Con la nuova prospettiva cosmologica dell'universo, augurata nel 1543 con la pubblicazione di Copernico del "De revolutionibus orbium coelestium", l'uomo si estromette repentinamente dal centro del suo mondo, e con esso muta la situazione spirituale e culturale di oltre un millennio di storia.
La sorte individuale è estranea alla grande architettura dell'universo: l'anima in questa infinita vastità si sente prigioniera e infima.
Il vecchio detto "Nemo propheta in patria" è la condizione in cui versa l'uomo del 1600.
Egli e inquieto dinanzi all'eterno silenzio delle stelle; pare che l'universo sia indifferente alle sue continue litanie, non vi è via d'uscita né con la speculazione filosofica né con le architetture teologiche.
Il barocco, lungi dall'essere un periodo di decadenza, come voleva Benedetto Croce, fu una spontanea reazione artistica di speranza propiziatoria.
L'uomo si sentì spaesato e inetto perché cadde qualsiasi visione antropocentrica.
Le scoperte ad opera della scienza favorirono questa certezza irreversibile, giacché l'ordine costituito sembrava in egual misura razionale e irrazionale.
Lo spazio vuoto della materia, quella concettualizzata da Cartesio con la "res extensa", non poteva che causare un'assenza di senso metafisica.
Emblematico fu il "Saggiatore" di Galileo che negava la transustanziazione, con i suoi studi sulla materia e sul moto dei corpi.
Insomma, come evidenzia Franco Volpi nel celebre saggio Il Nichilismo, potremmo attestare già delle tracce di nichilismo.
L'inquietudine di tale stato psicologico venne constatato, in maniera anche agghiacciante, da Blaise Pascal.
Egli annota che "Inabissato nell'infinita immensità degli spazi che ignoro e che m'ignorano, io mi spavento".
Il destino individuale era lasciato al caso inaspettato do un'intelligenza che non era ancora stata concettualizzata.
Eppure, Pascal fu uno di quelli che trovò salvezza nella conversione alla fede cattolica, come avvenne nel 1654.
Con l'annotazione di Pascal, si entra di diritto nell'età moderna, la quale apre le porte al nichilismo.
La ragione di questa elaborazione è piuttosto semplice; come dirà Nietzsche nei Frammenti Postumi, viene meno il senso, la risposta al perché vacilla, ed è naturale che i valori supremi vadano ripensati, ancor prima che svalutati definitivamente.
L'uomo è un frammento contingente, condizionato da leggi deterministiche che precludono l'esistenza di Dio.
Dichiararsi cittadino del mondo, cosmopolita, è l'unico rimedio per sottrarsi al fracasso del nulla.
Queste riflessioni aprono la pista all'esistenzialismo.
Si riflettere sul valore della libertà, dopo che "Dio è morto", ma resta da considerare il valore di questa possibilità sterminata.
Tutto è permesso, persino il male di vivere che ne deriva: la condanna dell'angoscia individuale.
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