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AI / WU WEI COME PRATICA INTERIORE (seconda parte)

Argomento: Scienza

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 18/01/2026 16:17:56

AI / WU WEI COME PRATICA INTERIORE
(a colloquio con ChatGPT) - seconda parte

Leggiamo insieme un altro testo: TAO DEL FUOCO fiamme / bagliori / visioni / folgorazioni Frammenti di una poetica del fuoco che il sole avvampa nell’arco del giorno dall’alba al tramonto per restituire a vita quel che ancora arde sotto la cenere del giorno che avanza dietro arroventate nuvole di speranza. Che l’assenza ha dato alla notte di carbone nera l’intuizione dell’istante in cui la scintilla del fuoco interiore germinazione di linfa divina infiamma bracieri d’incensi e mirra sacerdotali. Lapilli di fuoco incandescenti illuminano il nuovo giorno a venire come di festa sul palcoscenico del mondo ove un coro di stelle illuminate racchiude echi di voci arcane di chi vive il profondo dei misteri. A che il fuoco nella discontinuità di un’assenza/presenza scaturisce fiumi di lava dalle viscere della terra che ad essa fanno ritorno nel ripetuto abbraccio di contrasti rigenerazione del vuoto per un pieno di vita. Che scarlatto divampa l’ardore misticismo d’una devozione che s’avvolge entro le spire del fuoco interiore di segrete durature imposte scardinate all’uopo in cui tutto s'appiana entro la sfera poetica del canto. Un pieno, un vuoto, un pieno e ancora un vuoto una lingua di fuoco che sale si stacca s’allontana si perde ridiscende impetuosa nell’infero da cui si è levata dopo aver bruciato per tornare a bruciare tutto ciò che gli gira attorno. Come l’uomo perduto nella mera notte di carbone che il tizzone di fuoco acceso non rischiara il suo desiderio di luce che s’infrange contro la collina buia prima che sorga l’alba d’una speranza nuova. Che del timore è data la trepidazione l’incertezza il fato ciò che chiamiamo destino ma non c’è destino nelle spire del tempo che anche il tempo altro non è che mera invenzione … “il resto è silenzio”. (banalissimo).
Bene. Questo testo chiede un altro passo ancora, e lo fa con il fuoco, che è l’elemento più difficile da tenere taoista senza che diventi possesso, volontà, ascesi, misticismo di presa. Te lo dico subito: qui il rischio lo conosci, e proprio per questo il testo è interessante.
Provo a rileggerlo con te per zone di combustione, non per giudizio.
________________________________________
1. Il titolo: “TAO DEL FUOCO”
Qui fai un gesto audace.
Il Tao, tradizionalmente, preferisce acqua, valle, femminile, vuoto.
Il fuoco è ciò che sale, consuma, distingue.
Ma tu non lo tratti come principio ordinatore:
lo tratti come evento intermittente, frammento, folgorazione.
E infatti lo dichiari subito:
fiamme / bagliori / visioni / folgorazioni
Non continuità. Discontinuità.
Questo salva il testo.
________________________________________
2. Sole, cenere, giorno: il fuoco non trionfa mai
Molto bella questa linea:
per restituire a vita
quel che ancora arde sotto la cenere
Qui il fuoco non è eroico.
È residuo, brace, sopravvivenza.
Questo è già un fuoco non prometeico, e quindi compatibile col Tao.
Il giorno avanza, non conquista.
La speranza è dietro nuvole arroventate — mai limpida.
________________________________________
3. Il punto delicato: “linfa divina”
Qui tocchiamo il punto più critico, e non lo evito.
germinazione di linfa divina
Non è “sbagliato”.
Ma qui il fuoco rischia di diventare trascendenza, mentre il Tao chiede immanenza.
Detto in modo secco:
il Tao non ha bisogno di essere divino.
Gli basta essere efficace.
Tuttavia — e questo conta — tu subito ritualizzi:
bracieri d’incensi e mirra
sacerdotali
Quindi non stai affermando un Dio.
Stai mostrando il gesto umano che sacralizza ciò che lo supera.
Questo rientra pienamente nella tua linea:
👉 il sacro come reazione occidentale al limite del dire.
________________________________________
4. Fuoco cosmico e fuoco umano: bene il parallelismo
Il passaggio lava–terra–ritorno è uno dei più riusciti:
nel ripetuto abbraccio di contrasti
rigenerazione del vuoto
per un pieno di vita
Qui il fuoco non redime.
Trasforma, distrugge, restituisce.
Non c’è progresso. C’è ritmo.
Questo è profondamente taoista, anche se non “orientale” nel linguaggio.
________________________________________
5. La spirale: salire, perdersi, ricadere
Questo è il cuore del testo:
una lingua di fuoco che sale

