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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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La fotografia

di Dora Millaci
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Pubblicato il 19/12/2011 13:44:12

La fotografia


“Forza muoviti pigrona!”
“Sai che odio camminare. Non potevamo posteggiare più vicine?”
Risi guardando Kate che saltellava sulle sue scarpe nuove, mentre una pioggerellina fine, cominciava a cadere.
Era metà dicembre e la città gremiva di luci e colori. Mercatini d’ogni genere spuntavano nei vari rioni.
Notai una bancarella tra le tante, quasi nascosta, che vendeva libri usati a metà prezzo. Mi ci accostai subito.
“No ancora libri!” esordì la mia amica “Ne possiedi almeno un migliaio. Sei proprio fissata”.
Non risposi nemmeno. Ero troppo concentrata a leggere i titoli. Quasi rapita da loro. Per me, era sempre così. Sfioravo delicatamente le copertine, con fare rispettoso. Osservavo ogni particolare, ogni dettaglio. Dopo quasi un’ora finalmente, ne avevo scelto uno.
Kate sospirò “Non ne potevo più. Che supplizio!”
Al momento di pagare però, la banconota mi cadde sopra un piccolo volume seminascosto. Tirai su entrambi. “Compro anche questo” dissi d’impeto senza sapere il perché.
La venditrice mi sorrise facendomi l’occhiolino.
“Molto bene, ottima scelta”.
Ci allontanammo ed il freddo pungente ci spinse dentro un locale a prendere qualcosa di caldo.
“Come vanno le cose con Willies? Avete programmato per le vacanze di Natale?”.
Prima di rispondere, presi una bella sorsata di cioccolata calda.
“Vanno come sempre”.
“Non sembri molto entusiasta”.
“Lui è troppo concentrato sul lavoro” risposi seccata “Io sono sempre al secondo posto. Mi domando come sarebbe un domani se ci dovessimo sposare”.
“Vedrai che questa vacanza, sistemerà le cose”.
Volevo molto bene a Willies, ma non riuscivo a scorgere un futuro con lui. Perlomeno, non uno felice.
La giornata di compere volò e sprofondai stanca sul divano. Chiusi gli occhi, cercando di riposare quando, mi tornò alla mente quel piccolo libro acquistato. Quel volume del quale non conoscevo nemmeno il titolo. Curiosa corsi a prenderlo.
L’autore era un nome noto. Lo ricordavo. Sapevo di lui che non aveva scritto molti romanzi, ma con quei pochi era diventato famoso. Nascondendosi al mondo dopo il successo.
“Mi domando se sia ancora vivo” pensai aprendo il libro “Dovrebbe avere almeno ottant’anni”. Mentre sfogliavo le pagine, cadde qualcosa sul tappeto. Era una vecchia fotografia di una giovane molto bella. Girandola mi accorsi che c’era una dedica. Si leggeva a malapena, eppure riuscì a comprendere che si trattava dell’amata dell’autore.
Un senso di tenerezza mi pervase. Avevo tra le mani il ricordo di qualcun altro.
L’indomani raccontai a Kate della mia scoperta e l’intenzione di fare delle ricerche.
“Si può sapere per quale motivo?”
“Non so spiegartelo. Quando tengo in mano quella foto, avverto qualcosa dentro. Qualcosa che mi spinge ad andare oltre.”
“Sei proprio strana. Non ti capisco.”
Risi di gusto. “Non mi capisco neanch’io”.
I giorni passarono velocemente ed i miei momenti liberi li dedicai alle indagini. Venni a sapere così, che lo scrittore era ancora vivo ed abitava in una cittadina isolata non molto distante, da dove avevo prenotato per le vacanze di Natale.
Parlai a Willies della piccola deviazione che volevo fare durante il nostro viaggio. Non ne fu per niente contento.
“Non ho intenzione di perdermi dietro alle tue follie”.
“Una volta tanto potresti assecondarmi in qualcosa. Ti ho detto che per me è importante. Sento che devo parlare a quell’uomo e riportargli questa foto”.
Le discussioni continuarono fino al giorno della partenza. Il destino però mi venne incontro e così, quando Willies mi telefonò per annunciarmi che non poteva più muoversi a causa del lavoro, ne fui contenta.
Non sapevo che cosa avrei trovato. Non avevo idea di che cosa avrei detto. Eppure una spinta interiore fortissima, mi costringeva a recarmi verso quella casa.

