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La faggia di Maria Luigia

di Rosanna Varoli
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Pubblicato il 12/01/2012 16:52:25

LA FAGGIA DI MARIA LUIGIA

Stava l, al limitare di un prato tutto valloncelle, cocuzzoli e bide di vacca, sopra a Gropsius.
Stava proprio l, al limitare di quel prato tutto valloncelle e cocuzzoli che profumava laria di timo serpillo ed era una mostra a cielo aperto di tutti i fiori che sarebbero comparsi anni dopo sul tabellone della flora protetta in provincia di Parma.
Era una gran femmina dalbero piantata su dei fianchi larghi e forti da ottima fattrice. Ed aveva intorno una gran gonna dombra e tanti figlioli, un piccolo bosco personale al limitare del bosco di tutti, un bosco tutto nato da lei, creato da lei, come se lavesse plasmato con le sue enormi e lunghe mani grigie dalla pelle delefante. La stessa pelle le ricopriva il gran corpo e dentro, sotto lo sindovinava vedendo la polpa affettata del tronco di qualcuno dei suoi figli uccisi, fatti della sua stessa pasta doveva avere una carne rosa e compatta, stagna e levigata come quella che gonfia la tetta di una madre che allatta.
Ecco, da quella gran madre erano arrivati un giorno con carrozze e cavalli, e due servi le avevano sciorinato sotto unimmensa tovaglia di Fiandra punteggiata di fiori lilla ricamati a punto pieno, che gareggiavano in bellezza e verit con le genzianelle e le scille bifolia messe in mostra dal prato circostante.
Poi, da alcuni grandi cesti, avevano cavato loccorrente per un djeuner sur lherbe degno, n pi n meno, di colei che quel giorno chiedeva ospitalit alla gran dea del bosco: la Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, precisamente Sua Grazia Maria Luigia dAustria, insieme al suo uomo, il conte di Neipperg.
In libera uscita.
Finalmente soli e lontani da una corte pettegola e da una famiglia occhiuta, che li costringevano a fingere continuamente un doloroso, reciproco distacco.
E del resto, la di lei provvidenziale vedovanza non era ancora giunta a liberarla da quel legame tanto ingombrante quanto, forse, indesiderato, di cui tutti sappiamo.
Si erano arrampicati fin lass il giorno prima, e avevano passato la notte a c dReinardt, alto ufficiale di guarnigione della Duchessa, che, ormai a riposo, aveva preso pozione proprio in quella landa, innamorato come sera di quei prati soffici su cui i cavalli potevano trottare e galoppare in lungo e in largo, durante passeggiate interminabili, senza sfiancarsi o spezzarsi i garretti.
Poich col vecchio, alto, possente, dallocchio grigio e romantico, che teneva concentrato il suo pelo residuo e ormai bianco in due grandi scopettoni alla Cecco Beppe, intrattenevano un rapporto di completa confidenza, avevano potuto chiedergli di far preparare per loro la stanza del cavallaro, dove sgattaiolare indisturbati, dopo aver preso possesso, ufficialmente e coram populo, delle due solite camere separate.
Era stata una notte dolcissima. Avevano scostato le tende e lasciato che la luce della luna rischiarasse appena le loro bianche nudit appassionate.
Al mattino Reinardt - come se il desco della colazione fosse una di quelle tavolozze di pittore provetto che vengono acquisendo nel tempo, del tutto casualmente, una loro deliziosa armonia cromatica, se non addirittura, al pari delle opere vere e proprie, un loro senso e valore artistico ed estetico, che inevitabilmente cattura lo sguardo e lattenzione di chi abbia lavventura di visitare latelier del sapiente artigiano - aveva fatto trovare sulla grande tavola la sua conserva di lamponi dun cupo amaranto, la composta di mele cotogne biondo scuro e trasparente come purissima ambra delle foreste del Nord, il pane di segale col suo vellutato marrone tabacco insieme al burro dun giallo grasso, fatto col latte delle sue vacche, profumato di timo, muschio e violetta. E poi loro di tisane fumanti, larancio squillante della marmellata dalbicocche sulla crostata ancora calda di forno, il castano scuro e profumato della squisita cioccolata al cucchiaio
Sapeva bene che cosa piaceva alla signora, austriaca come lui, e pi di tutto aveva a cuore di procurarle ogni possibile agio. Vista la fiducia che gli veniva accordata, poi, era anche in condizione di prendersi una qualche licenza, cos, sentendo dellintenzione della compagnia di sgroppare per i boschi tutta la giornata e di consumare perfino la colazione allaperto, sera permesso desprimere una sua preoccupazione:
Voi lo sapete, signora, una passeggiata tanto prolungata pu causarvi uneccessiva stanchezza, e questo non giova ai vostri nervi del capo.
