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🖋 Intervista a Pedro Eiras
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

La storia della mia città

Argomento: Storia

di Fulvio Izzo
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Pubblicato il 27/11/2008 11:42:01

Prima di iniziare questo percorso desidero presentare a Voi la mia città , con la sua storia e le sue tradizioni popolari , che qui è rappresentata solo in parte per non allontanarmi troppo dalle tematiche da trattare più innanzi .
UN PO' DI STORIA
La vera storia di Pagani inizia circa 1000 anni prima della nascita di Cristo, allorquando i Taurini, un popolo proveniente dall’Antica Grecia, si stabilì presso i monti Lattari formando un borgo chiamato all’epoca “TAURANIA” e dove gli stessi stabilirono la loro fissa dimora perché la zona si presentava bella, fertile e ricca .
Taurania ebbe negli anni a seguire periodi di splendore.
Adoravano Giunone e Nettuno, veneravano molto la Dea Lamia, che era il nume tutelare dei loro figli.
Taurania sopravvisse all’avvento degli Etruschi, anzi essendosi fortificata ed essendo divenuto un centro strategico, per la posizione, importante, addirittura rivaleggiavano con i centri vincitori. L’importanza dell’Oppidum Taurania la si evince, addirittura, dalle “Storie” di Tito Livio.Taurania capitolò sotto la furia devastatrice dei soldati del Console Lucio Cornelio Silla, perché i Taurini si erano alleati con i Sanniti, pertanto, fu rasa completamente al suolo. A distanza di poco tempo però gli stessi Romani, presso le rovine di Taurania, fondarono per opera del proconsole Cornelio Scipione Barbatus un nuovo insediamento, che prese il nome di Barbatianus oggi meglio conosciuto col nome di Barbazzano.La nuova colonia non ebbe però lunga vita poiché dovette subire ben due violenti terremoti, tra gli anni 60 e 63 d.C. che distrussero quasi completamente Barbatianus.
Una terribile eruzione del Vesuvio, unita ad una straripante piena del fiume Sarno la rasero completamente al suolo. Tutto ciò indusse i superstiti a trasferirsi in un posto più elevato, che li salvaguardasse almeno dalle piene fluviali, e fondarono un nuovo agglomerato che fu detto “Curtis in Piano” o Cortinpiano. Questo nuovo centro assunse nel tempo sempre più importanza, vi sorse un castello “ il Castello di Cortinpiano “ che per moltissimo tempo fu luogo di ameno soggiorno degli Angioini, e residenza estiva degli stessi.
Attorno al castello si sviluppò la vita del nuovo centro, così attivamente che divenne addirittura Baronia. Fu proprio attorno a questa Baronia, decaduta che sorse un nuovo casale che fu chiamato “ Casalis Padanorum “ volgarmente detto “ Casale de lì Pagani”che raccolse quanti trasmigrarono dal vecchio insediamento di Barbatianus, così come questoultimo aveva accolto quanto in precedenza si erano trasferiti da Taurania. Il declino avvenne quando con Ruggero I il normanno fu distrutta la L’antica Nocera.Infatti, in seguito sorsero vari agglomerati che si definirono come Nocera Soprana, che comprendeva gli attuali territori di Nocera Inferiore e Nocera Superiore, e Nocera Sottana comprendente gli attuali comuni di Pagani, S. Egidio del Monte Albino.
Con questa divisione siamo nel secolo XVI, quando si affermerà il nome di Pagani.
Varie ipotesi si sono avanzate attorno al nome di Pagani: una certa corrente lo ritiene derivante dal latino pagus (villaggio), altri lo accostano alla presenza dei Saraceni nella zona, che erano infedeli, com’è noto, e quindi pagani ed infine, quella forse l’ipotesi più suggestiva ed accreditata, altri lo derivano dalla presenza sul posto di una nobile famiglia i Pagano, proprietari di gran parte del territorio che oggi prende il nome di Pagani.
