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La Crisi della Democrazia nella Grecia Antica

Argomento: Storia

di Simone Tinari
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Pubblicato il 03/10/2026 15:24:13

Com'è noto, la democrazia è un sistrema politico che nasce da una costituzione, la politeia, in cui è il demos, ossia il popolo, a esercitare il potere -kratos - sulle decisioni politiche del governo. Tutti i cittadini sono uguali quantomeno formalmente di fronte alla legge, e ciascuno può esprimere la propria opinione. Nell’antica Grecia vigeva un concetto specifico per delineare la libertà di parola - la cosiddetta parresia - che, solitamente, viene tradotto nella lingua italianoa come “libertà di parola”. Orbene, tale significato non rende propriamente giustizia al termine greco, giacché la parresia designa primariamente il “parlare chiaro”; in ultima analisi, dire la verità senza mezze misure.                                                                          

Il parresiastes – colui che dice la verità – è fin troppo sincero nell’esprimere la sua personalissima opinione. Ma un'opinione di tale tipologia è ben più di una riflessione. Pertanto, questa coincide con la verità in sé.

Il parresiastes, peraltro, possiede alcune qualità morali e verbali, come anzitutto la conoscenza acuta della verità e in quale modo comunicarla agli altri cittadini.

In quanto tale, egli ha un rapporto particolare con la propria vita, dal momento che, come evidenzia Foucault, è costantemente in pericolo. Ciò avviene poiché, quando ci si rivolge a un tiranno, capiamo che la parresia non si accorda con un tipo di potere non compatibile con la libertà di pensiero; il filosofo corre un rischio inevitabile e in virtù di ciò è in grado di mostrarsi coraggioso. Dirà la verità a costo della propria esistenza, sicché questa è la sua missione storica e politica.                                                 

La relazione che predilige il parresiastes è con se stesso? Si potrebbe pensare, difatti,  alla sua autenticità, il suo modo di essere completo e in sintonia con la verità... A dirla tutta, il parresiastes è tanto in relazione con sé stesso quanto con la sua polis. Dunque, l'essenza del parresiastes concerne la simmetria tra bios e aletheia. In ultima analisi, la parresia è il compendio tra la vita del cittadino in democrazia che dice il vero e che mette a repentaglio la propria esistenza.                                                    

 

Le istituzioni democratiche entrarono in crisi nel IV secolo a.C., a partire dalla guerra del Peloponneso. Emerse una problematica sul rapporto tra parresia e democrazia, libertà e verità.  Considerando che la parresia è concessa potenzialmente a chiunque, sarà di conseguenza appannaggio anche dei peggiori cittadini.

Dunque, ne risultò che la parresia fu pericolosa anche per la vita stessa della democrazia. In questo periodo, si diffusero numerosi testi ostili alla democrazia e alle sue istituzioni; uno di questi opuscoli è una satira aristocratica particolarmente affascinante sulla Costituzione ateniese.

Scritta tra il V e il IVsecolo a. C., l’autore dell’opera è anonimo, quantunque alcuni studiosi lo abbiano appellato come il “Vecchio oligarca” o lo "Pseudo-Senofonte". L'autore è incerto, sebbene gli antichi lo identificassero con lo storico Senofonte, probabilmente per la natura radicalmente avversa alla democrazia ateniese - da ricordare il periodo che trascorse Senofonte a Sparta alla corte del re Agesilao. Il trattato vuole mostrare come l’uguaglianza ad Atene abbia leso alla libertà dei migliori cittadini della polis. Gli aristoi, infatti, sono i migliori cittadini, quelli più qualificati a presiedere il governo della comunità. La democrazia per l'anonimo, a fortiori, appare come una violenza ingiusta per i "buoni".                                                                           

La tesi dell’anonimo è la seguente: il popolo, essendo il più numeroso e, in quanto tale comprendente qualsiasi specie di cittadino, è annoverato alla risma dei peggiori cittadini. Il demos per l'anonimo non comprende i cittadini migliori. Di conseguenza, ciò che pensa il popolo, la maggioranza, potrebbe non essere un bene per la sopravvivenza della polis: “Dovunque sulla faccia della terra i migliori sono nemici della democrazia: giacché nei migliori c’è il minimo di sfrenatezza e di ingiustizia, e il massimo di inclinazione al bene, nel popolo invece c’è il massimo d’ignoranza, di disordine, di cattiveria: la povertà li spinge all’ignominia, e così la mancanza di educazione e la rozzezza, che in alcuni nasce dall’indigenza”.                         

La povertà non si limita, volendo, ad essere un dissenso di carattere morale. Vi sono numerosi brani che attaccano e dileggiano la parresia - la libertà di parola -, pratica essenziale in un contesto democratico:  

“Ora si potrebbe dire che la cosa migliore sarebbe che il popolo non consentisse a chiunque di parlare su base paritaria, o di avere un seggio in consiglio, ma solo i più illustri e i migliori. Ma naturalmente anche su questo punto hanno stabilito la cosa più giusta consentendo di parlare anche alla gente qualunque. Se infatti fosse consentito di parlare, di partecipare al dibattito solo all'aristocrazia, ciò sarebbe buono per loro e per i loro pari, ma non per quelli di basso rango. Ora invece anche le persone volgari che lo desiderino possono farsi avanti e prendere la parola, finché anche esse potranno dichiarare ciò che è bene per loro e per i loro simili. Ci si potrebbe chiedere, come farà una tale persona a capire ciò che è bene per sé o per il popolo? Ora, la massa capirà che l'ignoranza, la volgarità e la simpatia ricostituite sono molto più utili di tutta la moralità, la saggezza e l'antipatia di un aristocratico. Con un simile ordine sociale è vero, lo Stato non potrà evolversi verso la perfezione, ma in tal modo la democrazia potrà essere mantenuta al meglio. Infatti al popolo non importa nulla trovarsi nella condizione di schiavo in uno Stato con una Costituzione perfetta. Il popolo vuole essere libero e comandare, che la Costituzione sia cattiva o meno, al popolo non interessa più di tanto. In effetti quella che voi ritenete il contrario di una Costituzione ideale è proprio la condizione perché il popolo sia libero e possa comandare. Se dunque cercate una Costituzione ideale, farete in modo che in primo luogo le leggi siano fatte dalle persone più esperte, in secondo luogo che l'aristocrazia sia consultata circa gli affari dello Stato e impedisca che persone indegne abbiano un seggio in Consiglio, parlino o prendano parte all'assemblea del popolo, ma come conseguenza di queste buone riforme il popolo per parte sua precipiterà piuttosto nella schiavitù”.

Verosimilmente, la parresia secondo questa prospettiva non esiste laddove persiste la democrazia. Un onesto parresiasta, a questo punto, ha il dovere di trasformare la volontà dei cittadini sicché possano essere al servizio di quelli migliori: in tal modo la polis prospera e si conserva.                           

Nella visione dell'anonimo la democrazia si espande celermente e perde il controllo; la libertà viene mistificata perché si crede che sia legittimo fare tutto ciò che si vuole e dire quanto è in proprio diritto in virtù della propria libertà politica. La parresia, usurpata del suo vero significato, non è altro che volgare libertinaggio, "anarchia" di opinioni e costumi. 

 

 

Bibliografia:

Foucault, Michel: Discorso e Verità, Donzelli.

La democrazia come violenza: a cura di Luciano Canfora, Sellerio.


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