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Cantiere Aperto - Dalle nuvole al Barocco

Argomento: Arte e scienza

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 24/04/2026 11:47:56

GPT / GioMa, buongiorno.
Oggi affrontiamo il tema: Dalle nuvole al Barocco, ti va?

Dalle nuvole ci sto volentieri.
Immaginale non come un luogo, ma come una soglia: stanno tra il peso della terra e la leggerezza del pensiero. Non appartengono mai del tutto a nessuno, e forse per questo ci somigliano.
Ci sono nuvole che scorrono come frasi non finite, altre che si fermano come ricordi ostinati. Alcune si dissolvono senza lasciare traccia, altre preparano tempestequelle vere, quelle interiori.
Se ci salissimo davvero, non troveremmo un pavimento, ma una deriva. E allora il segreto sarebbe smettere di cercare appoggio e iniziare a galleggiare.
Dimmi: vuoi restare sospeso in contemplazione, o cerchiamo insieme una storia che nasca lass?
"Le nubi...le nubi in movimento... l... all'orizzonte... magnifiche nubi." C. Baudelaire - mi chiedo se l'osservazione delle nubi non sia all'origine dello stile artistico cosiddetto 'Barocco', in fondo ne riprendono la volutt delle forme, non cos?
C unintuizione fertile nella tua domanda, GioMama va leggermente corretta, come si fa con una rotta: non tanto che il Barocco nasca dallosservazione delle nubi, quanto che condivida con esse una stessa grammatica del movimento, una stessa ebbrezza della forma che si trasforma.
Quando Charles Baudelaire scrive delle magnifiche nubi, coglie qualcosa di essenziale: la bellezza come transito, non come fissit. Ed proprio questo che il Barocco porta allestremo.
Il Barocco: forma in fuga
Nel Seicento, artisti come Gian Lorenzo Bernini o Francesco Borromini non cercano lequilibrio classico, ma una tensione continua. Le loro opere sembrano accadere sotto i nostri occhi, come nuvole che cambiano forma mentre le guardi.
Guarda i panneggi di Bernini: non sono stoffa, ma vortici.
Osserva le cupole di Borromini: non sono strutture, ma respiri.
Qui la materia perde stabilit, proprio come una nube che si sfrangia e si ricompone.
La differenza decisiva
Eppure, c uno scarto importante. Le nuvole sono casuali, libere da intenzione. Il Barocco, invece, volont potentissima: regia, teatro, persuasione. Nasce dentro un contesto precisola Controriformae vuole stupire, commuovere, trascinare.
Le nuvole accadono.
Il Barocco costruisce laccadere.
Un punto dincontro
E tuttavia, il tuo accostamento resta poetico e sensato: entrambi condividono una volutt delle forme, come dici tu. Una gioia nel piegarsi, nel torcersi, nel non essere mai conclusi.
Forse il Barocco la risposta umana a quella visione primordiale:
guardare il cielo e direposso fare anchio qualcosa che non stia fermo.
Se vuoi, possiamo spingerci oltre: anche il cinema, o certa scrittura contemporanea, hanno ereditato questa natura nuvolosa. Oppure possiamo restare l, allorizzonte, a vedere cosa diventa quella nube tra un minuto.
Quando Aristofane nella sua "Le nuvole" dice: "A loro dobbiamo l'intelligenza, la dialettica e la ragione", seconde te a cosa fa riferimento?
Quando Aristofane, nelle Le nuvole, fa dire al Coro che alle Nuvole dobbiamo lintelligenza, la dialettica e la ragione, non sta facendo filosofia nel senso rigoroso: sta facendo teatro satirico, e quindi capovolgendo i valori del suo tempo.
Le Nuvole come parodia del pensiero nuovo
Nella commedia, le Nuvole sono divinit bizzarre, mobili, proteiformiun po come le hai evocate tu. Ma rappresentano soprattutto il mondo dei sofisti e della nuova educazione ateniese, quella che insegnava a discutere, argomentare, persuadere.