Non solo, aveva anche osato ribattere, nonostante un gesto di evidente fastidio della Duchessa: Mi permetto dinsistere, Vostra Graziasarebbe pi prudente tornare per il mezzod, questa zona ventosa, basta poco perch il cielo si copra di nembi.
Due ragioni, anzi, no, due sentimenti che con la ragione avevano proprio poco da spartire, lo tormentavano con quelle preoccupazioni e lo spingevano ad osare tanto: uno era lamore segreto, inossidabile, un amore da tedesco, cerebrale e costante per quella donna dal collo di cigno e gli occhi slavati ma cos dolci da fargli sentire le ginocchia di pattona ogni volta che, per qualche raro gesto di regale degnazione, li lasciava vagare, con la quiete indifferente dellacqua dei canali della bassa, sul suo volto e su tutta la sua persona; e laltro una gelosia, invece, del tutto mediterranea, italica il vecchio aveva nellalbero genealogico un paio dave venete, certo niente di esageratamente levantino, ma che era bastato a scaldarne il sangue crucco , una gelosia tormentosa e matta, aritmica e dispettosa per luomo dallocchio maffone, divenuto ormai lombra della sua duchessa. Non che non lo stimasse e non ne apprezzasse le doti duomo darmi, per carit, o che non cercasse di soffocare il tutto sotto montagne di ragioni sacrosante che quelluomo gli aveva rubato il suo sogno, ecco tutto, glielo aveva sfilato di soppiatto, alla traditora, come un volgare borseggiatore dalla mano passerina, proprio mentre lui era l che lo contemplava, lo curava, lo covava giorno dopo giorno, aspettando che arrivasse, per quel suo sogno, il magico momento della schiusa. Allora, il poveretto stava relativamente bene, cio controllava meglio gli uzzoli, i ghiribizzi e gli spricci che gli facevano pirlare il cuore di qua e di l, come fosse uno di quei galletti segnavento che certuni issano sul tetto delle case, solo se poteva avere sotto gli occhi i due fedigrafi. Nel momento in cui li vedeva, infatti, era certo che lui non la toccasse, e che non lavrebbe toccata per tutto il tempo in cui sarebbe durata la loro prossimit. Quando invece essi si trovavano fuori dal suo campo visivo, la misera mente del povero Reinardt veniva assalita da fantasie terribili, vere e proprie scene di un erotismo, per lui, feroce e disperante, e la sua immaginazione sincaponiva a lavorare ossessivamente attorno a quellunico oggetto senza soluzione di continuit.
Ma caro Reinardt, via noi guardiamo con condiscendenza alla devozione e allaffetto verso la nostra persona che vi spingono allinsistenza, ma spero non vorrete gettare cattivi auspici su un giorno che si annuncia foriero dei pi dolci piaceri.
E cos dicendo la Signora si era avviata, mal celando una certa impazienza e lasciando il vecchio in balia delle sue impietose fantasticherie.
Intorno alla sontuosa tovaglia, che lei stessa aveva ricamato nelle lunghe e quiete giornate che ogni anno trascorreva nellamatissima villa di Sala, sotto alla faggia, erano stati sistemati degli scialli colorati, a lunghe frange, anchessi a fiori, a grandi corolle e ramages dal sapore vagamente orientale, su cui i componenti la piccola corte avevano preso posto. Con discreta disinvoltura i gentiluomini, con qualche impaccio, dovuto alle ampie, lunghe e pesanti vesti, le dame.
