Quanto pi sono stati emozionanti, tanto pi riaffiorano prepotenti. Basta cos poco perch riemergano e ti ritrovi a rivivere momenti che credevi di aver dimenticato.
Era estate e avevo preso labitudine per andare al lavoro di attraversare Parco Lambro. La strada non era pi corta o pi veloce ma ogni volta che passavo di l, mi sembrava di rivedere momenti della mia vita. Una sorta di dej vu. Provavo unindescrivibile sensazione di benessere. Forse lodore delle piante, il vociare dei bambini o magari scorgere quel vecchio signore, che pareva in quel luogo da decenni. Seduto sulla stessa panchina a leggere il Corriere della Sera che puntualmente, al mio passaggio, alzava lo sguardo e mi sorrideva da sotto quella barba incolta. A me veniva naturale contraccambiare.
Mi domandavo come avesse fatto a ridursi cos e se avesse da qualche parte una famiglia. Pi duna volta mi venne la tentazione di fermarmi a parlare con lui, ma temevo una sua reazione. Avevo forse il diritto di violare la sua privacy? Il suo sguardo non era triste. I suoi occhi brillavano di una strana luce e riuscivo ad intravvedere da sotto quellaria burbera, uninfinita dolcezza.
Quel piccolo rituale mattutino, mi faceva star bene e mi dava la carica giusta per cominciare la giornata. Soprattutto da quando la mia vita era cambiata. Ero uscita da poco da un brutto periodo. Avevo perso mio padre qualche mese prima, dopo una lunga malattia. Il mio fidanzato mi aveva lasciato, perch non aveva compreso il mio bisogno di stargli accanto fino allultimo. Era stato un grande insensibile egoista. Mia madre era morta quando avevo solo quattro anni a causa di un brutto incidente. Si trovava in macchina con mio padre. Lui ne usc illeso. Adesso ero completamente sola a dover rimettere assieme i pezzi e ricominciare la mia esistenza.
Fortunatamente avevo un buon lavoro che mi piaceva e cos, trascorrevo moltissimo tempo in ufficio.
La stagione calda vol come un lampo e giunse lautunno. Nonostante tutto, non volli modificare il mio rituale ed anche nelle brutte giornate, mincamminavo lungo i sentieri del parco.
Lanziano signore era sempre l, con i suoi abili lisi, che si proteggeva alla meglio dal freddo e dal vento che soffiava imperioso, alzando le foglie oramai gialle cadute dagli alberi. Il cuore mi si stringeva nel petto ed il mio sorriso era tirato. Al contrario lui pareva noncurante di tutto ci che gli accadeva attorno. Sembrava rilassato, tranquillo quando con passo spedito lo guardavo, mentre oltrepassavo la sua postazione.
Le domande sul suo conto cominciarono a farsi pi insistenti nella mia mente. In modo particolare la sera, quando mi sdraiavo al caldo nel mio letto. Chi era? Aveva un riparo, dove coricarsi la notte? Perch mi era entrato cos nel cuore? Forse era solo il mio bisogno daffetto, che mi spingeva in quella direzione.
Una notte un violento temporale mi svegli di soprassalto. Lampi, tuoni, grandine. Ricordo un bruttissimo incubo, ma non era nitido. Mi rest addosso una tale paura, che non mi riuscii pi di dormire. Io che urlavo ed una voce duomo in lontananza che mi diceva: Non ti preoccupare, veglier su di te.
La mattina seguente, ero scossa, agitata. Avevo il presentimento che mi dovesse accadere qualcosa. La giornata per si present limpida. In cielo nessuna nuvola ed anche il vento dei giorni passati, si era attenuato.
Che sciocca che sono pensai camminando lungo i sentieri del parco E una cos bella giornata che non mi pu capitare nulla di brutto. Detto questo, cercai con lo sguardo il viso familiare dellanziano signore. Era l al solito posto che mi aspettava. Questa volta per nel vedermi, si alz e mi venne incontro.
Ha perso questo disse porgendomi qualcosa Lo prenda, suo.
Scossi il capo Non credo, non mi sembra
Serio in volto, insist affinch prendessi loggetto e senza guardarlo lo misi nella tasca dellimpermeabile. Sorrisi e velocemente andai via.
Quel gesto inaspettato mi aveva turbato. A quanto pare ero ancora agitata, anche se non lo davo a vedere.