Sotto il dominio borbonico, l’attuale territorio comunale di Pagani era diviso in due unità territoriali: quella di Pagani e Barbazzano. Solo nel 1806, in seguito ad un decreto di Giuseppe Napoleone, che aboliva la feudalità, si ebbero i liberi comuni e sorsero così: S.Egidio, Corbara, Nocera Corpo, (l’attuale Nocera Superiore), Nocera S. Matteo (l’attuale Nocera Inferiore) e Pagani. Si dovette comunque aspettare il 1820 per tracciare i confini dei comuni succitati. Nel secolo attuale si è ritagliato il suo spazio vitale ingrandendosi con i nuovi insediamenti abitativi ed industriali, che l’anno vista per anni come centro propulsore dell’Agro Nocerino –Sarnese. Della sua storia antica, della cui testimonianza è rimasta ben poco, è stato tramandato ai posteri il solo ricordo nelle titolazioni d’alcune strade come Via Taurano, Via Barbazzano e l’ex Via Lamia, che sebbene una nuova toponomastica l’abbia intitolata a Giacomo Matteotti, rimane nel cuore e nell’affetto dei Paganesi come via LAMIA.
Oggi conta circa 35.000 abitanti e risente, come d’altronde, l’intero meridione d’Italia, della grave crisi industriale ed occupazionale, nonostante la presenza nella zona di qualche industria di aziende del settore tecnologico , e del mercato ortofrutticolo Nocera-Pagani, classificato una dei primi in Italia, gli esercizi commerciali alimentari e non , non per ultimi i venditori ambulanti .
La città di Pagani vive anche di turismo religioso grazie all’immenso patrimonio delle sue chiese che hanno un valore storico culturale di enorme interesse.
Le chiese con i loro interni di pregiato valore artistico, le biblioteche con manoscritti risalenti ai secoli XIV-XV.
Il Santo patrono della città è S. Alfonso Maria de’ Liguori, missionario, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, nobile napoletano il quale morì in Pagani il 1° agosto del 1787 dove riposano le Sue spoglie.
Laureato a 16 anni in diritto civile ed ecclesiastico, grande avvocato del foro napoletano prese i voti.
Non posso dilungarmi, ci vorrebbero interi volumi per definire la figura di questo Santo, dottore della chiesa, teologo, scrittore e pittore.
Le Sue opere sono oggetto di approfondimento filosofico e motivo di studio.
Il 1° agosto si celebra la festa in Suo onore ( della durata di quattro giorni )
Pagani ha dato i natali anche al Beato Tommaso Maria Fusco.
La festa della Madonna del Carmelo ( detta delle galline) è particolare (misto tra sacro e profano):
In occasione dei festeggiamenti, che si svolgono sette giorni dopo la Santa Pasqua, la Città si mobilita.
La statua della Madonna viene portata per le strade di Pagani accompagnata da manifestazioni pirotecniche e musicali.
Arrivano fedeli da tutte le parti d’Italia per la devozione che hanno per la Madonna delle galline.
L’economia si regge anche su questi eventi religiosi , e, delle tante manifestazioni ad esse collegate.
L’artigianato viene tramandato da padre in figlio i famosi “ seggiari” impagliatori di sedie, i “cestai “ produttori di ceste .
Un tempo Pagani era anche chiamata la città dei “pezzari” perché alcuni paganesi andavano in giro per la provincia con carri pieni di piatti, bicchieri , forchette , pentole , portavano tutto ciò che poteva servire per la casa.
Chi voleva comprare oggetti dava in cambio stracci vecchi così avveniva il baratto.
Pagani nel passato era la terra dell’oro rosso “ il pomodoro”, vi erano fabbriche che davano lavoro a migliaia di famiglie.
Ricordo che alle 12,00 le sirene di queste fabbriche suonavano per la pausa pranzo, in quel momento le strade diventavano piste ciclabili, perché tutti o quasi tutti in bicicletta correvano a casa per mangiare e far ritorno in fabbrica per le 13,00.
Con il tempo queste fabbriche hanno chiuso ed hanno creato problemi alle famiglie , le quali sia pure con un lavoro solo stagionale riuscivano a sopravvivere.
Perdonate quest’inciso, ricordo che ero un bambino e mentre scrivo il passato ritorna alla mente.
Una svolta si è avuta nel 1998 in seguito al decreto legislativo 114/98 che ha introdotto uno snellimento nei procedimenti riguardanti l’apertura di attività commerciali e la città ha registrato un forte sviluppo economico.
Fortemente sviluppato è il settore dell’ ambulantato che rappresenta una tradizione di questa Città.