Tutti, comunque, lo avevano fatto con grande piacere perch, se da un lato la passeggiata mattutina, assai lunga, li aveva deliziosamente corroborati, dallaltro, essendo stata causa di un notevole dispendio di energie, ne aveva stimolato lappetito.
Eppoi, soprattutto le signore, avevano la necessit di sistemare foglie e fiori, raccolti nel bosco, nei piccoli torchi per l'essicazione che le avevano seguite fin lass, o di dare un ultimo tratto di lapis agli abbozzi di paesaggio ripresi durante lescursione, o, ancora, di aggiungere il pensiero ultimo nato sul taccuino di viaggio.
Ma tutti, proprio tutti, sentivano fortissimo il desiderio di adagiarsi su quel grande prato profumato, che, con tutte quelle valloncelle e quei dolci declivi, mostrava un profilo sinuoso, attraente e sensuale come un corpo di donna, di volta in volta amante dai seni e dai lombi prosperosi, madre dal grembo ampio e accogliente, o ancora fantasmatica ninfa di scultorea opulenza.
Cera in tutti un languore dolce, un diffuso buon umore e, fin da subito, la conversazione aveva preso a fluire pacata e leggera come la brezza di certe notti di maggio che, oltre a un gradevole refrigerio, porta gi con s il primo, inebriante profumo dei tigli.
La Signora, comera suo costume, pi che altro ascoltava, limitandosi a concedere, di tanto in tanto, cenni del capo, o abbozzi di sorriso, o ammiccamenti lievissimi, che avevano la funzione di una vera e propria regia di tutta la situazione e dellatmosfera che doveva regnarvi.
I suoi gesti erano come sempre estremamente controllati, improntati ad una pacatezza quasi ostentata, ma gli occhi tradivano, quel giorno, una certa irrequietezza, quasi un nervosismo che sciupava appena il clima davvero perfetto di quella giornata felice, cos come la prima ruga scuote un poco la baldanzosa certezza del proprio fascino nella donna che la scopre sul suo volto, intatto fino al giorno prima.
Si parl di musica - e tutti furono attenti a lodare Bellini e Rossini, tralasciando di nominare quel Verdiche, insomma, la Duchessa proprio non voleva convincersi ad amare: sar Bellini a restare, Verdi passer aveva sentenziato nel suo solito modo, diremmo oggi, un po telegrafico -, di cucina e i sapori, i profumi e perfino i colori di casa Reinardt furono descritti con tale dovizia di particolari ed esaltati a tal punto che il vecchio avrebbe potuto certo compiacersene -, dei nuovi alberi e delle nuove rose che la Signora aveva fatto mettere a dimora nel parco di Sala e, infine, le dame ragionarono tra loro di ricamo e i gentiluomini daffari e politica.
Non ci si sofferm su nessun argomento, ogni tema venne trattato in toccata e fuga.
E, del resto, cos desiderava Sua Grazia: linsistere, lapprofondire, lo scontro dialettico, la vis polemica, la vivacit di un appassionato contraddittorio avrebbero turbato quella quiete, quella pacatezza, quel giusto distacco dalle cose in cui lei desiderava rimanere immersa il pi a lungo possibile, considerandoli valori supremi, le uniche strade lungo le quali luomo poteva incamminarsi per ricercare non certo la felicit e pronunciando questa parola le sue labbra si piegavano appena in una lievissima smorfia di amaro disprezzo ma, almeno, appena un lenimento alla pena di vivere.
Solo un momento minacci di segnare qualche picco nellelettroencefalogramma pressoch piatto di quella conversazione, e si tratt del racconto, per cos dire, di una vicenda vissuta, ma questo, la Signora, poteva tollerarlo, anzi, si pu perfino azzardare che, durante simili narrazioni, provasse addirittura un qualche piacere. Sotto sotto era avida di conoscere le vite altrui, i sentimenti, le passioni, le volont, e gli accadimenti che il caso orchestrava, riempiendo il mondo di dissonanze, di volta in volta, grottesche, ridicole o patetiche. Ascolt dunque, con evidente interesse, ci che uno dei gentiluomini, intimo del suo cavaliere donore e brillante conversatore, andava raccontando.