La giornata vol. Al lavoro cera sempre tanto da fare. Al contrario dei miei colleghi, non avendo impegni, molte volte restavo oltre lorario e fu cos anche quella sera. Quando guardai lorologio, erano quasi le venti. A quellora nel palazzo non cera pi nessuno, se non i custodi. Lufficio si trovava al dodicesimo piano ed anche se io non amavo i luoghi al chiuso, ero costretta a prendere lascensore.
Le porte scorrevoli si schiusero con uno strano cigolio. Premetti il tasto per scendere e la cabina si mosse. Gli occhi erano incollati sul display con la numerazione dei piani. Avevo uno strano presentimento. Lultimo numero che vidi fu lottavo. La luce si spense. Avevo la sensazione di continuare a scendere, ma forse non era cos. Mi stava prendendo il panico. Dovevo riuscire a trovare il campanello dallarme, ma come potevo fare al buio? Non avevo accendini con me poich non fumavo. Mi schiacciai verso la parete opposta lentrata ansimando. Mi mancava laria. Da quanto tempo ero l dentro? Mi sembrava uneternit. Misi una mano in tasca per prendere un fazzoletto e fu allora, che mi accorsi di avere qualcosa che mi avrebbe aiutato: una piccola torcia.
Laccesi e finalmente potei trovare e premere il tasto per chiedere aiuto.
Per fortuna aveva questa luce esclam il custode facendomi uscire dallascensore.
Una volta allesterno mi fermai a guardare quelloggetto che mi aveva salvato.
Adesso la pu spegnere continu luomo E curioso per che una signora come lei, abbia con s un gingillo da bimbe. Dove lha preso?
Alzai lo sguardo. Avevo le lacrime agli occhi e con voce tremolante risposi: Me lha dato mio nonno.
Dicendo quella frase rividi tutta la scena come in un vecchio film.
La lite furibonda che lui ebbe con mio padre accusandolo di aver ucciso mia madre nellincidente. Questultimo che gli urlava di sparire dalla nostra vita e di non farsi pi vedere.
Io bimba che gli correvo incontro buttandogli le braccia al collo e lui che mi stringeva amorevolmente.
Nonno, non te ne andare. Mi dimenticherai!
Non succeder mai piccola mia. Veglier sempre su di te.
Prendila nonno e gli diedi la mia piccola torcia a forma di paperetta.
Il grosso portone si chiuse alle sue spalle lasciando la casa nel silenzio. Lo stesso silenzio che ora aleggiava nellandrone del palazzo. Il mio cuore era in tumulto. Ora capivo tutto. In quel parco mio nonno mi ci portava sempre a giocare. Come quella bimba gli corsi incontro.
Ero convita che lavrei trovato l, su quella panchina ad aspettarmi.
I viali deserti erano illuminati da lampioni. Riecheggiavano solo i miei passi sulla ghiaia. In lontananza vidi una figura e mi assal, uneuforia incontrollabile. Le palpitazioni erano cos forte che le sentivo riecheggiare in testa. Il respiro era decisamente accelerato e cominciai ad allungare il passo.
In pochi minuti giunsi di fronte a quelluomo: non era mio nonno, ma un manutentore del parco.
Mi scusi, conosce il signore che seduto sempre su questa panchina? domandai speranzosa.
Il tipo alz le spalle e sgarbatamente rispose: che ne so. Ho preso servizio questa sera. Chieda al mio collega laggi. Sono mesi che lavora qui.
Corsi dallaltro uomo e riproposi la domanda.
S, certo che lo conosco rispose secco senza aggiungere altro.
vede, questa mattina mia ha dato un oggetto e vorrei restituirglielo continuai col cuore in gola Mi sa dire dove lo posso trovare?
Si ferm di colpo e guardandomi come se fossi fuori di senno esclam: Signorina, credo che lei si stia sbagliando. Non penso proprio che questa mattina lei abbia parlato con quel tipo, tanto meno che lui le abbia consegnato qualcosa.
Perch mai?
Perch morto la scorsa notte, durante il temporale. Ho chiamato io stesso lambulanza.
Mi manc il respiro. Sotto i miei piedi si era aperta una voragine ed io ci stavo finendo dentro. Comera possibile? Di colpo mi torn in mente lincubo della notte precedente. Forse avevo realmente vissuto qualcosa.
Smisi di parlare e mi allontanai, mentre i miei occhi si riempivano di lacrime. Udivo la voce del manutentore. Mi stava chiedendo qualcosa. Non risposi. Oramai era lontano
Un improvviso vento si era levato ed io a lui mi abbandonai lasciandomi trasportare, proprio come le foglie gialle cadute dagli alberi.
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