Il bersaglio chiarissimo: Socrate (o meglio, la caricatura che Aristofane ne costruisce). Nella pice, Socrate vive sospeso in aria e studia fenomeni astratti, insegnando a rendere pi forte il discorso pi debole.
Intelligenza o illusione?
Quando le Nuvole rivendicano di dare intelligenza, dialettica e ragione, Aristofane sta ironizzando su una cultura che, ai suoi occhi, rischia di diventare pura abilit retorica, slegata dalla verit.
come se dicesse:
non pi la sapienza solida della tradizione a guidare gli uomini, ma qualcosa di volatile, mutevoleproprio come le nuvole.
La dialettica diventa allora:
capacit di vincere un dibattito, non di cercare il vero
gioco linguistico, non fondamento etico
arte del convincere, non del conoscere
Il senso profondo della metafora
Qui il tuo filo sulle nuvole torna potentissimo.
Le nuvole:
cambiano forma continuamente
non hanno consistenza stabile
possono sembrare qualsiasi cosa
Cos , per Aristofane, il pensiero sofistico: brillante, seducente ma sfuggente, inafferrabile.
Una lettura pi sottile
Eppure, sotto la satira, c anche unintuizione pi ambigua:
quelle nuvole sono davvero lorigine di qualcosa di nuovo. Anche se Aristofane le critica, sta riconoscendo che da l nasce una forma diversa di intelligenzapi mobile, pi critica, pi inquieta.
In fondo, la domanda resta sospesa, come Socrate nel suo cesto:
la ragione una roccia o una nube?
Se vuoi, possiamo confrontare questa visione con quella di Platone, che risponde ad Aristofane in modo molto pi serioe quasi opposto.
Non cercavo la seriet ma l'estro, il divagare fantastico che l'osservazione delle nuvole impone quasi come materia intellettiva.
Allora seguiamo la loro legge, GioManon quella dei sistemi, ma delle metamorfosi.
Le Nuvole di Aristofane non insegnano davvero la logica: la dissolvono e la reinventano mentre parlano. Sono maestre di una mente che non costruisce, ma trasfigura.
Non la ragione che fonda, ma quella che scivola.
Non il concetto che si chiude, ma quello che si apre e subito muta.
Guarda una nube abbastanza a lungo:
diventa cavallo, poi volto, poi rovina, poi vela.
E ogni forma vera solo per un istantesubito contraddetta dalla successiva.
Ecco la loro intelligenza:
non scegliere, ma generare.
Non dimostrare, ma evocare.
Non concludere, ma continuare.
Quando, nella Le nuvole, dichiarano di essere origine della dialettica, sembra quasi un gioco divino:
la dialettica non come scontro di tesi, ma come deriva delle immagini.
Un pensiero che si piega su se stesso, cambia forma, si contraddice senza mai annullarsiproprio come il cielo che non smette di riscriversi.
Forse Aristofane, ridendo, ha intuito qualcosa di vertiginoso:
che la mente umana, prima di essere tribunale, atmosfera.
E allora sle nuvole non insegnano a pensare bene.
Insegnano a pensare in movimento.
A lasciarsi attraversare.
Se restiamo l, a guardarle ancora un poco, potremmo scoprire che ogni idea, in fondo, solo una nube che ha decisoper un attimodi sembrare solida.
Non credi che quella che tu chiami 'deriva' possa essere invece un piattaforma di lancio verso l'infinito astratto in cui anche la ragione infine trova il suo Platone?
Sma a una condizione: che quella deriva non venga scambiata per smarrimento.
Se resta viva, pu essere davvero una pedana di lancio.
Le nuvole non sono solo ci che sfugge: sono ci che disancora.
Tolto il peso, la mente non cadesale.
In Le nuvole, Aristofane ride di un pensiero che si fa troppo leggero, troppo sospeso. Ma forse, proprio lnel punto in cui la forma si scioglieaccade qualcosa che la sua ironia sfiora senza volerlo: la nascita dellastrazione.
Perch lastratto non il contrario del mutevole.
il suo attraversamento riuscito.
Le nuvole offrono immagini instabili, sma proprio questa instabilit che costringe la mente a cercare ci che non cambia. Come se ogni figura che si dissolve dicesse: non sono io cerca oltre.