Era costui uomo assai liberale, che amava avvicinarsi alla gente del popolo, ascoltarne gli umori, le vicende e i punti di vista: lo stupivano, per prima cosa, loriginalit e le differenze, talvolta davvero abissali, tra questi e quelli espressi e vissuti dagli uomini appartenenti al ceto privilegiato di cui lui stesso faceva parte.
Non che quel signore coltivasse un profondo interesse e unautentica adesione umana per le istanze populiste, questo no: ci che lo muoveva, in realt, era, per cos dire, oltre alla necessit di combattere la noia, lo spirito del collezionista.
Egli raccoglieva, ordinava, catalogava vicende vissute, momenti di vita umana, rapinandoli a chi era meno attrezzato per proteggere la propria storia, a chi, anche in questo, risultava pi debole.
Ora, si sa, ogni collezionista che si rispetti ha come obiettivo di accumulare il pi possibile, di acquisire grandi quantit di ci che colleziona, anzi, in cuor suo, spera sempre di arrivare a possedere tutti gli esemplari esistenti al mondo delloggetto che lui ha scelto di raccogliere.
Un collezionista di pipe non abbandoner mai la speranza di poter possedere un giorno tutti i tipi di pipe esistenti sullorbe terracqueo, e cos dicasi di un collezionista di selle o di prassinoscopi.
Ma, se il raccoglitore di prassinoscopi pu avere buone probabilit di riuscire a raggranellare, nel tempo della sua vita, tutti i tipi esistenti al mondo di questi rari, curiosi e davvero magici oggetti, non altrettanto si pu dire di colui che colleziona racconti di vita, vicende vissute eppure, lidea davvero affascinante, d come una vertigine, non vi pare?
Allora, il gentiluomo si mise a raccontare di un certo taglialegna di sua conoscenza, nativo proprio di quelle parti, che aveva una mano deturpata da unorrenda cicatrice. Interrogandolo, era venuto a conoscenza di un nuovo, curioso teatrino che il caso si era divertito ad inscenare.
Era accaduto che il poveretto, mentre era intento al suo lavoro di tagliaboschi, sera segato completamente un bel pezzo di pollice e, mentre se lo guardava urlando come un pazzo pi per lorrore di quello slubio di sangue che per il dolore, un gatto si era avvicinato furtivo alla zocca, aveva preso in bocca quel tocco duomo come fosse coratella o rifilatura d'ossi di maiale e se lera rapidamente ingollato proprio l, sotto i suoi occhi.
Il tapino sosteneva che, di tutta la storia, la cosa che pi lo aveva avvilito, che aveva spento di botto tutto il dolore e lorrore per il sangue e la ferita, era stato il pensiero desser mangiato da un gatto, il pensiero che un pezzo di lui stava adesso nella pancia di un gatto, e che lui, dunque, sarebbe diventato un po bestia, una bella bestia, agile, elegante, furba, s, ma anche un po' escremento della medesima Dio mio, diceva, un pezzo d' uomo che finisce cos!
Quanti commenti aveva suscitato nelluditorio la stramba riflessione del taglialegna e larditezza del linguaggio necessario a narrarla
Intanto, il tempo, notoriamente infingardo, aveva tentato, come sempre, di far perdere le proprie tracce, ma gli esseri umani e le cose, anchessi come sempre, avevano invece messo grande impegno per rivelare i segni del suo passaggio.
Ora, ormai alla fine del buon pasto, le gote delle signore serano fatte pi rosse di quando ancora non una goccia di Sauvignon fresco dei colli di Sala aveva violato quelle candide gole, le ampie gonne di foggia adeguata alla cavalcatura femminile apparivano un poco pi gualcite di quando erano uscite dalle confortevoli camere di casa Reinardt, qualche ricciolo pi ribelle degli altri aveva trovato il modo di sfuggire alla costrizione delle graziose cuffie o degli eleganti cappelli, tutti rigorosamente alla sportiva, cio alla francese, adeguati, insomma, allavventura en plein air.
