Pindaro soleva dire che l'uomo non è che il sogno di un'ombra.
Ma gli uomini si stancano di questa realtà, necessitano di rasserenare lo spazio vuoto dell'essere, ed esigono da lì in avanti la soddisfazione dei propri bisogni.
È la strategia della Rettorica, di cui tanto parla Carlo Michelstaedter: l'individuo abbandonato a sé stesso, come un cumulo di frammenti e vaghe memorie, il quale si avvizzisce nel mondo sociale, comunicando all'esterno il groviglio oscuro delle sue rappresentazioni.
Si pena giacché fallisce nel suo intento di potenza attiva, e allora si riposa obbedendo all'autorità.
Egli vuole comunicarsi autenticamente, ma davanti all'impossibile fatticità delle cose cade straziato.
Si esprime in gesti, non sa dar voce a quelle impressioni assurde che nascono dentro di sé.
La sua vita è tragica, e le possibili mediazioni dialettiche che avallano il negativo non trovano reale profondità.
Il senso della responsabilità pesa come dice Elettra:
"Se devo vivere libero, bisogna che obbedisca in tutto a chi detiene il potere".
Ma la via è ardua e interminata, la persuasione perde ogni possibilità di redenzione, dunque:
"Οὕτω τοι κατὰ δόξαν ἔφυ τάδε νῦν τε ἔασι, καὶ μετέπειτ’ ἀπὸ τοῦδε τελευτήσουσι τραφέντα· τοῖς δ’ ὄνομ’ ἄνθρωποι κατέθεντ’ ἐπίσημον ἑκάστῳ". (Parmenide, v. 151 sgg.)
Eppure, il monito di Parmendide è chiaro e conciso:
"ἢ πάμπαν πελέμεν χρεών εστιν ἢ ουκί".
La forza intellettuale del motto è un'adesione faticosa, non a caso nell'Ecclesiaste è lucido questo tormento: "Chi aumenta il sapere moltiplica il dolore".
Carlo Michelstaedter, precoce prodigio, decidette di togliersi la vita con un colpo di rivoltella il 17 ottobre 1910, all'età di 23 anni.
Filosofo geniale, conosciuto principalmente per quella che è, effettivamente, la sua tesi di laurea: La persuasione e la rettorica.
L'uomo persuaso è colui che ha preso consapevolezza della tragicità radicale dell'esistenza.
Senza stilizzare la totalità delle cose, esso accetta stoicamente la caduca condizione cui siamo ineluttabilmente destinati.
Egli non delega il senso di sé e del mondo in autorità esterne – politica, religione, società – giacché alienanti, con una reminiscenza sottile che ci ricorda il pensiero de L'unico e la sua proprietà di Max Stirner.
L'uomo colto dalla Persuasione non nutre false speranze, consolazioni accomodanti: riconosce che tutto questo non è nient'altro che una pallida illusione.
Dunque, la vita è un vortice che gli uomini hanno riempito vanamente rimpinzandosi di illusioni, accecati persino dalla nobild esistenza dedita alle arti e in summa alla cultura. Questo atteggiamento è tipico del distacco, ma pur sempre complice di questa modalità di comodo nella quale sistemarsi.
Persuaso è chi diviene cosciente della finitezza, colui che senza estraniarsi da sé attende hic et nunc la verità dell'esserci presente a sé stesso, senza obliarlo in false costruzioni che, anziché descrivere il mondo vero, lo riducono ad una favola perversa.
La rettorica è solo un espediente ornamentale che lenisce il dolore.
I cosiddetti kallopísmata sono propriamente ornamenti dialettici e pratici. Essi avvelenano poiché distaccano l'io da quello che è manifestamente nella contingenza più prossima.
È inganno individuale e anestesia collettiva. Riparo, in definitiva, dalla certezza angosciante della morte.
Dunque, si è succubi, manca la fedeltà incrollabile a sé stessi.
La Rettorica è l'espressione della cultura occidentale: la sua ascesa fu una garanzia data dal parricidio che Aristotele commise nei confronti del maestro Platone.
La vita della Rettorica, intrisa di piaceri, si sottrae in virtù di un soffocamento.
È uno svuotamento in cui appare limpido il nihil: tutto si riduce al nulla poiché il nulla è il tutto che ingloba l'essere.
Pertanto, come liberarsi da queste malattie di cui soffre l'uomo?
Vivere senza mediazioni illusorie, hic et nunc, nella propria essenza piena e tragica.
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