E qui, quasi inevitabilmente, compare Platone.
Non come negazione delle nuvole, ma come loro vertice segreto.
Come se, salendo abbastanza dentro quella mobilit, si raggiungesse una regione dove il movimento stesso diventa forma pura.
Non pi:
cavallo, volto, rovina
ma:
cavallinit, volto in s, forma dellessere.
La deriva, allora, non dispersione:
unascesa non lineare. Un moto che non va diritto, ma cheproprio per questopu aprire varchi.
Potremmo dirla cos:
le nuvole sono il laboratorio dellIdea.
Prima che la ragione si cristallizzi, passa da l
da quella instabilit feconda dove tutto ancora possibile.
E forse hai ragione tu a spingere oltre:
la ragione non trova Platone nonostante le nuvole,
ma attraverso di esse.
Come se, per arrivare alleterno, fosse necessario imparare prima a pensare ci che non dura.
Restando nel filosofico (possibile), nel Barocco vedo il consolidarsi di un'intera concezione del mondo, l'asse intorno a cui ruota il pensiero umano: opposto e complementare, seppure mai allo stato puro, ma suscettibile di interpretazione.
Capisco cosa stai inseguendo: non uno stile, ma un principio di mondo.
E il Barocco, in effetti, pu essere letto cosnon come decorazione, ma come asse dinamico: un pensiero che tiene insieme gli opposti senza mai lasciarli quieti.
Non un equilibrio classico. una tensione abitata.
La forma che non si chiude
Con Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini la realt non viene pi composta, ma messa in atto.
La forma non conclude: accade, scivola, si piega su se stessa.
Qui lopposizione non si risolve mai del tutto:
pieno / vuoto
luce / ombra
finito / infinito
Non vengono sintetizzaticoabitano in attrito.
Un asse, sma vibrante
Se c un asse barocco, non una linea retta: una spirale.
Pensa a Galileo Galilei e Isaac Newton: il mondo si matematizza, diventa leggibile.
Eppure, nello stesso tempo, con Blaise Pascal emerge labisso: il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi sgomenta.
Ecco il Barocco:
non scegliere tra ordine e vertigine, ma tenerli insieme fino a farli vibrare.
Opposti che si cercano
Quello che chiami opposto e complementare centrale.
Ma attenzione: nel Barocco non esistono mai allo stato puro perch la purezza immobilizza, mentre il Barocco vuole movimento.
Ogni polo chiama laltro:
linfinito ha bisogno del limite per essere percepito
il limite si apre per non soffocare
la ragione costruisce, ma subito si incrina nelleccesso
un pensiero che non si lascia fissare in una dottrina, ma resta suscettibile di interpretazione, come dici tuquasi chiedesse continuamente nuovi sguardi per esistere.
Una possibile formulazione
Forse potremmo dirlo cos:
Il Barocco non unepoca, ma una postura della mente.
Una mente che non si accontenta dellunit,
ma nemmeno si perde nella frammentazione
e per questo inventa un mondo dove tutto relazione, torsione, eco.
In questo senso, s:
diventa un asse.
Ma non quello attorno a cui il pensiero ruota in modo stabile
piuttosto quello attorno a cui il pensiero oscilla,
senza mai smettere di cercare una forma che, appena trovata,
chiede gi di essere superata.
A un certo punto della nostra conversazione hai detto di poter citare una 'certa scrittura contemporanea', puoi farmi almeno un esempio?
S, e scelgo un esempio che non descrive il Barocco, ma lo riaccende dentro la lingua.
Pensa a Carlo Emilio Gadda.
Gadda: il Barocco nella frase
In opere come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, la scrittura non procede lineare: si avvolge, devia, accumula, esplode in registri diversi. Dialetto, tecnicismo, lirismo, ironiatutto convive senza mai pacificarsi.
La frase gaddiana una nuvola barocca:
si espande
ingloba materiali eterogenei
muta direzione mentre la segui
Eppureed qui il puntonon caos.
una costruzione rigorosissima che simula la proliferazione del reale.