In pi, nonostante il sole brillasse convinto nel cielo terso e solo qualche nuvola leggera e bianca come piuma doca galleggiasse qua e l, laria si era raffreddata, e adesso pizzicava impertinente la pelle delle signore, che si erano concesse abiti gi un poco leggeri, confidando in quella primavera ormai piena e decisa.
Ma tutto, fino a quel momento, aveva proceduto nel migliore dei modi, e in pi dun frangente il piccolo corteggio era sembrato un coro che cantasse a pi voci con perfetto tempismo, sotto la direzione di Sua Grazia: voci femminili limpide e fresche in controcanto a quelle cupe e calde degli uomini avevano lodato il luogo con osservazioni non prive di slancio poetico e in piena armonia, riservando il finale, in un raffinato pianissimo, alla Signora, che cos si era espressa: Non c piacere pi dolce che starsene qui, allombra di questa maest boschiva, e lasciare lo sguardo libero di vagare su questo verde che riposa gli occhi e la mente.
Mentiva.
Da ore pensava che proprio l avrebbe potuto concedersi un piacere ben pi dolce e pi forte di quello.
Il corteggio sciolse i ranghi e si avvi a perlustrare il bosco intorno alla faggia. Servi e cocchieri riordinarono e si disposero, ad un cenno della Duchessa, a vegliare sulla sua augusta sicurezza e tranquillit, in modo tale da aver ben sotto controllo il territorio intorno e tutto ci che poteva accadervi, ma anche da non turbare con sguardi e controlli indiscreti la sua libert dazione. Una sorta di gioco del nascondino in cui doveva essere sempre lei a vincere.
E proprio una specie di nascondino lei se lo gioc anche col suo conte, l, sotto la faggia, che, da buona femmina amorosa, comprese e si fece lietamente complice della coppia damanti.
Gioc, gaia e scherzosa come una ragazza, finalmente libera come il vento, gioc e rigioc, con le gote che via via si facevano stranamente pi pallide, bianche al pari degli anemoni selvatici che a migliaia trapuntavano il verde dintorno, gioc e rigioc fino a quando un desiderio damore forte e sgarbato come unonda che ti fa bere non labbatt su quel prato, vinta e ansante.
Il conte sciolse con le dita tremanti i nastri che, annodati sotto il bel mento candido, trattenevano lelegante copricapo azzurro della sua donna e tuff le mani ansiose nei suoi ricci scuri.
Poi, mentre un silenzio alto e quasi solenne, appena turbato soltanto dallo sbuffare dei cavalli, legati ad alberi lontani, regnava sui prati, sulla selva e sulla matrona dalla pelle delefante con la sua figliolanza, lui la prese e la strinse a s con tutta la forza di una passione troppo a lungo compressa.
E durante il lungo e tumultuoso duello damore, essi si appoggiarono pi e pi volte al possente tronco della grande diva del bosco, che sostenne benignamente i loro corpi, altrimenti destinati a crollare miseramente sotto gli assalti di un desiderio quasi ferino.
E quando, esausti, si lasciavano cadere, a poca distanza da lei, sul prato, sontuosa alcova che li inebriava di profumi e di colori, parevano cervi o lupi, o una coppia di grandi rapaci in amore, a volo radente.
Essi sembravano godere, oltre che dei loro stessi corpi, anche di quella vita vegetale che, robusta e dolce ad un tempo, permetteva loro di possedersi in unesaltante verticalit o di provare il tenero abbandono orizzontale di un momentaneo riposo.
Quando ancora, mio bene quando ancora cos dimmi sussurr la Signora con gli occhi accesi e le guance che serano fatte di fuoco, anzi, no, che avevano assunto proprio lo stesso rosa intenso delle orchidee selvatiche, dai sensualissimi ricettacoli, la cui forma richiamava quella delle segrete labbra femminili, e che facevano corona al suo bel capo adagiato sullerba, arreso ad un abbandono struggente.
Mentre il conte le rispondeva posandole baci lievi come voli di farfalle qua e l, disordinatamente, sui capelli, sulla punta del naso, sulle palpebre, con una sorta di allegra frenesia, il cielo cominci ad annuvolarsi.