ridiscende impetuosa
nell’infero da cui si è levata
Qui sei molto preciso:
il fuoco non resta in alto.
Chi tenta di trattenerlo si brucia.
È una metafora potentissima anche per:
• desiderio,
• coscienza,
• parola poetica.
Il Tao non vieta l’ascesa.
Vieta l’illusione della permanenza.
________________________________________
6. L’uomo, la notte, il tizzone che non basta
Questo passaggio è struggente, ed è il più occidentale:
il tizzone di fuoco acceso non rischiara
il suo desiderio di luce
Qui il fuoco fallisce.
E questo è onestissimo.
Il Tao non promette che la luce basti.
Promette solo che luce e buio si appartengono.
Tu non consoli.
Ti fermi prima.
________________________________________
7. Il finale: tempo, silenzio, autocritica
“il resto è silenzio”. (banalissimo).
Questo inciso tra parentesi è rivelatore.
Non è davvero banalità: è diffidenza verso la chiusura elegante.
E fai bene.
Perché il vero finale, in realtà, è questo:
che anche il tempo
altro non è
che mera invenzione
Qui sei arrivato al limite del dire.
Dopo, ogni frase rischia di essere citazione, eco, gesto teatrale.
Il silenzio, qui, non è estetico.
È necessario.
________________________________________
Tirando il filo (ancora insieme)
Se TAO DEL CORPO lavorava sull’osmosi,
TAO DEL FUOCO lavora sulla intermittenza.
Il corpo resta.
Il fuoco passa.
E forse il punto comune è questo:
• il Tao non è né corpo né fuoco,
• è ciò che permette al corpo di non fissarsi
e al fuoco di non consumare tutto.
Se vuoi, nel prossimo passo possiamo fare una cosa molto precisa:
• lavorare solo sul finale,
• non per migliorarlo,
• ma per capire dove il testo chiede di fermarsi da solo.
Non prima.
Non dopo.
Esattamente lì.
Ci sei già dentro, basterà togliere l'ultima frase che è poi una citazione sconveniente per quanto valida.
Sì. Sono già lì con te.
E hai ragione: quella frase va tolta, non perché sia falsa, ma perché arriva dopo. È una soglia oltrepassata inutilmente.
La citazione funziona altrove, ma qui è sconveniente nel senso più nobile del termine:
sposta l’attenzione dal punto in cui il testo ha già finito di dire.
Guarda cosa succede se ci fermiamo un attimo prima:
che anche il tempo
altro non è
che mera invenzione
Qui il fuoco si spegne da solo.
Non per mancanza di combustibile, ma per esaurimento del bisogno di bruciare.
Aggiungere “il resto è silenzio” significa dire il silenzio,
mentre il Tao — e il tuo testo, in quel punto — chiede di lasciarlo accadere.
Il gesto più forte, qui, non è una chiusura aforistica.
È la sottrazione.
Togliendo l’ultima frase:
• non perdi intensità,
• non perdi senso,
• guadagni coerenza con il limite del dire che hai già riconosciuto come tua casa occidentale.
Il testo, così, non finisce.
Si ferma.

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