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I risvegli di Kate Chopin

Argomento: Letteratura

di Marisa Madonini
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Pubblicato il 01/04/2026 10:11:27



Da: “Donne scintilla”

A : Kate Chopin (The Awakening, Désirée’s baby etc…)


Désirée’s baby di Kate Chopin


In questo racconto la scrittrice, vissuta nella seconda metà dell’800, descrive l’aridità di pietra del cuore umano quando il pregiudizio razziale e l’ira improvvisa deflagrano e lo minano.
Il racconto è ambientato in Louisiana prima della Guerra Civile americana.
Désirée, la protagonista, è una bellissima bambina orfana accolta e custodita in una terra difficile dove le catene degli schiavi rumoreggiano ancora: la Louisiana.
Lo sfondo di piantagioni e servitori prelude alla guerra civile e alla conseguente liberazione dalla schiavitù per gli uomini e le donne di colore negli Stati del Sud manifestando così la preoccupazione verista che Chopin esprime con la scrittura.

Désirée viene abbandonata da nomadi e cresciuta dai signori Valmondé che la amano come una figlia, la bambina cresce in bellezza e bontà e viene descritta in atteggiamenti gentili e sapienti, teneri, persino regali.
Nel racconto, già modernissimo nella tecnica del flash back e l’uso del monologo, Désirée diviene poi la sposa di Armand Aubigny, niente di meno, che, quando la vede, se n’innamora come raggiunto da uno sparo. Come il più famoso Montecchi, quando Armand vede Désirée più non gli importa il nome, se avesse o no un nome: Armand può dargliene uno tra i più antichi e nobili della Louisiana.

I due sposi vivono questo sogno all’ Abri, dove Armand sta diventando meno duro con gli schiavi, dirada le punizioni perché l’amore espande i pensieri e abbandona la vendetta.
Da quando Armand, uomo dal bel volto bruno, si è innamorato di Désirée non è più oscurato da ombre iraconde e cupe. Il sentimento profondo di Armand irradia di luce anche la bellezza e il sorriso della donna, come di ogni donna che desidera ed è desiderata.
In questa atmosfera di lini e lusso per i possidenti, di cantilene, afa e duro lavoro per i lavoratori, nasce un bambino. E Désirée, inspiegabilmente, confida alla madre, come lampo che annuncia maretta in cielo e in terra, di essere così felice d’averne paura.

Così, il richiamo a certe premonizioni sinistre in tempo di pienezza di felicità si ripete: un temporale estivo devastante, con grandine e fulmini non tarda ad abbattersi sulla felicità in terra. Infatti, succede che Armand, poco alla volta, cominci a disertare gli affetti: evita la moglie e il bambino, se ne allontana e ricomincia a trattare duramente i servitori.
Désirée non capisce, non si capacita del cambiamento del marito.

Un giorno Armand decide di affrontare la moglie accusandola di avere il marchio della schiavitù nel sangue dato che il loro piccolo ha la pelle più scura della loro.
Désirée giura di essere bianca, giura di amare lui e il bambino sopra tutti e tutto ma, come udendo un nuovo sparo, Armand se ne disamora con l’istinto narcisistico di un uomo impulsivo che piega chi non lo riflette.
Allora Désirée scrive alla madre che subito le risponde dicendosi pronta ad accoglierla col suo bambino. E lei, scalza, senza portare via nulla tranne il piccolo, si avvia lungo una strada poco battuta tra le afose piantagioni, non lontano da una palude.
Non viene detto se farà ritorno alla casa dell’infanzia dove è stata una bambina felice e amata; il lettore la lascia mentre si allontana con il suo bambino tra salici e giunchi e si dirige verso una zona paludosa, apparentemente per non fare ritorno.

Armand, qualche giorno dopo, brucia in un falò tutto quello che apparteneva al bambino: la culla, il corredino e ritorna a gridare furiosamente nel vasto podere.
Sfogliando alcune lettere di Désirée che vuole distruggere, ne scova una di sua madre indirizzata a suo padre. Nella lettera, la madre di Armand confessa al marito di avere sangue misto nelle vene e gli raccomanda di tenere gelosamente nascosto questo segreto, soprattutto all’amato figlio Armand.





A Kate Chopin riesce bene terminare i racconti con lo scarto, la rivelazione breve ed epifanica che tanto si manifesterà in scrittrici d’avanguardia del ‘900 e della modernità; la scrittrice è abile anche a trattare tematiche femminili (femministe?), a descrivere brevemente ma con efficacia le emozioni profonde delle donne nelle loro relazioni affettive anticipando così l’irrequietezza della Woolf e la descrizione di realtà degradanti per mancanza di autonomia delle protagoniste della Mansfield.

Questa ricerca continua di autonomia della scrittrice proviene anche dal milieu familiare dove, dopo la morte del padre in un grave incidente ferroviario, vive con la madre, la nonna e la bisnonna tutte vedove, colte e indipendenti.
Kate Chopin (1851-1904 nome da nubile Katherine O’Flaherty) nasce a St. Louis e sarà la nonna a provvedere alla sua educazione con lo studio del francese, della storia e della musica.
Kate ama la musica, suona molto bene il piano (diventa molto abile al pianoforte); del resto, nel giro di pochi anni a St. Louis sarebbe nata Josephine Baker e Miles Davis avrebbe suonato a lungo nei locali jazz. È anche per questo forse che la scrittura della Chopin risulta viva e musicale, influenzata sia dall’ascolto della natura, del mare, sia dalle note; una scrittura a tratti di denuncia dell’ingiustizia, a tratti capace di serbare qualche mistero, un non so che di inconoscibile, di non facile interpretazione.
Kate cresce bilingue e si sente a proprio agio in comunità differenti con valori diversi. Da sposata visita l’Europa e la coppia poi si stabilisce a New Orleans dove la scrittrice assorbe l’influenza della cultura creola spesso presente nella sua narrativa. La sua scrittura, radicata dunque nel Sud, è anche un omaggio alle sue origini creole ed ha anticipato o ispirato autori della caratura di Faulkner.

Kate Chopin, narratrice e traduttrice, ha sempre scritto di donne alla ricerca della propria identità e nel suo romanzo più famoso, The Awakening (Il risveglio) essa narra di una donna talmente impegnata nella propria indipendenza da scandalizzare la società dell’epoca, forse ancora più coraggiosa di Lady Chatterley.
I temi di Chopina sembrano delle istantanee di presa di coscienza che scompigliano la vita e le sicurezze precostituite. Questi lampeggi rischiarano momenti d’essere (direbbe Virginia Woolf) rivelando desideri tenuti nel profondo di noi e spesso volutamente repressi

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