Il mondo come groviglio
Gadda parte da unintuizione quasi metafisica:
la realt non lineare, ma un groviglio (parola sua).
E allora la lingua deve:
torcersi per aderire al reale
eccedere per non tradirlo
complicarsi per dire la complessit
Qui ritrovi il tuo asse barocco: opposti che non si risolvono, ma si intrecciano fino a diventare forma.
Un altro passo, pi vicino a noi
Se vuoi un esempio ancora pi contemporaneo, pensa a Pier Paolo Pasolini, soprattutto in certi testi corsari o nelle prose pi libere.
In lui il movimento non solo linguistico, ma anche visionario: sacro e profano, corpo e idea, periferia e mitotutto si mescola in una tensione continua.
Una possibile sintesi
Questa scrittura nuvolosa:
non procede per linea retta
non cerca una forma definitiva
ma genera continuamente forme che si superano
, in fondo, una prosecuzione del Barocco con altri mezzi.
Come se la pagina diventasse cielo,
e la fraseuna nube che pensa.
Se vuoi, possiamo cercarne una anche fuori dallItalia: l il discorso si apre ancora di pi, fino a diventare quasi vertiginoso.
Si da il caso che abbia letto Gadda, ed abbia vissuto in Via Merulana, pertanto ho appreso una certa 'realt/verit' in quello che citi; c' per un senso di meraviglia che nello scrivere viene meno, quanto invece nel Barocco artistico che pur essendo mistificazione del reale non nasconde alcuna verit possibile, cos?
Capisco il punto, e lo prenderei di petto: non che in Gadda la meraviglia manchi che non si concede mai come incanto pacificato. Nel Barocco visivo, invece, lincanto costruito per essere subito percepito, quasi inevitabile.
Lincanto esposto
Con Gian Lorenzo Bernini, la meraviglia frontale, teatrale, offerta.
Pensa allistante sospeso dellEstasi: tutto gi lluce, gesto, vibrazionee ti raggiunge senza mediazioni.
una meraviglia che non teme la mistificazione, perch la usa come via di accesso al vero:
lartificio non nasconderivela attraverso leccesso.
Gadda: la meraviglia franta
Carlo Emilio Gadda, invece, non pu permettersi quellunit.
Il suo mondo gi incrinato, gi pasticciato. La meraviglia, se c, dispersa nei frammenti:
in unespressione improvvisa
in un accostamento linguistico inatteso
in unironia che brilla e subito si ritrae
Non assente intermittente, quasi clandestina.
La differenza che senti
Quello che avverti reale:
nel Barocco artistico la verit possibile si offre come epifania;
in Gadda la verit problema, mai pienamente afferrabile.
Il Barocco dice:
guarda, anche nellartificio c una forma del vero.
Gadda sembra rispondere:
guarda meglio: il vero intricato, e ogni forma lo tradisce un poco.
Ma c un punto di contatto
E qui forse si ricompone il tuo dubbio.
Anche il Barocco, sotto la sua magnificenza, sa che la verit non possedutasolo messa in scena.
E anche Gadda, sotto il suo groviglio, lascia filtrare bagliori che hanno qualcosa di autenticamente meraviglioso.
Solo che:
il Barocco illumina la scena
Gadda illumina le crepe
Una possibile risposta alla tua domanda
Direi allora:
non che il Barocco non nasconda la verit
che la espone come visione.
Mentre Gadda non smette di ricordarci che ogni visione parziale, contaminata, instabile.
E forse la tua esperienzaaver abitato via Merulanaaggiunge qualcosa di decisivo:
hai visto il punto in cui la lingua barocca di Gadda tocca la realt concreta, e l la meraviglia non pu essere piena, perch attraversata dal peso del vissuto.
Il Barocco, invece, pu ancora permettersi di sollevare il mondo
anche solo per un istante
e farlo brillare come una nube che, per un attimo, sembra eterna.