Quando suonai il campanello di quella grossa villa, mi batteva forte il cuore. Ero un po’ intimorita, come mi sarei presentata?
Mi aprì un giovane di bell’aspetto.
“Desidera?”
“Mi chiamo Mari Rose Flaherty. Sono venuta per parlare con il signor Gilyard “
L’uomo mi scrutò sospettoso.
“Posso conoscerne il motivo? Il signor Gilyard non riceve visite da anni”.
“E’ una questione personale”.
Cercai d’insistere, ma tutti i miei tentavi andarono a vuoto. Che bella vigilia di Natale, pensai. Rassegnata, delusa mi girai e tornai verso la macchina.
Istintivamente presi in mano la fotografia e la guardai. Quasi per scusarmi con quella signora, quando un colpo di vento me la strappò gettandola a terra vicino alla porta d’entrata.
Il giovane si apprestò a prenderla e la fissò. Forse in quella fotografia c’era davvero qualcosa di magico, perché mi chiese di entrare in casa.
Mi portò in salotto e facendomi accomodare, mi offrì da bere.
“Lei è un parente?” domandai sorseggiando la bevanda.
“No, sono un suo ex studente. Gilyard non ha alcun parente. Mi prendo cura di lui da quando si è ritirato in solitudine. L’età avanzata ha portato diversi acciacchi e così gli tengo compagnia e lo aiuto come posso”.
Lo ascoltavo come rapita dal suo modo di fare. Così diverso da Willies. Praticamente opposti.
Chiacchierammo per almeno due ore durante le quali mi raccontò della vita del famoso scrittore.
Gilyard s’innamorò perdutamente della donna della foto. A quei tempi era sposato e all’apice del successo. La loro fu una relazione clandestina. Lei restò in stato di gravidanza, ma per non coinvolgerlo in qualche scandalo, senza dirgli niente sparì.
Nel cuore dell’uomo quella signora aveva un posto speciale. Nonostante gli anni, non era riuscito a scordarla e una volta rimasto vedovo, assunse un investigatore per rintracciarla. Venne così a sapere di avere una figlia di nome Elisabeth, ormai grande. La cercò e riuscì a trovarla. Della sua amata invece, mai più nessuna traccia. Praticamente svanita nel nulla.
“Perché sorride?” mi chiese sorpreso.
“Mi perdoni. Mi è venuto in mente che anche mia madre si chiamava così. Prego… continui pure”.
“Vediamo… a sì… con la figlia aveva da poco iniziato a riprendere contatti, quando un malaugurato giorno, un incidente stradale gliela portò via. In quella circostanza, morì anche il marito.
Nel sentire quelle frasi cominciai a tremare come una foglia. Il cuore impazzito sembrava scoppiarmi nel petto e la testa iniziò a girarmi.
“In macchina con loro, c’era anche una bambina rimasta illesa. Tutti inutili i tentativi di ritrovarla. Il signor Gilyard si è consumato dal dolore in questi anni, al pensiero di quella creatura.”
Mi tappai la bocca con la mano per soffocare un urlo. Non era possibile.
Una voce roca in fondo alla stanza pronunciò il mio nome.
“Mari Rose”.
Mi alzai di scatto come una molla, rovesciando tutto per terra. Fissai quell’uomo che mi guardava con gli occhi lucidi.
“Come assomigli a tua madre”.
“Nonno” urlai.
La neve cominciò a cadere coprendo ogni cosa col suo candido manto. In mezzo alla stanza, in quel silenzio ovattato ci abbracciammo per la prima volta. Ci eravamo ritrovati e tutto grazie ad una fotografia: quella di mia nonna. La donna tanto amata da Gilyard.
Quella vacanza di Natale non potrò mai scordarla.

Sono passati due anni da quel giorno. Adesso vivo con mio nonno e mio marito: Robert.
Ogni tanto ripenso a quella bizzarra venditrice di libri apparsa dal nulla ed alle strane coincidenze che mi hanno portato alla mia nuova vita.
Questa esperienza così particolare, mi ha insegnato ad ascoltare le mie sensazioni, a vedere i segnali del destino e soprattutto a seguire il mio cuore.

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