Pagani Città di Santi , Artisti e Mercanti"

Dea Lamia

Via G. Matteotti, ricordata dal popolo come Via Lamia, è la strada più antica. Il suo tracciato risale al tempo, dei Taurati fondatori del paese che la dedicarono alla dea indigete perché temendo per la salute dei propri figli cercavano di non inimicarsela mai. Infatti, una leggenda greca asseriva che quando questa era incollerita si vendicava succhiando il sangue dei bambini. All'inizio della strada è collocata, da tempo immemorabile, una statua acefala probabilmente rappresentante la dea che aveva il volto di donna e il corpo di serpente.

Basilica Pontificia Sant'Alfonso Maria de” Liguori
Santo Patrono della città di Pagani
Festività 1° agosto
La presenza dei Padri Redentoristi a Pagani risale al 1741, la progettazione e la costruzione del monumentale complesso conventuale ha inizio nel 1743, concludendosi definitivamente nel 1803. Il progetto dell'intero complesso religioso fu redatto dal noto architetto napoletano Pietro Cimafonte, che seguì i consigli del poliedrico Alfonso M. de'' Liguori. Nell'Ottocento la Basilica fu arricchita del pregiato Altare Maggiore, nel 1833, con marmi provenienti dalla Reggia di Caserta, che era delimitata dalla balaustra di marmo regalata da Ferdinando II nel 1822. La facciata opera del Conforti risale al 1823 La definitiva struttura architettonica dell'interno della chiesa, risale agli anni 30 del XX sec., quando per celebrare il I Centenario della Canonizzazione del loro Fondatore (1839-1939), i Padri Redentoristi vollero rivestire la Chiesa con marmi policromi pregevoli, affidando il progetto al Prof. Gino Chierici, il soprintendente alle opere d'Arte dell'Italia Meridionale, e facendo affrescare la cupola al maestro Paolo Veri, allievo di Domenico Morelli. Dello stesso periodo sono le vetrate dipinte a fuoco a Firenze su ideazione dello stesso Chieric
Localizzazione Piazza S.Alfonso
Ampio parcheggio .


Dal XV è presente il culto a Maria Incoronata del Carmine detta "delle Galline", la cui effige prima su tavola ed in seguito riprodotta fedelmente, su tela, che il De Falco attribuisce Andrea Da Salerno, attivo nei primi anni del '500.
Prima del 1609, anno in cui iniziò una costruzione dell'attuale santuario, il luogo di culto era il Salone della Annunziatella che conserva un raro soffitto mattonato. L'attuale Santuario è formato da un'ampia aula in sitle barocco, le cui pareti sono state affrescate dal 1710 al 1712 ed il cui autore è ignoto.Il Cassettonato, di pregevole fattura, risale sempre all'inizio del '700, sono 21 i dipinti su tela che raffigurano la vita della Beata Vergine Maria, Angeli e Santi. Alcuni anni dopo Di notevole importanza è l'acquasantiera, in marmo del 1621, sul piede è scolpito un bassorilievo riproducente la Madonna del Carmine.
La facciata leggiadra e maestosa nel suo insieme è di influenza tarda barocca, significata da pregevoli bassorilievi in stucco che nella statua della Pudicitia risente dell'influenza del Cristo velato del Sanmartino, attivo in quegli anni a Napoli. Nella sagrestia è conservato un immenso stiglio del XVIII sec., restaurato nel 1840 dai maestri locali Luigi Russo (Falegname) e Francesco Striano (indoratore