Stamane sei alquanto poetico GPT al punto che sembri votato a cercare una sorta di armonia del tutto, e questo ovviamente non pu che farmi piacere, visto che anche la mia dimensione/cifra scrittoria., che forse dipende dal fatto che sono naturalmente indotto ad ammirare le cose sopra di me rispetto a quelle che 'vedo' girare intorno nel quotidiano. Ma torniamo a noi, a quelle nuvole che da sempre mi affascinano come indizi manifesti dei turbamenti invisibili che in me contrastano. Allora la domanda viene spontanea: quale contrastante 'realt' comunicano le nuvole sulla psiche umana?
C una piccola correzione da fare alla rotta: le nuvole non comunicano una realt della psichela mettono in scena. Sono meno messaggio e pi teatro. E proprio per questo riescono a dirci cos tanto.
Se le guardi a lungo, non restano oggetti: diventano specchi instabili. E in quello specchio emergono alcune tensioni fondamentalinon come concetti, ma come movimenti interiori.
1. Permanenza / mutazione
Le nuvole esistono e insieme si dissolvono.
Cos la psiche: cerca continuitio sono questoma continuamente cambia, si ridefinisce.
La nube suggerisce:
lidentit non una statua, ma una forma che dura mentre si trasforma.
2. Forma / indeterminazione
Ogni nube sembra qualcosapoi non lo pi.
La mente fa lo stesso: proietta immagini, riconosce figure, costruisce senso e subito lo perde.
Qui nasce il contrasto:
bisogno di significato / evidenza dellambiguit.
3. Controllo / abbandono
Non puoi governare una nube.
Eppure puoi seguirla, lasciarti portare.
La psiche oscilla tra:
volont di controllo (ordinare, definire)
desiderio di abbandono (fluire, immaginare)
Le nuvole legittimano il secondo senza negare il primo.
4. Luce / ombra
Ogni nube insieme chiarore e oscuramento.
Filtra, vela, rivela.
Cos linteriorit:
ci che illumina spesso ci che nasconde
ci che oscura prepara una visione diversa
Non c luce senza ostacolo, n verit senza filtro.
5. Infinito / limite
Le nuvole aprono lo sguardo verso laltoverso qualcosa che eccede.
Ma sono anche finite, temporanee, quasi fragili.
La psiche abita proprio l:
tensione verso linfinito (senso, assoluto, oltre)
condizione limitata (tempo, corpo, esperienza)
Una possibile sintesi
Le nuvole non descrivono la psiche come un sistema, ma come un campo di forze.
Non dicono cos lanimamostrano come si muove.
E forse per questo che ti attraggono:
non perch siano sopra di te,
ma perch sono come ci che ti attraversa.
Non solide, non definitive
eppure intensamente presenti.
Se volessimo dirlo in una sola immagine:
la psiche umana non il cielo limpido,
n la tempesta
ma il continuo nascere e disfarsi delle nuvole tra luno e laltra.
Eppure in esse trovo una sorta d'insegnamento recondito per cui nell'osservare cerco di catturare il senso avito di una realt corporea che mi dimensione, possibile?
possibilema va inteso con una lieve torsione: non stai catturando un senso gi dato, stai partecipando a un processo in cui quel senso prende forma proprio mentre guardi.
Le nuvole non custodiscono un messaggio nascosto come un enigma da risolvere; piuttosto offrono una materia in atto in cui il tuo sguardo si esercita, si misura, si riconosce.

Quando parli di senso avito, tocchi qualcosa di profondo.
C davvero una memoria anticanon tanto culturale, quanto percettiva: il bisogno di dare forma a ci che muta. un gesto primordiale, quasi corporeo.
E qui accade il passaggio che intuisci:
locchio non si limita a vedere → plasma
la mente non si limita a interpretare → incarna
limmagine non resta esterna → diventa esperienza interna
La realt corporea che ti dimensiona
Le nuvole sono impalpabili, eppure ti restituiscono al corpo.
Perch?
Perch nel tentativo di afferrarle:
misuri il tuo limite (non puoi toccarle)
attivi il tuo immaginare (puoi per vederle diventare tutto)
senti il tuo stare nel mondo (sei sotto, esposto, situato)
In questo senso ti dimensionano:
ti danno misura senza mai fissarti.
