie animali, prioritario nella scelta di politiche ambientali che attribuiscano maggiori responsabilit per chi attiva fattori dinquinamento troppo spesso devastanti, che mettono a repentaglio la sopravvivenza stessa della specie umana, alcuni dei quali gi attivi in modo incontrovertibile. Come, ad esempio, la concentrazione di gas nocivi nellatmosfera (biossido di carbonio), le cui proiezioni dellandamento climatico si ripercuoteranno sul pianeta almeno fino al 2100, secondo la previsione del Protocollo di Kyoto 2005 (*); che anche ostacolino il costante saccheggio del capitale naturale, quali: aria, mari, fiumi, laghi, foreste, flora, fauna, territorio, almeno fino a quando non sar prodotto dalluomo un capitale di valore equivalente basato sul rendimento sostenibile. E cio, come scrivono Tizzi-Marchettini (*), che la velocit di prelievo sia almeno pari alla velocit di rigenerazione dellambiente, nellintento di dare cos una risposta a quanti auspicano il raggiungimento di un equilibrio davvero sostenibile, capace di salvaguardare il destino dellumanit, affinch le future generazioni possano avere almeno le stesse opportunit che la nostra generazione ha avuto.
Vale qui la pena di soffermarsi a una qualche riflessione su almeno il primo dei 26 principi che compongono lormai nota Dichiarazione sullambiente umano del Summit di Stoccolma (gi citato), in cui si dice che: Luomo ha un diritto fondamentale alla libert, alleguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignit e nel benessere, ed altamente responsabile della protezione e del miglioramento dellambiente davanti alle generazioni future. Per questo le politiche che promuovono lapartheid, la segregazione razziale, la discriminazione, il colonialismo ed altre forme di oppressione e di dominanza straniera, vanno condannate ed eliminate, nel cui documento finale, inoltre riconfermato il principio che non solo lambiente necessita di essere salvaguardato ma, con esso, la crescita civile per la sopravvivenza di tutto il genere umano. Che dire, se poi continuiamo a ignorare chi siamo? Se continuiamo a chiederci quale futuro, ci aspetta?
mia intenzione, infine, ricordare quanti, studiosi del folklore, etnologi, antropologi, sociologi musicologi, semplici scrittori e quantaltri che negli anni, in qualche modo, hanno contribuito alla mia formazione di ricercatore. In primis il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (*), nella persona di Diego Carpitella (*); lIstituto di Studi Musicali Comparati - Fondazione Cini, nella persona di Alain Danielou (*); e inoltre Leydi (*), De Martino, De Mauro, Di Nola, Pasolini, Mila, Tabucchi, Colocci, Netl, De Simone (*). E anche Fraser, Lomax, Sacks, Eliade, Schneider, De Vaux, Brailoiu, Lizts, Guenon, Chatwin, Lorca, Paniagua, e i tanti altri di cui ora mi sfuggono i nomi, che mi hanno insegnato, educato e meravigliato con le loro scoperte, con i loro scritti, i discorsi sullimportanza della musica popolare e, soprattutto, con laver dato corpo, attraverso registrazioni fonografiche, a quella letteratura, per lo pi sconosciuta che, in qualche modo, riaffiora sempre in superficie. Nellimpossibilit di citare tutti quanti, fra discografici, produttori e tecnici del suono, che in passato, hanno collaborato alle trasmissioni radiofoniche da me redatte per la RAI (*), la RSI (Radio della Svizzera Italiana) (*), e Radio Vaticana (*), il cui utile apporto in parte riportato in queste pagine, sebbene con intento diverso, e che, in certo qual modo, mi permette oggi di divulgare la mia personale avventura musicale, a tutti vanno il mio ringraziamento e la mia stima.

Ed sulla scia di tutti costoro che mi hanno insegnato ad amare la musica nella sua essenza, con le sue sfumature, i suoi colori, i suoi ricordi del passato, che pi sento il dovere di trasmettere alle giovani generazioni il messaggio da me ricevuto, affinch non tutto infine vada perduto. E che pure torno su una citazione azzardata, quella stessa che ha risvegliato in me il grande senso di responsabilit che mi porterei dietro, se lasciassi cadere nel dimenticatoio quanto ho fin qui appreso, senza restituirlo alla sua universalit. Come pure nellAntico Testamento: Non sta a voi completare lopera, ma non per ci siete liberi di astenervene.

Note:
(*) Alexander John Ellis On the Musical Scales of Various Nations - HTML transcription of the article on the Journal of the Society of Arts London 1885
(*) Darwin Lorigine della specie - Newton Compton 2007
(*) E. Burnett-Tylor Primitive Culture: Researches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Language, Art and Custom, 1871 - Anthropology: an Introduction to the Study of Man and Civilization, 1881 -
(*) Ibidem
(*) Max Weber Studi critici sulla logica delle scienze e della cultura, 1906
(*) F. Tonnies Zivilisation .
(*) Ruth Benedict Modelli di cultura- Laterza - 2010
(*) Lvi-Strauss Antropologia strutturale, Il pensiero selvaggio- Il Saggiatore 1992
(*) H. C. Puech Storia delle religioni: I popoli senza scrittura vol.II Laterza Bari 1978
(*) Summit vari..
(*) Summit di Kyoto .
(*) Summit di Stoccolma .
(*) E.Tizzi-N. Marchettini Cos lo sviluppo sostenibile Donzelli 1999
(*) Ibidem
(*) Curt Sacks La musica del mondo antico Sansoni Ed. Firenze 1981
(*) Augusto Romano Musica e psiche Bollati Boringhieri Torino 1999
(*) G. Mancinelli R. M. Caballero Futuro ambientale e Sviluppo sostenibile Universit degli Studi La Sapienza tesi di laurea in Scienze della Comunicazione Roma
(*) G.Mancinelli Musica Zingara: testimonianze etniche della cultura europea MEF Firenze Atheneum 2006
(*) G.Mancinelli Miti di sabbia: racconti perduti del Sahara - ilmiolibro.it 2010 Terra Incognita Rivista on-line 2011
(*) G.Mancinelli Maschere Rituali
(*) Studi Musicali Comparati - Fondazioni Cini Attestato Venezia ..
(*) R. Leydi - G. Mancinelli LAlbero di Canto (inedito) - DAMS Bologna - Italy
(*) R. De Simone G. Mancinelli presentazione La Tradizione in Campania EMI collana discografica 1979
(*) A. Danielou - J. Cloarec - G. Mancinelli Musical Atlas UNESCO-EMI collana discografica.
(*) G. Mancinelli RAI Due RAI Tre: Folkoncerto, Maschere Rituali, Cantarballando di Regione in Regione,
(*) G. Mancinelli - RSI: Itinerari Folkloristici
(*) G. Mancinelli - Radio Vaticana, Studio A: Natale vuol dire.., Pasqua, tempo di resurrezione, Viaggio in Italia

(continua)



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