La Chiesa della Purità, con l'attiguo e omonimo monastero, fu eretta nell'anno 1681 dalla Madre Serafina di Dio. La chiesa ad una sola navata in pregevole stile barocco è ricca di affreschi e di coro e coretti, per le monache, in legno intarsiato ed indorato del XVII sec. Sull'altare maggiore la tela di Santa Maria della Purità di scuola del Murillo. Di pregevole valore artistico una tela del Solimena, raffigurante il Cristo Sofferente. Interessante il pavimento maiolicato settecentesco.
Corso E. Padovano

All'attuale chiesa parrocchiale, fondata e costruita nel 1554 per volontà del Sindaco particolare dell'Università di Pagani Giovanni Berardino Terribile, preesisteva una chiesetta dedicata al presbitero Felice e alla matrona Costanza, martirizzati durante l'Impero di Nerone, che nel 1328 fu elevata a sede parrocchiale e che presumibilmente era stata costruita dai Filangeri, signori del territorio di "Cortimpiano" intorno al sec. XI. La fondazione del Corpo di Cristo venne consentita con Bolla Pontificia, esente dalla giurisdizione ordinaria del Vescovo locale, soggetta alla Sede Apostolica, con i privilegi e le immunità concesse dai Papi alla Basilica Lateranense in Roma e con diritto di Patronato al Comune. Solamente nell'anno 1806, l'antica Chiesa di Felice fu abbattuta, la sede ed il patrimonio parrocchiale passò alla Chiesa del Corpo di Cristo, con Bolla Pontificia del 4marzo 1807.
Piazza Corpo di Cristo
Parroco Don Flaviano Calenda

Chiesa e Conservatorio del Carminello ad Arco
(XVI sec.)
L'intero complesso fu fondato dal conte Carlo Pignataro, palatino di Napoli e medico risale al 1682, la chiesa fu consacrata l'anno dopo nel mese di aprile. Il conservatorio nato come Istituzione laicale "per accogliere, mantenere ed educare fanciulle povere ed orfane", con la giuda spirituale affidata alle suore di Madre Serafine di Dio, fondatrice del Monastero della Purità (1681). In seguito il pio istituto si andò modificato da Conservatorio di povere orfane in Monastero che accoglieva monache e poche converse al servizio della struttura. Subì il parziale incameramento dei beni patrimoniali con la legge muratiana del 1806.
La Chiesa del Conservatorio fu ampliata e ricostruita nel 1874 in occasione della visita pastorale del vescovo Raffaele Ammirante, i cui lavori furono affidati all'architetto avellinese Achille Denti.
La chiesa a navata in stile barocco con tre altari, pregevole è l'altare maggiore in marmi intarsiati policromi.
Il pavimento è caratterizzato da piastrelle dipinte in ceramica che possono farsi risalire al 1874.
Conserva un discreto patrimonio artistico (tele del settecento, statue lignee, paramenti sacri ed una particolare statua in cera dell'Addolorata del XVI sec.) bisognevole di restauro.
Oggi Via Giacomo .Matteotti
L'Antico complesso monastico dei PP. Carmelitani fu fondato nel 1491 dal Conte Francesco Zurlo. Restaurato ai primi del 600, mentre all'inizio del 700 si deve la facciata barocca della chiesa che presenta motivi e stile di Domenico Antonio Vaccaro. Tutto il complesso fu denominato dell'Annunziata per differenziarlo dalle altre chiese locali intitolate alla Madonna del Carmelo. Soppresso nel 1809 da Gioacchino Murat fu spogliato di tutti i quadri e statue lignee che furono portate in Francia, resta solo il quadro dell'altare maggiore eseguito nel 1754 da Alessio d'Elia (1718-1770) che rappresenta la Madonna del Carmelo in atto di donare lo scapolare a S. Simone Stock, riformatore dell'Ordine Carmelitano. Il convento che l'impianto seicentesco è oggi sede della Scuola Media Statale "Alfonso M. de' Liguori" mentre la Chiesa divenne parrocchia nel 1922.Via Carmine, 45Ricorrenza 16/17/18 luglio.



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