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Insalata di riso

di Maria Musik
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Pubblicato il 17/07/2011 14:17:44

Non c’è nulla di meno originale di un’insalata di riso, n'est-ce pas?

Eppure, in estate, diventa un imperativo categorico. «Che vi preparo?» Coro (perfettamente all’unisono): «Una bella insalata di riso

Ingoiando tutte le mie velleità creativo-culinarie e masticando amaro, mi metto all’opera.

Riso, riso… ah, sì: dispensa. Allora, vediamo. Venere:  cinese ma coltivato in Padana, colore marrone scuro, quasi nero, molto nutritivo… no! Ha proprietà afrodisiache e a tavola ci sono mia figlia col ragazzo. Meglio non incentivare: ci manca solo di dover mantenere anche il “frutto del peccato”… e,  poi, decisamente non sono pronta a diventare nonna!  Mia madre, alla mia età, aveva già due nipoti. Ma erano altri tempi. I giovani trovavano lavoro, il marito di mia sorella era già un uomo e, magari con un piccolo aiuto, si poteva affrontare un affitto. Si pagava in lire e c’era corrispondenza fra ciò che si guadagnava ed i prezzi. Oggi il mio stipendio è  l’espressione della conversione da lire ad euro di quello che percepivo (più qualche spicciolo perché gli scatti di anzianità li hanno soppressi un anno dopo la mia assunzione), con il piccolo, trascurabile particolare che quando finisce nel mio portafoglio, il suo valore si dimezza. Un esempio: al mercato, il banco dei vestiti “d’accatto”, per intenderci quelli che i negozi o le aziende di distribuzione svendono perché fuori moda o con minime falle, che se sei fortunato, peschi il “pezzo di campionario” e ti porti a casa un capo firmato al costo di un etto di prosciutto San Daniele. Fino al 2001, esponeva orgoglioso il cartello “TUTTO A LIRE 6.000”. Il 2 gennaio 2002, due pennellate, ben assestate, avevano effettuato la dovuta correzione ed il cliente poteva constatare che nulla era cambiato: seimila lire prima, sei euro dopo. Aspetta un po’: ma no, non torna! Moltiplica che ti moltiplica… 11.618. Fregati!

Ma guarda dove sono arrivata con il pensiero: quasi dieci anni ed ancora ragiono in lire. Brutto segno: invecchio!

Torniamo al riso. Fammi vedere che altro ho. Patna. Thailandese, esotico, tiene bene la cottura. Però, mi sta antipatico. Non mi piace la forma dei chicchi, allungati e sottili. Anche il colore così bianco. Candeggiato: come i denti di certi politici. Un sorriso smagliante, abbagliante ispira fiducia. Quanto mi irritano quelle file di denti perfettamente allineati, senza una macchia od un’imperfezione, candidi. Ti parlano di eterna giovinezza ed appartengono, certo, ad una persona che non fuma, perché è rispettosa dell’ambiente e della salute pubblica. Una persona affascinante: che bocca tutta da baciare, con quelle arcate di antibatterico marmo statuario. Ma i denti non sono lo specchio dell’anima. Guardalo un po’ negli occhi quello che, suadente e spiritoso, ti sta parlando. Brivido! Sguardo da pescecane (quando ti va bene: a volte è quello della iena o dell’avvoltoio).

Meglio lasciare stare. Almeno di domenica, voglio riposarmi il cervello e risparmiare un po’ di fegato. Torniamo alla scelta del riso. Ecco: Parboiled! Mi piace questo suo colore ambrato. Ma perché, poi, lo chiamano riso? Sarebbe meglio “Pianto”. Questi grani fanno pensare a lacrime cristallizzate, che il tempo ha ingiallito alla maniera di un’antica pergamena. Come quelle che non ho pianto ma sono rimaste nascoste fra le ciglia del cuore. Alcune di dolore, altre di rabbia. Perché, poi, non le ho piante? Perché non gridare la sofferenza, la vergogna, il rimpianto, la ribellione ed annaffiare il tutto con abbondante acqua e sale? No, non io. Dovevo essere forte e sana e virtuosa per chi non lo era e per quelli che amavo. Sono nata per questo: spalle larghe per sorreggere pesi, mani grandi per curare, occhi asciutti per non portare scompiglio nelle vite altrui.

Eccole qui tutte le mie lacrime, sottovuoto, chiuse in una scatola, etichettate, prezzate e con la data di scadenza.

E voi, vorreste mangiarvele in insalata, ben camuffate fra verdurine fresche, tonno, mais, saporoso formaggio e profumato basilico?

Ma non ci penso proprio: oggi pizza con consegna a domicilio! Fate gli americani… che io faccio l’indiana.



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