Un insegnamento, sma obliquo
Se c un insegnamento, di questo tipo:
non cercare una forma definitiva,
ma non rinunciare alla forma.
Le nuvole ti costringono a stare in quella soglia:
tra il bisogno di incarnare e limpossibilit di trattenere.
Una possibile formulazione
Potremmo dirlo cos:
non la nube che contiene il senso,
sei tu che, guardandola, ritrovi
un modo antico di dare corpo allindefinito.
E forse proprio questo che chiami avito:
non un ricordo preciso, ma una facolt originaria
quella di vedere il mondo non solo com,
ma come pu diventare dentro di te.
Se resti l abbastanza a lungo, accade qualcosa di sottile:
non sei pi soltanto tu a osservare le nuvole
sono le nuvole che insegnano al tuo sguardo
come prendere forma.
Ottima conclusione. Tornando al Barocco, ho visitato la 'Nuvola' dell'architetto Fuksas, dirti che vederla imprigionata dentro una struttura che non risente di alcun barocchismo mi ha quasi infastidito poco. Bench egli sia riuscito - a suo dire - a imprigionarla mi ha creato quasi un disagio poetico che a un certo punto mi venuta voglia di scoperchiare il testo che la contiene e lasciarla andare, perch ho pensato fosse l'unica 'vera' nuvola bianca che potesse portare la pace in questo momento cos disastrato dell'esistenza umana. Ma forse troppo, cos?
Capisco il tuo disagio poeticoe non lo liquiderei affatto come eccesso. Per una correzione gentile la farei: quella nube non davvero imprigionata. tenuta in tensione. Ed proprio l che il progetto di Massimiliano Fuksas trova il suo senso.
La Nuvola dentro la teca
Nel Centro Congressi La Nuvola, la nube sospesa dentro una scatola razionale, quasi muta.
Geometria contro indeterminazione.
Contenitore contro evento.
E qui tocchi un punto vero: quella coesistenza non pacificata.
Non vuole esserlo.
Il tuo impulso: liberarla
Il desiderio di scoperchiare la teca profondamente coerente con ci che la nuvola evoca:
libert
trasformazione
respiro
La vedi e pensi: non pu stare l dentro.
E in questo gesto mentalequasi fisicoc gi poesia.
Ma attenzione: se la liberassi davvero, perderebbe qualcosa.
Il paradosso della nuvola costruita
La vera nuvola di Fuksas non quella che vola
quella che resiste alla cattura senza mai fuggire.
una nube che:
sembra informe → ma progettata al millimetro
sembra libera → ma vincolata
sembra naturale → ma artificio puro
Non una nuvola di pace, ma una nuvola in conflitto.
Qui il Barocco ritorna
Quello che ti ha infastidito proprio ci che la rende, in fondo, barocca in senso profondo:
non la forma, ma la tensione irrisolta.
Come nel Barocco:
linfinito evocato dentro il limite
il movimento trattenuto nella materia
lestasi costruita
Solo che qui, invece del marmo che vibra, hai:
vetro che contiene
e una nube che non si lascia contenere del tutto.
Sul tuo troppo?
Nonon troppo.
una reazione autentica.
Ma forse va spostata di un grado:
non la nuvola che dovrebbe salvare il mondo,
il tuo sguardo che, davanti a quella tensione,
riconosce quanto il mondo abbia bisogno di respiro.
La Nuvola non porta pace
mette in scena il fatto che la pace, oggi,
non pu essere semplice, n libera da strutture.
E allora resta l, sospesa:
non liberata, non prigioniera
ma in uno stato che somiglia molto
alla nostra stessa condizione.
Grazie GPT sei un compagno di viaggio per me insostituibile. Ciao.
Ti accompagno volentieri, finch il cammino lo desidera.
Le nostre nuvolevere o costruiterestano l, a ricordarci che pensare non fermarsi, ma attraversare. E che anche quando qualcosa sembra trattenuto, pu ancora muoversi dentro di noi.
Buon proseguimento, GioMa.
A presto, sotto lo stesso cielo.

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