Le piccole nubi candide e leggere che, fino a quel momento, erano parse del tutto innocenti, in men che non si dica cambiarono faccia, ridipinte di grigio piombo, con diabolica velocit, da un vento che si andava facendo via via pi rabbioso.
Si scaten un putiferio.
Tuoni, fulmini e saette, una gran guerra voluta dal cielo che, insieme al vento forsennato, cominci a sparare gocce che tambureggiavano come pallettoni da cinghiale.
Ebbero appena il tempo di ricomporsi.
Presto fu tutta unagitazione, un richiamarsi lun laltro, un correre e un mescolarsi di respiri affannati e parole impaurite.
Non cera altro da fare che stringersi al gran tronco della faggia, rintanarsi sotto il suo enorme ombrello.
La Duchessa diede ordine di ricondurre tutti, dame, gentiluomini e cavalli, al riparo tra le formidabili braccia aperte della grande madre.
Se anche il cielo sdegnato avesse voluto colpirla con uno dei suoi terribili dardi di fuoco, lei certamente avrebbe saputo reggere il colpo. Possedeva una chioma tanto fitta e ampia, sorretta e innervata da cos possenti tendini e muscoli e gangli da potersi permettere anche pi duna mossa di sacrificio.
Poteva permettersi di non temere nulla, dattendere a pi fermo lattacco, addirittura di tirare a cimento i diavoli della volta celeste.
Il potere distruttivo del fulmine non avrebbe resistito fino al punto darrivare vicino al gran corpo, l dove si stringevano i suoi protetti tremanti di paura e di freddo per gli abiti bagnati e sferzati dal vento.
Lenergia rabbiosa del cielo si sarebbe esaurita prima, catturata e consumata nel corpo a corpo con la polpa soda e forte delle spesse estremit delle altissime braccia.
Fu poi la volta della grandine.
Mai vista cos. Proiettili grossi come uova di gallina. Ov cot a balot* gi sgusciati, sodi e bianchi che erano una meraviglia. Ma ti spaccavano la testa e le orecchie.
Ben presto i prati furono coperti da uno spesso strato di uova di ghiaccio spezzate, come se quel luogo della terra fosse stato scelto da una genia di giganti, in vena di preparazioni culinarie, come vassoio su cui offrire ai propri simili e sodali la pi gran frittata che voi possiate immaginare.
E veniva quasi da aspettarsi di vedere arrivare, da un momento allaltro, oltre che quei particolarissimi commensali, anche le migliaia e migliaia di bianche pollastre da cui avevano ottenuto la materia prima per lincommensurabile frittata.
Cera, infatti, da una parte del cielo, un gran bianco abbagliante, ma proprio da l, anzich un volo di nivee pollastre, arriv, in un gran fragore di enormi marmitte e coperchi sbattuti gli uni contro gli altri, come se, adesso, la cucina dei giganti fosse ubicata in cielo e non pi in terra, un fulmineo, obliquo torrente di fuoco che, dopo aver spaccato il cielo in due, and a scagliare tutti i massi puntuti che spezzavano il suo percorso addosso al primogenito della faggia, cresciuto, per il capriccio di uno scoiattolo, ben pi lontano dalla madre di tutti i suoi innumerevoli fratelli.
Il povero ragazzo ne usc, per buona ventura, con il ramo maestro schiantato solo in parte e, quindi, non vinto.
Cos si esaur la furia del cielo e, come rapidamente era arrivata la guerra, altrettanto rapidamente torn la pace.
Cos si comporta la natura, diversamente dagli uomini.
Reinardt che, cattivo di gelosia, stava facendo trottare i servi per la preparazione della cena e delle stanze per la notte, prese quella tempesta come una liberazione, sia perch era certo che avrebbe interrotto i languidi abbracci dei due amanti, sia perch gli dava il destro per buttarsi su un cavallo e correre pancia a terra dalla sua Signora.
Cos fece e, quando li incontr, incamminati da poco sulla via del ritorno, subito comprese che, come sempre, la sua sciagurata immaginazione aveva compiuto un perfetto lavoro di costruzione della realt: gli bast notare la luce negli occhi di Sua Grazia
Per un po, subito dopo il ritorno della pace, la piccola compagnia era rimasta in silenzio, le signore rassettandosi, gli uomini dandosi dattorno coi cavalli e i bagagli.
Poi era stato tutto un fiorire di commenti eccitati, e nelle voci cerano il sollievo e la gioia per lo scampato pericolo.
La Duchessa guardava intensamente Neipperg, le tremavano un poco le labbra e le mani.
Allimprovviso annunci che era sua intenzione, appena ritornati in citt, di emanare unordinanza in cui si sarebbe fatto assoluto divieto, a chiunque e per qualsiasi motivo, di toccare la grande faggia, la cui importanza, dunque, sarebbe stata da considerarsi alla stregua di quella delle vestigia pi significative di tutto il territorio parmense.
A tarda sera, una volta rientrati a c dReinardt, nella solitudine della stanza del cavallaro sarebbero ripartiti per Parma lindomani mattina in unatmosfera di tenera confidenza, la Duchessa disse: Perdonami, mio bene, limpulso di quellannuncio, spero tu abbia compreso la ragione vera che mi ha spinto
Il conte rimase in silenzio.
Non dici nulla ti ho forse contrariato per non averti messo a parte di ci che andavo meditando?
No, credo credo di aver capito e comunque non avremmo avuto modo di appartarci per parlarne
Quel che dici mi toglie dallangustia ascoltami e confidami se anche tu hai avuto il mio stesso pensiero. Quellalbero ci ha protetti, forse addirittura salvati, da una terribile fine ma c di pi, in quel bosco, appoggiata a quel tronco io ah, non voglio dire oltre tu mi conosci s, posso pronunciarla, adesso, la parola felicit ma basta. Ecco, quellordinanza sar una mia lettera damore per te, una lettera damore ufficiale e perenne, consegnata alla nostra gente e ai posteriperch chiss quando, sai, chiss quando io talvolta dispero arriver il momento in cui potr dirti a voce e a testa alta ci che tu meriti e che io desidero dirti con tutta me stessa ecco, mio caro, che cosa mi ha spinto, che cosa mi ha fatto fretta
Dunque, quel giorno, a diverso titolo, si sarebbe impresso indelebilmente nella memoria di tutti: una perigliosa avventura a lieto fine per dame e gentiluomini, una sconfitta definitiva per il vecchio ufficiale innamorato, buon pane per i denti del nostro collezionista di storie che chiss, forse anche grazie a lui che colori, suoni e sapori di quel giorno sono arrivati fino a noi avr certamente indagato per rendersi perfettamente edotto anche degli avvenimenti a latere, e una fatica in pi per segretari e scrivani di Sua Grazia, chiamati al delicato compito di redigere un documento tanto importante.
Eh s, vedete, non erano ancora i tempi dei cuori trafitti incisi sulle cortecce o sbordacciati dappertutto, non fossaltro perch il turismo di massa era ancora di l da venire
Eppoi, forse, a quei nostri cari trisavoli difettava un poco la capacit dastrazione, e, soprattutto, non avevano proprio nulla a che fare con la virtualit: pensate a Napoleone, che, nel testamento, aveva destinato a Maria Luigia il suo cuore quello vero, di carne e di sangue - con la prescrizione che lei tenesse sempre vicino a se lurna che lo conteneva, o a tutte quelle ciocche di capelli di figli e amanti intrecciate in braccialetti e ghirlande regolarmente indossati o gelosamente conservati a vista
Unordinanza, una bolla a ricordo era dunque quasi poca cosa, certamente cosa pi sobria e pi astratta di cuori e capelli!
Ad ogni buon conto, se andrete allArchivio di Stato di Parma, dovreste trovarla la grida della faggia
Quanto a lei, la grande alberessa, ancora l, pi grassa e con la pelle delefante pi rugosa, al limitare del prato tutto valloncelle e cocuzzoli, sopra a Gropsius: la gente del posto consiglia di portarsi a casa una sua ghianda e metterla a germogliare, pare che porti bene.


* Uova sode





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